sabato 19 ago
  • Piazza Bologni, per esempio

    Devo svelare che da settimane Tony Siino insiste affinché scriva qualcosa da “storico” su Rosalio. Ha pure minacciato di cambiarmi il profilo (cioè, non i connotati, solo quelle poche righe che mi identificano) se non lo faccio. La difficoltà sta nel fatto che in ogni luogo di Palermo il passato è profondamente stratificato, puoi togliere un velo e raccontare un episodio, ma per riuscire a coglierne l’identità devi guardare al cambiamento nel tempo, soppesare le trasformazioni e i loro autori, scrivere un saggio insomma, altro che “post”.

    Alcuni, ingenui, pensano che la storia sia una ricostruzione di fatti, ma in realtà lo storico deve eccellere soprattutto in immaginazione se vuole colmare la lacuna fra il presente di un luogo e le sue immagini congelate in documenti d’archivio. Si prenda Piazza Bologni, per esempio. Sono stato sempre colpito dal fatto che lo spazio occupato dall’attuale ammasso di auto parcheggiate che serrano la statua di Carlo V sia descritta nella guida degli atterriti turisti che vi approdano come il “salotto di Palermo”.

    Vero è che, ancora adesso, a guardare con attenzione, si possono notare i residui di uno stile barocco in alcuni dei palazzi che la circondano. Quello che ora è fatiscente un tempo doveva apparire sontuoso. La piazza fu aperta nel 1566, e tre secoli dopo doveva conservare ancora un certo prestigio se in uno dei palazzi, come testimonia una targa, dormì Garibaldi (è anche vero però che di tali targhe marmoree si fregiano numerosi palazzi a Palermo, a tal punto da far pensare che l’impavido condottiero durante il breve periodo che trascorse in città godesse del dono dell’ubiquità o dormisse tutto il tempo).

    Nella guida dello sgomentato turista sarà segnalato sicuramente il palazzo Alliata di Villafranca sul lato opposto di Corso Vittorio Emanuele, angolo con vicolo Panormita, di recente sulle pagine dei giornali perché la nostra giunta, credo, ci voleva fare un albergo. C’è stata una levata di scudi e, mi pare, che il progetto sia stato ritirato: a qualcuno è venuto in mente che poteva essere un museo. Ma intanto nessuno ha rilevato che nel palazzo un’ospite c’è già. Si tratta della signora Rosa (nome fittizio) che abita una stanza nell’ammezzato dello spazioso immobile. È impossibile non notarla perché è sempre affacciata al balcone, suo unico mezzo di comunicare col mondo visto che il suo appartamento non ha né finestre né porte. Mi sono chiesto infatti da dove entri, si ha l’impressione che sia chiusa lì. Incastonata in questa splendida facciata barocca la signora vucìa (conversa) con la famiglia di posteggiatori che ha lottizzato la piazza e rimedia il suo cibo tirandosi su la spesa col paniere.

    Dalla parte opposta c’è l’edificio di cemento armato che è graziosamente subentrato alla Chiesa di S. Nicolò e che ospita la facoltà di scienze politiche, lì davanti agli inizi del secolo c’era la fermata del tram che andava a Monreale. Accanto, sulla sinistra, si trova il tribunale militare. Durante il giorno ci sono dei soldati di guardia, ma di notte le pareti dell’edificio vengono spesso imbrattate da parole incomprensibili, che sembrano la trascrizione di litanie sataniche. È un mistero che nessuno si è mai preso la briga di indagare, men che mai quelli del tribunale militare che al massimo ogni tanto passano una mano di bianco.

    Per concludere la panoramica della piazza basta un fast forward sulla trattoria Primavera e il bar Liberty, dove sostano per un caffè tutti quelli che lavorano nella zona e dove, soffermandosi per il lasso di tempo necessario, ci si può aggiornare sui pettegolezzi che riguardano gli avventori e gli abitudinari della piazza. Tra questi lo stesso Carlo V: dice che gli devono spostare la statua dall’altra parte della piazza e fare l’isola pedonale. Naturalmente vi farò sapere se succede, sarebbe un evento storico!

