mercoledì 18 ott
  • In memoria di Tonio

    Si chiamava Tonio e quando arrivò a Villaciambra io avevo 11 anni e lui tre mesi. Io due gambe e lui quattro zampe. Villaciambra era una frazione di campagna dove non c’era niente. Quattro case, due piazze: Villaciambra di sopra, dove faceva capolinea il “30”, e Villaciambra di sotto dove c’era il frantoio e la Chiesa di padre Bruno che somigliava a Celentano. C’era il bar tabacchi del signor Lupo, il pollaio dei Vaglica, una microsalumeria. E basta. Poi: 250 abitanti, 300 polli, sei o sette cani di tutti e Tonio, il maiale.
    Tonio era l’abitante più libero del paese. Coccolato da tutti i bambini, ben nutrito di ghiande, trascorreva le sue giornate con quell’espressione sorridente tipica dei maiali, che riscattano così una nomea ingenerosa. Certo non era un animale di compagnia malgrado per noi bambini appartenesse alla proto-movida quotidiana perché un salto da Tonio si faceva sempre per portargli i (pochi) rimasugli di pranzi e cene. Il fatto è che Tonio era stato dato ai suoi nuovi padroni a pagamento di un debito. Era dunque una merce, rappresentava un valore e in quanto merce veniva tutelato ma inchiodato al suo inevitabile destino: Tonio non sarebbe morto di vecchiaia, ma sarebbe diventato un anello pregiato della locale catena di alimentazione. Tonio in realtà era un maiale provvisorio. E un futuro prosciutto.
    Noi ragazzini lo sapevamo ma cercavamo di non pensarci. Ma ricordo molto bene come, mentre Tonio cresceva, veniva già squartato. In Borsa non avevano ancora inventato i “future”, l’acquisto delle merci scommettendo sul loro prezzo futuro, è già a Villaciambra si speculava sulla crescita di un maiale. A quel tempo a Villaciambra non c’erano macellerie. La carne si comprava ad Altofonte e da Altofonte veniva, con un “110 TV”, Agostino che portava il pane. La mattina alle sette in piazza arrivavano Enzino e Fiorella. Lui cristiano e lei vacca (zoologicamente parlando). C’era la fila di noi con le bottiglie mentre Enzino mungeva Fiorella direttamente nelle bottiglie. Si capisce, così, come Tonio, mentre in Italia esordiva la Grande Distribuzione, fosse una sorta di paradigma dell’economia contadina, dove il maiale te lo ingrassi sotto gli occhi, sai cos’ha mangiato eccetera eccetera…
    Succedeva, dunque, che il medico condotto passasse dal recinto e dicesse al padrone di Tonio: guarda che la pancetta è mia. Chi prenotava le orecchie, chi l’intestino, chi lo stomaco. Perfino le palle, povero Tonio, quelle che non usò mai perché non ebbe il piacere di conoscere una bella maialina che, detto così, be’…fa un certo effetto. Tonio cresceva e si moltiplicavano le prenotazioni. Quando compì un anno il mercato venne chiuso perché non erano rimaste neanche le setole. E sei mesi dopo venne il grande giorno. Era una domenica, naturalmente.
    Padre Bruno faceva come un pazzo perché aveva capito che alla messa delle dieci ci sarebbero andate solo le sorelle Di Natale, duecento anni in due e troppo vicine alle porte dell’aldilà per correre il rischio di infilare quella sbagliata. Gli altri tutti nella piazza di sopra dove Tonio sarebbe stato giustiziato. Alle dieci del mattino.
    Per l’occasione era stato reclutato un macellatore professionista che lavorava al mattatoio di Altofonte. Un boia duro e severo senza cappuccio e con una grande zappa tra le mani nodose. Tonio arrivò col suo padrone. Non puntava i piedi. Che ne sapeva lui di salsicce ed esecuzioni? Era Tonio di Tutti e, povera bestia, non aveva capito che uno sguardo può essere affettuoso o cupido, che dagli occhi può uscire un cuore o una bilancia. Trotterellava bello grasso e sereno e non capì mai perché gli stessero legando le gambe proprio al centro della piazza.
    Era una domenica d’incanto, il sole era salito in cielo sbucando a Oriente da Capo Zafferano e accorciava le ombre implacabile. L’aria si ispessiva di caldo. Villaciambra sudava di eccitazione. Il macellatore si avvicinò che sembrava il boia della rivolta dei Boxer in Cina. Sollevò l’arnese e lo calò al centro degli occhi di Tonio. Morì subito senza un grugnito, senza un tremore di nervi che muoiono un secondo dopo del cuore. Niente. Cresciuto bene, era morto meglio. Solo allora il macellatore aprì una cartella e tirò fuori coltelli, coltellacci e coltellini.
    I primi a farsi avanti furono quelli che avevano comprato il sangue di Tonio, destinato a diventare Sanguinaccio. Avevano i pentoloni e il macellatore tagliò dove c’erano le arterie. Non una goccia di sangue finì nella piazza. Quando si dice il mestiere. Poi fu la volta degli acquirenti delle cotenne, poi quelli che avevano comprato i piedi. Poi finalmente si presentò chi aveva prenotato la testa. E fu un sollievo. Perché quella testa ancora lì sotto gli occhi di tutti, ricordava il Tonio vivo, tranquillo e sorridente. Teneva alto il disagio, alimentava quel minimo di pietà della quale non ci si riesce quasi mai a liberarsi. Senza testa, Tonio non era diverso dai quarti che vedevamo appesi davanti alle macellerie, ormai famosi in tutto il mondo attraverso la “Vucciria” di Guttuso.
    Lo scempio di Tonio durò un paio d’ore. Dopo sei mesi nella piazza di sopra aprirono una macelleria e Enzino non portò più Fiorella ma prese l’appalto del latte ALP (Azienda Latte Palermo, quella di Renzo Barbera, presidentissimo del Palermo). Fui testimone di un giro di boa e da quella domenica io non mangiai salsiccia ne braciole fin quando non fui sicuro che la dentro non poteva esserci traccia sua e, in qualche modo, anche mia. Mi sarei sentito un cannibale. E quando sento dire a qualcuno “Quello è un porco”, prima di decidere se è un’offesa o no, mi informo sul destinatario. Perché Tonio era un porco, è vero. Ma era amico mio.

