mercoledì 13 dic
  • Il pipistrello di piazza Europa

    Dice che c’era un pipistrello nerissimo e cattivo, il terrore del quartiere. Dice che aveva già succhiato l’anima di tre cani randagi e presto si sarebbe accanito contro gli esseri umani. Lo disse, un giorno, la signora anziana del piano, mentre rincasava con i sacchetti della spesa. In passato aveva detto altre cose: che gli scarafaggi mutanti della zona erano spie comuniste. E che il macellaio vendeva carne di bambino. Gli altri condomini, nella tromba delle scale o nell’ascensore del mio palazzo, la evitavano, con una scusa divertita. Io avevo otto anni. Così, prestai fede a ogni singola e raccapricciante parola.
    Tornai a casa trafelato: “Papà lo sai.”. Vomitai il resoconto stenografico della paura con gli occhi dilatati. Quando ricordo mio padre lo vedo sempre come un vecchio lupo di mare, con una pipa di radica, seduto in vestaglia su una poltrona del suo studio, manco fosse il capitano Achab. Però senza balene. E mi pare di ricordare che si alzò dalla poltrona con calma da comandante intrepido. Poi sussurrò: “Dobbiamo provvedere noi. Stasera si caccia, ragazzo”.
    Lo spuntino del cercatore di pipistrelli prevedeva un tramezzino con lattuga e pomodoro per restare leggeri e scattanti. L’equipaggiamento consisteva in una fionda con tre biglie colorate e un berrettino di lana. “Dove andate?”, chiese mia madre. “A comprare le sigarette” rispose il vecchio lupo di mare. E mi fece “aumma aumma” con le labbra, come per dire: top secret. Il Telefunken in bianco e nero del soggiorno trasmetteva un documentario sui rinoceronti. Avremmo dovuto affrontare un avversario assai più insidioso. Era sera. Buio su buio. Notte su notte. Il nemico – il mio timore confinava con la certezza del peggio – ci avrebbe preso di sorpresa e succhiato l’anima in un capogiro eterno. Mentre aspettavamo l’ascensore sul pianerottolo, ripassai le mie nozioni circa i pipistrelli. Volavano, avevano denti aguzzi e di solito erano vampiri travestiti. Nella tasca destra del giubbotto, avevo sistemato una testa d’aglio accanto al mio portafortuna: San Goldrake in miniatura.
    Scendemmo in assetto di guerra. Attraversammo la chiazza lattea del faro che illuminava il portone, l’ultimo scoglio di luce nella piazza deserta. Ci incamminammo sui dossi dell’asfalto, tra le macchine, dentro l’oscurità. Il mio palazzo, man mano che ci allontanavamo, diventava un Titanic ondeggiante con tutte le lampadine accese. L’aria era fredda e sapeva di gelsomini sopravvissuti all’inverno.
    Un grido mi cagliò il sangue. Voltai di scatto la testa e rimasi paralizzato dalla cacarella. Un cancello azzurro. Sulle sue guglie un pipistrello grandissimo e orrendamente nero cabrava in picchiata. L’avevamo trovato subito ma in quel momento non mi veniva d’esclamare: che culo! Il mostro ci fissò con pupille assassine. Spalancò la sua bocca d’inferno, puntando i canini. Mio padre non perse coraggio e prontezza. Aveva urlato per avvertirmi. Tese l’elastico della sua fionda fino allo spasimo e mollò di scatto la presa. La biglia di vetro colpì il pipistrello proprio sulla fronte bitorzoluta. Cadde in un turbinio d’ali e zolfo per non rialzarsi più. “Scappa!”. Scappai. Ci ritrovammo sotto il faro del portone, col fiato corto, straripanti di abbracci ed esultanze alla Tardelli. Avevamo sconfitto l’orrore. Piazza Europa era di nuovo un porto sicuro.
    L’indomani, incrociai per le scale la vecchietta che aveva lanciato l’allarme. Le corsi incontro a braccia tese: “Signoooraaaaa, io e papà abbiamo ucciso il pipistrello!”. Lei mi guardò perplessa: “Pipistrello? No, giovanotto, io avevo parlato di un passerotto sputafuoco e di un cane con le ali Pas-se-ro-tto e ca-ne, capito?! Ne sono sicura, giovanotto mio. – incalzò col suo biascicare da strega -. Che diamine c’entra il pipistrello?”. Anche quel giorno da bambini, tramontò come gli altri, dentro un colore rosso che mordeva il cuore.
    Torno spesso a piazza Europa. Sbircio il mio sesto piano con la nostalgia di un naufrago. E quando mi sembra di vedere l’ombra di mio padre affacciato, vado via. Poi, lo immagino, in qualche serena lontananza siderale, con la sua pipa accesa di sogni che non ha avuto il tempo di realizzare. Lo immagino, senza piaghe nei polmoni e sull’anima, in uno studio pieno di vento e nuvole, chino sui libri di latino aperti e graffiati di arabeschi a matita.
    Ogni tanto, passeggiando, noto particolari inediti. L’altra volta, per esempio, mi sono avvicinato al cancello azzurro con le guglie di quella famosa notte di caccia. Tutto uguale, ruggine a parte. Solo che il pipistrello è tornato. O forse non l’abbiamo mai ucciso. Oppure si è mimetizzato con l’astuzia del diavolo. Adesso, somiglia bizzarramente a una grossa camicia nera, distesa tra due corde ad asciugare.

