martedì 12 dic
  • Dell’indifferenza in materia di società

    Il titolo potrebbe far pensare alla recensione tardiva di un’opera del filosofo Manlio Sgalambro. Forse c’è un nesso ma qui si tratta di spazzatura. Giorni fa il portiere del condominio in cui abito, quartieri alti, mi ha raccontato di un suo colloquio con dei funzionari AMIA che informano gli utenti riguardo alla prossima istituzione di un servizio di raccolta differenziata dei rifiuti. Ho cercato delle notizie sul web e non ne ho trovate ma, lo ammetto, ho dedicato pochi minuti allo scopo. Innanzitutto mi chiedo: cosa distingue la nuova raccolta differenziata dalla vecchia? Nel mio quartiere esistono già i contenitori per la raccolta della frazione organica, della carta, del vetro e della plastica, in qualche modo sono usati, magari in modo non ortodosso, ma non si può pretendere di più. Le pattumiere a 4 e più posti sono oggetti buoni per le genti padane, qui è ancora pratica corrente il lancio in lungo del sacchetto e non riesco ad immaginare un palermitano impegnato in un’attività più complessa. Il ritiro differenziato di 4 o 6 tipi di rifiuti su più turni??

    Spero che non abbiano in mente di costringere all’uso dei sacchetti biodegradabili! Un sacchetto biodegradabile si liquefà in 48 ore a temperatura padana, cosa ne sarà di lui quando giacerà dentro un cassonetto o per terra tra un venerdì ed un lunedì agostanopalermitano? Dalle mie parti i cassonetti sono mostri puzzolenti perennemente boccheggianti per il carico di rifiuti straordinari che AMIA ritirerebbe gratuitamente se avvertita, inclusi sacchi di rifiuti clinici che sono o meglio sarebbero soggetti a raccolta separata, ed i sacchetti spesso giacciono per terra: a che serve abitare in un quartiere alto se il cassonetto emana la stessa puzza di un cassonetto basso? In effetti è un problema di regole. Nel comune padano tipico i cassonetti non sono abbandonati dove si può ma sono assegnati ad uno o più condomini. Quando gli addetti alle pulizie notano delle irregolarità nella raccolta dei rifiuti, non certo la pecora morta che ho visto a Palermo, ma una sedia rotta o delle sterpaglie, fanno rapporto al caposervizio e di conseguenza vengono attivati i vigili urbani, che recapitano un avviso al condominio di competenza, poi una diffida se il fatto si ripete, infine una multa dell’ordine del migliaio di Euro. A questo punto i condomini incazzati fanno di tutto per scoprire di chi è la colpa e una volta individuato si coalizzano contro il buzzurro. L’operatore ecologico a sua volta si guarda bene dal non far rapporto perché la responsabilità del ritiro è sua e il caposervizio potrebbe contestargli l’irregolarità e penalizzarlo.

    Infine ma non per questo meno importante, gli abitanti desiderano che il loro paese abbia un aspetto decoroso e si impegnano per far i modo che lo sia. È semplice, ma inapplicabile.

    Palermo
  • 6 commenti a “Dell’indifferenza in materia di società”

    1. Operatori AMIA in materia di educazione sulla raccolta differenziata? Finalmente!
      Il problema che oggi, a Palermo, circa il 20% dei cittadini si prendono l’impegno di differenziare i rifiuti e destinarli ai famosi cassonetti che ci ritroviamo, non sempre, sotto casa.
      Abbiamo il raccoglitore della plastica, vetro, indumenti accanto a quello dei rifiuti organici tutti di competenza dell’AMIA.
      L’AMIA di contro ha dato in appalto, a delle aziende di smaltimento rifiuti, la raccolta del vetro della plastica e varie (che provvederanno a differenziarli e a riciclarli) ma non quelli dei rifiuti organici.
      Ora se l’80% dei palermitani non fa la raccolta differenziata, ma destina tutti i rifiuti giornalieri al cassonetto dei rifiuti organici quello va direttamente svuotato in discarica facendo cumulo senza alcuna differenziazione.
      Andando al punto, le ditte di smaltimento rifiuti (ed in questo è compresa anche l’AMIA) operano per il 20% della nettezza urbana pur sapendo che, in materia di riciclo di rifiuti, commercialmente parlando potrebbero avere degli utili sostanziosi.
      Pertanto, Giovanni hai sollevato uno dei problemi, secondo me, più gravi per la città di Palermo e forse sei rimasto troppo stupito se degli operatori o educatori che sia si stanno proponendo per la raccolta differenziata.
      Questa è una gran cosa!
      Sicuramente abbiamo delle cose gravi da contestare all’AMIA, per tanti motivi, tra cui la “non puntualità” nello svuotamento dei cassonetti o la lontananza dei raccoglitori di differenziazione (plastica vetro o altro) dalle proprie abitazioni e si sa il palermitano è pigro e non sempre si prende la briga di farsi km per buttare l’immondizia, riempie il suo bel sacco mettendo insieme tutte cose e prontamente
      non si preoccupa del “lancio” non andato a buon fine.
      Ora, Giovanni, hai parlato di gente padana e di sacchetti ecologici facendone un problema prettamente climatico quando è un problema di natura culturale, hai fatto delle inutili differenziazioni tra quartieri alti e quartieri bassi perché dire “a che serve abitare in un quartiere alto se il cassonetto emana la stessa puzza di un cassonetto basso?” i quartieri bassi fanno la tua stessa immondizia! sinceramente spero di aver capito male!
      Ed infine DESIDERO DARE UN ASPETTO DECOROSO ALLA MIA CITTA’ io ci credo ancora, e nel mio piccolo tento di fare qualcosa al contrario non mi nascondo dietro “L’INAPPLICABILE”.

