sabato 19 ago
  • Cronache di liberty #2

    Villino Ida

    Oggi pomeriggio accompagnerò una visita al villino Ida Basile di via Siracusa, 15.

    Il villino, sede della Soprintendenza ai beni archivistici e bibliografici (e visitabile con apposita autorizzazione della Soprintendenza regionale) è stato progettato da Ernesto Basile nel 1903 (Ida era il nome della moglie) come sua residenza privata e realizzato nel biennio successivo.

    Abituati al Basile del Villino Florio all’Olivuzza o di villa Igiea questo, esce un po’ fuori dai canoni estetici più noti. Bruno Zevi lo definisce uno dei più puri gioielli del Basile. Perché? La chiave di tutto a mio modestissimo parere è l’equilibrio e la semplicità. Mi capita spesso di osservare che tutti i grandi artisti subiscono con la maturazione delle proprie cifre espressive una sorta di scarnificazione, di spoglio, per così dire, riuscendo (chi per poco, chi da un certo momento in poi) ad acciuffare il nocciolo della questione, l’equilibrio fra le varie tendenze che in ogni forma artistica giocano al tiro alla fune e si fanno modellatrici del prodotto.

    Ernesto Basile ha avuto da un lato l’esatta percezione del clima artistico in cui lavorava, non solo per i suoi studi a Roma e per l’impianto culturale ricevuto dal padre, ma anche per i numerosi viaggi all’estero, per la sua attività di studioso (era cattedratico e pubblicista prolifico) e perché la Palermo di allora era un ribollire di pensatori, di giovani intellettuali che costruivano mondi di pensiero nuovi e vecchi rivolgendosi allo studio della propria tradizione. Quest’ultimo punto era più o meno il contraltare del primo: la tradizione. Sia per modalità di lavoro diffuse sia per il clima generale del momento (l’eclettismo, il positivismo, la volontà di affermare le proprie peculiarità in una Nazione appena nata), Basile riprende tendenze artistiche e architettoniche della tradizione siciliana.

    Poi arriva al villino Ida Basile. Magicamente fonde tutto e giunge ad un risultato in cui i numerosi elementi (appena citati) vengono fuori appena percettibili perché completamente fusi uno dentro l’altro e armonicamente velati da una carica di semplicità abbagliante. L’aggettivo non è messo a caso, il villino fa parte delle “ville bianche” (un altro, il villino Fassini è andato distrutto), appellativo derivante dall’intonaco usato ma anche dal fatto che si arriva, con queste costruzioni, ad una felice e personale interpretazione dell’architettura isolana e mediterranea (queste meraviglie Liberty sono state anche definite come esempi di “modernismo di frontiera”) con influssi dell’architettura popolare, italica, ellenica e islamica.

    Dunque visto che via Siracusa è centrale, la prossima volta che ci passate, se vi capita, alzate gli occhi e pensate che state passando sotto ad un purissimo e abbagliante gioiello del Liberty palermitano.

    Se volete approfondire, notizie storiche più precise le trovate su: http://www.retesicilia.it/province/basile/proget.html.

    Palermo
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