giovedì 17 ago
  • Lavoratori autonomi

    All’inizio c’era solo Robert. Poi si unì Johnny, infine Akinwa.

    Robert ha spesso un maglione verde di buona fattura, una camicia stirata, jeans, scarpe di cuoio. Sembra un’impiegato o uno studente di un college americano. Lavora di buona lena, dalla mattina alla sera e guadagna monete sonanti, anche se di piccolo taglio.

    Il lavoro se lo è inventato lui, forse l’ha copiato da qualcuno da qualche altra parte, ma all’ipermercato della grande Piazza è stato il primo.

    Poco dopo che i cassieri passano il badge, arriva anche lui e si sistema, con il loro consenso, alla fine del bancone della cassa, dove si raccolgono i prodotti acquistati dopo che l’impiegato ne ha scansionato il codice a barre. Con calma e metodo Robert li mette nei sacchetti. Li sistema per tipo (i generi deperibili, quelli a lunga conservazione, i detersivi), ingombro e peso (non bisogna superare un certo limite o il sacchetto si rompe). È attento alle priorità, per esempio non mette mai la bottiglia di olio sopra le uova, altrimenti si rompono. Come capita a me.

    Intanto, se ha un minuto, Robert riordina i cestini sparsi davanti alla cassa oppure va a prendere allo scaffale un prodotto che il cliente ha dimenticato o a pesare un sacchetto di frutta senza etichetta. Sono incombenze che spetterebbero ai cassieri, ma lui le fa per ingraziarseli. Loro d’altronde sono contenti di rimanere tutto il turno seduti dove sono e scansionare i prodotti con uno sguardo catatonico.

    Robert, che nei weekend è affiancato dai suoi amici ed emuli, guadagna da 20 a 50 centesimi a cliente. I clienti sono generosi perchè è preciso e dignitoso. In una cassa dell’ipermercato (lui sceglie sempre quella con i carrelli) passa un cliente ogni 4 minuti. In una giornata di 10 ore è un guadagno ragionevole. Quasi invidiabile anzi, per la situazione palermitana.

    E però quando penso che a Robert non sarà probabilmente offerta la possibilità di sedere a una cassa a posto di uno di quegli impiegati inerti (che forse, certo, lo sono diventati così, prima erano normali), mi sembra che questo spirito di intraprendenza celi un’ingiustizia. E credo di non essere il solo a pensare così. E così tutti noi continueremo a dare 50 centesimi a Robert per un lavoro che, in fondo, è del tutto inutile.

    Ospiti
  • 9 commenti a “Lavoratori autonomi”

    1. Io trovo molto più dignitosi i vari robert (ma dove vado io c’è un indiano che si fa chiamare jaia) che i cassieri abbrutiti, incazzati e maleducati; e lo 0.50 lo do sempre

    2. conosco Robert, è molto elegante…e mi piace pensare che un giorno forse lavorerà alla cassa anche lui. E se lo farà sono sicura che sorriderà, sempre.

    3. ..e comunque ciao amici franz e nicola!

    4. Ma che bel post! Ma che bella riunione tra amici..
      Ciao Rosci (mi facisti morriri dalle risate con il tuo commento di qualche giorno al post della Scuderi).
      Ciao Franco e ciao pure Nico.

    5. grazie cara…chiara

    6. Quale post Chiara? Leggermelo lo voglio!

    7. Che miseria, ridursi a mendicare i clienti del supermercato… Poveraccio lui e quelli come lui che magari hanno la laurea ma non li assumono perche’ non appartengono a nessuno. Quando leggo queste cose sono felice di essermene andato dall’italia!

    8. Certo, il buon robert fa un “guadagno invidiabile” in nero. E questo poco importa a tutti. Del resto per Laydo “sta mendicando”, mentre per Franz è “più dignitoso del cassiere”…
      Del resto stando ai numeri citati si parla di 1000-1200 euro al mese…in nero…equivalgono a 1800 lordi. Più di quello che sta alla cassa che ne prende 1200 lordi, se gli pagano il fulltime (normalmente a Palermo funziona che ti pagano il parttime e devi fare il fulltime).
      O di tanti altri liberi professionisti che si devono aprire la partita iva….

    9. Il buon Robert fa un “guadagno invidiabile” in nero, tanto quanto il posteggiatore palermitano che mi chiede i soldi in centro e mi guarda male se gli lascio solo cinquanta centesimi. Nulla da dire sullo sfruttamento del lavoratore onesto, faccio parte della categoria (lavoro in un call center); ma guardiamo la realtà dei fatti e in special modo quella nella quale viviamo. La dignità è sempre una cosa che va apprezzata.

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