    Palermo
  • 32 commenti a “In memoria di Tonio”

    1. Nonò
      Mi ha fatto ricordare in ordine.
      a) la campagna, la mia campagna
      b) mio nonno e mè zio
      c) mia nonna che faceva il Sancèli
      d) la gioia
      e) la vita
      f) la morti
      g) la sasizza del maiale nutricato è divina e mi manca.

    2. A saperlo prima si invitava Tonio alla festa di Rosalìo. Al buffet avrebbe fatto la sua “porca” figura

    3. capito perché la scelta vegetariana è forte in me?
      : D

    4. Ma a VillaCiambra c’era anche un posto che faceva un quarume spettacolare! che é rimasto nella mia memoria per sempre, Billi.

    5. protomovida?
      ‘futures’?
      una bella maialina?

      😀 :D:D

      è sempre un piacere leggerla… con tutto il rispetto per tonio, pace all’anima sua…

    6. Ho conosciuto tanti porci in vita mia, ma mai nessuno che fosse come il tuo Tonio…

    7. bel raccontino,complimenti Daniele !

    8. Che peccato che certi luoghi, come quello descritto magistralmente da Billitteri, abbiano perso la loro identità!

    9. Gli animali sono sempre trattati come merce. Il punto è infatti sentirsi cannibali come facesti tu anni e anni fa.

    10. Sig. Daniele Billitteri, ma Lei lo sapeva (se n’era accorto o glielo avevano mai detto) di essere una “litterale libidine”? 🙂

    11. sig Giulio Piccherri, purtroppamente no. Siamo sicuri che è un complimento???:D

    12. Qualche giorno fa camminavo nel centro città con mio zio che, attraversando la piazza antistante il municipio, colpito dal numero cospicuo di ghiande cadute dagli alberi, ha detto: ” qui, magnificamente (ed è nell’avverbio utilizzato la grandiosità della dichiarazione, che sintetizza futuri scenari a tavola) si potrebbe far crescere un maiale!”

    13. Sig. Billitteri,sappia che questo racconto l’ho stampato e sarà oggetto di lettura per una platea,come dire, un pò particolare:bambini.
      Abbiamo un incontro con questi e si parlerà di animali,natura e roba stranissima per loro;
      Credo che sarà più efficace di mille discorsi “ad minchiam”.
      Lei permette,vero?

