giovedì 23 nov
  • Marzo (parte seconda)

    Per il tema trattato ed il linguaggio esplicito si consiglia la lettura a un pubblico di soli adulti.

    (Entrambi in silenzio, il fiore di pietra nel fiore di carne)

    Come fece Giovannella la buttana.
    Che diceva che per te avrebbe dato la vita.
    Infatti.

    Ma con te era diverso. Con te era amore, Umbertino.
    Fu la prima notte di questo marzo di merda. Bombe calavano giù dal cielo come gocce di pioggia. Sì, è vero che fu la stretta della tua mano a portarla in una infinita corsa a perdifiato fino alla porta ancora pietosamente aperta del ricovero. Ma poi, quando l’aria divenne incandescente ed il suono ti penetrò i timpani fino a farti perdere l’equilibrio, fu Giovannella che ti spinse là dentro la porta, mentre mezzometro di scheggia sfiorava l’ampia tua spalla eppoi le trafiggeva il petto, fermandosi dentro il suo cuore innamorato. Giovannella volò all’indietro, cadde giù per terra e sbattè la testa contro le lisce balàte della strada, ma tanto era già morta. Fuori c’era la guerra e grida rabbiose ed avvilite. Rumori generati dal più cieco dolore privo di senso. Ma dentro di te, Umbertino. Dentro di te esplose un assordante silenzio bianco. Non riuscisti a dire una sola parola d’amore. Giovannella morta per salvarti la vita, a terra, il cuore trafitto, la scheggia che non si muoveva più, e nemmeno Giovannella però. Lei aveva le braccia aperte, come nell’abbraccio, e pareva serena. La scheggia era un fiore, sbocciato dal suo petto, per te. Entrambi in silenzio, il fiore di pietra nel fiore di carne. Nell’aria fradicia di sangue, nessuna parola d’amore. Guardando quei due germogli privi di vita, quella volta cristodiddio sì che avresti voluto piangere. E ci riuscisti, Umbertino. Giovannella ti fece dimenticare per un attimino nìco nìco la necessità dell’essere insensibili in tempo di guerra. Accussì piangesti. Tanto. In rigoroso silenzio. Un pianto bianco. Perché ancora non potevi saperlo, Umbertino, ma non è quel mistero da noi chiamato tempo a creare una gerarchia negli affetti. Unica e preziosa può essere anche una buttana conosciuta soltanto due settimane fa eppoi perduta accussì, trafitta da una scheggia di un palazzo crollato durante il bombardamento notturno del primo giorno di marzo in una stretta strada di una violentata Palermo.

    Poi non piangevi più ma gli aerei continuavano a cafuddàre una bomba appress’all’àvutra e dappertutto era una sassuliàta di morte e devastazione. Nessuna parola d’amore. Nella polvere che flagellava Palermo c’erano soltanto urla di uomini, esplosioni di bombe, grida di donne, crolli di case, pianti di piccirìddi, rombo di aerei, frantumi di vetri, rumori di sirene. Tutti i suoni di una guerra. Allora decidesti che affanculo dio la madonna la guerra e ‘sta vita di merda e, accarezzando la fronte ancora calda di Giovannella, tu solo in tutto quanto il mondo pronunciasti in silenzio quattro parole d’amore.

    Poi finisti le parole e, dopo averle accarezzato per l’ultima volta nella tua vita la sua guancia, le appoggiasti il viso sulle balàte, con dolcezza, e, sotto un diluvio di bombe, ti alzasti e andasti laddove il tuo culo ti avrebbe portato.

    Ciao Giovannella mia, addio.

    Peccato, Umbertino, lei non le ascoltò le tue quattro parole d’amore: era morta poverina, Giovannella la buttana che mai ti fece pagare, ti amava vero, eri bello, Umbertino, di una bellezza aspra ma malinconica, epperò ballavi meravigliosamente. Risplendevi di luce propria mentre danzavi, senza che te ne rendessi conto, e chìsto era il bello! Che ballerino magnifico eri stato con lei, e non lo sapevi! Bastò il tempo di un giro di danza, un unico giro aggrappata alle tue ampie spalle, e lei si era già irrimediabilmente innamorata. E tu, Umbertino, tu non potevi saperlo, ma quando si spogliò quella sera stessa, Giovannella la buttana provò un filino di vergogna nel mostrarsi a te, in quella prima notte, nella nudità dei suoi diciassette anni. Magari non sono bella come mi vuole lui, pensò. Invece fu un attimo che la fece innamorare ancora di più, uno di quei momenti rari che si ricorderanno per sempre e che la memoria dilaterà ancora e ancora e ancora, e quell’istante magico fu una tua inattesa piroetta, nudo davanti a lei, che le fece ridere labbra occhi e cuore, ed il successivo rude abbraccio dei tuoi diciannove anni, Umbertino, dissipò in lei ogni dubbio, ogni paura, ogni pudore.
    Vi baciaste di un bacio sfrontato, umido e selvaggio.
    Come era giusto che fosse.
    E poi vi amaste.
    Una intera notte, lunga, calda e improfumata.
    Un amore ruggente, sudato e appassionato.
    Furono due settimane. Quattordici giorni. Quattordici notti. I diciassette anni di Giovannella conobbero grazie a te quella illusione buffa e distante che i poeti chiamano felicità.
    Poi in quell’insensato 1943 arrivarono le bombe dal cielo e le schegge da terra, e dappertutto era morte e strazio, in quello che fu davvero proprio un marzo di merda.

