martedì 17 ott
  • Modelliamo la città che vogliamo

    Geosocial

    Come qualcuno di voi sa, ho una doppia vita balcanica. Ecco, qualche giorno fa dell’altra vita, curiosando fra i blog balcanici, ho trovato un’interessantissima iniziativa che, proprio a partire da Rosalio, potrebbe essere facilmente esportata su Palermo.

    L’iniziativa è quella di iniziare a “vettorializzare” le nostre città. I ragazzi del Geosocial di Belgrado lo stanno già facendo, integrando le famose Google Maps utilizzate da Google Earth con i modelli costruiti utilizzando Sketchup, il nuovo software gratuito per la modellazione 3d offerto da Google stessa, che, a differenza della maggior parte dei software di questo tipo, può vantare una semplicità di utilizzo da non addetti ai lavori. Ovviamente si tratterebbe di un progetto cooperativo, che potrebbe funzionare soltanto con l’apporto di molte persone che per coordinarsi potrebbero far riferimento ad una pagina web (come questa!) dove poter dare notizia delle avvenute integrazioni rispetto al lavoro degli altri.

    Avere la nostra città in vettoriale permetterebbe un’infinità di possibilità, la maggior parte delle quali devono essere ancora immaginate: dal “provare” colori nuovi ai nostri palazzi (il sindaco di Tirana, Edi Rama, eletto nel 2004 miglior sindaco del mondo, ne ha fatto uno dei punti di successo (http://burekeaters.splinder.com/post/3375869) della sua amministrazione!), allo sfruttamento pubblicitario (immaginate di aggiungere loghi, marchi e quant’altro alle superfici) alla modifica puntuale e chirurgica degli scenari che non ci convincono, permetterebbe di visualizzare la propria soluzione, di poter costruire e comunicare con maggiore accuratezza la città che si vuole, come dovrebbe essere secondo noi, con la forza (e la consapevolezza) di chi può far vedere la propria idea.

    Oltre a Belgrado, ci stanno già lavorando le più grandi città del mondo, magari varrebbe la pena di cominciare anche a Palermo. Chi vuole cimentarsi?

    Palermo
  • 13 commenti a “Modelliamo la città che vogliamo”

    1. Egregio dottor Mangiapane,

      sono un suo assiduo lettore e mi farebbe piacere leggere una sua opinione sul quartiere dello ZEN.

      Cordiali saluti,
      Vittorio

    2. bah io vivo a borgo nuovo se vuoi te lo do su borgo nuovo 🙂

    3. No, no, mi interessava un suo lucido sguardo sulla controversa realizzazione gregottiana.

    4. Guarda sul progetto dello Zen mi cogli impreparato, non conosco bene il quartiere, non conosco bene il progetto di Gregotti, non ne conosco bene lo stato della sua implementazione. Basta digitare su google “Gregotti” e “Zen” e ti spunta un papellone che non può finire.
      In generale (per non tirarmi indietro sulla tua domanda), penso che una cosa sono i progetti una cosa la vita che vi scorre intorno una volta realizzati. Ti faccio un esempio che non ci appizza niente. Non so se hai visto The Terminal di Steven Spielberg. Il film si svolge dentro un aeroporto. Ecco gli aeroporti sono progettati per fare partire la gente. Può capitare, come nel film accade (ma il film è basato su una storia vera e tanti sono gli episodi di questo genere in giro per il mondo) che nella “pratica” questo luogo si trasformi in una “casa”, mantenendo costante la struttura formale progettata dall’architetto, stravolgendone, però, per così dire, la “missione”. Che dire di questi casi? Ecco, in semioitica, si arguirebbe che a completare il “senso” del progetto è sempre il destinatario, colui che si ritrova a vivere, a interpretare, a praticare quel luogo.
      Saltando di palo in frasca, un mio collega romano ha fatto uno studio bellissimo sulle periferie romane (che somigliano molto allo zen, presente la fine di Caro Diario?) e su come questi luoghi anonimi, omologanti e frustranti siano stati “risemantizzati” da chi si trovava a praticarli quotidianamente. Quasi tutti i tetti di un intero isolato, per esempio, sono stati decorati con la “storia a puntate” della carriera calcistica della roma. Così facendo creando delle discontinuità che permettono di riconoscere un luogo, di dargli una identità, di farlo parlare di chi ci vive. Una cosa del genere che sarebbe bello studiare, è il cambiamento della nostra città per “l’acchianata” del Palermo in serie A. Secondo me, uno studio del genere sarebbe foriero di molte sorprese sui luoghi comuni della vita nelle nostre periferie. Mi piacerebbe approfondire la discussione, se mi vuoi scrivere possiamo continuare per email, ché qua penso siamo fuori tema rispetto al post (francescom@gmail.com). Buona notte, ah! F.

