venerdì 20 ott
  • Da Palermo a Melbourne

    Lo scorso mese di giugno si è svolto a Melbourne il terzo convegno dei giovani siciliani all’estero. L’incontro, dal titolo “Sicilia senza confini: educare alla cittadinanza”, è stato, per certi aspetti, originale perché ha visto riuniti giovani di origine siciliana provenienti da Australia, Argentina, Canada e Venezuela.

    Il convegno, al quale ho partecipato nella mia qualità di direttore dell’Ufficio per i siciliani all’estero del Se.R.E.S., organismo della Conferenza Episcopale siciliana, ha voluto sottolineare la necessità di dare visibilità agli artisti di origine siciliana all’estero che operano con successo nel mondo e soprattutto in Australia.
    Pensate: registi, come Mario Andreacchio e Monica Pellizzari (vincitrice di numerosi premi al Festival del Cinema di Venezia), pittori, come Aldo Iacobelli e scrittrici, come Melina Marchetta e Anna Maria dell’Oso, che sono protagonisti attivi nel contesto globale del nuovo dialogo interculturale, ma che difficilmente ricevono riconoscimenti da parte dei leaders delle comunità italiane all’estero, dei nostri Consolati e degli stessi Istituti Italiani di Cultura.
    Una mancanza di attenzione, basata sulla convinzione che le espressioni culturali autentiche possono essere trovate solo nella madrepatria.
    Ho detto con forza in quella occasione che dobbiamo avere il coraggio di dire basta, soprattutto perché tutto ciò non rappresenta più la complessa realtà degli italiani nel mondo. Meno che mai rappresenta le seconde e terze generazioni che si stanno affermando in settori quali lo sport, il business e le arti. Sono convinto che convegni, come quello di Melbourne, debbano anche stimolare, favorire e sostenere queste risorse culturali e artistiche presenti nelle nostre comunità all’estero. Ma ho pensato che è necessario che tali stimoli debbano essere rivolti anche ai siciliani residenti in Sicilia. Ed ecco il motivo del mio intervento su Rosalio.it.
    Un cammino difficile e complesso che intercetta, però, un bisogno delle nostre “comunità” e che è necessario se vogliamo davvero riscoprire i valori fondanti della “sicilianità” come la cultura della famiglia, il rispetto della vita e la solidarietà, per metterli al servizio dell’umanità, a cominciare concretamente nelle tante città di residenza dei siciliani nel mondo.
    Dobbiamo gettare il nostro cuore oltre la siepe, affinché nei fatti vi sia una Sicilia senza confini.
    L’aver voluto mettere nel vostro sito queste impressioni, l’aver voluto riportare, seppur brevemente quel che i nostri giovani di origine siciliana si aspettano da noi siciliani residenti in Sicilia è la scommessa che questa comunità siciliana “virtuale” che essendo sul web è già nel mondo, sappia far divenire patrimonio ricchezza e cittadinanza comune, l’enorme potenziale culturale, artistico ed economico dei giovani di origine siciliana nel mondo.

    Ospiti
  • 2 commenti a “Da Palermo a Melbourne”

    1. La ringrazio per questo intervento. Putroppo non condivido quasi niente di quello che scrive. Credo che gli artisti si affermino (o no), e debbano essere loro dati riconoscimenti (o no), a prescindere dalla loro provenienza geografica. Se questi artisti di origine siciliana non hanno visibilità forse non sono tanto bravi, la loro origine non c’entra. Lei parla di “valori fondanti della sicilianità” e fa grosse generalizzazioni. Sorvolando sul fatto che il rispetto della vita e della solidarietà appartiene soltanto a una parte dei siciliani. Il sogno di una “Sicilia senza confini” mi fa venire i brividi. Preferisco la realtà: quella dei tanti australiani, americani, etc, siculi di seconda e terza generazione che sono diventati cittadini rispettabili e hanno trovato prosperità e tranquillità. Anche se hanno perso un po’ di “sicilianità”.

    2. Per Nicola Pizzolato:
      é troppo evidente che l’origine non é rilevante per fare o meno un artista. Infatti gli artisti di origine italiana che ho citato hanno già avuto la visibilità che meritano. Nel corpo del mio intervento ponevo l’attenzione dul fatto che spesso le “politiche culturali” dei nostri Istituti Italiani di cultura niente sanno e niente vogliono sapere di questi artisti che invece potrebbero essere meglio utilizzati proprio nel finanziare la “cultura” italiana nel mondo…
      Altro aspetto: il senso della vita e della solidarietà lei mi rimprovera di averla accreditata a tutta la Sicilia mentre, a suo parere, appartiene solo a una parte dei siciliani. Avevo ben presente il tema della mafia quando ho scritto questo testo e l’ho scritto pensando proprio ai siciliani ai quali appartengono questi valori. Gli “altri”, i mafiosi (basta questa indicazione?), non penso rappresentino né qeusti valori e nemmeno la nostra terra.
      Per il tema della “Sicilia senza confini” mi riservo in seguito altre considerazioni.
      La ringrazio comunque per la sua attenzione
      Roberto Mazzarella

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