    14. Mr. Bookends, ne sono onorato e ringrazio sentitamente

    15. Sig. Billitteri, certo che è un complimento :-)… What’s in name…

    16. Bel racconto, commovente…
      Io sono vegetariano da 10 anni ed è una delle cose più sagge che si possa fare.
      Ciao Tonio

    17. Go veg!
      Io sono vegetariana da quando avevo 4 anni, ma non per scelta… nè mia nè dei miei genitori… Odiavo il gusto della carne…
      Ad otto anni sentii come piangeva e gridava un maiale mentre lo squartavano… Lì ho capito…

    18. Non c’è una sola virgola in più, tutto vero anzi verissimo e la tua memoria sui personaggi e i fatti della vera VillaCiambra di quegli anni non manca
      di commuovermi,vorrei in più ricordarti
      altri personaggi di quei tempi quali
      la “Signora Giovanna” nel suo metroquadro
      di bottega vicino a piazza Parrocchia,
      il Colonnello Segreto con la sua mitica
      “Topolino 500 c” e ancora i ragazzi di quei tempi gli i fratelli Albano, Enrico Segreto,i nipoti di Padre Bruno Ciccetto, Agostino, Pina e Mariacarmela,
      la famiglia Giangrande, Enrico,Santo e Totuccio Segreto,Celestino Gambino,Paolo Lupo,e poi i “Villeggianti”,che salivano ogni estate portando con se le ultime novità della città.
      E’ vero non c’era niente in quella Villaciambra, ma c’era tutto ciò che a un bambino serve per crescere in modo sano dalle sciarre in piazza per futili motivi, con riappacificamento a base di ghiaccioli o azzuse, alle corse con i carrozzoni ,alle partite di calcio a piazza parrocchia,alle risate in chiesa
      e alla processione di Villaciambra Sempre con quel Santo uomo di Padre Bruno.Io non ti conosco,Daniele Billitteri, perchè ero un Villeggiante e sono nato nel 1965 e forse troppo piccolo per averti incontrato, ma da piccolo vi ricordo tutti come grandi avventurieri nelle campagne di Villaciambra a caccia di lucertole con i fili di raffia o piegati a terra a giocare con le catenine o le noccole .
      Grazie Daniele, ricordando il tuo amico,
      Nostro amico Tonio mi hai ricordato la
      la parte più bella della mia vita “le estati a VillaCiambra” ossia la mia felice ed innocente Infanzia.

    19. Ciao Schery con il tuo racconto mi hai riportato lontano nel tempo e ho pensato che forse relativo a Tonio ho un filmato dell’epoca fatto da Tottò Giangrande vedrò di cercarlo ciao Francesca Giangrande

    20. Caro Chery
      forse non ti ricorderai di me io si e ho pure letto i tuoi interessantissimi scritti ,a Villaciambra io ci abitavo accanto a Celestino e assieme a te abbiamo condoviso tutte le assolate estate se ricordi bene accanto alle biciclette , x quanto riquarda tonio credo era il maiale che apparteneva a mio padre Martino ,io abito di nuovo a Villaciambra ma non è + la villaciambra di allora lontanissima da Palermo ma che in estate diventava un luogo di villeggiatura ambito dai soliti che non erano + degli estranei ma che ormai facevano parte della nostra vita di allora e di ricordi oggi ciao Salvo

    21. Caro Daniele, abito da quasi sei anni a Villaciambra, dopo quindici di centro storico di Palermo, e non ti nascondo che quando esco dal giornale non vedo l’ora di arrivare a casa, dove con il mio caro compare Lorenzo Ceraulo non finisco mai di imparare cose del passato, anche del tuo caro Tonino, e parcheggiando spesso la mia auto nel luogo del suo “sacrificio” mi sembra di rivedere la scena da te abilmente narrata.

