mercoledì 18 gen
  • C come corpo

    Il corpo dei palermitani è il corpo delle contraddizioni.
    Nei palermitani DOC scorgi due tipologie di vis corporale:
    il segaligno e il corpulento.
    Il primo è così secco da far vedere i muscoli e i nervi, con una faccia scavata dal fumo tirato su dall’immancabile cicca di sigaretta penzolante.
    Sono sempre abbronzati, i segaligni, non si sa come, né perché, e si capisce che anche se stessero sottoterra loro sarebbero sempre abbronzati (altra contraddizione).
    Il corpulento, il gordo, lo chiamerebbero in Spagna, lo vedi sempre vicino ad un fruttivendolo, o almeno è così che me li immagino io. Nella mia testa il gordo è sempre legato all’odore delle patate bollite, quelle che stanno ammollo da sempre.
    I corpulenti però battono in numero i segaligni.
    E qui non si capisce.
    I corpulenti sembrano essere i più poveri tra le due fazioni e la domanda che mi sono sempre posto è come fanno.
    I segaligni me li spiego, non mangiando.
    Ma loro i gordi, che dividono con i segaligni la fame antica, sono sempre ben pasciuti, non più allegri, ma sicuramente pasciuti, tanto da non potersi guardare i piedi.
    Da piccolo domandavo a mia mamma: “mamma ma i grassi si mangiano i magri?” spiegandomi così di un colpo la minoranza etnica dei sicchi e lei mi rispondeva sempre: “con quelle ossa incatenate tra loro avrebbero poco da mangiare”.
    La domanda che pongo a tutti voi allora è: che c’è dentro la pancia dei gordi?

    Luigi

    Ci capitano certe cose che ci colpiscono… so che questa non è proprio una frase d’effetto per cominciare, ma l’idea di mettere di seguito ben sette parole che cominciavano con la lettera “C” mi divertiva!
    Il corpo metafora del tempo.
    Dai corpi morbidi della classicità ad oggi la storia è lunga, ma è sull’oggi che mi piace soffermarmi. Corpi che si affollano, che rispettano la fila, che si ammassano sui mezzi, che si sfiorano, che si desiderano; ancora corpi che passano accanto ignorandosi, corpi che si toccano e “chiedono scusa”, corpi intirizziti dal freddo, corpi elegantemente avvolti. Corpi che si agitano in discoteca, corpi che sudano in palestra, corpi che si abbrustoliscono al sole o sotto una lampada abbronzante… dipende. La parola d’ordine è esserci comunque con il corpo, non necessariamente con anima e mente, e dal momento che ci si affanna per esserci tanto vale essere notati. E allora corpi snelli, scattanti, pronti all’uso. Lucidati, tirati, strizzati; corpi parlanti, a volte, ma sempre meno pensanti.
    Tratta il tuo corpo come un tempio.
    Non ricordo chi l’abbia detto, ma rende l’idea. E il nostro tempio è rimpinzato di cibi chimici, gonfiato nei punti giusti, stressato, ma oleato, profumato, shampato e MAGRO. Sì… il corpo oggi lo si pretende magro,snello, sodo. Chi rientra in questi parametri, e in queste taglie, può trovare posto in società altrimenti… si storce il naso, si fa fatica, non si è del tutto accettati. Ci capitano certe cose che ci colpiscono, come trovarsi nella condizione di inviare una serie di curriculum per la necessità di trovare un posto di lavoro part time che ci permetta di pagare affitto e bolletta e di sentirsi rispondere, anche per andare a fare le pulizie o la commessa in un negozio di generi alimentari, “invii anche una sua foto”. Non c’è scampo, e i bagordi natalizi non aiutano.
    Dalla città della moda, Milano, è partita una campagna promossa dai maggiori stilisti e da quanti hanno voluto aderirvi: è un invito a lottare contro l’estetica del magro e bello ad ogni costo. Cacciate le quindicenni, apertura alle taglie 42 e 44 da tempo bandite. È un segnale importante e allarmante allo stesso tempo, che ci deve far riflettere e riprendere ad amare una vita… più morbida.

    Deborah

    Lessico sicigliano
  • 2 commenti a “C come corpo”

    1. guardo dalla finestra della mia cucina…
      ragazzi in strada…e mi chiedo
      cosa vedono?
      loro vedono la mia immagine
      di donna
      la mia femminea sagoma
      dietro questo vetro
      io vedo i loro corpi ma vedo anche me stessa
      il vetro di quella finestra è anche uno specchio…
      vedo la mia ombra
      il riflesso del mio essere
      io vedo uno specchio
      loro vedono solo la mia immagine danzante
      la loro prospettiva è connessa ad una reale visione e percezione corporea
      lo specchio vede e riflette me
      e ciò che c’è in quella strada.
      io vedo i ragazzi
      in strada
      se io vedessi solo i ragazzi in strada…
      ma io vedo anche me stessa
      la relazione tra quel mio riflesso
      e i ragazzi in strada:
      una donna alla finestra
      con i capelli raccolti
      la bretella del reggiseno
      abbracciata alla pelle
      del suo braccio sinistro
      un matita tra i capelli raccolti
      è ciò che vedono.
      ma se loro vedessero
      le lacrime che rigano
      il mio corpo
      il bagnato sapore di quella matita
      prima sulle mie labbra
      il mio flebile corpo
      abbandonato
      a quello specchio
      umido come la nebbia
      che hanno negli occhi
      se io non vedessi
      l’asfalto bagnato
      e la pioggia
      cornice di quello specchio:
      sarei nuda.
      e che il corpo costringe a chiedere
      cosa siamo
      ma non sapremo mai chi siamo
      questo mio corpo
      mi fa essere donna
      mi fa vedere altri
      che sono pure
      altri
      ma sono sempre
      riflessi
      ombre
      sagome
      dentro lo specchio
      umido
      e circolare
      come la gravida condizione
      come il dolore degli occhi.

    2. é innegabile il fatto che un corpo in forma sia assolutamente piacevole alla vista e non solo, da qui a farne un’ ossessione nella vita, e recentemente anche causa di morte, ce ne passa. Perché non impariamo tutti a rispettarci e accettarci l’un l’altro?

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