domenica 19 nov
  • Quello che manca in Sicilia è la mediocrità

    L’altroieri pomeriggio sono andata all’incontro con la scrittrice Dacia Maraini avvenuto nel contesto suggestivo e spettacolare della Biblioteca Comunale a Casa Professa.
    La Maraini ha presentato il suo ultimo testo teatrale, un testo molto impegnativo e che non a caso verrà realizzato a Palermo. La scrittrice ha deciso di raccontare una storia bellissima, la storia di un uomo coraggioso, di un uomo di legge che applicava la legge, che amava il suo paese e il suo tempo. Il personaggio in questione è Emanuele Notarbartolo. Sono quasi sicura che all’80% di voi è venuto subito in mente una delle vie più trafficate di Palermo. Diciamo pure che tutti conosciamo Emanuele Notarbartolo per le innumerevoli volte che siamo passati dalla via a lui dedicata, ma forse pochi conoscono effettivamente la storia di questo uomo.
    Notarbartolo non era un rivoluzionario, non voleva cambiare il mondo, eppure aveva un coraggio che pochi di quelli che si dichiarano rivoluzionari possiedono. Lui applicava la legge in maniera rigorosa e proprio in questo era più rivoluzionario di molti altri.
    Negli anni in cui è sindaco di Palermo rimette magistralmente a posto le finanze della propria città e nel frattempo ovviamente inizia a inimicarsi un bel po’ di persone; finito il suo mandato è chiamato a risanare anche la situazione catastrofica dell’ospedale…ma intanto la schiera dei suoi nemici aumenta.
    Risanati anche i conti dell’ospedale viene eletto direttore del Banco di Sicilia, una banca che a quei tempi “batteva moneta sonante”, dove molti politici prendevano soldi e non li restituivano e c’erano debiti su debiti. Anche qui Notarbartolo applica la legge in maniera severa e i suoi nemici iniziano a detestarlo.
    Un giorno, tornando in treno dalla sua proprietà di Mendolilla, dei killer lo accoltellano all’interno del vagone in cui si trovava (appositamente vuoto per l’occasione) e buttano il corpo giù dal treno.
    Quando comincia l’inchiesta nessuno parla, c’è un’omertà totale.
    È solo grazie alla determinazione del figlio che le indagini vengono mandate avanti. Il processo si svolge a Milano e dura ben 10 anni, ma alla fine arriva la sentenza: mandanti e killer vengono riconosciuti colpevoli. Giustizia è fatta!…si fa per dire…perché dopo qualche anno un gruppo di avvocati mette in discussione il processo e per un vizio di forma tutto salta. Il processo ricomincia a Firenze e alla fine vengono tutti assolti per mancanza di prove.
    La cosa più assurda è che, durante il processo, uno degli inquisiti, il deputato Raffaele Palizzolo, riesce a convincere i suoi concittadini che si stava processando la Sicilia. Così molti degli esponenti della classe dirigente siciliana, tra cui anche Pitrè, si schierano dalla parte del torto pensando di difendere la “sicilianità” e in qualche modo diventando così complici degli assassini di Notarbartolo.
    Tutto questo finì appunto con l’assoluzione dei mandanti e dei killer. Paradossalmente alla fine di questo “processo alla Sicilia” Palizzolo viene portato a Palermo in trionfo, quasi come un eroe.
    Questa in breve è la storia di Emanuele Notarbartolo.
    Dacia Maraini dice che Notarbartolo le ricorda un po’ Borsellino: entrambi uomini che tenevano molto alle tradizioni, senza nessuna particolare idea di scardinare la società in cui vivevano, ma determinati ad applicare la legge. Solo che quando applichi la legge inevitabilmente ed inesorabilmente pesti i piedi a qualcuno.
    La Maraini prosegue il suo intervento raccontando che molto spesso, nei suoi viaggi all’estero, le capita che le venga chiesto com’è la Sicilia: «Tutti se la immaginano come una specie di inferno, di bolgia piena di mafiosi. Io spiego che ci sono città stupende e gente bellissima e che in fondo quello che manca in Sicilia è proprio la mediocrità. Ci sono persone straordinarie e persone terribili. Ebbene sì, di persone straordinarie in Sicilia ce ne sono e rischiano ogni giorno nel fare il loro dovere nel rispetto delle leggi. Notarbartolo era una di queste persone che faceva il suo dovere con estrema semplicità».
    Personalmente ringrazio Dacia Maraini perché con questo testo teatrale fa sì che più che mai il teatro rappresenti il momento della riflessione sul rapporto tra l’essere umano e la società in cui vive, rende ancora più famoso il personaggio di Notarbartolo e soprattutto contribuisce a far capire che la Sicilia non è solo terra di mafia, ma anche di uomini straordinari.