    Palermo
  • 15 commenti a “Piazza Bologni, per esempio”

    1. Ma Nicola non era una minaccia! Soltanto «un consiglio che non potrai rifiutare!». 😛

    2. La presenza di quelle scritte che dici tu e’ un mistero che mi arrovella il cervello da un anno circa. Con lo stesso carattere ho letto scritte che invitavano le br ad “ammazzare la buttana della vucciria” (testuale), disegnini osceni accompagnati da nomi di donne. Qualcuna di queste le trovate nei pilastri di fronte Randazzo, sotto i portici. Volevo fare delle foto e pubblicarle. Ma e’ una cosa che mi inquieta un bel po’.

    3. Forse se noi palermitani conoscessimo meglio la magnifica storia della nostra città impareremmo ad amarla e a rispettarla di più…complimenti per il post…spero ce ne siano degli altri…quel poco che so (e mi sento davvero ignorante) di racconti e di storia della mia città natale l’ho appreso da qualche rubrica sul Gds e da qualche puntata di una trasmissione che non esiste più del mitico Gaetano Basile…anzi…con molta discrezione vi lancio un’idea…perchè non lo invitate a scrivere qualche piacevole aneddoto sul vostro Blog??
      un caro saluto ai miei “ormai amici giornalieri” di Rosalìo…

    4. Mi piace molto la idea della piazza pedonale, però senza tribunale militare;Ma perchè non lo chiediamo al nostro 1° cittadino? ciao gcm….

    5. Se ne era parlato qualche tempo fa credo e il giornale di sicilia aveva mandato qualcuno a intervistare gli avventori del bar liberty. La maggior parte aveva risposto: l’isola pedonale? troppo bello, ma dove posteggiamo?

    6. e certo con la macchina sotto le chiappe non ci si muove. Ma perchè ogni volta che andiamo fuori dalla nostra città ci piace passeggiare, fare metri se no non km, e godere delle vie, delle ricchezze della città e poi appena torniamo alla base siamo subito pronti a riprendere le nostre malsane abitudini?
      Nicola, ho apprezzato molto i tuoi post, spiegami meglio se ti va (so che hai una risposta ragionata) un simile comportamento dell’uomo panormita.

    7. Non penso che ci sia niente di innato e di permanente nell’attaccamento del palermitano alla sua auto. E’ una questione di calcolo: in una città dove sulla politica del traffico si tira a campare e dove grazie a posteggiatori onnipresenti e vigili mai presenti si può parcheggiare in doppia fila con impunità conviene di più prendere l’auto che aspettare 40 minuti un autobus affollato.

    8. a Palermo ci sono molti monumenti o edifici di epoche passate che neanche ci rendiamo conto di avere…talmente hanno l’aspetto di baracche che hanno perso il loro fascino storico…loro ci parlano e noi indifferenti passiamo oltre…

      mi è capitato in corso pisani, dopo le poste, direzione p.zza indipendenza…lì c’è un edificio (non so come identificarlo) che non ho mai capito a che epoca appartenesse…quando ci faccio caso, perché per me ormai è parte integrante dei casermoni che gli stanno attorno, rifletto su cosa potesse essere, su chi ci abitasse, su come potessere essere corso pisani ai tempi in cui fu costruito…

      comunque sarebbe bello leggere altri post su palermo…non si finisce mai di scoprire nuove cose…

    9. La signora menzionata da te si chiama probabilmente Teresa C.
      Cordiali saluti
      …..Si tratta della signora Rosa (nome fittizio)……

    10. Sono passato da piazza Bologni oggi pomeriggio. Come al solito una situazione indecente e indegna per una città civile. Macchine posteggiate ovunque. C’è solo da vergognarsi. In nessuna città normale sarebbe permesso parcheggiare in una piazza in pieno centro storico. Ma Palermo non è una città normale e chi ci amministra (sia oggi sia nel passato, visto che la situazione è sempre stata questa) non ha la più pallida idea di cosa significhi valorizzazione urbana e decoro cittadino.
      Non capisco poi perché continuo a stupirmi di certe cose. Cose che in tanti reputano perfettamente normali, anzi sacrosante! Forse, quindi, sono io a sbagliare e non me ne rendo conto.

