mercoledì 18 ott
  • A Christmas Carol

    Babbo rosanero

    Davide Enia odia babbo natale, gli leva il sonno (mi messaggiò pure alle 2 di notte per dirmelo e io prontamente risposi alle 4 e un quarto), è una cosa personale, un rapporto insoluto fra lui e il ciccione, lui a babbo natale “‘u buffiassi ra matina a sira”, proprio non lo sopporta…

    Ecco, noi, per renderglielo più simpatico gli abbiamo messo il cappello rosanero, non si sa mai che una volta e per tutte, giusto giusto per Natale, non si decidano a far pace.

    Buon natale a te, Davide, a voi tutti autori di Rosalio e a noi, ovvero la gloriosa community di Rosalio.

    Palermo, Rosalio
  • 19 commenti a “A Christmas Carol”

    1. devo dire che rosanero ha un suo perché

    2. BUON NATALE a tutti voi/noi…davvero orgogliosa di poterlo dire!
      P.S.= Babbo Natale rosa-nero è troppo forte, dai, Davide!

    3. ciccio, ‘a verità?… ci livàssi u cappiddùzzu (massimo rispetto per il glorioso rasa-nivuro)… e ‘u pigghiàssi arrìere a buoffe…
      PPEMM, ‘a prima… PPEMM, a secùnna… PPEMM, ‘a tierza… poi ci rimittissi ‘u cappiddùzzu arrè nna testa, “ou -ci dicissi- viri ca ‘un ti sgango i corna solo picchì c’hai ‘i supra u cappiddùzzu d’u Palermo”… e accussì, come sono venuto, me ne vado, dopo aver pisciato sul suo carbone.
      E’ una stimmate, babbo natale.
      L’idea divenuta reale che l’unica fabbrica di miti sia la pubblicità delle multinazionali.
      Tralascio l’ovvio pistolotto sull’ipocrisia del natale, tanto tutti dicono che lo odiano e poi viiiiiia, a ghiccàre piccioli e dignità.
      Può mai starmi simpatico quell’orrido grasso monito al voltarsi dall’altra parte, al solito artificiale, al volemose bbene oggi è natale e domani torni u figgh’u pulla di sempre?
      No, ciccio, no.
      Non mi sta simpatico il trippoide colesterolico.
      Non mi sta simpatico per niente.
      Ma.Picchì ‘u “ma” c’è sempre.
      Ma io, davide, io non ce l’ho con lui.
      Non c’è l’ho con un simbolo, sarebbe stupido.
      Ce l’ho con chi l’ha imposto al mondo, fottendosene dei tanti di prima che furono, e che legavano coi territori che li generarono come necessari germogli per capire, per risolvere, o più semplicemente per raccontare e ancora e ancora.
      Adesso basta però, troppe sillabe ho dedicato all’orrido, vado ad inanellare nuove parole come perline,
      che venga fuori una catenina leggere da mettere su un collo gentile, è la speranza.
      Che avvenga per sceltra di entrambi, un regalo di natale.

    4. Cmq Babbo Natale (Santa Claus) è Sveti Nikola, Santo Nicola, quello che ai picciriddi siciliani, di notte, quando cade il dentino, porta i piccioli. Noi gli abbiamo cambiato il cappello rosa-nero, ma la cocacola gli cambiò la casacca, che in principio, verde fu!

    5. Si ma stu viscuvu a quanto pare viaggiò molto e generò confusione.
      E comunque il simbolo del Natale è Gesù Bambino.

