giovedì 17 ago
  • Mimmo e i funerali

    Amo ascoltare le storie sulla mia famiglia. In realtà la mia vorace curiosità sugli aneddoti di vite parallele alla mia mi ha spesso permesso di trascorrere lunghe ore pomeridiane ascoltando mia madre che mi parlava di “quello zio lontano che pare avesse due mogli, una in brasile e una a Palermo”. Quando leggevo Marquez mi affascinavano le vite dei mille Aureliano Buendia e dei nonni, dei cugini, dei nipoti dei fratelli che popolavano “Cent’anni di solitudine”. Questa premessa la faccio per non spaventarvi ora che vi voglio raccontare un piccolo aneddoto estivo della mia famiglia che, in fondo, non è uguale nè diversa a molte altre famiglie, ma che proprio per questo è divertente, rumorosa e sparlettiera. Il protagonista indiscusso è mio nonno dal probabilissimo nome di Mimmo. Ottantaquattrenne, fa ancora girare la testa ad arzille vedove, con grande ringhio funesto di mia nonna, ancora vigile nei confronti dell’aitante nonnino. Insomma mio nonno si accontenta di piccole cose, è sempre stato così, uomo taciturno, parco di coccole e molto introspettivo. Mimmo passa le vacanze in un paesino della provincia di Palermo, solitario e silenzioso passeggia tra i pini del giardino, cura i luminosi gerani delle aiuole (ha ultimamente anche scoperto di avere un pollice verde formidabile) e ascolta da lontano il soporifero rumore del mare. Non lasciatevi ingannare dalla banalità delle sue giornate se vi avvicinate, in silenzio, vedrete che improvvisamente nonno Mimmo, mentre guarda l’orizzonte, scende le scale del suo balconcino sul mare e si precipita ad indossare dei pantaloni grigi, una polo blu, le scarpe comode per passeggiare e corre senza dire una parola in paese. All’inizio tutti i miei zii, suoi figli, lo guardavano con curiosità, anche con un po’ di preoccupazione “papà è impazzito?”. La risposta all’improvviso voglia di uscire di Mimmo era semplice e spiazzante. Una breve sosta dal semenzaro del paese per comprare un coppiceddo di calia e simenza e tappa finale davanti all’unica chiesetta del villaggio. Eccolo lì mentre le campane che continuano a scampanellare mestamente, svelano facilmente la funzione che si sta svolgendo all’interno e le corone di fiori all’esterno fugano ogni dubbio. Inizia così una lenta processione, dietro il carro, dietro i parenti, dietro la folkloristica banda musicale con Mimmo e la sua polo blu che segue, sgranocchiando calia e simenza pescata a casaccio dentro il coppo, il lungo corteo. Cammina in silenzio, con rispetto, ma lasciandosi cullare dalle note della banda musicale. Giunto al cimitero, saluta con un cenno del capo il feretro e torna a casa dopo aver disseminato, come Pollicino, lungo tutto il percorso i semini salati della simenza. Gli abbiamo chiesto “nonno ma che fai?” e lui semplicemente, arso di sete per il sale dello scaccio, risponde “ascolto la musica”. Nell’era degli mp3, del download e del file sharing Mimmo, classe ’22, sente la musica attraverso i tromboni della banda musicale del paese che accompagnano i concittadini per l’ultimo viaggio. Adesso il gioco l’abbiamo capito tutti. Una volta persino l’abbiamo visto tornare prima: era finita la calia. C’è rimasto male.

    Ospiti
  • 8 commenti a “Mimmo e i funerali”

    1. …allora lo scopo e’ duplice: sentire la musica e mangiare lo scaccio!

      Ma allora se volesse vedere un film che farebbe? Si arrampicherebbe, pantaloni grigi, polo blu, e scarpe comode, sulla grondaia di una casa prospicente l’arena?

      E con o senza scaccio? 🙂

    2. questa poi…abbiamo riso, anzi, sorriso ma ci è salita anche un po’ di amarezza…e di SETE! complimenti a te e un bacio al mitico nonno Mimmo!

    3. mi sembra di vederlo, mesto e attento ; chissà forse lo fa per esorcizzare la morte.

    4. e il tuo nonno ha letto il racconto?
      ha provato la stessa emozione che provo io nel leggere scorci di vita vissuta?
      continua a dar voce alle tue emozioni…

    5. Sorrido anche io. Ma perché credo che le persone rimangano persone oltre i ruoli che gli si danno, o attribuiscono.
      Tuo nonno ha scelto di non avere ruoli scelti da altri, ma di vivere come persona, con tutte le stranezze che gli altri, costringendolo ad un ruolo, od immaginando un ruolo per lui, gli riconoscono.
      Tuo nonno ha scelto di una persona, indipendente, con le sue affezioni, le sue ragioni, le sue passioni.
      Ed é decisamente giusto, che , anche all’interno di quualsiasi famiglia, ognuno mantenga e conservi, la sua identità, magari percepita come anomala od eccentrica, ma in realtà una rivendicazione all’autonomia della persona. Di qualunque età.

    6. Non ho mai dubitato della tua capacità di trasmettere emozioni… ma come sai ciò che adoro è il modo in cui riesci con poche parole a far vivere paesaggi e persone, rendendole tridimensionali.
      Brava! Continua così! E’ sternando le immagini e le emozioni che teniamo strette al cuore che riusciamo a dare un segno della nostra essenza…

    7. Ci hai raccontato una bellissima storia…pare di vederlo Nonno Mimmo. Grazie!

    8. Gli anziani, come i bambini, hanno quella bella particolarità di sorprendere e disarmare con i loro pensieri o le loro azioni. Beata te che puoi godere della saggezza di un nonno! 🙂

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