    22. Mi chiamo Giangrande Dante e Martino era mio zio.Mio Padre Salvatore Giangrande, maresciallo dei Carabinieri, ogni estate ci portava a Villagrazia dai nonni.La sera andavamo tutti a Villaciambra e ancora oggi ho ricordi bellissimi di quel periodo.Mio zio Martino ci accogleva con una bella tavolata con una grossa insalatiera piena di bucatini e ne magiavamo a sazietà.Ho tanti altri ricordi bellissimi, mi ricordo mio nonno Salvatore che alla veneranda età di 83 anni ci metteva a noi nipoti su un carretto e ci portava a spasso per il paese.Mi ricordo la voce fragorosa di mio zio Martino che chiamava “Salvuzzo, Salvuzzo”.Sembrano piccole cose, ma a distanza di anni mi vemgono in mente questi pensieri e non nascondo che ancora oggi mi commuovo.Adesso vivo a Perugia, ma la Sicilia mi è rimasta nel cuore, perchè è lì che ho trascorso con i miei fratelli tutte le vacanze a partire dal 1950 fino alla fine del 1969 quando mio nonno padre di mia madre Teresa Saitta morì all’eta di 95 anni.
      Cordiali saluti Dante Giangrande

    23. Grande Chery, forse fra tutti coloro che ti hanno inviato messaggi di riconoscimento per i ricordi che ci fai affiorare con grande piacere e forse con un po di malinconia, sono colui che ti segue ancora, anche se da lontano. Ho visto qualche tua apparizione a TGS e ho comprato e letto 2 tuoi libri. Da ragazzino ho condiviso con Te la tastiera del mio pianoforte, ricordi? suonavamo, a 4 mani, un breve intermezzo di poche battute.Ti tolgo dall’imbarazzo, sono uno dei pochi “CELESTINO” che popolano l’universo ma uno dei tanti che vivono ancora a Villaciambra, e per non rimanere fra i tanti aggiungo il cognome TANTILLO. Io non so se ancora di tanto in tanto ti fai un giro da queste parti; da “ARBORIGENO” posso dirti che la Villaciambra dei tuoi scritti, purtroppo non esiste più, quell’aria di essere….. tutti una famiglia, manca ormai da troppi anni, e gli alberi che popolavano i grandi giardini sono stati tutti………………………n’zitati a balatuna !!!!!!!!!!!!!!!!!

      Nel ringraziarti per aver sollecitato in Noi il fantastico ricordo di un tempo che fù, ti invio un caloroso abbraccio.
      Celestino Tantillo

    24. Carissimo Signor Billitteri (o forse posso anche chiamarla Signor Scerì? Perchè mia madre, mia nonna e le mie zie è così che La chiamano, quando parlano di lei, in quei loro ricordi traboccanti di trasognante affetto e malinconica nostalgia dai profumi lontani). Sono il figlio – malriuscito ci dico sempre a mia madre – di Mariuccia Vaglica e automaticamente nipote di Mirella Vaglica, “La Fiorentina” (nessuna allusione, c’ammancassi, a bistecche e squadre di calcio…), a cui, leggenda vuole, lei portava spesso buatte ricolme di gelsomini. Io non avevo mai capito, fino a quando non ho iniziato a leggerLa (anzi, m’aiutassi se può, chè non riesco più a smettere!), perchè a mia mamma e a mia zia Rosalba luccicassero tanto gli occhi ogni qual volta parlavano di quei tempi (vera e sincera “Età dell’Oro” della nostra borgata), e di Lei (con tanta tenerezza e affetto).
      Ora voglio sperare di avere capito perchè: perchè in ogni sua citazione,in ogni suo aneddoto, in ogni suo moto di genio espressivo c’è tutto lo spirito solidale, gioviale e genuino di quella splendida comarca di picciutteddi che scorazzava per la borgata della (allora)”Villaciambra Felix” (quasi che su quei carrozzoni e fra quelle due piazze aveste sottoscritto lo Statuto fondante di un’intera generazione). E le sono grato anch’io, nel mio piccolo (benchè pesi 110 chili),che da homo Ciammaritanus (quale tutt’ora sono in termini di residenza) mi sono evoluto in Homo Panormitanus®.
      E l’homo ciammaritanus? Niè, collega del Neanderthal finì…

    25. Caro Cheri non poteva mancare il mio commento , dopo aver letto anche i nomi di parenti e amici che ti hanno scritto.