    6. Da quando sento questa storia di Santa inventato (o modificato) da Coca Cola, ho spinno di ritrovare i miei vecchi volumi de “I Quindici”, enciclopedia per picciriddi in voga negli anni ’70, perchè ho il preciso ricordo di alcune immagini che ai tempi mi chiarirono in modo indelebile l’iconografia del Babbo, con riferimento ad una cinquina almeno di varianti, provenienti da varie nazioni. E c’era la barba bianca e c’era pure il rosso. Insomma sarebbe potenzialmente smentita la storiella della Coca Cola mamma di Babbo Natale (con Haddon Sundblom papà).
      Resta certo il fatto che la CC Company ha impunemente sfruttato l’immagine di Santa Claus, finendo per farlo odiare a molti, Davide Enia incluso.
      “I Quindici” non riesco a trovarli, intanto ho trovato questo: http://www.snopes.com/cokelore/santa.asp

    7. Su wikipediafanno vedere le prime illustrazioni con il mantello verde 🙂 e dicono che la storia che il ciccione sia stato creato dalla coca-cola è una leggenda metropolitana, ciò non smentisce però la questione della casacca che da verde passa a rossa 🙂

    8. vabbè ora non è che lo dobbiamo odiare perché è un pacchione, questo non c’entra! però però però…anche io sapevo la versione del legame e del suo lancio tramite la cc company…qualche nesso tra cocacola e obesità? 😀
      insomma a palemmo i camini non ce li abbiamo, almeno in città, (tranne che in alcuni appaVtamenti sciccosissimi!), quindi il panzone, ops, il vecchino da dove dovrebbe entrare?
      ùinsomma sono le 00.26 domani devo lavorare e mentre vi leggo e scrivo qui sto cucinando il mio pranzo di domani. insomma babbo natale, se esisti veramente, regalami un lavoro migliore, oppure mandami i tuoi elfi a pulire un po’ casa, oppure chennesò…
      e comunque levati ddu cappidduzzu rosanero, fammi sta cortesia!

    9. ciccio anche tu a questora della notte…
      cucini anche tu?
      mi hai riconosciuta? 😀

    10. Io sono reduce dalla notte di ingordigia in onore di sveti nikola dai miei amici balcanici 😛 Insomma stu babbo natale spunta runnegghé!

    11. Concordo sull’osceno cappellino.
      Per il resto,non mi interessa nulla dei c…i natalizi altrui,fosse solo un’immagine il problema..

    12. bhe cmq il panzuto babbo natale e’ famoso in Italia ma dai nostri (evoluti) cugini spagnoli non se lo filano neanche da lontano. Per loro i veri eroi sono i re magi, con tanto di sfilata per le strade delle citta’ e la notte del 5 gennaio portano i doni ai bambini buoni. Tra l’altro la sfilata de los reyes a madrid è qualcosa di spettacolare. Per me che ero li’ da qualche mese era tutto strano perche’ il 6 gennaio mi accorsi improvvisamente che tutte le persone che erano in strada con pargoli al seguito, si portavano dietro anche una…scala!Incuriosita li seguii visto che andavano tutti nella stessa direzione e mi accorsi che erano tutti fermi li’, sopra le loro belle scale, a far vedere ai bimbi la processione dei re magi. pensate che il 25 dicembre NON si scambiano i doni e se dici a un bambino “che ti ha portato babbo natale?” non sa neanche di cosa stai parlando. Mi consola molto questo spiraglio di anticonformismo spagnolo dove il potere delle multinazionali non ha scalfito le loro tradizioni…certo c’e’ da chiedersi se sia dovuto ad un fatto di attaccamento alle proprie radici o alla presenza di una dittatura severa e autarchica risalente a meno di trent’anni fa…

    13. Cicciuzzu, pedante non voglio essere, ma ribadisco che pure la storia del rosso al posto del verde è una ben congegnata (e utile alla cocacola) leggenda. Alla fine del diciannovesimo secolo Santa “dressed in furs (like Belsnickle) or cloth suits of red, blue, green, or purple” (dal sito che ho riportato nel commento precedente). E poi “A Boston printer named Louis Prang introduced the English custom of Christmas cards to America, and in 1885 he issued a card featuring a red-suited Santa.” Insomma, un colore “ufficiale” non c’era, men che meno il verde, e già alla fine dell’800 molti lo volevano rosso. E poi se è vero che Santa Claus altri non è che San Nicola vescovo, vedi che il rosso non è poi tanto assurdo come colore delle vesti del Babbo: http://tinyurl.com/yn9xcn … 🙂