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  • 31 commenti a “Il pipistrello di piazza Europa”

    1. E’ proprio così, le cose che hai vissuto da piccolo con il tuo papà hanno sempre il sapore dell’avventura fantastica, delle emozioni intense.
      Ricordo che da piccola mio papà prima di andare a scuola mi portava sempre a vedere la vallata piena di nebbia, e dall’alto della collina sulla quale abitavamo mi affacciavo su un mondo irreale e lontanissimo, lì in basso, sepolto da un magico ovattato silenzio bianco. Restavamo in silenzio qualche minuto, a trattenere ancora quel contatto con la natura prima di infilarci nella cittadina e nei nostri impegni, i miei da bambina, i suoi da grande, ma entrambi con la mente ancora nella vallata silenziosa…

      grazie per avermi riportato a quelle mattine, con la tua notte a caccia del pipistrello…

    2. Grazie a te per la gentilezza e per il tuo bellissimo ricordo

    3. Non mi ricordo purtroppo di nessun pipistrello a piazza Europa, pero’ mi ricordo benissimo delle streghe di villa barbera, quelle purtroppo erano reali!

    4. Le streghe? In che senso? Raccontami, per favore…

    5. un padre che fuma la pipa, la poltrona, la televisione, i libri di latino sul tavolo e trova il tempo di giocare con il figlio bambino a caccia di un fantomatico pipistrello… che bello, mi sono emozionata. grazie per questo ricordo che hai voluto condividere con chi si trovava solo di passaggio. ciao

    6. DEPRESSIONE

    7. Ho pensato a mio padre che invecchia lontano(per mia scelta lavorativa a 1200km) ma così vicino da confondere il suo volto con il mio davanti allo specchio mentre mi rado ogni mattina e nella mia mente le sue parole mi carezzano l’anima; quanti cazziatoni, quanti sguardi duri; quante parole di vita e abbracci ed occhi comprensivi. Grazie Puglisi ti leggevo come fossi una sovraimpressione dei miei ricordi ad occhi aperti, delle mille avventure che “Ragazzo” , soprannome confidenziale di mio padre, mi ha fatto vivere.

    8. ………….che sooonno!…..che..ora é?…

    9. Ringrazio gli amici che hanno avuto parole gentili e cariche di un dono sotto forma di ricordo. Ringrazio anche i soliti noti. Direi che il loro comportamento non lascia più dubbi. Tornerò ancora a parlare di mio padre, di piazza Europa e di casa mia. In tanti condividiamo – in un modo o nell’altro – storie di smarrimenti precoci

    10. storia fantastica e garbata

    11. Mi piacciono i suoi racconti, non tutti allo stesso modo, ma trovo che siano poetici.
      Trovo, però, che lei non debba sempre star li a “taliare” il pelo nell’uovo.
      Mi spiego: il mondo è bello perchè è vario e a me può piacere una cosa che ad un altro non piace, se ne faccia una ragione.
      Buona giornata a tutti.

