lunedì 24 nov
  • Cacciatori di teste

    Dopo quasi sei anni i cittadini di Palermo saranno chiamati in primavera a confermare o sostituire gli attuali amministratori, sindaco e consiglieri comunali, in carica dal 2001. Se invece che comuni cittadini, fossimo gli azionisti di una società quotata, questi sarebbero giorni di valutazioni, bilanci e…di tanto lavoro per i cacciatori di teste.

    Mentre la politica sembra sempre più fatta di leggi di natura finanziaria, di tagli e di numeri, quasi si parlasse della conduzione di un’azienda, nella selezione dei politici non si adottano mai i criteri tipici di una grande azienda quale, per analogia (dimensione del budget, numero di dipendenti, ecc.), potrebbe essere considerato un comune o una regione. Come mai, infatti, si è attenti alla scelta dei manager di società quotate in cui sono investiti i nostri risparmi e che sono accuratamente selezionati da società di executive search (es. Egon Zehnder) mentre si affidano invece, non i nostri risparmi, ma addirittura la qualità della nostra vita urbana (compreso il futuro e il benessere dei nostri cari), a persone che gestiranno budget enormi per il territorio, le infrastrutture, l’istruzione, la sanità, i servizi sociali, ecc. senza nessuna verifica di attitudini e competenze, se non quelle teoricamente derivanti dal consenso elettorale ricevuto? Non sarebbe il caso che, in una società complessa come la nostra che richiede capacità di visione lungimirante e indiscutibili attitudini manageriali, i profili dei prossimi candidati alle elezioni venissero vagliati anche, in modo indipendente, da società di cacciatori di teste?

    Creare valore per i cittadini, in termini di qualità della vita, dovrebbe costituire la missione di un buon amministratore pubblico, così come si richiede a quello privato di creare valore per gli azionisti. Parliamo certamente di sfide e di obiettivi comunque impegnativi. E un obiettivo, per definizione, deve essere misurabile. Nel caso delle società quotate, è la crescita della capitalizzazione di borsa che rende soddisfatti gli azionisti e vede premiati i manager con le famose stock option. Ma come si potrebbero, con un indice altrettanto sintetico, valutare i risultati di un’amministrazione della cosa pubblica? Penso che un sistema, semplice e indiscutibile al tempo stesso, possa essere fornito da classifiche autorevoli e indipendenti che misurino la qualità della vita urbana. I parametri utilizzati sono normalmente rappresentati dalla diffusione e qualità dei servizi e da altri indici di benessere e vivibilità.

    La più famosa di queste classifiche è quella pubblicata ogni anno dal quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” . La domanda da porsi –oggi- è dunque questa: qual era la posizione ricoperta da Palermo in questa classifica nel 2001 e quale quella raggiunta nel 2006? C’è stato un miglioramento? Siamo in presenza di un trend positivo? Dove? In quali settori? Dopo di che, conseguentemente, sarà giusto rispondere a quest’altra domanda: l’avv. Diego Cammarata è il nostro Sergio Marchionne (l’amministratore delegato autore della spettacolare ripresa della FIAT) o per la migliore gestione della città dobbiamo affrettarci a cercare un altro candidato o candidata?

    Ospiti
  • 27 commenti a “Cacciatori di teste”

    1. Perchè la politica poco ha a che fare con la conduzione di un’azienda. Un tale che voleva applicare (diceva lui) dei criteri manageriali all’Italia si è reso conto che in fabbrica, per esempio, vige la monarchia del datore di lavoro, mentre altrove si applica la democrazia che rende le decisioni meno nette e tempestive. E poi c’è l’ideologia o l’idea che non può essere confusa con la tecnica d’impresa perchè ha a che fare pure coi sentimenti. Inoltre, è purissima utopia pensare che la società civile palermitana sia libera nella scelta. Il bisogno o la ricerca di una scorciatoia di tipo occupazionale (spesso entrambi) fanno in modo che si intreccino rapporti di altra natura tra politico e cittadino. Tra poco, quando la campagna entrerà nel vivo, ne vedremo delle belle

