sabato 21 ott
  • Caponata multiculturale

    Di quanto Palermo sia una città multietnica ve ne potete rendere conto semplicemente facendo una passeggiata fra le vie del centro.

    Ecco, una cosa manca su Rosalio (anche se fin dall’inizio avremmo voluto colmare questa mancanza!): una presenza, una riconoscibilità e magari anche un riconoscimento per il pezzo di città che gli immigrati giornalmente costruiscono insieme, fianco a fianco, a chi a Palermo ci è nato.

    Mi piace pensare che tanti lettori del blog, magari silenziosi, facciano parte di questo pezzo di città multicolore e proprio a loro, in particolare stavolta agli slavofoni, dedico questo post e la ricetta della nostra buonissima e amatissima “caponata”, pubblicata qualche tempo fa dagli amici di Yahti.com, amici a loro volta di Burekeaters, il blog che insieme ad un gruppo di dispersi-ma-simpatici scrivo sui Balcani.

    Priatno!

    Caponata

    Caponata

    Ostalo je sigurno dosta kuvanih jaja posle Uskrsa, šta sa njima? Nemam pojma, ali mogu da Vam predložim fenomenalno predjelo koje se sjajno slaže sa kuvanim jajima.
    Caponata, jelo poreklom sa Sicilije, se sprema od patlidžana, paradajiza, luka, celera (ova varijanta ima umesto celera zelenu papriku), maslina, kapra… 2-3 veća patlidžana iseckajte na kockice stranice 1,5-2cm, posolite i ostavite pola sata da se “oznoji” sperite ga hladnom vodom i dobro prosušite, pa propržite 5 minuta na maslinovom ulju (ili ispecite u rerni na 250stepeni, ili obarite na pari) i ostavite sa strane. Na maslinovom ulju par minuta propržite 2 glavice crnog luka isečene na rebra, pa dodajte koren celera isečen na štapiće (ovde zelena paprika isečena na štapiće, umesto). Nakon par minuta dodajte 3-4 veća paradajiza, sitno iseckana. Kada sve proključa smanjite vatru i dinstajte još desetak minuta. Zatim dodajte patlidžan, pa kada sve ponovo proključa posolite, pobiberite i dodajte 15tak zelenih maslina isečenih na pola i jedno 3-4 kašikice kapra. Dinstajte na tihoj vatri još 3-5 minuta pa neposredno pred skidanje sa vatre dodajte 1 kašiku šećera, 2 kašike vinskog sirćeta i 3 kašike maslinovog ulja pa dobro promešajte. 1,2,3 i to je to – ostaje samo da se caponata ohladi i da odleži u frižideru 1,2,3 sata. Gotovo.
    Uz caponatu piti neko sveže belo vino, na primer ovo.

    Palermo
  • 20 commenti a “Caponata multiculturale”

    1. Ben fatto…
      complimenti…
      e…
      benvenuti a tutti gli immigrati che presto vorranno confrontarsi con Noi…
      li aspettiamo copiosi…

    2. Complimenti per la bellissima iniziativa, ho tanti amici serbo, croati e bosniaci in Austria e sono molto attratti dalla cultura siciliana.

    3. Min… ora sì che mia madre capirà meglio 🙂 …(ciao Maury)

    4. Se posso permettermi, cosiglio, a proposito di caponata, quella fatta al Ristorante Cin Cin a Palermo: Caponata di melanzane con polpo, mandorle tostate e cacao amaro. E’ una delizia !

    5. Che bello vedere Yahti ricetta gia in Italia

    6. Grazie a tutti, fra qualche mese, a costruire Palermo avremo una immigrata di più 😛

    7. E una traduzione per noi indigeni…no, eh? 🙂

    8. Scusami Luisa tu per cucinare la caponata hai bisogno della traduzione di una ricetta dal serbo?!? Bedda matri! Eh!

    9. Scusate,ma io ho sempre divorato quella fatta da mia suocera, ma dimentico sempre la sequenza di come vengono fritti e poi riuniti tutti gli ingredienti. Potete gentilmente scrivere una traduzione per una povera palermitana che si deve arrangiare con gli ingredienti in quel di Brescia? Vi ringrazio tutti anticipatamente.

    10. La Caponata di mia moglie.
      Tagliare a cubetti grossolani le melanzane, le nere !, lasciando buona parte della buccia.
      Mettetele in uno scolapasta, un piattino sopra, un pestacarne sopra come peso : il tutto serve a fare perdere l’amaro della solinacea, lasciate un paio di ore.
      Nel frattempo fate morire una bella cipolla, tagliata julienne, a fuoco lentissimo,in olio extravergine di oliva, sbollentate a parte un bel gambo di sedano tagliato a pezzettini.
      Appena la cipolla è appassita unire i pomodori pelati e sminuzzarli con un mestolo di legno, capperi sotto sale passati prima sotto l’acqua corrente per desalizzarli, olive verdi senza seme, il sedano che si è intenerito a parte, un goccio di aceto a fine cottura.
      Tutto questo deve apparire a fine cottura non ristretto ma neanche troppo liquido, una via di mezzo.
      Friggere in olio di semi abbondante le melanzane e asciugarli dell’ olio superfluo con carta scottex o similare.
      Atto finale, a melanzane non più calde, unire a strati in una zuppiera, strato di melanzana e sugo abbondante e ripetere a strati coprendo l’ultimo con sugo ancora più abbondante.
      Servire assolutamente freddo il tutto.
      Se c’è richiesta, traduco la ricetta in sardo.
      Giuanni

