mercoledì 22 nov
  • Sushi e caponata

    Se non avrete mai la fortuna di essere assunti a tempo indeterminato per contare i semafori della nostra città, avrete sempre la possibilità di “emigrare”; termine dal suono anacronistico, che richiama alla memoria le valigie di cartone dei nostri avi, ma che nella realtà isolana continua ad essere molto attuale. Ogni anno centinaia di ragazzi lasciano la Sicilia per cercare fortuna altrove. Tra le mete preferite, Milano. Oggi, a chiudere i bagagli non c’è più lo spago e le valigie hanno le rotelle, ma in fondo alle tasche di chi parte puoi ancora trovare un foglietto di carta con sopra segnato un indirizzo.
    Si, perché per sopravvivere ai primi giorni in una città come Milano servono poche, essenziali, cose: una piantina della città, delle scarpe comode e l’indirizzo di qualcuno che possa ospitarti, prima che anche per te inizi la giostra degli annunci. L’ideale sarebbe farsi ospitare da persone che conosci già, amici o parenti che ti hanno preceduto nel processo di migrazione. Ma quando questo non avviene sei costretto ad accettare l’ospitalità di gente che non hai mai visto, ma di cui ti puoi fidare perchè figlio della nipote di un’amica di un’amica di tua nonna.
    Così, capita, che ti ritrovi a dormire per venti giorni sul pavimento di quelli che io definisco “integrati”, quelli che hanno completamente assorbito e sono stati assorbiti dalla milanesità. Alcuni di questi sono anche degli ibridi mostruosi, incapaci di decidersi su quale impronta dare alla nuova vita da padano metropolitano. Sono i “no global”, occasionalmente “leonkavallini”, che pasteggiano quotidianamente ad hamburger, patatine e sushi e che alla sera meditano bruciando incensi, intonando il canto delle balene e preparando molotov da lanciare alle vetrine di McDonald’s. Oppure, e non so cosa sia peggio, puoi finire sul comodo divano-letto di un ”apocalittico”, quello cioè, che giammai si rassegnerà all’idea di aver dovuto lasciare la propria terra. Con te parla soltanto in dialetto, rimpiangendo il sole ed il mare di Sicilia; e il calore e la genuinità dei siciliani e delle arancine bomba. Il suo primo acquisto è stato proprio il divano ad una piazza e mezzo, facile da aprire e pronto ad ospitare i genitori che arriveranno in pellegrinaggio. Nella dispensa dell’apocalittico trovi caciotte, salami, conserve di pomodoro, vasetti di caponata, trecce d’aglio e bidoncini d’olio, ghiotto bottino delle ultime vacanze passate a casa.
    Un’altra cosa che troverai sicuramente, sia in casa dell’apocalittico che dell’integrato, è la solidarietà. Non ne troverai uno che non sarà disposto ad accogliere anche te, che come loro, hai dovuto fare il grande salto. Almeno fino a quando non troverai un appartamento tutto tuo…ma questa è un’altra storia…

    Cassate da Milano
  • 19 commenti a “Sushi e caponata”

    1. Ma scusa nel tuo quadretto la milano da bere dove è finita? Se gli integrati sono i leonkavallini, quelli che votano la moratti, sono tutti settentrionali? Oppure sono i traditori-mangiatori-di-caponata? 😉

    2. E tu non te l'”acchiani” caponata, limoncello casalingo della mamma, bucce di cannoli…?
      …sarò apocalittico? :-0

    3. Eh zù, questo da ora in poi sarà un problema gigantesco, il vero problema dei nostri tempi: i cannoli, in quanto “cremosi”, con la nuova normativa non potranno più essere portati a bordo in aereo… Che fare? Organizziamo uno sciopero generale!

    4. Oddio!Speriamo non mettano il cannoldetector, altrimenti sai che fila ai controlli! 🙂

    5. Ma noi li facciamo passare come medicine!
      E arrivedeicci
      😉

    6. Sarà, ma i Palermitani che io ho incontrato a Milano non erano personaggi che preparano Molotov in cantina, nè nostalgici che ti accolgono con una corona d’aglio, piuttosto gente che lavora sodo e la sera si diverte godendosi una città molto diversa da Palermo. In più ho constatato che molti di quelli che lì cantano le lodi di Palermo in realtà non sono tornati quando ne hanno avuto la possibilità.

    7. E aggiungo, caro sig Pizzolato, che cu nesci arrinesci e arrè nesci

    8. Mah, i siciliani – milanesi incontrati nella mia vita non rientrano in nessuna di queste classificazioni. Nessuno mi ha mai fatto dormire a terra, nè su un divano. tutti amano Milano e la Sicilia con la consapevolezza dei pro e contro di entrambi i luoghi … forse ho avuto la fortuna di incontrare “cittadini del mondo” capaci di restare legati alla propria terra e di voler bene ad una nuova città!