    14. “…Ce l’ho con chi l’ha imposto al mondo, fottendosene dei tanti di prima che furono, e che legavano coi territori che li generarono come necessari germogli per capire, per risolvere, o più semplicemente per raccontare e ancora e ancora…”

      Il babbo natale della coca cola non è famoso dapertutto. Nei paesi del nord viene molto, ma molto più sentito San Nicola, che viene dalla Spagna, con i tanti Pete. San Nicola viene festeggiato intorno al 5 Dicembre. Dopo che recentemente ho scoperto sta cosa, ho cominciato a domandarmi quando da noi si è cominciato a conoscere/sentire il rosso babbo natale della coca cola.

    15. Io, scusatemi, farei meno il semiologo e più il pratico. Di questa storia del colore e della cocacola i bambini che ci hanno creduto, me compreso, non ne sanno nulla. Men che meno del San Nicola verde, o technicolor. A loro importa che ci sia qualcuno, diverso e lontano dalla loro famiglia, che li pensi, a cui si affidano. Una speranza di qualcuno, un altro amico, un sogno. Quando ero bambino l’icona ipercommercializzata con cui hanno a che fare i nostri figli quasi non esisteva, o comunque era solo di carta. Parlo di 35/40 anni fa (ahi l’età): io preparavo l’abete con le palline e le luci il 23 e il 25 mattina mi svegliavo prima di tutti gli altri per vedere se c’erano i regali. Babbo Natale era un suono, una parola detta ma non commentata. Sono d’accordo con Davide (anche se non sono così manesco) sulla pretestuosità dell’icona, e anche con Francesco sul dettaglio storico (il Sannicola dei dentini). Ma finché è possibile, e se è possibile, lasciate che i bambini credano alle favole e non le trasformino, anche loro, più di tutti, in un allenamento commerciale…

    16. Rispondendo a Davide, cito una racconto di mia madre. MIa madre mi ha sempre detto che in Sicilia i regali ai bambini li portavano i morti, per la festa dei morti. Festa pagana e cristiana insieme, ricongiungentesi con la tradizioni dei Lari e Penati Romana, ossia col culto dei parenti estinti da rinnovare nella memoria delle generazioni. I morti che portano i regali ai nuovi nati, ai giovani, in una consegna di tradizioni e memorie, che faceva dei morti, i vivi fra i vivi.
      Ormai pare siamo tutti globalizzati, anche se devo dire, da noi i Morti, faticosamente resistono, all’assalto dell’appiattimento globale.
      Forse, ormai per poco.

    17. la festa dei morti é aniconica, in Sicilia, mentre Babbo natale é rappresentato, figurativamente. Nel suo essere rappresentato, anche senza una vera ragione o senso, pare che esista.
      Forse é questo il punto?

    18. X Uma: cara uma, la festa dei morti, la vera festa dei bambini palermitani, è aniconica perché i morti non sono né icone né simboli, sono carne della carne dei nostri genitori che andò sottoterra. Babba Natale è un cazzone di rosso vestito di cui si ricorda il rosso del vestito, e la mole spopositat adell’addome. I morti sono fotografie e racconti, intonazioni e pettini lasciati in ricordo ai nipoti. babbo Natale è fuori, nelle vetrine, i morti sono negli interstizi delle case, nelle vene dei ricordi. E, tra un parente morto che regala (assieme alla moffoletta preparata dalla madre) e un amorfo insieme di rosso\bianco, è per l’odore di colonia di mio nonno che batte il mio cuore. Ciao

    19. Tale ricorrenza non è, nella tradizione popolare siciliana, soltanto una ricorrenza liturgica, ma un vero e proprio momento di grande aggregazione della società ed uno dei più caratteristici fenomeni sociali in cui risaltanon l’identità e la cultura siciliana.

      Già il Pindemonte ricordava come i Siciliani non associassero il ricordo dei nostri morti soltanto al dolore per i “cari estinti” o al loro ricordo, ma anche al sentirli in qualche modo vivi in mezzo a noi, al punto che testimonia di famiglie intere che (ovviamente si era nel XVIII secolo) addirittura nella ricorrenza andavano a festeggiare pranzando a pochi passi dai sepolcri.