    2. Un’amministrazione pubblica non è paragonabile ad un’azienda privata che mira a realizzare unicamente il profitto.
      Se dovessimo pensare che questa città abbia veramente bisogno di manager dirigista con una supertesta illuminata, potremmo pensare anche di nominare un podestà al posto di eleggere un sindaco.
      Non credo che l’argomento che tratti sia centrato, invece delle teste bisogna dare valore ad altri elementi.
      Il cuore, la mente, il consenso diffuso, l’onestà, l’entusiasmo e sopratutto la capacità di rappresentare un elemento nuovo, un elemento di rottura con il passato politichese, una testa che per la sua storia personale e professionale, al di fuori del mondo politico, sia credibile per tutti, sia a destra che a sinistra.
      Nel panorama politico italiano e siciliano servono volti nuovi e anime pure, persone che non abbiano scelto la politica come una professione.
      Io vorrei non dovermi accontentare delle solite minestrine riscaldate che periodicamente si ripropongono a tutti gli appuntamenti elettorali, pronte all’uso per tutte le stagioni.

    3. Gli interventi di Puglisi e Luca hanno un denominatore comune, la mancanza di ricambio della classe dirigente, la mancanza di persone preparata alla politica, il disaffezionamento alla stessa da parte di gran parte dei cittadini.
      Questo non accade solo a Palermo ma è un fenomeno diffusissimo in tutta Italia.
      Parlo di politica a tutti i livelli e cito un breve esempio.
      Elezioni scolastiche, componente genitori, circa 700 aventi diritto, votanti 15, mi ha eletto con sei voti sei e poi il consiglio mi ha fatto presidente del consiglio d’Istituto con 6 voti su 11.
      Mi sono chiesto che valore di rappresentatività possano avere quei quindici votanti su settecento e quei sei che mi hanno preferito.
      Alla fine del mandato, non ho mai dico mai ricevuto una richiesta da parte di un genitore uno, neanche per i viaggi d’Istruzione.
      Eppure si tratta dei nostri figli….tutto delegato alla “Scuola”, ma molti ancora non capiscono che anche noi genitori siamo “Scuola”.
      Scusate le chiacchere….
      Giuanni

    4. Veramente io in Sicilia non ho mai assistito a elezioni basate su criteri esclusivamente politici.
      Anzi quando sento pronunciare il vocabolo politica mi sembra di sentire una bestemmia.
      Ci sono quei pochi cittadini che hanno creduto , o credono ancora, a delle idee politiche ma sono gli eterni disperati perdenti,in politica.
      Nella citta’ dei paradossi tutto é possibile e le scene sarebbero quantomeno divertenti:i galoppini che stanno gia’ affilando le armi si presentano alle loro prede per barattare, come sempre,e parlano loro di stock option e Sole 24 ore, quando quelli,le prede, erano abituati a negoziare prodotti piu’ terra-terra(niente dettagli,please).Impossibile,troppa confusione si farebbe,perché cambiare le abitudini consolidate?
      Con tutto il rispetto per il Signor Didonna penso che prima di arrivare ai metodi complicati da lui proposti si potrebbe provare a utilizzare dei criteri semplici e normali, la Politica vera per esempio.

    5. Giuà, chiacchiere sempre acute. Tuttavia perchè “Puglisi”? Mi fai sentire in un verbale dei carabinieri: il “Puglisi transtiava in via tal dei tali prima di essere aggredito da un coniglio di tre metri munito di carota gigante…”. Ecco, io mi chiamerei Roberto.

    6. Roberto,
      vedi, già scrivendo tu stesso medesimo “mi chiamerei”, manifesti uno stato ancora dubitativo, hai diciamo dei dubbi irrisolti.
      Ecco perchè ti chiamavo Puglisi, mi prendevo il sicuro…La tua chiosa finale richiama alla mia labile memoria al finale del Fu Mattia Pascal…..”io mi chiamerei Roberto ma in realtà…”.
      Dammi un cinque , Roberto !
      T.C.B.
      Giuànni

