giovedì 24 ago
  • Passeggiando tra i Qanat

    Pronta a scendere nei qanat di Palermo

    Un consiglio per chi voglia refrigerarsi in questi giorni di caldo torrido: un salto indietro nel tempo.
    O meglio, sarebbe più corretto dire un salto giù nel tempo, visto che vi invito a scendere nei sotterranei della nostra città. Vi calano giù per un pozzo con una fune e attraverso una scaletta di ferro a pioli, giù per circa 11-15 metri e arrivate nel così detto Gesuitico Alto che non è che uno dei qanat che percorrono il sottosuolo di Palermo.
    Qui vi si apre un altro mondo, un mondo stretto e fresco, l’acqua che arriva da mille anni fa vi scorre fin quasi alle ginocchia (gli stivaloni che vi danno sono per fare scena, il caschetto con la luce no, quello vi serve veramente) e con le mani vi ritrovate a toccare pareti che parlano altre lingue, pareti lisce d’argille, pareti brulle piene di fossili (visibilissimi), pareti geometriche di balatoni sistemati per fare arrivare l’acqua copiosa in ogni dove.

    I Qanat sono pozzi orizzontali, lunghe gallerie a pendenza regolare e continua che riescono a sfruttare l’acqua del sottosuolo e portarla così in superficie. Naturalmente l’obbligo alla pendenza costante portò i costruttori a far fare ai canali lunghissimi giri, per cui Palermo è piena di qanat, di cunicoli, di acque lontanissime, di stratificazioni di pozzi su pozzi che cercano nel loro andare le falde acquifere naturali da raccogliere, da convogliare per i canali, i punti di sutura fra loro, gli sbocchi. Naturaliter è un sistema persiano (!), diffuso in Maghreb e in Iran, sistema antico e quindi nobile, costituiva (e per alcuni privati che lo sfruttano tutt’oggi costituisce) un sistema di approvvigionamento idrico a basso impatto ambientale e adatto alle zone semidesertiche. Al-Idrisi (XII sec.), il geografo arabo più famoso, descrive la costruzione di un qanat (Khatt’àra) a Marrakech ad opera del signor Yunas Al-Muhandis, e i nostri sono attribuiti proprio a quel felice periodo (mi suggeriscono per la datazione dei cocci di ceramica ritrovata nei cunicoli).

    Il qanat che ho visitato io, appunto il Gesuitico Alto è in contrada Miciudda, e fu invece costruito agli inizi del XVI sec. da Gerardo Alliata, cavaliere di Malta, si chiama gesuitico perché è stata la Compagnia di Gesù a gestirlo per un po’ di tempo.

    Oggi è tranquillamente visitabile (tranne se soffrite di claustrofobia) e fa parte del nostro patrimonio, ancora semisconosciuto ai più. A partire dalla riscoperta del sottosuolo si è costituito un sistema denominato dei “beni sotterranei” (la cui catalogazione è affidata alla Soprintendenza) di cui fanno parte oltre ai qanat già individuati, il miqweh (antico bagno rituale ebraico) scoperto recentemente dall’Università Ariel di Tel Aviv durante una campagna di scavi nel nostro quartiere ebraico, la giudecca palermitana, vicino san Nicolò da Tolentino (ricordate a proposito della mostra all’Archivio storico, vi dicevo che la sala era stata ristrutturata da Damiani Almeyda ispirandosi ad una sinagoga perché proprio lì sorgeva l’antico edificio di culto di Palermo), alle Camere dello Scirocco, anche quelle di origini persiane, usate dall’aristocrazia panormita per rinfrescarsi nelle giornate di caldo torrido (in Persia le chiamano “Torri del vento” anche il Moca, il Museo d’Arte Contemporanea di Teheran è costruito prendendo spunto da quel tipo di architettura).

    Tornando ai qanat io vi consiglio di avventurarvi, i ragazzi che li gestiscono sono bravi e molto preparati, geologi, ingegneri, speleologi e il giro è affascinante e freschissimo. Passeggiare fra la nostra calcarenite giallastra (la roccia che forma la struttura dell’intera Conca d’oro) non è cosa che lascia indifferenti i sensi e il legame con la città.
    Una città ancora da scoprire, da corteggiare, da spogliare poco alla volta, a cominciare dalle sue profondità ricche di storia, di stratificazioni, dagli arabi ai Beati Paoli, dai Cappuccini ai soldati della seconda guerra mondiale, dalle donne ebree per le abluzioni post parto o post ciclo a noi stessi, i sotterranei di Palermo sono le nostre radici, i pezzi che ci mancano, i nostri stessi piedi.

    INFO per visite: http://www.palermoweb.com/cittadelsole/vtour/itinera/qanat/.

    Palermo
  • 7 commenti a “Passeggiando tra i Qanat”

    1. Affascinante!!Mi riprometto di visitarlo al mio prossimo ritorno a Palermo.Che città meravigliosa e che così poco conosciamo! E pensa cosa sarebbe se fossimo capaci di rispettarla di più.

    2. concordo pienamente che gli stivali servono a poco…la cosa che serve è la luce!o qualcuno con la luce che vi cammini davanti!
      si anch’io ho fatto il giro nei qanat!
      e devo dirvi che mi sembra più affascinante dopo che ho letto questo articolo! 😀

    3. bella foto!
      l’ho fatta io 😉

    4. Bellissimi!1 cho appizzato la macchina fotografica..ma da rifare

    5. Sono veramente felice di questo articolo, grazie Cristina mi hai fatto rivivere alcuni anni felici.

      io ero uno delle guide che accompagnavano i gruppi e le scuole nei qanat e nelle grotte intorno palermo, probabilmente avrò accompagnato anche voi.

      da 4 anni mi trovo a padova, e qui non esiste nulla di tutto ciò!!

      quanto mi manca palermo sopra e sotto!

    6. Cerco da 50 anni di capire come gettare una nuova luce su questa Palermo sotterranea che appare quasi leggendaria. Penso che attraverso la fotografia, io e il mio gruppo potremmo dare un contributo importante alla valorizzazione di questa nostra città. Vi chiedo più notizie e vi saluto plaudendo con entusiasmo per le cose che state facendo.

      Un saluto cordialissimo. Leo Lima

    7. Come si puo’ descrivere l’impatto dei qanat sulla citta’ di Palermo?

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