    2. Concordo sulla valutazione di Silvia.
      La gente va educata e,quindi, si può e si deve pretendere che la cultura della raccolta differenziata dei rifiuti rientri nelle abitudini quotidiane dei palermitani.
      Non credo che la gente padana sia nata, come si dice, “insegnata”, ma il tutto è rientrato in un processo di comportamento culturale e civile andato avanti x gradi. Siamo indietro di alcuni lustri; ricordo che già 10 anni fà a Milano, dove ero ospite di un parente, sono rimasto stupito dal fatto che si faceva una raccolta differenziata chiamiamola di tipo avanzato (umido, secco, vestiti,carta e vetro); ogni famiglia mi spiegavano, aveva o 4 o 5 sacchetti dell’immondizia (tutti forniti dall’azienda di raccolta).
      Va bene, quindi, che si inizi e ci può stare anche un periodo di rodaggio -che potrà durare anche alcuni anni- in cui potranno effettuare tutti gli aggiustamenti e le variazioni che si riterranno opportune. Queste iniziative vanno sostenute e non denigrate, ma sono sicuro che quello di Giovanni D’Acquisto è una provocazione.

    3. “a che serve abitare in un quartiere alto se il cassonetto emana la stessa puzza di un cassonetto basso?” è ironia: è come le barzellette, non deve essere spiegata 😉
      Ho posto un problema di metodo basandomi su una mia supposizione, il ritiro differenziato della frazione umida con sacchetti biodegradabili. Purtroppo non so nulla di più, sul sito ufficiale del Comune non ho trovato riferimenti. Se il conferimento della spazzatura è puntale tanto quanto il ritiro, allora il nuovo schema di servizio può funzionare. A Milano si teneva affissa in cucina la tabella dei ritiri divisi per giorni e fasce orarie a zone: giorni dispari l’umido, martedì e giovedì la plastica, venerdì il vetro tra le 12 e le 16 etc etc Condizione necessaria è che la strategia educativa sia efficiente, efficace e protratta nel tempo (piano di comunicazione istituzionale continuativa su base quantomeno biennale oltre a sanzioni amministrative per chi trasgredisce) altrimenti sarà ancora peggio di come è adesso stante l’irrefrenabile vitalità dei batteri, dei nugoli di zanzare panteratigre, degli scarafaggi e dei topastri che prosperano dentro e fuori dai tombini del mio quartiere “alto”.

    4. …allora non avevo capito la battuta!
      il tuo post è provocatorio e forse è così che deve essere! ma quando si parla di nettezza urbana io, ormai, non faccio più ironia. Vedi lavoro per una società commerciale, che come molte, ha avuto la felice idea di mettere i famosi “boccioni” per la distribuzione dell’acqua potable ai dipendenti. La “buona” cultura del palermitano vuole che se bevi 5 volte nell’arco di una giornata consumi 5 bicchieri di plastica al giorno! E’ il loro sport preferito “prendi il bicchiere, bevi, e butti”…così via per tutta la giornata.
      Bevi 10 volte….10 bicchieri di plastica!
      Ho monitorato il consumo settimanale di bicchieri per 35 dipendenti il risultato:
      circa 1300 bicchieri in 5 gg lavorativi.
      In tutto questo non ho calcolato i bicchieri per il caffè o roba varia dei distributori automatici.
      Mi batto ogni giorno invitando i miei colleghi a conservare il bicchiere per l’intera giornata c’è chi mi ascolta (la cosa è durata un giorno) c’è chi no!
      Quindi, il problema non è solo una questione di svuotamento di cassonetti, raccolta differenziata o altro, il problema parte da noi.
      Ti ho contestato delle cose cedendo alla tua ironia ed alle tue provocazioni…senza rendermi conto che ironizzando su un argomento “importante” come questo è anche una maniera intelligente di esporre il problema…è solo che io in materia inquinamento non ho più voglia di scherzare.

      Ps. la destinazione dei famosi bicchieri di plastica, precedentemente citati, è quella del cassonetto dei rifiuti organici. 🙁

    5. Avete visto la puntata di ieri 19 aprile di Super quark.
      FRIBURGO, sembra una città aliena,
      altro che storie. Raccolta differenziata, fonti energetiche alternative, risparmio energetico. Meglio che ci diamo una mossa, la situazione con il petrolio non è affatto rosea.
      La cosa che mi lascia perplesso è che mentre in Italia si discute sulle soluzioni possibili in altri paesi già si opera da decenni. Faccio qualche esempio :
      – nella città di Friburgo ricavano energia bruciando i rifiuti e in Italia invece c’è tutta una storia, in realtà complessa, sui termovalorizzatori.
      – nella stessa città hanno poche ore/giorno di luce solare e sono pieni di pannelli fotovoltaici, in Sicilia, dove cuociamo dal caldo 9 mesi l’anno, invece non si fa assolutamente poco per incentivare detti impianti (il cui costo comunque resta proibitivo).

    6. eliminare il “non”

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