    9. Io, invece, queste cose a milano le ho viste;il fatto che si dorma a terra o sul divano non pregiudichi l’ospitalita’ ricevuta, anzi.
      Generalizzare sul “tutti amano Milano” mi sembra non po’ eccessivo; io vivo a milano gia’ da diverso tempo e penso che siano in molti tra gli “emigrati” ad aver voglia di tornare! impiegherebbero un millesimo di secondo a fare i bagagli.
      Nicola, credo che non tornino neanche avendone la possibilita’, solo quelli che qui hanno un ottimo lavoro, o hanno trovato qualcos’altro, ma a milano non ci sono solo quelli; esistono, operai,conducenti d’autobus, operatori call center, persone scappate dalla disoccupazione, che sono sicuro baratterebbero il luogo di lavoro!
      Scusate, chi di voi vive a milano, e non dico per un mese o sei, ma in pianta stabile? Io sono uno di quelli che ha dormito per terra, e ringrazierò sempre colui che mi ha ospitato, nella sua “celletta” in affitto, e che ha contribuito a farmi diventare uno di quelli che non ritornerebbero nella proria citta’ anche se ne avessero l’opportunita’.

    10. 🙂 Io in pianta stabile per 13 anni di cui 1 a Milano città e 12 a Monza. Ritornato “obtorto collo”.

    11. Dimenticavo. Il primo anno ho dormito per 3 mesi in pensione 1 stella zona Washington: corridoi con guide in velluto scarlatto, mura color rosa shocking. Porte e muri sottili come la sfoglia di una cipolla. Lascio immaginare il resto.

    12. Caro “estremo” rifugio, non volevo dire che il dormire a terra o su un divano fosse indice di poca ospitalità, ma semplicemente asserivo che esistono situazioni non necessariamente “estreme”. I tutti di cui parlo, poi, sono i siciliani incontrati da me, nessuna generalizzazione in atto, non è nelle mie abitudini.

    13. Ognuno di noi ha una storia diversa, è diverso caratterialmente, però mi fa male quando sento di persone emigrate altrove e parlare male di Palermo o della Sicilia, come se avessero tolto il legame con le loro origini, con il loro sangue; secondo me parlano così solo per “rabbia”. Ho lavorato al nord, a Bologna per un periodo, poi sono tornato, sarei potuto rimanere, il richiamo del ritorno è stato più forte. Chi rimane, fa bene a rimanere, poi col tempo si trova una dimensione nuova ed a quella ci si abitua, ma che tristezza sputare sulla Sicilia, che tristezza!! SOLO RABBIA SARA’

    14. Il fatto non è che si sputa.
      Penso proprio che chi ritorna o :
      ha la possibilità di un trasferimento della sede del lavoro;
      non ha trovato la fortuna fuori dai confini isolani e torna con la coda tra le gambe dicendo che l’amore per la sicilia è troppo grande;
      ritorna per farsi campare da mamma e papà perchè capita una febbre una cosa…
      di certo non si ritorna per amore della propria terra se proprio quest’ultima riabbracciandoti ti lassa riùnu.

      Io la penso così

      ah dimenticavo….poi c’è sempre la categoria… prima o poi a canuscienza giusta si truova!
      guardatevi in giro e vedete quanti trentenni abbuccati pur lavorando vivono indipendentemente dalla propria famiglia.

      I miei cari si sono fatti il cu*o per una vita e non voglio più gravare…ecco perchè sono al nord.

    15. sta storia comincia a diventare noiosa, non só se rimanere o tornare :), mi state facendo confondere!

    16. Mr Tamburino come fai a giudicare chi ritorna?? La nostra terra la cambiano noi combattendo per cambiarla, combattendo la mentalità, io sono tornato con grande felicità, perchè ho avuto la fortuna di tornare, gli affetti , gli amici, le persone care, nella vita i sentimenti contano piu’ di ogni altra cosa, ma questa è la mia verità e non pretendo che valga per tutti, io non giudico;tu hai le tue idee ma la tua verità non è assoluta..onore a chi rimane per cambiare onore ai ragazzi di addio pizzo che combattono per cambiare la Sicilia….onore a chi investe con coraggio a Palermo e in Sicilia

    17. effettivamente comincia a diventare un dibattito prolisso e sterile…e vedo è un argomento che ricade sovente nei post…un motivo ci sarà.
      Secondo me chi parte vede chi resta necessariamente come un privilegiato che o aspetta la manna dal cielo e si fa campare dai genitori oppure come uno sfaticato che si adagia nella mediocrità di “chi si accontenta gode”. Mi sono pure rotta un pò le scatole dell’annoso divario nord/sud meglio/peggio. Mò basta!! Ognuno prenda le strade che ritiene opportune, sia che queste portino alla tangenziale est o alla circonvallazione di viale regione.Uff!

    18. ciao a tutti cari concittadini palermitani.sono claudio,ho 24 anni, sono di palermo ma vivo a milano da quando ne avevo 19.
      ho fatto una marea di sacrifici, ho dormito in box auto, in divani letto, in pensioni fredde ed anguste, mai da amici conoscenti o parenti…diciamo che me la sono cavata da solo anche quando ero in estreme difficoltà pur avendo una bellissima famiglia che anche da palermo si sarebbe prodigata per darmi una mano.ho un bellissimo lavoro, non strapagato ma un lavoro che amo che potrebbe nei prossimi due o tre anni darmi la possibilità di tornare nella mia bella palermo e di lasciare al contempo la mi a bella milano.milano sarà fredda, incasinata, stressante ma voi non avete idea di quanta mano mi hanno dato I MILANESI e forse un pò meno (purtroppo) i nostro concittadini.
      io nonostante tutto tornerei giusto perchè nelle vene non mi scorre sangue ma ACQUA SALATA.
      credo che verrei a milano comunque almeno un volta al mese.
      riflettete su tutto questo e se volete datemi una risposta.
      ciao a tutti

    19. Torna ad apprezzare la tua città

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