    7. Coniglio di tre metri munito di carota gigante? Ahahahahahahah!

    8. Il tuo articolo è interessante perché sottende dei quesiti politici ed in linea di principio l’idea non sarebbe malvagia, ma chi valuta il valutatore? Che titolo avrebbe per valutare i politici? Sarebbe nominato dagli elettori stessi o ciascun partito incaricherebbe un cacciatore di teste e farebbe le pulci al partito avversario? Esiste ancora un’arte del governo democratico di una società complessa, o siamo già al governo cibernetico? L’etica sociale precede l’etica politica o ne è una conseguenza? Se la qualità della vita fosse parametrizzabile, assisteremmo ad un ininterrotto flusso di siciliani diretti in Danimarca e la Sicilia sarebbe abitata si e no da un milione di persone con inclinazioni decisamente caratteristiche, ed invece … Le tabelle riportano misure e percentuali, numeri, ma i numeri non si possono amare, gli stili di vita sì ed è evidente che i palermitani nel loro complesso amano il loro stile di vita. Alcuni politici locali si stanno ponendo il problema etico del governo, ma temo che non conseguiranno il loro intento non solo perché la corruzione è eccessivamente diffusa nella nostra società, ma anche perché è causata o quanto meno alimentata dallo stile di vita consumistico, materialista e teso al successo a qualunque costo, dai modelli di comportamento somministrati dai mass-media e conseguiti attraverso raffinate tecniche di massaggio del subconscio della mente umana che sono propugnati dagli esperti di marketing e comunicazione e sostenuti da quelle aziende che si avvalgono dei cacciatori di teste per mettere a segno sempre nuovi successi commerciali e produttivi.

    9. …………e si deve tener conto del fatto che i politici palermitani sono particolarmente dotati per contestare tutte le classifiche e anche le evidenze.
      Il baratto ormai fa parte del DNA ed é il metodo piu’ sicuro; per rimpiazzarlo occorre una vera e propria rivoluzione culturale(non é un altro slogan).
      Non credo che assisteremo a questa rivoluzione nei prossimi mesi,e nemmeno fra sei anni.
      Poiché sappiamo cosa succede dopo ogni rivoluzione(finta o reale) in Sicilia , in Italia,forse é meglio lasciare le cose come stanno.

    10. Rispondo sinteticamente:
      1. credo nel primato della politica sull’economia: un comune o una regione non è assimilabile ad un’azienda;
      2. l’analogia che ho utilizzato voleva mettere in luce un paradosso: siamo attenti a selezionare bene chi deve amministrare i nostri risparmi mentre tendiamo a chiudere uno o tutti e due gli occhi su chi amministra le città determinando la qualità della nostra vita urbana;
      3. è la stessa idea espressa da Giuanni: noi, come genitori, siamo parte integrante della scuola, assieme ai nostri figli e agli insegnanti (educare i figli è un diritto-dovere dei genitori e la scuola ne è solo uno strumento), ma deleghiamo troppo agli insegnanti perchè, evidentemente, siamo distratti da altro;
      4. valutare i nostri amministratori compete innanzitutto a noi … amministrati, assumendoci consapevolmente il ruolo che ci spetta come cittadini: una cosa che manca nel panorama dell’informazione e che si potrebbe fare, perchè no, attraverso questo blog, è un dibattito aperto, senza pregiudiziali di appartenenza partitiche, di consuntivo sull’amministrazione Cammarata (cosa ha fatto di buono, cosa poteva fare e non ha fatto, cosa ha fatto di dannoso), dando poi, ovviamente, all’interessato la possibilità di rispondere pubblicamente. Altrimenti dovremo rassegnarci al ruolo di destinatari passivi di una campagna di comunicazione forse un po’ troppo autoreferenziale: la democrazia non può essere “costruzione del consenso”, ma deve tornare ad essere “confronto” tra persone libere. La mancanza di un confronto aperto e trasparente tra amministratori e amministrati genera la manipolazione e la corruzione denunciata nei commenti al post.