    5. Ciao Francesco,

      L’idea mi piace un sacco. Nel mio piccolo avevo già pensato di farlo per le torri costiere e i castelli. Non sapevo che ci fosse un programma gratuito. Peccato che il sito che hai indicato sia in lingua serba (?). Comunque, io sarei disposto a partecipare.

      ciao

    6. Caro Vito, il sito in serbo-croato non è altro che un blog, ovvero un sito in cui viene presentato il progetto (con tanto di tutorial) e che viene aggiornato periodicamente da chi ci lavora aggiungendo gli ultimi edifici. Per creare un edificio, bisogna scaricare google earth e sketchup. Appena scaricati, visualizzi con Google Earth la porzione di mappa su cui vuoi lavorare, apri Sketchup ed importi la medesima visualizzazione. Fatto questo, puoi cominciare a modellare in 3d a partire dalla mappa stessa. Appena finito, salvi e condividi una copia del tuo lavoro, magari mettendolo sul web. Se ci fosse un numero cospicuo di “Rosalianti” interessati e disponibili a lavorarci, potremmo chiedere a Tony di creare una pagina apposita dentro Rosalio, in modo da dare forza e visibilità al tutto. Grazie per la tua adesione 🙂 Speriamo ne arrivino delle altre! Buona giornata, ah!

      P.s. In questa pagina, ci sono alcuni dei lavori fatti su belgrado, liberamente scaricabili (si possono vedere con il plugin di google earth per sketchup).

    7. Ok, perfetto. C’è solo un piccolo problema, e cioè che me ne vado un mese in sudamerica 🙂 Per quanto riguarda le adesioni sono abbastanza ottimista, basterà comiciare e gli altri verranno automaticamente. L’importante è cominciare. Peccato non poterlo fare subito 😉 Grazie per le informazioni! a presto

    8. Vitema, io il complesso ZEN Gregotti lo stuadiai all’UNi al mio tempo come esempio modello di urbanistica popolare per il mezzogiorno.
      Ti rispondo io. Ci sono architetti, che fanno progetti sulla letteratura della’architettura e non sui luoghi precisi dell’architettura. Gregotti é milanese e Mitteleuropeo, posso dirti? Il suo progetto mi ricorda un progetto della Vienna anni ’20, un musta per la storia dell’architettura, ma totalmente inadatto al contesto.
      Questo per me l’errore di Gregotti, pensare che si può realizzare un progetto urbano, senza conoscere luoghi, persone e cultura degli spazi dove si é chiamati a progettare.
      A questo si deve il fallimento del progetto ZEN, per me.

    9. Molto interessante.
      Come si vive nello ZEN di Vienna?

    10. Gentile prof. Mangiapane ho letto il suo progetto e mi sembra molto interessante. Io ho seguito il suo seminario su Floch e lei mi è sembrata una persona che mette molta passione nelle sue iniziative, proprio come me. tra l’altro io sono direttore di un centro studi a licata (AG) e potrei parlare di questa iniziativa ad alcuni ragazzi molto validi e che hanno buone competenze informatiche ed “architettoniche”. Sarebbe veramente staordinario poter applicare alla propria città le ideeche che scaturiscono dalle analisi di gruppo o da una visione estemporanea e riuscire magari ad agire su quella che Eco chiamerebbe inferenza percettiva. Io intanto mi scarico questi programmi e comincio a smanettare un pò per prendere dimistichezza, ma le segnalo il mio interesse.

    11. Gentile prof. Mangiapane a proposito di vita che scorre intorno ai luoghi ed al significato che le persone danno a questi, io mi pongo un problema. La scorsa e state a Licata tutto il lungo mare è stato interdetto alle autovetture in modo da trasformarlo in luogo da passeggio. I giovani che prima affollavano questo posto con scooter e quant’altro non hanno digerito questa manovra e non hanno frequentato più il porto perchè per loro non potendo più girare attorno con lo scooter tutto perdeva il significato che loro avevano dato a questo posto. Ora io mi chiedo cosa succederà appena saranno ultimati i lavori del più grande porto turistico del mediterraneo che sorgerà a Licata e che modificherà profondamente tutta l’organizzazione spaziale della zona portuale? Che ne pensa lei? La invito a visitare il sito: http://www.marinadicaladelsole.it

    12. Caro Francesco, colgo al volo l’occasione e la proposta (in questi casi non bisogna perdere tempo in chiacchiere) di vettorializzare Palermo con strumenti elementari mi pare possa interessare almeno i miei studenti di secondo anno. Se organizzi-amo bene il da farsi sono certo che in un anno scolastico, con 20 ragazzi disponibili a giocare la partita, sia possibile concentrare, quantomeno sperimentalmente su alcuni quartieri, una parte del lavoro di cui tu parli. Oppure, si potrebbe tentare la carta del protocollo d’intesa con altre scuole. Insomma, tienimi presente quando ritorni in Patria (si scrive maiuscolo o minuscolo?).

    13. ciao tutti!
      sono molto contento perche vi piace la nostra idea (project belgrade geosocial). sinceramente,per una cosa del genere ci vuole tanto tempo e lavoro.
      se volete inziare un progetto simile , potrei aiutarvi volentieri – il sopporto con il nostro ‘hosting’ su ‘geosocial’, su ’subdomen’ per il vostro futuro sito.
      se ci fosse la possibilita, potremmo collaborare insieme.
      nenad

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