    11. si è vero… i Palermitani sono troppo comodisti! e pensare che pure io a volte rinuncio ad andare in centro città, mi perdo le mostre le bellezze artistiche e quant’altro solo perkè mi affligge il parcheggio…e rinuncio sempre!

    12. piazza bologni è una delle piazze piu belle di palermo.io ci vado spesso in particolare frequento molto il bar libety un magnifico bar con tavolini nella piazza e credetemi forse ti prendi il miglior aperitivo riforzato è molto frequentato da universitarie avvocati turisti. diciamo che via vittorio emanuele compresa p.bologni vive nel degrado e nn riesco a capire come il nostro caro sindaco non intervenga abbiamo molti palazzi distrutti come palazzo vila franca ,ventimiglia totalmente distrutto circa 50 anni fa che vergogna caro sindaco e ancora i 4 canti e ancora il palazzo sopra il banco di sicilia che manca completamente ma dico io e possibile che dopo 50 anni i nostri politici nn sono riusciti a ricostruire uno dei centri storici piu belli d italia ma allora durante il giorno questi che cazzo fanno scsate per nn dire poi quanto quadagnano questi signori e poi nn fanno 1 cazzo. forza orlando almeno lui un po si interessava per il centro storico

    13. Vicio gradirei un linguaggio più consono. Grazie.

    14. – PIAZZA BOLOGNA A PALERMO, UN’OASI DEL TEMPO CHE FU claudio alessandri

      … a pochi metri dai Quattro Canti di Città, andando verso il Palazzo dei Normanni, si intravede una piazza stupenda, Piazza Bologna.

      Questa piazza, un tempo, poteva essere paragonata a un salone, un grande salone da ballo estirpato dalle viscere di qualche villa sei-settecentesca della Piana dei Colli o di Bagheria e posto scoperchiato al centro della Palermo più antica ed accogliere i grandi balli della nobiltà che si stordiva nelle feste, cercando in quella droga l’oblio pietoso alla cruda realtà, che allontanasse lo spettro pauroso del crepuscolo, la fine di un’epoca assurda e crudele.

      Piazza Bologna, pur sorgendo in un luogo centralissimo, non viene coinvolta dal traffico caotico cittadino che scorre pulsando davanti al suo “ingresso”, difeso dalla statua di Carlo Quinto in “tenuta romana” che, dall’alto del suo marmoreo piedistallo, con un braccio teso in avanti saluta romanamente i passanti invitandoli gentilmente a non turbare la quiete e la solennità di quel luogo.

      Oggi piazza Bologna, non è più un grande salone da ballo, le sue quattro “pareti”, un tempo coperte da stucchi, da statue, da fiori di pietra; sono spoglie, la lebbra del tempo e quella ancor più deturpante dell’incuria degli uomini, ha ricoperto di sconce ulcerazioni quelle pareti, le ha pian piano sgretolate, scavate, mutilate ed anche se l’antica nobiltà del luogo non è del tutto spenta, le bocche sdentate dei grandi e bui androni, dai quali un tempo uscivano le dorate carrozze che si recavano alla marina per l’abituale passeggiata, oggi alitano un greve ed insopportabile tanfo di stantio.

      Per rivivere, nello spirito di un tempo, l’antico splendore di quella piazza, bisogna chiudere gli occhi ed aspettare pazientemente che lo spettacolo opprimente di oggi, venga sostituito dalle immagini scaturite dal ricordo. Rivedremo allora, nuovamente intatte le quattro pareti del grande salone da ballo; su quella di fondo, il palazzo Ugo delle Favare, la cui facciata dei primi del Settecento, ma con elementi marmorei del Cinquecento, sembra volere ammonire i gaudenti ballerini con le sue figure di sante, poste a fianco del balcone centrale, e con sibillini monogrammi dei santi protettori al di sopra di tutti i grandi balconi le figure simboliche della giustizia e della forza, ormai da molto tempo scomparse.

