mercoledì 22 nov
  • A volte ritornano

    Dervisci a Palermo

    A volte la storia ritorna sui suoi passi, magari non trova nessuno in casa e prosegue per la sua strada. Nella stessa settimana, su Rosalio si discute del velo islamico e mi scrive un amico che non sento da vent’anni. Mi ha visto su Rosalio, ci sentiamo al telefono e mentre chiaccheriamo mi ricorda un momento particolare della mia esistenza, una chiusura e un inizio.

    Palermo è sempre la stessa, o forse no. È peggiorata ed è migliorata. Peggiora ogni qualvolta volge le spalle al suo passato per tentare un futuro che le sfugge perché si sottrae al presente. Tra il sonno e il sogno, un giardino incantato senza gnomi. Ecco perché l’Oreto è una fogna e dell’acqua della Favara di Maredolce c’è solo traccia scritta, come dell’acqua della Cannita.

    C’era una volta un tempio fenicio ai piedi della Cannita, sulla riva del torrente Eleuterio, era il tempio dell’antica Solunto.
    Non quella che sta sul monte, quella che sta a valle ed è scomparsa. Sopra i resti di quel tempio i musulmani costruirono un monastero per i sufi e i dervisci. Non cercarlo, ora in quell’area sorgono tanti villini. Al tempo di Federico II c’erano ancora dei sufi a corte, l’imperatore portava un anello con i simboli sufi e vestiva una tunica ricamata con simboli sufi, alcuni dei suoi consiglieri erano sufi, lui era svevo. Sopra il suo sarcofago fino a qualche tempo fa c’era sempre una rosa rossa. Suo coevo, Jalal ad-Din Rumi, il fondatore dei dervisci Mevlevì viveva in Anatolia, era un persiano anzi afghano, sfuggito all’orda mongola. Era Novembre del 1984, c’era il Festival di Morgana e il cielo era com’è oggi ma certe occasioni capitano solo una volta nella vita. Un gruppo di dervisci Mevlevì danza il Sema nel chiostro chiaramontano dello Steri danza. Dai tempi di Federico II non c’erano stati più dervisci in Sicilia.
    Ricordo le musiche anatoliche, i canti in turco, gli esili suoni degli strumenti antichi, i dervisci che volteggiano per ore seguendo il loro complesso rituale metafisico. Ricordo lo sforzo d’attenzione e il rombo degli elicotteri a bassa quota, le sirene tante da perderne il conto, la chanson napolitaine vagante nell’aere trascinata per i vicoli da un’auto superdotata.
    Gran finale col botto di un petardone sparato da chissà chi e perché.
    Un evento. Non era un evento di poco conto. I dervisci Mevlevì non si potevano riunire dal 1922, era da poco tempo che erano stati autorizzati a svolgere attività folkloristiche, il flautista era Kudsi Erguner, autore di musiche per Bejart. Il giorno dopo l’anziano fondatore di quel gruppo Mevlevì si recò a visitare la tomba di Federico II, forse portando con sé una rosa rossa. A Palermo solo eventi insignificanti o grandi eventi.

    Palermo
  • Un commento a “A volte ritornano”

    1. ..dopo venti anni è bello sentirsi definire amico.
      Ti scalda il cuore, ti lascia una tenerezza struggente, che la parole non riescono a dipingere compiutamente.
      Caro amico Sagittario, scopro oggi che il compleanno di Rosalìo è anche il mio….certo, ci separano quarantasei inverni, ma non riesco a non sorridere.

      Un abbraccio
      Massimo

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