    11. Per i malati di ficatu faccio una caponata al forno- melanzane cipolla sedano capperi
      olive pomodori, a fine cottura aggiungo mezzo bicchiere di aceto con zucchero.
      Per i puristi è un orrore ma vi garantisco che è ottima
      Un’autentica Rosalia

    12. Ciccio, a me quella della foto mi pare canazzu, ma sei sicuro che è caponata?

    13. bravo totò…
      è la cosa che penso da quando ho visto la foto.
      tu si che sei un vero siciliano
      😀
      e poi caro giuanni non ho tempo… ma la vera caponata è un pò diversa da quella di tua moglie..
      sopratutto l’unione degli elementi

    14. Va’ dal fruttivendolo e compra cinque/sei medie melanzane lunghe.
      Lavale, asciugale, tagliale a dadi e salale.
      Conservale da parte un po’ perché l’amaro lo devono perdere ma non tutto.
      Nel frattempo che si addolciscono prendi tre/quattro grosse coste di sedano, puliscile e mettile a bollire in acqua salata, poi scendi in dispensa e acchiana la burnìa di olive in salamoia.
      Pigliane tre/quattro schiumarole e snocciolale.
      Meglio se hai a disposizione la salsa di pomodoro fresco altrimenti falla.
      Friggi le melenzane in abbondante extravergine d’oliva.
      Scolale.
      Lava due/tre pugni di capperi salati di Pantelleria sotto il rubinetto fino a quando il sale sarà andato a fare compagnia alla lurdìa del sedano.
      Piglia il sedano appena sbollentato (quasi al dente)
      e taglialo a dadini simili, per grandezza, alle melenzane.
      Prendi un bicchiere e mettici due/tre cucchiaini di zucchero e versa un po’ di aceto di vino rosso di casa fino a metà bicchiere. Mescola.
      Accomincia ad assemblare gli ingredienti.
      Allora: le melenzane, le olive snocciolate, il sedano, i capperi, la salsa di pomodoro, l’agrodolce.
      Non fare fissarie, la salsa deve appena colorare. Devi poter vedere e distinguere i colori di tutti gli ingredienti.
      Sarbala, non in frigorifero, e dumani t’a manci.
      C’è chi aggiunge carote, cipolla, cioccolata, peperoni, carciofi, polpo, pinoli, mandorle etc. Buona pure è ma io la preferisco accussì.

    15. Riguardo la foto,penso sia caponata,ma con le melenzane rimaste crude e con la salsa passata male,perchè sono rimaste le bucce e i semi del pomodoro.
      Poi nessuna fa menzione della versione senza salsa.
      Si esalta così l’agrodolce e il sapore delle melenzane….
      Un attentato al fegato…ma è una goduria

    16. A me sembra più un fricò!

    17. Vi ringrazio tutti. Spero di trovare le melenzane “giuste” qui a Brescia.

    18. Ciao a tutti Siculi e non Siculi!
      Giusto poco tempo fa ho scritto, così per gioco, una Caponata Poetry. Eccola:

      In mezzo a un mare spumeggiante di olio bollente,
      galleggiano piccoli, squadrati, cubici pezzetti di un carnoso ortaggio di colore viola.
      Sale la temperatura, e mentre sale la polpa si fa tenera, la buccia lucida…

      Giunge a farsi strada elegante, austero, superbo, il sedano,
      che mentre offre il suo cuore già patisce una morbida e dolce morte.

      Arrivano in commossa processione ad accompagnare il caro estinto
      piccole, tonde, verdi, denocciolate olive.
      Destino perverso il loro: loro che le mie mani, i miei alberi, il mio amore, la mia terra
      nutrono per tutto un anno
      e che a novembre però, funesto mese, la stessa mano mia strappa a quegli alberi.
      Per vederle ora qui, appassite e stanche, consegnare al ricco condimento il loro ultimo sapore.

      E da Pantelleria, vulcanica, struggente terra di ossidiana e magma
      precipitano come lapilli verdi i capperi
      sottratti alla parete nera di un dammuso a Scauri,
      lì dove il sole muore nel mare africo.

      E infine arriva un vecchio, rassegnato, inevitabile epilogo
      di quello che un tempo fu un turgido nero d’avola: è l’aceto.
      A lui l’ultimo compito, quello di consegnare alle desiderose bocche il gusto più difficile,
      quel giusto compromesso tra agro e dolce. Come te, come scalare una parete, come un incontro al buio, come guardare il mare a mezzanotte, come una sbronza, come una rinascita.

      È fatta. Fate raffreddare un po’ questi sapori che vi riempiono le narici e le stanze.
      Solo un po’.
      E poi, con grande afflato, inchinatevi anche voi davanti a sua maestà, la Caponata!

    19. Approvo la caponata di Totò,quella di Giuanni non ha l’agrodolce e non fa insaporire gli ingredienti tutti insieme.
      Una cosa così,secondo il mio parere, non deve avere varianti,quelle col polpo,pesce,pesche e altro non è caponata.

    Lascia un commento (policy dei commenti)