domenica 20 ago
  • Economia della conoscenza

    Di conoscenza si può anche vivere e bene. Ogni epoca ha avuto i suoi governanti e ogni azione di governo ha avuto le sue priorità, lasciando talvolta ai posteri testimonianze durevoli del proprio passaggio. Quando lo stesso monumento, le stesse pietre sono state testimoni di avvicendamenti di governi e di governanti, almeno dal 1130 d.C. ai giorni nostri, come è il caso del più antico parlamento del mondo, Palazzo dei Normanni, qualche riflessione sorge spontanea.

    Proprio qui un illuminato governante, Federico II, ha consentito alla lingua e alla letteratura italiana di muovere i primi passi in una capitale del Mediterraneo già poliglotta (esempio di politica in favore della cultura). Sempre qui, altro governante, il viceré Francesco D’Aquino, ha fornito i mezzi tecnologici ad un abate-astronomo che ha arricchito il nostro sistema solare della scoperta di un corpo celeste sino ad allora sconosciuto (esempio di politica in favore della ricerca scientifica pura).

    Ma veniamo ai nostri giorni: quanto costa Palazzo dei Normanni per il suo funzionamento? Circa 150 milioni di euro l’anno (di cui il 75% per stipendi e pensioni). Cosa “produce” Palazzo dei Normanni? Una ventina di “leggine” (le leggi sono ben altra cosa!). Non sarebbe allora più logico remunerare la macchina che sforna leggine per quello che valgono e destinare le risorse risparmiate a stipendiare i cervelli che fuggono? Visto che il capitale umano è una delle risorse -sprecate- della Sicilia e che la ricerca è una priorità nazionale, perchè Palazzo dei Normanni non dovrebbe promuovere ed accumulare moderni tesori come i brevetti? Quanti ricercatori si potrebbero stipendiare in questo modo? Una delle risorse meno sfruttate della Sicilia è l’intelligenza dei suoi giovani. Che futuro potrà mai avere una terra che si priva delle intelligenze migliori mentre mantiene e ingrassa tanti parassiti? Quanti studenti e ricercatori siciliani, laureatisi in prestigiose università italiane od estere, trovano poi occupazione nella loro terra? Che senso ha pagare un ricercatore 1.000 euro al mese (fino a costringerlo ad emigrare all’estero) ed un usciere dell’ARS 4.000? Se si dessero a dei ricercatori uno stipendio decente e 5 anni di tempo per sfornare un brevetto, in un ambiente adeguato e appositamente attrezzato (penso alle strutture del vecchio Ente Minerario Siciliano di via La Malfa), quante risorse si genererebbero sfruttando la migliore risorsa che abbiamo, l’intelligenza?

    Nell’economia globalizzata, peraltro, non è necessario sfruttare in casa know how e brevetti: si possono benissimo dare in licenza e incassare le royalty!

    Quando si parla di economia fondata sulla conoscenza, di innovazione e ricerca, si dovrebbe intendere ed attuare una politica coraggiosa come questa. La penosa realtà che conosciamo, porta, invece, solo a privatizzare risorse pubbliche (i citati 150 milioni di euro) per trasformarle in consumi (tenore di vita) ed investimenti privati (case e seconde case) di una ristretta corte di privilegiati (deputati, burocrati, consulenti, ecc.) che però non generano alcun valore aggiunto per la collettività, perpetuando un eterno sottosviluppo.

    Il guaio è che, altrove, quando leggono dei favolosi stipendi dei deputati e degli alti burocrati siciliani si scandalizzano, mentre qui un’inchiesta sugli stipendi d’oro della “corte” di Palazzo dei Normanni provoca al massimo … invidia. E non mi si venga a dire che questo è il costo della democrazia, perché altrove, una democrazia ed un’amministrazione più efficiente, costa molto meno!

    Una splendida inchiesta sul desolante stato della ricerca in Italia è stata condotta da Riccardo Iacona per RAI3 nel 2005, W la ricerca.

    La RAI, però, mentre offre in streaming tutte le puntate di Porta a Porta, non ha ritenuto di riproporre on line questa inchiesta che si può comunque visionare qui, previa registrazione. Ne raccomando caldamente la visione, specie a chi l’avesse, a suo tempo, persa.

    Ospiti
  • 16 commenti a “Economia della conoscenza”

    1. D. Che futuro potrà mai avere una terra che si priva delle intelligenze migliori mentre mantiene e ingrassa tanti parassiti?
      R. Nessuno. Se l’Italia è in declino, la Sicilia è allo sbando e Palermo verso il fondo, ne sono disgustato tanto da aver perso anche la voglia di scrivere.

