mercoledì 18 ott
  • Cibo: Palermo vs. resto del mondo

    Giorni fa ho conosciuto una ragazza romana, arrivata nella nostra città per fare un servizio fotografico. Le ho chiesto che cosa, da “osservatrice” per professione, l’affascinasse di più della nostra Palermo…lei immediata ed entusiasta mi ha risposto: “I colori, gli odori, il cibo che si consuma per strada, il mercato di Ballarò con le sue spezie e questa strana commistione tra modernità occidentale e atmosfere mediterranee…”. Parlavamo su un terrazzo del centro storico al tramonto, con il profumo del mare, davanti tra cupole arabeggianti e gatti pigri sui cornicioni, ci siamo date appuntamento per cucinare insieme. Sì, cucinare insieme. Oggi cucinare, degustare, non sono più obblighi riservati a grasse massaie recluse in cucina. La cucina è diventata una forma d’arte, ma tra finger food, sushi e sashimi, ragazzi concedetemelo, per me entrare in una nostra pasticceria è ancora un’emozione… Poi, tra un bel calzone fritto e quelle microscopiche porzioni degli happy hour cosa preferite? E tra un piatto di pasta al nero di seppia e una perfetta, lucida ma “puzzolentina” porzione di sushi, cosa scegliereste? E tra una pistacchiosa e cremosa sfincia di San Giuseppe e quel brownie inglese, che mi dite? Io non ho dubbi. E poi basta dare un’occhiata ai piatti base della nostra tradizione per fare un veloce excursus storico-culturale dei popoli che hanno abitato la nostra ‘trinacria’. La cassata, di cui anche i giapponesi vanno ghiotti, ne è un esempio. La ricotta regalo dei greci fu, la glassa dei francesi, la frutta candita regalo r’i turchi (gli arabi) e il pan di spagna, il nome stesso lo dice… Una mattina mi trovavo al capo con un’altra mia amica “polentona”, a caccia di buon pesce. Davanti alla bancarella della frutta secca mi chiede: “Ma perchè la chiamate “fagiola per la pasta”?” Tra una risata e i flash dei turisti mi sono sentita orgogliosa di stare li, con le scarpe sporche di fango delle pulizie del sabato, tra i visi increduli e stupiti di turisti mezzi nudi a dicembre che fotografano lo “Zio Totò” che trancia il pesce spada. Anch’io mi sono sentita parte di quegli odori, di quei colori, tra la gente, per strada, in una mattina qualunque nella mia città: Palermo…

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  • 4 commenti a “Cibo: Palermo vs. resto del mondo”

    1. Brava Francesca!anch’io ho le stesse sensazioni, e vado molto orgoglioso della mia città!adoro i mercati, infatti ho fatto diverse mostre sui mercati e alcune foto le puoi vedere sul mio sito http://www.domenicoaronica.com alla gallery: palermo’s markets.
      Per me la cucina palermitana è insuperaabile, anche se un pò pesante!
      Ciao a presto!domenico

    2. francesca è vero: tutto il mondo invidia la nostra cucina e questo spiega anche che ogni italiano che all’estero mette su un ristorante italiano/siciliano non può che avere successo. forse perché il palermitano per questioni genetiche, nel corso della storia ha pensato più a sollazzarsi che ad altro… siamo ad un alto livello di cucina… forse l’economia palermitana potrebbe essere cooking/eating oriented 😀
      ed è anche per questo che un siciliano quando va in vacanza all’estero sente subito la mancanza e poi il bisogno del cibo della propria terra… e anche del caffè diciamolo!
      saluti sapurusi…

    3. Mi chiedo:ma un popolo si inventa cotante pietanze per pititto o panza china?

    4. Ogni volta che vado Palermo mi piace perdermi tra i vicoli della vucciria o al capo ed assaggiare tutto quello che mi capita a tiro.
      Un elogio particolare va al chiosco che vende ‘u pani ca meusa in corso aprile finocchiaro, per non parlare di mia suocera che tra sarde alla beccafico, anelletti al forno e caponata non fa altro che a contribuire ad aumentare la mia massa grassa.Mia moglie ogni qual volta che torniamo a Roma porta con se chili di caffè morettino, mollica, e tutto quello che può stipare dentro la valigia.E per gradire….
      Fate lessare un cavolfiore in acqua salata,tiratelo fora al dente e tagliatelo a tocchi.Fatelo ‘nsaporiri dintra a un tegame indove aviti soffritto ‘na cipuddruzza tagliata a fettine.A parte, friggiti un bel pezzo di sasizza frisca e appena che addiventano dorata,tagliatela a dischetti massimo di un centilimetro,livannogli la pellicina.Mittiti ‘nzemmula cavolfiore e sasizza nell’oglio di frittura,aggiungendo qualichi patata tagliata a dischi trasparenti,aulive nìvure spezzate,sali e spezie.Ammiscate bene questa composta.Con tanticchia di pasta di pani lievitata fate ‘na sfoglia a disco e assistematela in una tortiera a bordo alto,inchitela con la composta,ricoprite con un autro disco di pasta di pani incollando bene i bordi.Ungete le parti superiori con sugna e mettiti la tortiera nel furno caldissimo.Tirate fora appena si dora ci vorrà ‘na mezzorata.Questa è la ricetta della ‘mpanata di maiali che il commissario montalbano si fici dare (-Le ali della sfinge- A. Camilleri)

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