sabato 16 dic
  • Meglio quelle con la fibbia

    La moda negli anni cambia. C’è chi sostiene che rimanga sempre la stessa, chi, per fare il filosofo, dice che sono solo “corsi e ricorsi storici” ma comunque è innegabile che i negozi di scarpe non siano più “semplici” luoghi in cui è possibile acquistare qualcosa per camminare. No. Adesso sono dei templi, delle camere asettiche di un bianco accecante, con banchi trasparenti, sofà comodi su cui sprofondare più con la voglia di schiacciare un pisolino che di provare gli stivali nuovi e tappeti a pelo lungo dai colori improbabili sui quali, provare tacchi a spillo vertiginosi o scarpe dalla suola in puro cuoio, è più pericoloso che fare la discesa di monte Pellegrino con la vespa in folle. Ma la moda impone questo, rendere tutto unico, esclusivo, ambito e per questo complesso da conseguire. Palermo è piena di negozi del genere, ma prima la filosofia di vendita della calzature era completamente diversa. Ve la ricordate? I modelli dei calzari da uomo una ventina di anni fa, si dividevano in due ampie categorie: scarpe da tennis (che oggi hanno l’improbabile nome di “snickers”) e scarpe “riservate” (quelle adatte alle cerimonie come matrimoni, battesimi, comunioni e funerali. Apro parentesi perchè per i funerali queste scarpe dovevano essere rigorosamente indossate dal defunto, così per fare bella figura. Un mio zio che acquistò un paio di scarpe “puliticchie” ad una cifra spropositata, 100 mila lire chiese espressamente a sua moglie “Zina, ste scarpe io non me le metto che mi pare pena. Ma ricorda che quando mi vurricano le voglio ai piedi. Almeno me le godo per l’eternità”).
    La seconda di queste due macro categorie poi si divideva a sua volta in scarpe con i lacci e scarpe con la fibbia. E basta. Non c’era altro. Non c’era lo stivaletto che faceva troppo “miricano”, non c’era l’infradito per l’uomo da usare anche con i pantaloni di lino (“Ecchè, ti scurdasti le tappine?”). C’era solo laccio o fibbia. Era dunque inevitabile che i negozi di calzature si adeguassero al tipo di merce. Niente di “etereo”, di raffinato, di trasparente, di impalpabile, i negozi vecchio stile di scarpe erano organizzati così. La vetrina era sempre in penombra, le scarpe affollavano l’angusto spazio riservato per la loro esposizione e non importava che fossero da uomo, donna o bambino erano comunque semplicemente esposte come si potrebbe mettere in vista il pesce in una bancarella di un mercato rionale. Il messaggio chiaro che leggevi in quella esposizione era: “questo c’è, se ti piace bene, sennò sparagnamo”.
    Tu entravi nel negozio intimorito dall’arredamento sobrio, in rigorosissimo legno scuro circondato da pareti ricoperte, sormontate, soffocate da scatole di scarpe che rendevano l’ambiente più simile ad una biblioteca in stile gotico che a una boutique. Rimanevi inevitabilmente affascinato da quelle scatole, come se avessi potuto comprendere il modello, la forma e la misura celata delle calzature segretamente nascoste come tesori inesplorati. Il proprietario si avvicinava e ti destava dal tuo intontimento chiedendoti “Desidera?” “Ah si, salve, desideravo un paio di scarpe”. Cercarle in vetrina sarebbe stato inutile… “le vuole da tennis o cchiù puliticchie” “ecco sì” prendevi coraggio “mi servono per un battesimo”. “Nere o marrò?” “Nere”. L’omino allora si guardava intorno, con lo sguardo paragonabile ad un moderno lettore di codici a barre individuata la scatola, balzava sulla scala e con un’agilità comparabile a quella del miglior ginnasta sfilava la scatola e te la porgeva, tutto in un’unica liquida mossa. “Come le sente?”
    Questa è un’altra caratteristica oggi persa. Le scarpe infatti, le dovevi sentire, dovevano essere la tua seconda pelle, dovevano accompagnarti per molto tempo e per questo la relazione tra piede e calzatura doveva essere solida e rassicurante sin dal primo passo. “Mha…non sono sicuro…”, l’omino incalzava “Lo so quello che vuole lei…nnajo un paro ca fibbia…” e lasciava la frase sospesa. Non perché aspettasse una tua risposta, ma perché in quella pausa c’era tutto il senso della sua esperienza e professionalità che gli permettevano di affermare con certezza profetica che il modello con la fibbia sarebbero stato proprio quello giusto. Tu allora le provavi…ti giravi sui tacchi, ti guardavi da dietro e alla fine, indeciso e quasi timoroso della scelta presa dicevi “Non so. Mi faccio un giro e ci penso”.
    Frase storica oggi ormai caduta in disuso. Prima infatti i modelli delle scarpe, riducendosi solo ai sopraccitati, si potevano acquistare identici in tutti i negozi di scarpe. Qual era allora la vera differenza? Il venditore. Ottenere l’acquisto da parte di un cliente era la prova che quella pausa aveva colpito il bersaglio, era la conferma che il venditore aveva fatto bene il proprio mestiere e che quel paio con la fibbia era effettivamente l’unico paio che tu avresti mai voluto indossare.

    Palermo
  • 7 commenti a “Meglio quelle con la fibbia”

    1. Interessante veramente!Ricordo quando da piccola andavo a comprare le scarpe cn i miei…era una tragedia!!! Ho il piede esageratamente lungo…a10anni portavo la 39 e mi mandavano nel reparto donna…potevo mai a 10anni indossare scarpe con i tacchi??? Ora che potrei portarle mi ritrovo con 43 di piede e ma mi mandano al reparto uomo!!!Ma che ci devo andare a fare??? Qui a Palermo ho trovato solo un negozio che ha scarpe della mia misura ma nn ho una grande scelta…Odio i negozi di scarpe!!!

    2. 🙂 Però ti scordasti il mocassino… 😉

    3. Adoro le scarpe…tutte! E adoro anche questi splendidi negozi in cui l’acquisto di un paio di scarpe diventa il catalizzatore multisensoriale di tantissime altre cose, significati, sensazioni ed emozioni.
      Tanti colori, tante forme, tanti modelli, tanti tipi ed altezze di tacchi, tanti materiali…aaaaaaaaaah, che bello scegliere un paio di scarpe nuove. Un pò meno quando si ha il 41 come me. 🙂
      A parte rivolgermi direttamente ai cantieri navali, Maria87 saresti così gentile da indicarmi (magari senza fare esplicitamente il nome) questo negozio qua in Città a cui ti riferisci tu? Grazie!
      E complimenti a Maria Letizia!

    4. Grazie!…ammetto che anche io ho un debole per le scarpe 😉

    5. x Maria Luisa: si trova a piazza Leoni e si chiama Raimondi.;)

    6. Ok, ok, lo sò…questa non è una chat! Ma quale modo migliore per ringraziare Maria87 che, da questo momento, ha allargato i miei orizzonti in fatto di shopping? Ed è tutto merito di Maria Letizia se adesso ho un posto in più dove comprare le mie tanto adorate scarpe! 🙂

    7. Di nulla,è un piacere aiutare persone che cm me hanno questo problema!Spero tu ti possa trovare bene!E ora chiudiamo il discorso prima che ci rimproverano….

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