    Le bombe non sono buttane.
    Non hanno sentimenti, le bombe.
    Le buttane invece.
    Ne hanno di sentimenti. Da vendere.
    Alcune, senza dirti niente e senza nulla chiederti in cambio, si prendono la tua vita in consegna sotto un bombardamento, e la mantengono intatta. Te la restituiscono, la vita, tutta improfumata, mentre attorno è polvere, crolli e urla di madri.
    Non tutte, certo.
    Ma alcune.
    Perché alcune buttane non sono femmine.
    Sono fiori.
    E sorridono con gli occhi.
    Gerani rossi che resistono al balcone di una casa bombardata.
    Piccoli passi di danza illuminati nello scuro di una notte buia e violenta.
    Ciao Giovannella mia, addio.

    (2. continua)

    Palermo
  • 21 commenti a “Marzo (parte seconda)”

    1. La guerra descritta da te mi fa pensare alla lotta per la sopravvivenza di ogni giorno…
      bravo.
      ma impariamo a restituire alla natura ciò che le chiediamo in prestito,
      visto che alcune buttane non sono femmine ma fiori!…

    2. Mio nonno mio nei suoi racconti di guerra mi raccontava sempre di fatti di amore, di gioia, come se in quelle situazioni di pericolo continuo i sentimenti si facevano più forti e più attenti, infatti di quelle persone di quei racconti mio nonno ricordava tutto: i vestiti, il viso, il modo di parlare…
      aspetto la terza parte.

    3. le buttane
      una volta erano vere
      italiane,palermitane
      lo facevano per campare la famiglia,lo facevano per vivere e per sentirsi vive
      una volta erano belle,passional,con le loro ciprie profumate alla vaniglia.
      Suonavi,e ti apriva a matri badissa,ti guardava e ti diceva,piccirè ma tu quantu anni hai? E mentendo sussurravi ho fatto 18 anni da poco,ma lei a matri badissa,buttana doc,sapeva che ne avevi 16,e ti faceva entrae lo stesso,ma ti raccomandava,piccirè,viri ca unna fari burdiallu,asinno ti ecco fuara e sopratutto ta stari mutu,ca tu,un cia vinutu mai.
      poi spuntava lei,sotto veste o sottana candida,bianca o nera non aveva importanza,basta ca era trasparente.
      Se eri fortunato,la trovavi ancora fresca come uan rosa bagnata di rugiada,dovevi trovare l’orario giusto.
      Ti prendeva la mano e ti guidava nella stanza dei sogni,si adoperava nel rituale di igiene intima poi si sdraiava,e con dolcezza ti diceva veni ca sangò che ti faccio sognare.
      na volta c’erano le vere buttane,oggi ti basta fare un giro nelle grandi città da Palermo a Milano,e ti accorgi che le buttane di oggi,ti raccontano una grossa bugia quando ti dicono,mi hanno portato in italia con la promessa di un lavoro,oggi non ci si può più credere a tutto questo,l’informazione è tanta,e puru i malatii e a dilinquianza,una volta la zia rosa,ti fceva sognare,ti accarezzava e ti diceva,vedrai quando crescerai,le donne ti verrano a cercare,e tu ti ricorderai di me,soltanto per averti fatto sognare all’età di 16anni.

    4. dimenticavo,oggi le buttane nostrane,non le trovi più,rumene,bulgare,soltanto,aggiungo io Purtroppo……….

    5. non soltanto romene , bulgare ma ci sono anche le nigeriane 😀 , le brasiliane , le ukraine , le russe , le albanesi , le lettoni , le lituane , le slave , se sei fortunato trovi anche le argentine , le peruviane e da un po’ di tempo c’è l’exploit delle cinesi . . .