    Ospiti
  • 11 commenti a “Quello che manca in Sicilia è la mediocrità”

    1. Lei che si trova a Palermo, vorrei mi rispondesse a questa domanda? Conosce gli artisti di oggi della sua città? Conosce i singoli che si oppongono alla mafia? Ho il massimo rispetto per Notarbartolo, ma esistono adesso delle realtà di cui sarebbe necessario parlare, per riflettere non solo sul passato che fu, ma anche sul presente che adesso viviamo.
      Mi scuso per la lunghezza e Le auguro buon lavoro.
      Franco Pellini da Castel Bolognese

    2. Ciao Bianca
      Se tu ringrazi Dacia _MAraini io ringrazio
      per avermi rievocato la storia di un uomo coraggioso.
      Non conprendo il commento del Sig. Pellini. Mi chiedo se rievocare il passato possa essere una colpa. Allora le chiedo, se fra cinquat’anni qualcuno evocherà le gesta di falcone e borsellino?

    3. Si vive di estremi ,e probabilmente ha ragione lei Bianca:i Siciliani siamo semplicementi i campioni mondiali della specilità.
      Siamo doppi fondi di noi stessi,automatrioske se vuole,ma forse è solo stato un modo per difenderci, persino da noi stessi a volte.
      La nostra vita,il modo di intenderla è una specie di disturbo bipolare,saliscendi vertiginosi,pigri storicamente ma a volte frenetici,pigghiamuni u’cafè e rancori come vitalizi,”chiedo..scusi” perchè non è vero,ma cuscì per tutta la vita “a prescindere”.
      Quella che ci manca è forse una sana,serena, consapevole normalità.
      Il presente che viviamo?…mediocre..

    4. Solo che i mandanti dell’omicidio Borsellino ancora un processo non l’hanno avuto. Su questo libro è raccontata una bella storia.

    5. è troppo comodo, facile, e falso dire che non esistono persone mediocri.. è l’ennesima scappatoia per illuderci che i nostri pregi compensano i difetti e in fondo tutto va bene. in realtà, le persone speciali sono una esigua minoranza in un oceano di mediocrità in cui la mafia può pescare a mani basse. ovviamente essere speciali in questo contesto significa essere eroi. comunque grazie per il suggerimento andrò a leggere il testo della Maraini.

    6. Nella storia di Notarbartolo si possono probabilmente trovare analogie nei fatti di oggi.E’ una realtà che si ripete.Il nostro rapporto con la giustizia è molto difficile e molte ingiustizie provengono proprio dalla lentezza dei processi.

    7. Probabilmente il Sig. Pellini ha ragione almeno in parte, stiamo vivendo un periodo in cui non si parla piu’ di mafia ne di lotta alla mafia, la maggior parte della gente conosce soltanto i nomi dei mafiosi ma non sa praticamente nulla di chi combatte questi mafiosi. Sono ormai otto anni che non ci sono piu’ rilevanti manifestazioni contro la mafia, anche la televisione stessa ha smesso di parlare di questa peste che affligge la Sicilia e i Siciliani.Vorrei che i giovani di questa citta’ alzassero la voce per far sentire la rabbia contro questo problema, che almeno per adesso sembra non avere soluzione, che ci opprime, e che soffoca ogni possibilita’ di crescita economica, sociale, e sopratutto culturale. Smettiamo di farci rappresentare da personaggi dalla dubbia moralita’ ed integrita’,scegliamo per noi e per il nostro futuro persone in grado di rappresentarci realmente e non che una volta al potere fanno i prorpi interessi e quelli dei mafiosi. Svegliamoci e reagiamo lo dobbiamo a noi stessi e ai nostri figli.

    8. Mi spiace pensare che ancora molta gente pensa che si possa sconfiggere la mafia con qualche cartellone o con delle manifestazioni.
      Mentre noi giovani facciamo sentire “la nostra voce” come ha scritto qualcuno, c’è tanta gente che,poichè minacciata, è costretta a pagare il pizzo, o a rivolgersi a qualche mafioso “di spicco” per riuscire a trovare un posto di lavoro.
      E’ la povertà e insieme la ricchezza che ingigantiscono la forza della mafia.
      Io ho smesso di credere che si possa chiamare in questo modo. La mafia esiste ovunque perchè ovunque “manca la mediocrità” come dice Dacia Maraini.

    9. Basterebbe un po’ di più di “responsabilità sociale” da parte di quanti hanno la capacità di comprendere, ma non si decidono ad avere la conseguente responsabilità di agire.
      Complimenti per il post!

    10. bianca … dolce persona e molto solare .. felice di trovarti anche qui !!

    11. stupenda , fantastica , più ti guardo più mi trasmetti dolcezza

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