    12. Caro Sofix, lei ha ragione: il mondo è bello perchè è avariato. E qui non si pretende l’esegesi del testo. Ma DEPRESSIONE e che soooonnooo! non sono nemmeno giudizi. Sono semplicemente provocazioni gratuite fatte per il gusto di farle. Comunque non me la prendo mica. Anzi, ho detto proprio che la reiterazione di certi atteggiamenti da parte sempre degli stessi soggetti è la più lampante dimostrazione del mio assunto. Saluti

    13. Oh finalmente qualcosa di bello,ecco lei questo lo sa fare benissimo,scriva in Italiano,dei suoi ricordi e di suo papà,e troverà solo apprezzamenti almeno da parte mia,è evidente lei appartiene all’altra fascia di Palermitani,quelli dei figli di papà e che cmq sono cresciuti senza nessun tipo di problema economico,probabilmente lei non ha fatto il lavapiatti per pagarsi gli sutdi,ma ripeto ha scritto un racconto molto bello,l’ho riletto più di una volta.

      Spero che anche questo mio commento non la prende come una provocazione,perchè non lo è.

    14. Caro Roberto ognuno si esprime come sa e può. Io, ad esempio, di alcune parole da lei usate (esegesi) non conoscevo nemmeno il significato. Comunque non ceda alla provocazione, se di questo si tratta, non ne vale la pena. Sia meno permaloso, è un consiglio!
      P:S: sono una ragazza e la seguo anche su tifosirosanero.

    15. IO ricordo anche che quando venivo dal cinena ( avró avuto si e nó 10 anni) vedevo sempre dei fantasmi nella casupola disabitata accanto alla nostra casa e mi promettevo sempre un giorno di scovarli e cacciarli via,magari con qualche esorcista.Ma so che era la mia fantasia,cosi come la tua fantasia a cambiato la camicia nera in in quel pipistrello.Io la chiamo “fantasia d´infanzia”,che viene attivata dal nostro inconscio.Ciao Roberto,bella l´ennesima storia,ma una bellissima storia aspetta a te e la tua penna,tu sai di cosa parlo….ciao

    16. X Sofix,
      mi permetta di dirle che se Puglisi e permaloso,lei é “pizzicarella”..uhm..intravedo un pizzico di peperoncino nelle sue parole.Ma non si scoraggi,non tutti siamo perfetti…salve

      Turiddu

    17. Turiddu credo che non abbia saputo cogliere l’essenza delle mie parole. E dire che non pensavo potessi essere fraintesa…

    18. Le streghe di villa barbera avevano aperto un asilo nido. Si trattava di un appartamento con annesso giardino, arredato con tanto di giostra e scivolo, ma era tutto una copertura. Dietro le finestre colorate dai messaggi di benvenuto, succedeva di tutto! Le sedioline verdi, occupavano tutto il perimetro della stanza, lì stavamo seduti noi bambini con le mani sulla testa o dietro la schiena, secondo l’ordine impartitoci. Sopra una sorta di palchetto ci stava il trono della direttrice.
      La strega superiore era sempre vestita a lutto, si diceva che fosse così megera, da quando la sorella era morta suicida, teneva i capelli raccolti in un tuppo, ma quando se li scioglieva faceva ancora più paura, perchè erano lunghissimi e neri, e da seduta le arrivavano fino a terra.
      Quando si installava sul trono, chiamava a se i bambini più discoli e li esponeva al pubblico ludibrio. Le punizioni erano svariate: sostare al suo cospetto in ginocchio, oppure quella più classica della puntura dell’ago sulle mani, e per finire la calate di braghe mentre gli altri bambini venivano aizzati a intonare un coro di: vergogna – vergogna!
      Io venni punita in particolare per tre terribili misfatti, il primo quando barai al gioco del silenzio, il secondo quando mi chiesero di disegnare l’uomo primitivo, ed io lo feci tutto nudo, il terzo perchè raccontai all’orecchio di tutti i bambini, da dove uscivamo quando venivamo al mondo. Avevo una sorella più grande che mi istruiva, ma le tre carampane, che dovevano avere seri problemi con il sesso, restarono impressionate. Le mie punizioni comunque erano più lievi, perchè io raccontavo tutto quando tornavo a casa, e mia mamma il giorno dopo andava a fare il cazziatone.
      Mia mamma, lavorava tutto il giorno e si spostava con una cinquecento gialla scassata, che il più delle volte la lasciava a piedi, sia perchè si sfasciava, sia perchè le fregavano la benzina dal serbatoio. Un giorno che non era riuscita a fare la lavata, mi mandò all’asilo senza mutande, e le megere ci ricamarono commenti per un anno.
      Il menù della mensa era “ditaliniconlasalsa”. I “ditaliniconlasalsa” erano un blocco unico, il sugo era talmente poco che si asciugava subito e incollava i ditalini per sempre, e allora le streghe per agevolarci a mangiare, prendevano il bicchiere e con questo schiacciavano la pasta per separarla nuovamente. Senza esagerare, una volta mia sorella che era meno remissiva di me, si rifiutò di mangiarla e con un colpo la fece cadere per terra. Non si stacco neppure un ditalino, la pasta aveva la forma perfetta della scodella di plastica, la strega allora la prese da terra e la rimise nella ciotola come se niente fosse accaduto.
      Arrivò però il giorno del mio riscatto! Una mattina, che frequentavo già la scuola elementare, si dimenticarono di venirmi a prendere all’uscita. Aspettai fino a tardi, ma non arrivò nessuno, allora mi incamminai da sola, citofonai e, la faccia che fecero quando mi videro, non me la dimentico neppure oggi!
      Mi inondarono di complimenti facendo leva sulla mia vanità di bambina, decantando la mia eroica impresa, poi comprarono il mio silenzio con un giro di giostra ed un panino con le panelle in cambio dei “ditaliniconlapasta”.