    11. Gentile Donato,
      dal tuo articolo e successivo commento traggo la conclusione che il tuo vero punto di dibattito e’ il desiderio di alimentare la cultura politica, intesa come gestione della Res-Pubblica, tra noi comuni cittadini, usufruendo magari di strumenti congeniali come lo puo’ essere un sito come questo.
      Se il tuo pensiero puo’, a mio avviso, essere considerato utile per un verso, dall’altro non credo che trovera’ mai possibile applicazione, tranne nell’esiguo numero di alcuni cittadini che hanno gli strumenti e l’educazione adatta ad intervenire nei dibattiti, come al limite lo possiamo essere noi di Rosalio.
      Ma la politica si studia e si applica altrove. Soprattutto in realta’ come quella locale, dove la piazza e’ ancora oggi il miglior luogo di incontri e scontri. Il mediterraneo (inteso come individuo) ha di suo una certa cultura della politica che poco si sposa con le tecniche di controllo amministrative che tu proponi, in quanto confida a questa un ruolo non di super partes, ma di profondo coinvolgimento a seconda del proprio interesse, sia personale che relativamente collettivo.
      In tali condizioni, il primo vero passo, come Giuanni sostiene, e’ quello di un nuovo processo educativo, lungo, lento e probabilmente poco visibile, ma efficace nel suo risultato finale. L’educazione civica non e’ piu’ una materia contemplata nei moduli didattici, ma e’ sempre piu’ richiesta da quella minoranza che ha avuto la possibilita’ di evolvere il proprio bagaglio.
      Al limite, mi piacerebbe una scelta piu’ selettiva e professionale per certe figure amministrative pubbliche, non politiche, che da qualche anno a questa parte risiedono nei piu’ importanti uffici pubblici, al fine di aiutare la gestione pubblica. I cosi’ detti super tecnici, o manager pubblici. Se la loro scelta si basasse su criteri oggettivi, piuttosto che soggettivi o di partito, penso che i tanti soldi usati per pagarli non sarebbero spesi invano.

      cordialmente

    12. Noto con interesse come un certo dibattito importante e costruttivo si stia sviluppando in questo blog senza che compaiano fin ora nomi di partiti o critiche tutte da una parte e lodi dall’altra. Chi scrive è convinto che i partiti siano un “male” necessario per la democrazia e ribadisco che sono un iscritto ad uno di questi, ma questa è questione secondaria, anzi terziaria.
      Apprezzo molto le analisi di Donato , Giullare, Rino, Giovanni, Roberto, Luca perchè traspare da queste, al di là delle differenziazioni fisiologiche, un forte e marcato impegno morale pur nell’inevitabile “delusione” di cui a tratti affiora traccia, mentre in Gigi questa diventa quasi arrendevolezza gattopardiana o peggio verghiana. Credo che ci stia tutto e lungi da me dire uno ha ragione, l’altro sbaglia.
      Il blog di Rosalio può essere un punto di incontro virtuale ma attenzione a considerarlo come luogo deputato a dare chissà quale imput.
      Sono anch’io convinto che la politica , quella bella, è confronto,alla luce del sole, senza interessi, rimettendoci soldi della tua carica del telefonino, facendo attacchinaggio a quasi cinquant’anni, organizzando schiticchi per raccogliere soldi e finanziare la campagna elettorale, insomma esiste ancora un impegno pulito, cui credere.
      Ci sono un mare di persone che si dedicano al volontariato, in silenzio, quasi senza darlo a vedere, persone che fanno beneficenza, che si impegnano nelle parrocchie o in strutture laiche. Una sorta di sommerso che spesso sono le stesse persone a tenere quasi nascosto, con una riservatezza da ammirare.
      Tramutare questo impegno sociale in impegno civile e quindi politico, di crescita reale non di chiacchere credo sia un percorso normale.
      Ricordando sempre, e me lo ripeto da solo, che un discorso del genere a Palermo ha una valenza particolare, a Perugia un altro.
      Rosalio è un blog, anzi “il” blog di Palermo e a mio avviso tale deve restare, dove si può confrontare liberamente il sostenitore di una certa parte politica e il militante dell’altra, solo ed esclusivamente per il bene della Città.
      Se Rosalio riesce a non schierarsi apertamente, credo possa avere lunga vita.
      T.C.B.
      Giuànni

    13. Io penso che, oltre a informazioni più “leggere” e anche divertenti, Rosalio possa e debba diventare uno strumento interattivo di opinione. Personalmente, ho cominciato a scrivere quando mi sono scoperto a leggere nei quotidiani soprattutto le lettere dei lettori. Ho cominciato a scrivere perchè non trovavo più scritte le cose che volevo leggere. Un blogger, in fin dei conti, è un upionista che presiede un determinato territorio e/o una determinata materia e che, scrivendo, scommette sul consenso che le sue idee possono raccogliere. Un’informazione autorevole non può che essere indipendente dalle partigianerie partitiche e dagli interessi economici: serve invece a bilanciare queste forze che, in assenza di un’informazione indipendente, tendono ad abusare del loro potere.