    2. Il problema non è solo della classe politica. La Sicilia ha un grave problema culturale che ha radici lontane. Il più antico parlamento del mondo è stato in mano a gente straniera, che ci ha dominato. Un governatore illuminato non poteva far altro che valorizzare le splendide risorse dell’isola.
      I problemi nascono quando il governo siciliano è andato in mano agli stessi siciliani. Il siciliano ha una brutta tendenza: quella di ammassare “la roba”. Ed il fine di questa attività non è tanto il godersela, ma l’atto stesso di ammassarla anche e soprattutto a discapito di tutta la collettività. Naturale che il siciliano non si scandalizza, ma al contrario prova invidia! Chiunque, occupando certe posizioni, farebbe né più né meno quello che fanno gli altri.
      Avere oggi un’economia della conoscenza sarebbe anacronistico. Qui non c’è neppure la mentalità imprenditoriale. I lavoratori dipendenti generalmente sono malpagati, maltrattati, vessati nella dignità. Oggi a scappare non sono solo i cervelli, ma tutti coloro che dicono basta con questo sistema. Qui chi vuole vivere deve appartenere ad un “gruppo” o deve cercare il compromesso. Per questi motivi, ancora oggi, buona parte della società mi sembra costretta a vivere “calando la testa”!

    3. Caro Donato,
      è facile parlare, su molte cose potrei anche esser daccordo ! ma sai, bisognerebbe guardare a 360° …
      immagino, tu conosca il RI.MED _
      e saprai, che vi era una fantastica Partnership con un AUTOREVOLE istituto Americano (sai, li investono molto in ricerca…) –
      Ebbene, la struttura doveva sorgere nei pressi del famoso, “Falcone Borsellino” – Punta Raisi – Ma, nonostante vi erano destinati dei fondi dal precedente governo nazionale, su richiesta di quello Regionale (xchè sai, su certi livelli necessita l’intervento di Roma), il Consiglio dei Ministri attuale, presieduto dal Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha bloccato il fondo preventivato in precedenza … concordo con te, W la Ricerca, e non siamo i soli, ma come vedi, non siamo tutti …

      http://sanita.agi.it/rubrica/ticker/20061021-hpg-rsa0010-art.html

      http://staminali.aduc.it/php/stampa.php?id=5786

      http://www.upmc.com/Communications/NewsBureau/BusinessandInternational/Articles/Cuffaro.htm

      Sai, per fortuna, vi sono state pressioni incredibili, dell’Attuale e tanto criticato Governatore della Regione Siciliana, e dal Presidente dell’ARS Gianfranco Miccichè, che vi ricordo ha voluto in precedenza che sorgesse questa realtà e ha lottato ultimamente per dar vita a tutto ciò!

      Fatto sta, che caro, determinati sforzi, il primo Parlamento della storia Italia, li fà …
      basta leggere: http://www.fondazionerimed.com/

    4. Leoluca, mi sembra che confondi i Parlamenti: la legge finanziaria che ha destinato risorse al centro di Ricerca di Carini è quella nazionale. Ricorderai la Levi Montalcini che minacciò di non votarla se fossero stati mantenuti i tagli alla ricerca.
      Sai a quanto ammontano invece i soldi che la Regione Siciliana destina alla formazione professionale? Se non ricordo male, sono 250 milioni di euro!

    5. Donato,
      non confondo affatto, ti prego di legger meglio: “Ma, nonostante vi erano destinati dei fondi dal precedente governo nazionale, su richiesta di quello Regionale (xchè sai, su certi livelli necessita l’intervento di Roma), il Consiglio dei Ministri attuale, presieduto dal Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha bloccato il fondo preventivato in precedenza … concordo con te, W la Ricerca, e non siamo i soli, ma come vedi, non siamo tutti ”

      Per quanto riguarda i Fondi della Regione Siciliana, oltre a quelli da te citati … vi sono quelli della Comunità Europea che vengono “investiti” in queste attività, ovviamente con il veicolo della Regione Sicilia

    6. Se non ricordo male, gli americani non possono più effettuare trapianti di organi a favore di stranieri, da qui l’interesse dei loro centri di eccellenza a insediarsi lì dove partono i “viaggi della speranza”: la Sicilia con i suoi 5 milioni di abitanti è uno di questi.
      Nel filmato “W la ricerca” Ignazio Marino spiega perchè fu costretto a lasciare l’ISMETT e come fu ripreso a braccia aperte a Pittsburgh: stendiamo un velo pietoso!

    7. “La penosa realtà che conosciamo, porta, invece, solo a privatizzare risorse pubbliche (i citati 150 milioni di euro) per trasformarle in consumi (tenore di vita) ed investimenti privati (case e seconde case) di una ristretta corte di privilegiati (deputati, burocrati, consulenti, ecc.) che però non generano alcun valore aggiunto per la collettività, perpetuando un eterno sottosviluppo.”
      Altrove l’autonomia ha prodotto valorizzazione dell’ambiente, intelliggente gestione delle risorse, piena occupazione ed un conseguente benessere diffuso per tutti! (Provincia Autonoma di Bolzano)

    8. Non ho visto il filmato, cmq conosco bene la vicenda di Ignazio Marino e concordo in pieno con te …
      Ma, in merito a queste strutture Americane, dispiace ma ti sbagli, non si tratta di Sanità ma di Ricerca !
      Quindi, non possono operare …
      A mio avviso, questi investimenti, non sono un male anzi … invece di alimentare il fenomeno della fuga dei cervelli … vengo e investono qui ! invece di aspettare e cercare risorse! e son poche che cercano di lavorare all’estero !
      in loco c’è una quantità incredibile di persone al quanto preparate !