      Volendo parafrasare quel vecchio successo di Celentano ( Adriano ) … la dove c’era l’erba ora c’è ……!!
      E’ proprio cosi , le rare volte che “salgo” a Villa Ciambra , mi assale una grande nostalgia , tranne i vecchi non conosco più nessuno . Noi ci siamo sentiti qualche anno fa , vedendo sul Giornale di Sicilia il tuo indirizzo email. A quei tempi non c’era Internet ,i giochi si inventavano , le patite di calcio si facevano in piazza (capolinea del mitico n. 30 ) e/o alle scuole elementari e si alternava il calcio con il famoso gioco a squadre (non so tradurlo in italiano ) .. “Acchiana u patri cu tutti i so figghi” !! . Colgo l’occasione per salutare tutti quelli che conosco ,ringranziandoti per aver citato il nome di mio padre. Un caro saluto
      Pippo Lupo

    26. Già ho scritto sul vostro sito l’11 agosto del 2007.
      Volevo aggiungere due note storiche sulle origini di Villaciambra raccontate a mio Padre Salvatore Giangrande
      fratello di Martino Giangrande da Benedetto Cappello.
      C’ero anch’io quando Benedetto Cappello raccontava le origini di Villaciambra e io molte cose le ho memorizzate.Per esempio non tutti sanno che il nome Villaciambra venne dato dal Barone Ciambra, che dopo i Montagna, i Giambruno e i Caccamo, fu uno degli ultimi proprietari del grande feudo costituito dalla zona e tuttora presso u arco del Baglio Lorenzioni(una volta Baglio Albano) si può leggere a malapena nella parete affumicata”Addio Ciambra” e nella campagna a valle essiete il”passo del Barone”.Il negoziante di tessuti Ciambra della via Bandiera a Palermo, vanta la sua discendenza dal Barone della Villa Ciambra.
      Sino al principio del 1900 questo era Villa Ciambra aggiungendovi due casette del pianoterra del Bar Lupo al”Pigno” altre due casette stravecchie in Piazza Fiume. la taverna di Lisi Uddu all’angolo di Piazza Parrocchia e le case ruralei del”passo della Monaca”: era questa monaca una nubile della famiglia Albano,(ultimo proprietario del feudo) che nella solitudine campestre di quella casa, conduceva vita religiosa.
      Poi dei racconti di Benedetto Cappello che ci parlava della Madonna di Ciambra che era un quadro in ardesia che raffigurava la Visitazione e che la gente ha sempre chiamato”Madonna del Rosario”
      Nel 1975 il Prof. Attilio Patania della Soprintendenza ai Monumenti di Palermo ne ha curato il restauro e ha detto di trovarsi davanti ad un lavoro eseguito da un importante scuola della fine del ‘700″.
      La tradizione popolare vuole che il quadro sia stato trovato nelle”rocche di Ciambra”.
      Poi ci parlava di Padre Francesco Paolo Battaglia che nacque da famiglia modesta a Capaci nel 1879.Padre Battaglia fu mandato a Villa Ciambra novello Sacerdote per i seguenti fedeli: circa 60 famiglie a Malpasso e circa 12 famiglie attorno alla vecchia Chiesuola.
      Ci parlò anche del Ten. Prof. Matteo Gambino nato a Belpasso il 7 aprile 1911 e morto per la patria il 17 settembre 1938.
      Poi parlava di tante tantissime altre cose e quando mio padre Salvarore ritornava a casa ci raccontava tutto quello che gli aveva raccontato Benedetto Cappello suo grandissimo amico.
      Ecco ho voluto richiamare nella mente di qualcuno che vive a Villaciambra queste piccole notizie del luogo, raccontate da una persona che ci ha vissuto e che lì è morto.

      Perugia, 14 gennaio 2009

      Dante Giangrande

    27. Caro Dante, ti ringrazio di avere ricordato la memoria di mio zio Matteo, fratello di mio padre, Vincenzo e di mio zio Rocco. Colgo l’occasione di salutare Daniele che ho conosciuto da ragazzo ed i partecipanti al blog che in gran parte conosco personalmente ringraziandoli per avermi dato l’occasione di ricordare tantissime cose della mia vita vissuta da ragazzo e da dolescente nella Villa Ciambra “felix” di allora ove nacqui ed abitai fino agli anni settanta.

    28. Pure io, grazie a Maurizio Giangrande, ho una copia del filmato col Maiale Tonio inseguito per la piazza dal sempre compianto Martino Giangrande! Bello e genuino documento d’epoca! Un saluto per tutti!

    29. non credo che nessuno di voi si ricordi di me forse solo Antonella .Grazie per avermi riportato indietro anchio ho dei ricordi indimendicabili di Villa Cimbra!Ciao

    30. Per Rosalia Mazzarino. Certo che mi ricordo di te. Ma dove sei?

    31. Vi ricordo che questa non è una chat. Grazie.

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