    14. Giuànni,
      io apprezzo i tuoi post perché sono obiettivi,perspicaci e quando occorre divertenti.
      Il mio é realismo,forse dentro ai miei post c’é l’ironia che salva dalla disperazione,in riferimento alla politica intendo!!!
      Quando vedo l’ex compagno Fausto,l’ex guastafeste,che si fa intervistare dalla televisione ufficiale comodamente seduto su poltrone lussuose dentro saloni lussuosi,alla Camera,e che ha accettato di farsi parcheggiare dal Prete che sorride sempre, “perché non é successo nulla di grave”,e perché “l’euro é la piu’ importante invenzione del secolo”,e ride quando lo ripete il premier-prete,Fausto al quale hanno detto”siediti qua e nun ci scassà o caz..”,ecco,io quando vedo questo non sogno piu’.
      Conosco persone che quando assistono a queste scene,il crollo dei loro sogni,non si suicidano perché tengono famiglia.
      Poi…quando vedo Catania che presenta tutti i crismi del BO/BO,cioé bourgeois/bohème* ovvero gauche/caviar,
      che pratica la politica-marketing(prende la precauzione di non rappresentare i disperati cronici)e la politica-spettacolo,stile mister B.,io non sogno piu’.
      Per adesso non aggiungo tutti quelli che hanno rinnegato il loro passato per fare carriera e che praticano la demagogia con invidiabile(e insospettabile, secondo loro)destrezza.
      Tu sei libero di continuare a sognare, io per il momento provo ad essere realista.
      Di Tomasi di Lampedusa preferisco(tra i miei preferiti in assoluto) un racconto poco conosciuto dal titolo LIGHEA.

      * se non conosci il significato e perché il termine é stato coniato,e se me lo chiedi,piu’ tardi ti rispondero’.

    15. A parte la facile battuta su una intervista a Mussolini, in cui gli chiesero: ?governare gli italiani é impossibile?’ e Lui rispose: ‘E’ Inutile’!.
      Tralasciando questo, Palermo ha bisogno di strutture, che hanno già realizzato non dico in Italia, ma in Europa.
      Me ne fotte ormai niente della demagogia noi siamo la città.I cittadini e chi li governa devono prendersi i reciproci impegni. La città così com’é ha delle disfunzioni funzionali.
      Il centro storico é congestionato e fruibile con difficoltà. I collegamenti sono ormai per una città come la nostra che é la 5.a in Italia per abitanti, obsoleti.
      Cerchiamo di intervenire sui servizi di collegamento e trasporto, inanzitutto.
      E’ ovvio che sono progetti poco spendibili politicamente a breve termine. Per fare una metropolitana o già un parcheggio sotterraneo multipiano ci vuole tempo, e vista la burocrazia, ogni previsione ipotetica, sarà molto ottimista, relativamente ai tempi di realizzazione.
      Però, io credo che si debba dotare la nostra città, come si é riusciti in altre parti d’Europa di servizi salvaguardando la consistenza storica. Ci sono riusciti altri, con meno strutture burocratiche, in meno tempo di noi; lo faremo noi, sicuramente in tempi molto più biblici, ma basta mantenere la volontà e gli obiettivi, a futura garanzia di tutti.

    16. Un grazie Gigi per gli apprezzamenti che sento autentici e quindi sempre graditi. Interessanti le tue note su Fausto Bertinotti che stimo politicamente molto poco e che ha fatto dell’incoerenza la sua bandiera.E’ proprio l’esempio vivente di ciò che tu chiami politica marketing, che pare ormai sia la forma dominante, che fa tendenza. Ho scritto pare e non a caso.
      Tornando a Palermo, sono d’accordo con Uma del ritardo oserei dire storico di Palermo rispetto all’Europa per ciò che riguarda le infrastrutture, anche se, a prescindere dalle Consiliature susseguitesi a Palazzo delle Aquile,negli ultimi dieci anni,quindici anni tante cose sono cambiate.
      Chi vive la Città ogni giorno forse non si accorge, ma a me immigrato che scende una, due volte all’anno, i cambiamenti mi paiono importanti e non solo di forma. Potrei citare tante situazioni ma non mi pare la sede opportuna.
      E’ altrettanto vero che i tempi biblici di certe situazioni alla fine stancano la buona volontà dei più ma bisogna riconoscere che se è pur vero che Il Sole 24 ore ci colloca in Serie D per qualità di vita, è altrettanto vero che noi palermitani siamo come le ostriche, attaccati a questa splendida Città, multietnica sul serio e non a chiacchere.
      Lo zoccolo duro a mio avviso è nelle nostra mentalità sclerotizzata riguardo alla cosa comune, parlo naturalmente in generale. Quando passo lo straccio davanti la porta, nel pianerottolo che pure ha due abitazioni due,il/la palermitano/a lo passa davanti i confini della propria porzione di pianerottolo.Il discorso porterebbe a centomila considerazioni ma chiudo e concordo con la frase di Uma di mantenere salda volontà e chiari obiettivi o ,se mi passate il termine calcistico, mettercela tutta e non mollare mai.
      Gigi, ti assicuro che sono più realista del re e quelli che chiami “sogni” alla fine sono i diritti di ogni cittadino di Palermo, semplicemente i diritti, troppo a lungo negati, bla bla bla e mettiamo un punto e virgola, ai prossimi post ;
      T.C.B.
      Giuànni.