      Il monito alla modestia continua a sinistra, nel ricordo della chiesa del Carminello, decapitata e mascherata ad uffici, ma la cupa voce ammonente si fa più dolce quando si giunge alla gaia ed un poco frivola facciata settecentesca dell’attiguo convento carmelitano. La testata di questa parte della piazza sul Corso Vittorio Emanuele, l’antica via Marmorea, e quella corrispondente del lato opposto, non mostrano invece alcun particolare stilistico apprezzabile, quasi a non volere distrarre l’osservatore dalla coreografia principale.

      Giungiamo infine alla parte più bella, quella curata dal grande maestro, infatti a disegnarla fu, alla fine del settecento, il Marvuglia che ne diresse anche l’esecuzione. Il Palazzo Riso fu costruito su commissione dei Ventimiglia di Belmonte che, in seguito, lo cedettero ai baroni Riso di Colubrina.

      La facciata è bella e solenne, chiaramente scompartita dalle robuste lesene joniche appoggiate sull’alto stilobate bugnato; nessuno spazio per inutili fronzoli, una bellezza “pulita” ed altera, nata per durare nel tempo. Piazza Bologna, come tutte le piazze che si rispettino, ha assistito nel corso dei secoli a fatti più o meno importanti, ha ospitato personaggi illustri legati ad un epoca solo in apparenza dorata, la cui fine fu segnata da una realtà crudele ed inarrestabile. Ferdinando III al principio dell’ottocento, dai balconi di uno di questi palazzi, assisteva ai festeggiamenti del Carnevale; Maria Luisa d’Austria, la vedova del grande Napoleone, nel 1828 prese parte ad un grande ricevimento offerto in suo onore e palazzo Ugo; durante la rivolta del ’48 i rivoltosi posero il loro consiglio rivoluzionario nel convento carmelitano e poi, nel 1860, nello stesso edificio, fu posto l’ultimo comando borbonico; il 27 maggio fu ospite per poche ore nel palazzo Villafranca, Giuseppe Garibaldi.

      Svanita la fantastica visione ricreata artificiosamente dalla nostra fantasia, ripiombiamo nel buio più fitto. Palazzo Ugo dimenticato a mostrare il suo “volto” deturpato, la chiesa carmelitana scomparsa, palazzo Villafranca cadente ed in abbandono, palazzo Riso sventrato dalle bombe americane erge ancora, miracolosamente intatta, la sua stupenda facciata. Palazzo Riso, già casa del fascio, è andato quasi totalmente distrutto, le bombe non hanno risparmiato i grandi saloni, tutto è crollato e la facciata, unica superstite, sembra far parte di uno scenario da film.

      Pochi anni addietro quelle rovine vennero acquistate dalla Provincia Regionale di Palermo e debitamente restaurate nelle parti ancora esistenti, utilizzate per esposizioni d’arte moderna. Quello che apparve evidente era che mai nessun privato, per quanto volenteroso, sarebbe stato in grado o meglio, avrebbe avuto la disponibilità economica per restaurare questo antico palazzo, e l’unica valida prospettiva era rappresentata dall’ intervento di un ente pubblico, il “miracolo” è avvenuto a ridare a palazzo Riso l’antico splendore, anche se monco e dolente.

      Che l’atteggiamento di molti enti pubblici, Regione in testa, è, a dir poco, sconcertante non costituisce più una novità . Piazza Bologna non è stata trascurata solo dalle autorità, ma anche da tutti coloro che si interessano, in vario modo, alle sorti della Palermo antica che, giorno per giorno irrimediabilmente scompare. Dimenticanza imperdonabile, infatti ci si batte strenuamente per salvare monumenti senza dubbio degni anch’essi di attenzione, ma non altrettanto importanti, dimostrando quanto sarebbe utile unire le forze, per condurre una comune lotta senza disperdere in tanti piccoli rivoli il fiume impetuoso della cultura palermitana.
      claudio alessandri

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