giovedì 23 nov
  • Palermo universale, multietnica, produttiva e sicura

    1. Il nuovo scenario competitivo vede, grazie a Dio, una dinamica finanziaria, economica e demografica che per intensità e forza non è gestibile da nessuna politica dirigista.
    2. Forze inedite stanno travolgendo assetti consolidati dell’economia mondiale. In particolare sono 4 le “forze” cosmiche oggi “in movimento”:
    a) i costi “cinesi”di tutta l’industria manifatturiera tradizionale (dal tessile-abbigliamento al calzaturiero passando dai giocattoli) che sono nell’ordine di un ventesimo di quelli europei;
    b) l’emergere della soft economy (microelettronica, industria dell’immagine, del lusso, della nuova cantieristica);
    c) la nuova forte divaricazione socio-economica nei mondi emergenti con la creazione di inediti mercati solo apparentemente di segmento, attese le loro dimensioni;
    d) i nuovi bisogni (la salute fisica e psichica, la conoscenza avanzata, i giochi in tutte le loro dimensioni, la natura in quanto tale, il senso della vita finale).

    3. Queste forze per la loro particolare natura stanno modificando il consolidato paradigma spazio/temporale fondato sull’assunto che “attraversare lo spazio” comporta un “tempo” e un “costo” normalmente rilevante rispetto alla produzione.

    E così abbiamo lo spazio “virtuale” dove il tempo è “reale”, proprio della comunicazione, della finanza, dell’immagine, della conoscenza ed in futuro dell’arte e della ricerca; nonché lo spazio “globale” dell’economia leggera e di quella “low cost” che riducono il costo economico del tempo a variabile residuale.

    Da qui una inedita distribuzione internazionale del lavoro che sempre più trasformerà gli assetti produttivi, commerciali, finanziari e demografici del pianeta terra e con essi la direzione e l’intensità dei “flussi”.

    4. Questa nuova realtà ha modificato ed è destinata a modificare sempre più il paradigma dello sviluppo lineare ed equilibrato che ha finora guidato lo sviluppo del mondo occidentale ed è destinato a guidare, ancora, quello dei paesi emergenti.

    In altri termini il nuovo possibile sviluppo della Sicilia, e di Palermo in modo particolare, va visto in termini squilibrati, infrasettoriali e globali, nel senso che si “vince”, per le terre di mezzo come la nostra regione e la nostra Palermo, nella misura in cui si offrono prodotti/servizi eccellenti capaci di intercettare la domanda (cioè i bisogni, soprattutto i nuovi) planetaria, che in quanto tale è sempre economicamente rilevante anche nelle segmentazioni più radicali.

    5. Se ciò è vero la Sicilia e Palermo hanno una occasione unica in quanto per la loro nuova centralità (si pensi al Mediterraneo ma anche e forse soprattutto al corridoio Palermo-Berlino), per la modernità senza sviluppo, per il loro ecosistema, per la loro immagine, per la loro storia, esse possono sviluppare -in questo tempo- un inedito percorso di sviluppo mirato ad offrire la “merce più richiesta: lo stile di vita, il modo di essere…i valori che danno senso agli oggetti”; in altri termini uno sviluppo fondato sulla qualità che “punta a trasformare la Sicilia e Palermo in un brand di successo” ; in un Territorio dove Tecnologia, Talento e Tolleranza creano una nuova sintesi del saper vivere e del sapere produrre.

    6. Con questa consapevolezza parlare di Palermo o della Sicilia come di piattaforma mediterranea può essere pericolosissimo perché il rischio che c’è all’orizzonte è di fare della logistica il “nuovo petrolchimico” scatenando una guerra dei poveri tra i porti di Augusta, Mazara del Vallo e Palermo.

    7. Bisogna e dobbiamo parlare di Palermo come Capitale del Mediterraneo, perché già nel termine “capitale” di un mare ritornato centrale c’è tutta la vision e quindi il senso della mission che dobbiamo realizzare.

    8. Una città è capitale, una regione è “in sviluppo” nella misura in cui ha:
    a) nodi rilevanti nel sistema delle reti portuali, aeroportuali, ferroviari e autostradali;
    b) centri di indirizzo effettivo di significativi flussi finanziari;
    c) centri di formazione universitari e post-universitari attrattivi;
    d) luoghi di ricerca tecnologica e scientifica, soprattutto con riferimento alla salute psicofisica, all’avanguardia;
    e) flussi di turismo, ed in particolare di turismo relazionale, con tassi di crescita a 2 cifre adeguatamente serviti;
    f) microimprese integrate, medie aziende e multinazionali in settori emergenti della soft economy e dell’economia dei nuovi bisogni.