    17. Giuànni,confermo gli apprezzamenti,
      ma io su Bertinotti e Catania la penso esattamente all’opposto da te.
      Io li considero simboli di deposizione delle armi,e,a mio modesto parere,forse lo fanno perché hanno capito la realtà e non vogliono piu’ correre dietro le idee,nobili per alcuni.
      Prima di loro lo hanno fatto i professionisti della demagogia che ho citato in precedenza,quelli che hanno rinnegato il loro passato per adattarsi ai tempi,alla politica moderna,per fare carriera.
      Solo per l’aneddoto:a chi potrebbe tirar fuori la storiella del comunismo cattivo
      chiedo,e mi chiedo,quando mai il comunismo(quello dell’utopia)é mai esistito e quando mai esisterà?

    18. Signor Didonna,pur considerandola irrealizzabile la sua proposta ha suscitato in me curiosità essendo,a mio avviso,originale.
      Mi sono soffermato in particolare su due punti:
      1)lei dice:non sarebbe il caso che le capacità e le attitudini manageriali,quindi i profili,dei candidati alle elezioni amministrative venissero vagliati da società indipendenti di cacciatori di teste?
      2)lei dice che il sistema indiscutibile per valutare l’operato degli amministratori puo’ essere fornito dalla classifica del “Sole 24 ore”.
      Pero’ nel suo secondo intervento ci spiazza affermando che ci voleva far notare un paradosso e che in effetti lei “crede nel primato della politica sull’economia”.
      Tra l’altro lei aveva espresso questo suo ultimo concetto in un suo articolo di qualche giorno fa in questo sito.
      Lei paragonava la gestione di una città alla gestione di un condominio.
      Riassumendo le regole da lei prospettate i cittadini avrebbero il controllo sull’operato degli amministratori,controllerebbero anche le fatture pagate dal comune,i preventivi,i curriculum delle società chiamate a fornire prestazioni per il Comune,si pronuncerebbero pure sulla scelta delle imprese partecipanti agli appalti pubblici,e quindi sulle assegnazioni degli appalti.Come andrebbe a finire é facilmente intuibile:dossier che oggi richiedono tre anni poi ce ne vorrebbero 15 tra processi,veti,e tribunali sovraccarichi di cause di ogni tipo.
      Quindi in un primo tempo lei ci propone la società scelta da managers e gestita da managers(inutile andare a votare),
      successivamente lei ci propone la società dove il cittadino é sovrano a tutti gli effetti.
      Io continuo a optare per la politica semplice,reale,fatta da politici seri e onesti- possibilmente con impiego,part-time nella società civile-scelti liberamente dai cittadini;per liberamente intendo non scelti tra quelli imposti.
      In conclusione,perché se ci faceva notare un paradosso ci ha fatto anche delle proposte?
      Mi viene da pensare che probabilmente la sua proposta manageriale non era altro che un test sottoposto a noi comuni cittadini votanti.Per chi vota ancora!

    19. “Interessanti le tue noti su Fausto Bertinotti che stimo politicamente molto poco e che ha fatto dell’incoerenza la sua bandiera”.
      Ti pare un giudizio positivo ??
      Giùanni.

    20. Sempre sinteticamente:
      1. una vera trasparenza amministrativa, grazie al controllo incrociato che cittadini e imprese potranno svolgere sulla spesa pubblica, potrà servire a migliorare e moralizzare la qualità della vita politico-amministrativa;
      2. chi ha la capacità di comprendere i meccanismi, formali e materiali, che regolano la macchina amministrativa dovrebbe sentire la responsabilità sociale di non far mancare la propria voce (come quei condomini che spulciano i rendiconti facendo sentire il fiato sul collo all’amministratore);
      3. i politici dovrebbero avere un livello di competenze, attitudini e reputazione superiore alla media di coloro che pretenderebbero di rappresentare e amministrare.

