martedì 21 nov
  • Sì, però

    In termini semplici, la questione è appunto semplice. Se uno vibra un fendente col coltello nel corpo di un altro, il vibratore è il carnefice, il vibrato la vittima, a norma di codici e di buonsenso comune. Ma i termini dell’equazione possono cambiare. Se l’accoltellatore si chiama Gigi Burruano, la semplicità si complica. Il fendente rimane sullo sfondo come mero effetto collaterale e la vittima assurge quasi al ruolo di carnefice. Sentite le chiacchiere della gente nella piazza di Mondello e dintorni, tra una ventata di scirocco e una forchettata di ricci. Che fu? Burruano accoltellò il genero. Sì, però quello gli ha detto cose innominabili. Sì però Gigi non voleva mica ammazzarlo, solo sottolineare il suo disappunto. Sì, però, Gigi che grande attore che è. Questo accade perché a certe categorie di persone si applica la clausola privilegiata del “Sì (virgola) però” (puntini, puntini). È la stessa storia della testata di Zidane che è diventata una piccineria, mentre l’offesa risiedeva senz’altro nel labiale di Materazzi peraltro rimasto ignoto, nonostante la gagliarda opera di decrittazione di una task-force di sordomuti. Materazzi reprobo, Zidane galantuomo che risponde a cornate a chi gli diede forse del cornuto. Morale della favola nel mondo alla rovescia? Anche il lupo che divorò nonna e Cappuccetto rosso si sarebbe salvato dalla sempiterna e ignominiosa qualifica doc di “Cattivo” se avesse potuto contare sull’attenuante Zidane (o Burruano), se avesse avuto una laurea o almeno una particina di doppiatore nei film di Lassie. Non tutti gli errori gridano vendetta allo stesso modo. I patrizi sono sempre parte offesa. Ai plebei che sbagliano, tocca immancabilmente in sorte un biasimo coronato di spine. O, più prosaicamente, un calcio in culo.

    Ospiti, Palermo
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