venerdì 28 nov
  • Sono emigrata

    Lo ammetto: non scrivo su Rosalio da diverse settimane, almeno quattro..
    Qualcuno potrebbe pensare: “… E che le sa sarà mai capitato da non potere scrivere, almeno una volta, qualche riga? Da non potere, per inerzia, rigirare un comunicato?”
    Beh… qualcosa è successo e anche in modo improvviso. Dal 14 maggio scorso sono ufficialmente una siciliana, palermitana di Palermo, “emigrata”. Certo, non sono andata molto lontano, ho semplicemente cambiato due lettere al nome della mia amatissima città, e con un treno lungo “otto ore” mi sono ritrovata in quel di Salerno.

    Il motivo di questo spostamento al centro-sud? Uno stage di lavoro. Il distacco è stato repentino e senza possibilità di pensiero. Ho fatto le valigie e ho oltrepassato lo Stretto. Approdata a Villa San Giovanni, un cartello con la scritta “Italia” ha sollevato nel mio conscio subconscio interrogativi metafisici sulla mia reale nazionalità. Con orgoglio tutto siciliano, ho così risalito la costa calabra fino alla Campania. La compagnia silenziosa e meditativa di un vecchio parroco e di un giovane prete, robusto e paonazzo, è riuscita a rallegrare il mio lungo viaggio, consolando la mia già strisciante malinconia con scenari da oratorio.

    Arrivata a Salerno, folate di vento marino mi hanno travolto con decine di volantini elettorali, giovani volontari delle segreterie dei partiti mi hanno riempito le mani con le facce dei candidati da votare. È bastato qualche secondo per comprendere qual era il principale evento di questa primavera per tutti i salernitani: l’elezione del nuovo sindaco. Travolta da una campagna elettorale agguerrita, ho approfittato della passione politica delle persone incontrate, per scambiare opinioni e informazioni sulle nostre rispettive città, legate da un centro storico in fase di recupero, dal porto e dalla comune appartenenza al Sud Italia.

    Il ritratto di Palermo, emerso dalla voce di tanti salernitani, è quanto di più entusiasmante un palermitano possa sentirsi dire. Il salernitano medio ama Palermo. Alcuni l’hanno volontariamente visitata per tre quattro volte, e ricordano con nostalgia Piazza Marina, la cattedrale, Ballarò. Altri sognano di poterci tornare per passeggiare ancora una volta tra i vicoli del centro storico, affascinati dal contrasto fra la decadenza dei palazzi in stato di abbandono e la ritrovata bellezza degli edifici restaurati. Chi non la conosce direttamente non vede l’ora di partire per poter dire di esserci stato. Tantissimi recuperano il mito storico del Regno delle Due Sicilie, per sottolineare con passione come Palermo sia in ogni sua parte una piccola Napoli. Tutti vogliono portata, al mio prossimo ritorno, una bella cassata per onorare insieme la Sicilia.
    Qui a Salerno posso lasciare ingigantire a dismisura il mio ego palermitan-patriottico. Senza dovere difendere, come spesso capita, Palermo dal marchio indelebile della mafia. Felice accetto senza riserve i complimenti dei salernitani. E dentro di me spero che Palermo possa meritare veramente tutti questi grandi entusiasmi.

    Palermo, Rosalio
  • 4 commenti a “Sono emigrata”

    1. In bocca al lupo da un altro emigrato. Io ho cambiato tutte le lettere al nome della mia città, e ho viaggiato 1 ora e mezza in aereo, in compenso sono stato accolto anche io, la sera del mio primo arrivo, da un parroco e da un oratorio.

    2. Io ho già fatto biglietto aereo per Milano, ma…qualcosa mi dice (lungi da ogni pregiudizio o stereotipo) che il “clima” sarà diverso, per quante cassate o cannoli io possa portare con me in segno di :-)

    3. (continua)in segno di “pace” ! :-)

    4. La distanza: cartina tornasole,ti lega ai luoghi quando ne sei già così lontano;altre città come il liquido delle bacinelle delle foto stampate in casa,in bianco e nero,una città fa..

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