    9. Per questa ragione il “motore” di questo nuovo sviluppo va ricercato:
    a) ancora, ahimè, nella politica, perché tutti i “nodi” strutturali sono ancora irrisolti (non abbiamo un hub aeroportuale, non abbiamo un porto intercontinentale, non abbiamo ancora chiuso il sistema autostradale e ferroviario, il Ponte è ritornato un miraggio), le coste sono lungi dall’essere valorizzate, i sistemi urbani hanno bisogno di interventi strategici;
    b) nelle Università e nelle Fondazioni intorno alle quali dovrebbero coagularsi le leadership intellettuali, economiche e sociali;
    c) nei distretti, nelle aziende medie di successo e nelle multinazionali;
    d) nei siciliani eccellenti nel mondo della finanza, dell’impresa, della ricerca e della medicina, che devono essere messi nelle condizioni di ritornare a lavorare nella loro terra da banchieri, imprenditori, manager e scienziati, come nel caso di Pistorio a Catania.
    e) nei nuovi cittadini che vengono dalla finanza, dall’imprenditoria, dalla scienza, dallo spettacolo (da Zonin ad Armani, dalla Bouquet a…);
    f) nella finanza strategica mondiale, che finora ha fatto operazioni di finanziamento del debito regionale ed invece dovrebbe essere sollecitata a guidare complesse operazioni di project financing di valorizzazione del territorio e di costruzione di infrastrutture.

    Per questo noi crediamo e abbiamo deciso di batterci per una Palermo universale, multietnica, produttiva e sicura, che chiuda con un passato provinciale e clientelare e si apra al futuro degli interessi diffusi legati alla modernizzazione e al merito e fondati sulla solidarietà di tutti i ceti intermedi a partire dalla famiglia.

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  • 5 commenti a “Palermo universale, multietnica, produttiva e sicura”

    1. Visione suggestiva che in gran parte condivido. E’ però una visione elitaria, più da “terra di sopra” che da “terra di mezzo”. La realtà palermitana è caratterizzata da un tessuto imprenditoriale debole anche per via della “concorrenza sleale” operata dall’economia parassitaria, quella intermediata da un ceto politico chiamato a gestire enormi risorse non sudate e utilizzate in chiave prevalentemente clientelare. Il merito, in questo scenario, conta meno delle conoscenze e delle appartenenze agli schieramenti politici maggioritari. I cervelli continueranno a tenersi alla larga mentre i parassiti continueranno a ingrassare. Solo la tendenziale riduzione delle risorse finanziarie intermediate dalla politica, a mio avviso, moralizzerà questa terra di stipendifici, privilegi e sprechi vari. Quando si pagherà di tasca propria si pretenderà di più e di meglio dalla politica, così come in un condominio non si tollera più di tanto un amministratore ladro o incapace. Se tanta gente non venisse tenuta deliberatamente nel bisogno da parte di questo ceto politico (il colore incide relativamente) che bisogno avrebbe di questi politici? E i politici non sono migliori o peggiori della società perchè semplicemente la rappresentano fedelmente. Il guaio della democrazia è che presuppone rapporti tra uomini uguali per dignità mentre, per chi vive nel bisogno, il voto è solo un lusso da offrire al miglior offerente.

    2. Sarà perchè già avevo letto quanto scritto dagli altri 3 candidati ma non sono riuscito a leggere fino in fondo quanto scritto da Piraino: mi sono annoiato mortalmente ben prima di giungere alla fine…

    3. Lei mi pare il più credibile e concreto tra i candidati le faccio i miei auguri. D’altra parte lei ed il Prof Costa vi scontrate con due veri titani della credibilità: el Grande Alcalde di Palermo ed il sindaco della Nuova Palermo…Due sole domande:
      1) Perché ha cominciato la campagna elettorale così tardi? Un personaggio con minore visibilità come lei avrebbe dovuto pensarci molto prima proprio per cercare di ridurre lo svantaggio?
      2) Non c’è traccia dell’intero programma, sul suo sito viene proposta soltanto una bozza. Su questa bozza così come nei restanti programmi dei vari candidati il riferimento ad iniziative atte a stimolare l’attività di grandi aziende in città resta generico e mai puntuale. Non viene mai detto come e chi si intende agevolare con un dato intervento. Ritengo che invece identificare, facendo nomi e cognomi, potenziali beneficiari dell’azione di governo sarebbe una bella garanzia per l’elettore e rivelerebbe la reale robustezza di un candidato.

    4. Ecco l’idea che mancava: puntare su Carol Bouquet!!
      La mission…la vision, tentativo patetico di adeguarsi all’ultimo momento a linguaggi da new-economy quando invece dalla locuzione “nella misura in cui” c’è tutta l’atmosfera di DC anni ’70….Avanti il prossimo.

    5. conosco il prof Piraino vi assicuro che è una persona eccezzionale.
      Ha una robustissima esperienza politico istituzionale(segretario dell’ANCI Sicilia)e professionale(membro di importanti commissioni di studio regionali e nazionali)e dall’altra parte un’apertura verso tutto ciò che di buono c’è nel nuovo e nella modernità.

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