      Altrove sono cose scontate …

    21. Riprendo l’ultima risposta dell’autore Di Donna, che con l’occasione saluto, nel passaggio “altrove sono cose scontate” relativamente al discorso che parla di controllo da parte della collettività sulla spesa pubblica, amministratori di condominio o cervelli/teste illuminate che siano. Purtroppo tutto questo si scontra con il mancato valore che si dà alla REPUTAZIONE nel nostro contesto sociale attuale. Oggi se un amministratore viene indagato, imputato e anche condannato, non viene emarginato come si dovrebbe fare in una società che da il giusto valore all’onestà. Come dice l’autore “altrove le cose sono scontate”, infatti in tutti i paesi normali un politico beccato con le dita nella marmellata va A CASA, come vanno a A CASA i politici sconfitti nelle consultazioni elettorali. Qui, purtroppo no, quindi a io mi chiedo cosa possa servire il controllo o la testa illuminata. Forse la testa ONESTA, la persona pulita e con una reputazione ferrea è la migliore garanzia.

    22. http://www.demosfera.net IL PERCORSO E’ INIZIATO E I TRE CANDIDATI HANNO ACCETTATO LA PROPOSYTA ADESSO TOCCA A NOI CITTADINI.
      Consultazioni propositive di interesse cittadino
      DEMOsfera – un laboratorio aperto di sperimentazione politica – invita gli elettori del centro-sinistra, le associazioni ed i movimenti cittadini della società civile, i candidati alle elezioni Primarie del prossimo 4 febbraio ed i partiti dell’Unione a contribuire alla realizzazione e alla migliore riuscita di un progetto innovativo di democrazia partecipata: “Consultazioni propositive di interesse cittadino”.

      Scopo dell’iniziativa è quello di permettere agli elettori dell’Unione di esprimersi, contestualmente all’indicazione del candidato alla carica di Sindaco di Palermo alle prossime elezioni comunali, su una serie di quesiti specifici riguardanti i problemi concreti della città. I quesiti saranno promossi da diversi gruppi cittadini – compreso comitati dei candidati e partiti politici – e per poter essere inseriti nella scheda per la votazione dovranno idealmente essere largamente condivisi attraverso, ad esempio, la raccolta di 300 firme.

      Gli elettori che desiderano partecipare alla consultazione potranno, contestualmente alla votazione per le primarie, presentarsi ad un apposito tavolo per compilare la scheda della consultazione. La stampa, distribuzione, raccolta e conteggio delle schede sarà a carico dei gruppi promotori dei quesiti con il coordinamento del gruppo DEMOsfera.

      Per la natura sperimentale dell’iniziativa, i risultati delle consultazioni avranno valore politico più che normativo. Costituiranno un segnale seppure parziale dell’orientamento dei cittadini sui temi proposti – già uno stimolo per il dibattito tra i contendenti alle Primarie – in vista della preparazione del programma del candidato scelto il 4 febbraio. Il progetto intende quindi rappresentare l’inizio di un percorso di partecipazione al programma già sperimentato durante l’elezione regionale con i cantieri comunali, capace di innovare gli strumenti dell’amministrazione in forme evolute di partecipazione.

      Obiettivo non secondario del progetto è infatti quello di stimolare l’interesse e l’entusiasmo dei cittadini in questa campagna elettorale, per contribuire attivamente ad interrompere il pericoloso distacco dei cittadini dalle forme tradizionali di organizzazione della vita politica. E’ quindi importante cominciare da subito a promuovere nuove forme di partecipazione democratica alle scelte che determinano il futuro della nostra città. Un’attenta analisi degli esiti della sperimentazione da parte di tutti i soggetti interessati, potrà infatti portare all’integrazione di consultazioni propositive nel meccanismo delle elezioni primarie future.

      CHIUNQUE FOSSE INTERESSATO A PROPORRE QUESITI SCRIVA A quesiti@atelier.it
      PEQUOD

    23. per PARTECIPARE come cittadino a queste elezioni e a queste primarie
      correggo l’indirizzo
      quesiti@atelier.net
      …..