      Chi non conosce bene l’anima siciliana trova strano tutto ciò, forse macabro. In realtà si tratta di coraggio, di schiettezza di fronte al fluire della vita, di profondi valori di attaccamento alle proprie radici ed alla propria famiglia. Per questa stessa ragione la mattina del 2 novembre milioni di bambini siciliani ricevono ancora il giocattolo (nonostante Babbo Natale e la Befana, nonostante Halloween) che “misteriosamente” qualche nonno gli ha fatto trovare, ovvero, più prosaicamente lo pretendono dai genitori come si fa nelle altre ricorrenze comandate.

      Per la stessa ragione le famiglie siciliane consumano alcuni dolci tipici (la “Pupa”, la “martorana”, a Catania la “Mustadda”) che sottolineano l’importanza della festa. Molti nonni (vivi questi, ovviamente) fanno il cesto ai nipoti con dolciumi vari…

      Ebbene tutto questo “è identità siciliana”, e tutto questo è minacciato da una globalizzazione che sradica le coscienze e ci rende stranieri nella nostra stessa Patria.

      L’Altra Sicilia invita le Istituzioni e le Imprese siciliane a valorizzare questa tradizione e ad adattarla ai tempi secondo le necessità e i gusti di oggi (perché non organizzare, ad esempio, una vera e propria “settimana dei morti”, in fondo il “gusto del macabro scherzoso” non è diverso dallo spirito di Halloween che ci è estraneo e che sarebbe così metabolizzato nella più siciliana delle ricorrenze). Si lancia la proposta per il futuro, ma già sarebbe bene pensarci sin d’ora.

      Le nostre TV (quelle poche che hanno lasciato esistere) e i nostri giornali potrebbero contribuire a sottolineare l’evento che diventerebbe la più grande festa ludica siciliana (con tanto di indotto, ma la nostra proposta non ha solo finalità economiche).

      Per sottolineare l’evento ovviamente dovrebbero essere le Istituzioni a fare la maggior parte e, ancora, il 2 novembre dovrebbe essere festivo, anche solo in Sicilia, anzi proprio in Sicilia, perché in Sicilia e non altrove “i morti sono i morti”! Si può dire che l’introduzione di “feste regionali” potrebbe ridurre la produttività…

      Ma non credo che due festività siciliane (il 2 novembre per le ragioni dette e il 15 maggio come festa dell’Autonomia) possano rovinare la nostra economia: intanto perché si potrebbero dedurre (anche solo una delle due) dalle c.d. festività soppresse (5 giorni l’anno in cui comunque non lavora quasi nessuno) e poi perché il problema dell’economia siciliana è quello di aumentare la produttività del lavoro e la base produttiva, non quello di aumentare (o di non diminuire di “un giorno”) le giornate o l’orario di lavoro dei pochi che per fortuna un lavoro ce l’hanno.

      Del resto le altre feste nazionali le rispettiamo ma ci sono quasi tutte un po’ aliene: fatto salvo il 2 giugno (che comunque la Repubblica non ha festeggiato per due decenni abbondanti), ricordiamo infatti che il 25 aprile è la festa della liberazione dal nazifascismo (importantissimo, certo, nessuno lo tocchi, ma da noi i nazisti non arrivarono ad occuparci, il fascismo fu cacciato dagli alleati, il CLN fu un comitato di funzionari di partito e l’unica “resistenza” fu quella antiitaliana dei separatisti e dei renitenti alla leva) e il 4 novembre la festa delle forze armate (cioè la festa della vittoria della I guerra mondiale, evento lontanissimo dagli interessi e dalla memoria storica della Sicilia che in quella guerra fu la più lontana delle retroguardie).

      Perché non riappropriarci allora della Nostra Identità e non chiedere ad alta voce il 2 Novembre come grande ricorrenza popolare siciliana?

      L’Altra Sicilia – al servizio della Sicilia e dei Siciliani

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