    19. Ieri ho letto le lettere dei lettori di un giornale politico,non faccio nomi.
      In alcune di queste lettere il tema del giorno era “consigli per migliorare la qualità del giornale”.Non erano lettere contenenti solo elogi,anzi,pur essendo lettori-sottoscrittori piuttosto soddisfatti alcuni non risparmiavano critiche,a volte durissime,su certi aspetti del giornale stesso:sui temi trattati,sullo stile,preferenze o antipatie sugli autori etc.Nessun giornalista ha reagito offeso,nessun direttore ha risposto per rilasciare dichiarazioni violente nei confronti dei lettori.
      N.B.una frase breve,una semplice esclamazione spesso sono molto piu’ efficaci di lunghi commenti conditi di retorica e gargarismi verbali,Bla Bla Bla ,Bla Bla Bla, e Bla Bla non so quanto sentiti.

    20. Ovviamente intendevo dire piu’ efficaci nel senso di opportune,adeguate.

    21. Ok PatBum, ma noterai che il tema dei post di Puglisi non è “Consigli per migliorare la qualità di Puglisi”. 😉

    22. Gentile, Nat, i figli di papà? Ma come fa a essere così reciso nei suoi giudizi? Ma che ne sa lei? Ma come fa a spaccare il mondo in due con tanta sicurezza? Ma perchè lei crede che io non sopporti Alfredo del Gf perchè sono un figlio di papà (lei pure penso, se non è nato da due mamme…)? Ma lei crede che chi non abbia fatto a pugni nei vicoli con la colonna di Rocky in sottofondo non sia meritevole di attenzione? Che ne sa lei degli sforzi, delle sofferenze, delle gioie della mia vita di individuo? Pensa che essere uno di viale Strasburgo mi abbia risparmiato un solo grammo di problemi? Magari fosse così, caro Nat. Basterebbe far nascere la gente in viale Strasburgo e salvarla per sempre dal dolore e dalla fatica. Magari fosse così, se solo viale Strasburgo fosse il paradiso in terra…

    23. Perbacco Giuggiulena, anche lei come me della pregiatissima Sammy’s School?

    24. Tony
      la tua battuta é bellissima e va oltre la mia intenzione,sono innocente.
      Ho raccontato un fatto reale che mi fa notare le opposte reazioni di fronte alle legittime critiche.
      Qualcosa che mi ha intrigato,ma pochi minuti.

    25. X Sofix,
      la mia infatti era diretta all´ironica frase “permaloso”….,ma sappiamo che gli articoli di Roberto sono tutti da decifrare,come un cruciverba,ma la sostanza per me é sempre la stessa,perché ci fanno immedesimare nelle situazioni quotidiane che si creano ogni giorno.Ciao e senza rancore

      Turiddu

    26. Io non porto mai rancore!
      Ma “permaloso” non era ironico!
      Ciò non vuol dire che non mi piaccia ciò che scrive, anzi, l’ho anche detto! Mi spiace se per commenti che possono non piacergli si scalda tutto quì.
      Penso che l’imperfezione ci rende unici nel bene o nel male! 😉