    24. Restiamo sintetici:
      1)i controlli,se non altro per ovvi interessi opposti,porterebbero alla paralisi.Ripeto,per un dossier che oggi dura 3 anni col suo metodo ne occorrerebbero 15 tra contestazioni sulle spese,veti,preferenze su un impresa piuttosto che un’altra,processi a non finire esattamente come succede spesso nei condomini.
      2)i cittadini/condomini capaci di comprendere i meccanismi sono i fruttivendoli,i salumieri,i carnezzieri o degli specialisti di questioni finanziarie?Questi eventuali specialisti sarebbero scelti dagli altri cittadini/condomini in rappresentanza o sarebbero selezionati da apposite commissioni?Oppure tutti i cittadini abili andrebbero a spulciare i conti?
      3)No comment.

    25. Giuànni,ho capito benissimo la tua opinione su Bertinotti,
      appunto per questo ti ho detto che la mia opinione su Bertinotti e Catania é opposta alla tua.
      Forse non sono riuscito a spiegarmi,
      io ho espresso la mia delusione per le ultime decisioni e gli atteggiamenti attuali di Bertinotti e Catania che ho ampiamente descritto nei post precedenti.
      La delusione deriva dal fatto che si sono allontanati,secondo me, dagli ideali che perseguivano e che mi intrigavano e spesso condividevo.
      A dire il vero Catania già da alcuni anni lo trovo inconcludente,Bertinotti da quando si é fatto parcheggiare dal premier-prete sulla poltrona della Camera
      mi rattrista.Ma se mi rattrista oggi é perché prima lo stimavo,contrariamente a te.

    26. Bartinotti é un furbacchione della politica. Persona intelligente, sicuramente, abile dialettico, ma totalmente in malafede nel senso della coerenza, assolutamente coerente in senso politico.
      Tende a conservarsi un elettorato che ancora fa riferimento alle presunte ideologie, che anche lui sa perfettamente essere ormai inapplicabili. Non vuole essere un Leader di governo e non ambisce esserlo, perché sa bene che le questioni in campo non si risolvono più con l’eccesso di garanzia per i lavoratori dipendenti. Fa lo gnossri, finta, ogni tanto dice mezza cosa, sa che tanto lui non decide, ma si conserva con queste mossette il suo personale elettorato.
      Un furbo, come molti.

    27. Ciao Donato condivido pienamente quanto scrivi e ti faccio i miei complimenti. Credo che il problema principale di questo paese sia l’assenza totale di strumenti quantitativi per valutare la gestione delle risorse e scegliere i propri dirigenti. La qualità della politica ne risente enormemente, quasi sempre il confronto tra due o più personalità si basa su affermazioni vuote che nessuno si preoccupa di verificare. L’esempio più lampante e rapido può essere una qualsiasi pallosissima puntata di Porta a Porta o altre equivalenti cagnare. Si riesce ad intavolare discussioni inutili persino usando numeri, tipicamente l’ospite A sostiene un dato numerico tipo crescita PIL nel dato mese, l’altro interlocutore ne sostiene uno diverso. Nessuno ferma la discussione per appurare chi ha torto o ragione, seguono insulti, battute cretine e quando sei fortunato qualche zummata sulle cosce della porca di turno invitata per tenere alto almeno il livello ormonale del telespettatore. In UK su BBC esiste una trasmissione “Hard Talk” molto semplice: domande, risposte e specialisti super partes pronti a verificare o smentire. Non sono un esterofilo, ma non ho mai visto nulla di simile in Italia ne via etere ne su carta stampata. Avevo provato a farlo notare in altri post e lo ripeto i criteri che vengono applicati in organismi complessi come aziende o grandi università sono più che applicabili alla cosa pubblica anche in termine di tempi. Naturalmente non si accompagnano a cialtroneria, disonestà ed ignoranza. Una partecipazione attiva alla vita politica dovrebbe partire sempre da valutazioni quantitative. Grande responsabilità nel rendere fruibile questo tipo di dati sarebbe affidata ai giornalisti. Non è utopico e nuovamente la prosperità di strutture complesse a cui in modo generico facevo riferimento prima ne è una prova. Uno spazio come quello di Rosalio potrebbe essere una modesta occasione per diffondere questo concetto e liberarci da campagne elettorali vuote, arrocchi ideologici e dirigenti di dubbia capacità e provenienza. Ancora grazie a Donato.

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