giovedì 23 nov
  • Divieto di siesta

    Mi è stato chiesto di scrivere qualche parola su un programma radiofonico che qualche tempo fa aveva dato vita ad uno spazio on-line attraverso la creazione di un blog. Sono combattuto, per me è difficile misurare le parole ed essere obiettivo nei confronti di Divieto di Siesta (questo il nome del programma che ha come protagonista la musica da discoteca);un programma che nacque per gioco.
    Natale Schiera era nuovamente sulla piazza…cercava disperatamente un microfono da cui poter riempire le orecchie degli ascoltatori con minuti e minuti di cazzate ma soprattutto un microfono da cui poter far sorridere qualcuno; così era tornato all’ovile, era tornato in quella radio che per tanti anni era stata casa sua e che si accingeva a diventarlo ancora di più (a sua insaputa), era tornato a Radio Time.
    Mi ricordo come fosse ieri il nostro primo incontro; “i capi” gli dissero che avrebbe dovuto lavorare con me e qualora ci fosse stato qualche problema avrebbe dovuto riferirlo immediatamente, così ci guardammo negli occhi…
    Colsi il suo imbarazzo, lui: un veterano, uno che aveva compiuto trent’anni di radio ancor prima che la radio stessa ne compisse cinque, (non chiedetemi come avesse fatto, si sa, le vie del Signore sono infinite) davanti ad un ragazzetto, uno che probabilmente di radio non ne sapeva assolutamente niente.
    Eppure un attimo dopo l’imbarazzo era scomparso dai suoi occhi, aveva fatto posto ad un’altra emozione: la curiosità! Quel giorno capì il vero concetto di umiltà.
    I giorni seguenti ci mettemmo al lavoro su un format di trasmissione che potesse risultare veloce e contemporaneamente a cui la gente si sarebbe potuta affezionare in breve tempo.
    Lui diceva: “fratello, per me possiamo passare pure la Pausini e Miguel Bosè”, io invece ero convinto che Natale avrebbe potuto dare il meglio di sé con la musica che più gli apparteneva, quella con cui aveva fatto ballare generazioni di ragazzi nelle discoteche di tutta la Sicilia!
    All’inizio fu un dramma, sembravamo usciti da un sarcofago e dovevamo ancora capire come riuscire a muovere quelle gambe rimaste ferme per così tanto tempo; dovevamo ancora toglierci di dosso tutta quella polvere che ci rendeva lenti e appesantiti.
    Sapevo che quel momento sarebbe arrivato e continuavo a crederci, giorno dopo giorno il mio rapporto di lavoro con Natale si trasformava in qualcosa di più, non vedevo l’ora che arrivassero le due del pomeriggio (non chiedeteci di dire le quattordici per carità) per passare del tempo con una persona che davanti o dietro il microfono risultava essere una delle più vere e più belle che avessi mai conosciuto.

    Tutti intorno a noi ci dicevano che la trasmissione non decollava, che era una palla al piede, che eravamo indisciplinati e che eravamo volgari.
    Scusate, su questo punto mi devo togliere qualche sassolino…
    Ai tempi in cui mi occupavo di Divieto di Siesta il mio chiodo fisso era lo Zoo di 105 (radio per cui poi mi sarei ritrovato a lavorare). Lo zoo poteva risultare volgare ed eccessivo, e forse lo è, ma quello che mi colpiva di quella trasmissione era il suo essere vera; se ti va di dire una cosa che pensi perché non dirla? Secondo quale logica chi ha il potere può fare e dire quello che vuole mentre una persona normale non può farlo?
    Cosa fa di “cazzo” o di “vaffanculo” un termine volgare se passato per radio, mentre accettabile e ritenuto normale se detto in una conversazione tra amici?

    Io e Natale avevamo in mente una radio che fosse alla portata di chiunque, che fosse vicina alle persone che incontravamo per strada, che fosse il più vicina possibile a noi e al nostro modo di essere (che come direbbe Natale è latte e formaggio).
    Proprio da quell’idea di radio sono nati i nostri “tormentoni”… i personaggi come Prudenzia, le incursioni di un Funari piuttosto incazzoso, Pierino (un bambino piuttosto precoce), il transessuale che chiede sempre di musica, e i jingle verità con i fuori onda di Natale che invita Frankie (un tecnico della radio) a comprare il pane e le olive nere che tanto gli piacciono! Non facevamo differenza tra quello che “va” detto in onda e quello che invece va tenuto strettamente personale.

    Per la stessa ricerca di franchezza pensai ad aprire un blog che avesse il nostro rapporto con la radio e con gli ascoltatori come protagonisti.
    Posso dirlo con orgoglio, siamo stati i primi a livello nazionale ad aprire un blog che avesse come argomento una trasmissione radiofonica ed il suo mondo.
    Oggi che i grandi colossi della radiofonia hanno fatto del blog il loro principale modo di comunicare su internet, sembra quasi scontato che un dj abbia uno spazio su cui scrivere quello che gli pare. In realtà noi avevamo capito la potenza del mezzo molto prima che i grandi cervelli della comunicazione se ne fossero accorti!

    Oggi Divieto di Siesta si è aggiornato, si sa..le persone vanno e vengono, ognuno di noi è importante ma non è fondamentale e sono sicuro di aver lasciato le redini di quel programma a persone capaci.
    Ci sono nuovi appuntamenti, nuova musica e c’è un blog che è tutto nuovo. Un blog che mira a mantenere quella verità e quell’immediatezza che forse (sono giudizi personali) per radio è stata un po’ sedata dall’alto.
    Vi consiglio di farci un giro, di non fermarvi alle apparenze, ma di leggere sopra le righe e di cercare di vedere quel Natale Schiera che vedo io! Quel fratello da cui mi è stato difficile allontanarmi, ma che è sempre con me ogni giorno.

    Palermo
  • 6 commenti a “Divieto di siesta”

    1. Cosa fa di “cazzo” o di “vaffanculo” un termine volgare se passato per radio, mentre accettabile e ritenuto normale se detto in una conversazione tra amici?

      Un mio amico dottore in Scienze della Comunicazione risponderebbe: il “livello di prossemica”…

    2. daaario spaaaaadaaaaa??!!!!
      noon ci pooossoooo creeedeeeeeereeee!!!!
      sarei proprio curiosa di rivedere dopo 14 anni quel bambino tutto pepe che faceva impazzire maestre e compagni di scuola (me compresa) perchè nn riusciva a stare un attimo fermo, nemmeno durante le lezioni.
      sn curiosa di sentirti in radio x vedere se c’è ancora in te almeno un pizzico di quella irrequietudine, irriverenza x le autorità e pazzia di quand’eri bambino. spero di si!!!…….

    3. Francescaaaaaaaaa?
      Sai che così è difficile ricordarsi di te? Nessun tipo di indizio?

      Comunque il mondo è veramente piccolo, soprattutto quello virtuale.

    4. beh…..di francesca in classe c’ero solo io!!! crescendo sei diventato un po’ smemorato pero’…..

    5. Darietto ciaoooo!!! che bello trovare anche te qua!! un bacio a presto Giù

    6. Caspita, perché non organizziamo un raduno? 🙂

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