    6. R esistenza in guerra
      S empre
      A nche
      S olo per dare rumoroso silenzio
      N on essere pietra
      M a umida sorgente
      Q uando capirai
      C he non devi capire
      A llora…solo allora
      c apirai che
      A bbassarsi a legare i lacci delle
      S carpe equivale alla stessa necessità d I chinarsi su un uomo

    7. …Stranizza D’Amuri direbbe Battiato.

    8. Palermo ha un nuovo poeta

    9. grande Zu Davide, grandissimo.

    10. La tua capacità di raccontare è impressionante. Non so quante storie hai ascoltato sulla guerra, io ho visto il tuo spettacolo “maggio 43” in DVD e spero di vederlo quanto prima in teatro, ma ecco: sembra vivo tutto quello che scrivi. Forse lo è (lo è stato) davvero. Sono fiero di avere un mio concittadino così. E vaffanXXXo agli invidiosi

    11. Duro come la realtà che racconti. Sono proprio curioso di sapere come finirà.

    12. Fame, buttane, morti, bombardamenti, sofferenza. E poi i fiori. Mio papà mi raccontava di fiori, i bocca di leone, che andavano a vedere ogni volta che tornavano a palermo da altavilla milicia, dove se n’erano sfollati. i grandi andavano in un casa, e forse doveva esserci una prostituta. I bambini rimanevano a giocare tra i fiori che c’erano alle porte di Palermo. Grazie Davidù, a te e alla tua bacchetta magica

    13. CLAP CLAP CLAP

    14. La guerra ed il suo orrore sono così presenti che a volte ce ne dimentichiamo. Grazie per ricordarci che ancora c’è tanta, troppa strada da fare.

    15. buttana eva, che potenza…

    16. Belle le cose che scrivi. Anzi no. Non belle. Dolorose, ed emozionanti. E necessarie.

    17. Le buttane… si ci dovrebbe fare un monumento ad alcune… e poi che io sappia di monumenti che commemorano lo scempio di quei bombardamenti, a PAlermo, non ce ne è nessuno…

    18. sei un potea, un genio e pure un figlio di Xuttana…

    19. …. hanno percepito macerie e orrori, ne hanno identificato correttamente alcune cause; però, condizionati dal limite, si sono fermati.
      C’è dunque un limite, un limite mentale, che bisogna identificare, comprendere, abbandonare e quindi superare andando oltre. Altrimenti restiamo impantanati. Pound è quello che è arrivato più vicino a questo limite e ha tentato di abbandonarlo, a modo suo pur se improprio.
      Il limite di per sé non è negativo. E’ intrinseco a ogni uomo e, al di qua del limite, c’è stata (c’è e spero ci sarà – ma non ne sono sicuro -) una sorprendente e raffinatissima produzione.
      In questo limite (e nel suo superamento) non trovano spazio tentazioni esoteriche o gnostiche. Gli artisti lo intravedono meglio di altri e nel dibattito del Novecento possiamo riconoscerne alcune intuizioni: attualità dell’oggetto, conoscenza oggettiva, presupposto (“A è A” presuppone A), unicità ecc.
      Il limite mentale non si scopre per caso.
      Però bisogna scoprirlo per poterlo abbandonare e andare oltre, altrimenti le macerie restano, anzi se ne accumulano sempre di più. Oggi la speranza è riposta in questo “oltre”. Per evitare equivoci aggiungo: senza mai rinunziare alla propria umanità e senza interventi del deus ex machina di turno.
      Aspetto un artista che, provenendo misteriosamente dal limite mentale abbandonato, navighi oltre.
      Il carattere di “oltre”, che è la persona, ha valore tematico e metodico. Qual è il tema? La persona. Qual è il metodo adoperato per parlare della persona? La persona stessa.
      Ci vuole coraggio però per esplorare il territorio (inclusione atopica nella massima estensione) della persona identificata col carattere di “oltre”, la persona cioè come avverbio.
      Tutto questo è difficile?
      Pound: “Beauty is difficult, Yeats” said Audrey Beardsley/when Yeats asked why he drew horrors.
      E con gli orrori torno al punto di partenza, il tema del tuo scritto.
      Quello che resta sconcertante …..
      (2. continua)

    20. @Rosalio: ma che fine ha fatto Davidù? Vi siete litigati? Perché non scrive più?

    21. Davide è attualmente impegnato con delle prove teatrali di cui presto vedrete i frutti. Siamo in contatto e tornerà appena avrà un po’ di tempo. 🙂

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