    9. E cmq, non possiamo sempre criticare …
      e critica e criticare !
      Quando i cervelli sono in fuga non va bene ! e concordo ! Quando si cerca di realizzare qualcosa che possa offrire a tanta gente un lavoro che spesso trovano all’estero … non va bene sono Americani! e sti cavoli !
      e pensa, che questo investimento è sotto l’attenzione mondiale, questa struttura Americana è stata immediatamente contattata dalla Svezia se non erro paese, per offrirsi in alternativa dell’Italia e della Sicily …
      non si possono perdere questi treni e forse nn abbiam perso nulla

    10. Pronto l’aereo di Stato per prelevare la Montalcini a Dubai ed avere un voto in più al Senato. E se invece di sprecare così i soldi QUESTO GOVERNO investisse tale somma in ricerca?
      E gli stipendi d’oro del Parlamento italiano? e quelli della Commissione Europea?

    11. Leoluca, non confondere gli istituti: all’ISMETT http://www.ismett.edu/it/home/ fanno trapianti, in collaborazione con l’Università di Pittsburgh, mentre al RIMED faranno ricerca.

    12. Donato,
      io non faccio confusione! parlavo di Ricerca e non di operazioni o viaggi delle speranza …. come hai scritto tu!
      anzi, ho detto, e precisato …
      che il Ri.Med ha lo scopo della ricerca e non Operazioni varie … !
      Gaia ! sante parole !

    13. Salve, sono un cervello in fuga. In verita’ un piccolo cervello, nulla di che. Certamente non ai livelli che potrebbero dare una chiara svolta ad un processo di civilizzazione politica che tanto ci vorrebbe dalle parti nostre. Il mio cervello si e’ limitato a ottenere un paio di Master all’estero, su materie ritenute secondarie (Strategia di Sviluppo e Geopolitica). Oggi viaggio per trovare una dimensione professionale adeguata. Sono un piccolo funzionario che si occupa dello sviluppo sostenibile in un area di Haiti. Mi occupo di pianificare, con le autorita’ locali, le priorita’ di intervento che poi, previa progettazione (fatta sempre dal sottoscritto), finanziamo rapidamente (tre mesi per un ponte o una scuola, a dirla breve).
      Scrivo perche’ mi sarebbe piaciuto un giorno rientrare nella mia citta’ natale e mettere a disposizione la mia esperienza ed il mio amore per la mia citta’ al servizio delle istituzioni. Ma il mio desiderio si e’ sempre infranto contro certe politiche clientelali, indipendentemente dal Governo in carica, che ha dato priorita’ ad alcune personalita’ (dette Manager) provenienti per lo piu’ da fuori, che a monte di ingaggi che fanno impallidire anche quelli come me che percepiscono lo stipendio direttamente dal palazzo di vetro delle Nazioni Unite, si sono (o e si stanno occupando del progresso amministrativo e civile della nostra Regione. E dire che io avrei contribuito per molto meno, e che mi sarebbe piaciuto al contempo osservare una politica Regionale votata all’interscambio culturale ed economico con i paesi frontalieri (e non mi citate le recenti azioni intraregionali perche’ sono state create solo per piazzare nuovi ricchi posti).
      Resto dunque al mio posto, continuando ad amare la mia terra e la mia squadra da lontano, leggendo Rosalio e voi tutti che vi scrivete.

      Cordialmente

    14. Ciao Donato, apprezzo come sempre i tuoi post e sono felice di sapere che esistono siciliani che hanno questa visione delle cose. Servirà a qualcosa o s qualcuno ? Da parte mia la lettura di W la ricerca è anche troppo ottimistica, tanti colleghi ed amici vivono al limite del mobbing. Nobili ed isolate iniziative sono molto lodevoli e degne di ammirazione, ma temo non possono mutare una quadro di fondo troppo buio. Questo paese ha palesemente smesso di credere nell’innovazione, credo si stia subendo oggi l’onda lunga degli anni 70-80 quando invece di fare industria si è fatta solo finanza. La responsabilità è politica, la distruzione sistematica del sistema educazionale dalle elementari fino ai poli di alta formazione ne è una prova. Credo che l’unica soluzione per un giovane sia che si voglia operare in contesto aziendale o in contesto accademico sia quella di emigrare. Parlo per esperienza personale avendo vissuto fuori per un paio d’anni ed essendo poi rientrato. Buon fine settimana.

    15. […] il rientro per un’utile valorizzazione? Non voglio ripetere concetti già espressi su queste pagine, ma riallacciarmi al filo conduttore del mio ragionamento (secondo cui una visione di sviluppo in […]

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