    27. Sofix,
      diciamo che il mondo e variopinto (meno male) é anche una buona penna come Roberto ha le sue debolezze cosi come le ho io,ma ció non toglie dire che meglio lui che ogni tanto si “riscalda” via tastiera,che un falso amico alle spalle 😉
      Saluti

      Turiddu

    28. Sante Parole Turiddu! Solo vorrei far presente che i veri amici sono quelli che non si limitano a dire quanto sei bello e bravo ma che hanno il coraggio di farti qualche critica quando lo ritengono opportuno… Perlomeno io intendo l’amicizia in questo modo.
      Detto cio’, mi e’ piaciuto molto l’aricolo di Roberto Puglisi.
      Nat , sei il Nat che conosco vero? Permettimi caro Nat di farti qualche appunto, proprio in nome di quell’amicizia a cui facevo sopra riferimento.
      Chi ti parla non e’ un figlio di Papa’ e il tuo astio nei confronti di queste persone io lo capisco perche’ vengo dalla strada, da una strada diversa dalla tua, ma sempre strada era.
      Li ricordo nella mia infanzia i figli di papa’ prendere in giro quelli piu’ poveri perche’ non avevano le scarpe alla moda. Ricordo quando un giorno alle scuole medie durante l’intervallo si misero intorno ad un ragazzo sensibile e lo derisero per i suoi vestiti, e lo guardavo mentre piangeva mentre gli altri ridevano. Ricordo che mi sospesero quel giorno e mio padre mi fece passare la voglia di non farmi i fatti miei… Ricordo l’arroganza di chi diceva che non potevo giocare a calcio con loro perche’ non avevo le scarpette, ma potrei raccontare tantissime storie come queste… Il fatto e’ che non si puo’ colpevolizzare una persona solo perche’ ha avuto la fortuna di essere figlio di papa’. Non puoi pensare che questa persona non abbia avuto problemi, magari diversi dai tuoi ma comunque reali.
      Visto che siamo entrati nel campo dei ricordi , ricordo un ragazzo ricco, figlio di industrialotti bergamaschi… Era sempre solo, quando cercava di parlare con qualcuno veniva messo in disparte da chi ne aveva soggezione o da chi lo derideva perche’ non era bullo.
      Stava solo, studiava solo ed era pure secchione il che ne faceva aumentare il grado di antipatia e distacco.
      Un giorno lo portai a casa mia, c’era la cresima di mio fratello, e i parenti siciliani a casa…. Tutti subito lo circondarono di attenzioni, chi gli offriva da mangiare , chi voleva giocare con lui , chi gli chiedeva pareri … il bambino era confuso, non capiva piu’ niente ma forse per la prima volta nella sua vita era felice, un figlio di papa’ che pero’ non aveva mai avuto la fortuna di conoscere la felicita’.
      Vedi Nat, in fondo io e te in confronto a questo bambino siamo stati piu’ fortunati, e non vorrei essere criticato per questo, cosi’ come non critico i figli di papa’ solo perche’ hanno avuto la fortuna di essere ricchi.
      L’importante e’ non essere arroganti sia i ricchi che i poveri.
      Un abbraccio a tutti.

    29. Sapete perche’ ho smesso di pubblicare (almeno per il momento, ma non escludo il per sempre) in questo sito?
      Perche’ io mi considero amico di Roberto Puglisi e voglio anche molto bene a Nat, per una infinita’ di motivi.
      E vederli cosi’, oltre che mettermi in difficolta’, mi da tristezza. Ed io, quando sono triste, scrivo da cani.

      Cordialmente

      Giullare

    30. Caro Alfredo, fai bene a considerarti un mio amico, lo sei e so di essere ricambiate. Di quelle amicizie di ferro che basta uno sguardo. Capisco quello che dici. Con Nat ci siamo presi e pizzicati ma non gli porto nessun tipo di rancore anche perchè mi sembra una persona di cuore e alle persone di cuore si deve volere bene. E’ che non mi va di essere rinchiuso in uno stereotipo sono perfino molto peggio…

    31. Scusate ma con tutti sti discorsi…state disturbando il sentimento scaturito dal racconto.

      Avevo scelto un racconto e volevo godermi i commenti su questo…

      …ma che cosa ci trasinu sti riscursi i picciridi cun siti avutru…
      scanciativi a mail…
      o itivi a pighiari un bello cafè…

      Amuni un c’è nenti pighiammuni u cafè!

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