giovedì 17 ago
  • La puzza del ’92: a giorni ne fai 15

    Me l’avevano detto che allo scoccare dei trenta avrei fatto i conti con la nonnite, cianciando di ricordi sbiaditi e paragoni improbabili, che avrei blaterato di cose incomprensibili ai più.
    Beati voi, ragazzi del ‘92. Lo penso guardando il fratello di un mio caro amico, uno di ‘sti ragazzini contemporanei, con le scritte Rich, il capello a coprire mezza faccia. E sono alti, sempre più alti, consapevoli e tronfi del loro apparecchio per i denti che pare vada di moda. Ai miei tempi no. Ai miei tempi con un apparecchio per i denti arrivavi a un passo dalla sociopatia. Con un apparecchio per i denti ti giocavi l’adolescenza, anche se ai miei tempi, quasi tutte le teen star dei telefilm americani ce l’avevano.
    Ebbravo. Sembra ieri che ti fregavo Infinite Dolcezze della Chicco perché alle ragazze piaceva il profumo per neonati e oggi, fra meno di un mese, mi compi 15 anni e tua madre ti ha trovato le sigarette nello zaino.
    Ecco spuntare il magone, me l’avevano detto che allo scoccare dei trenta avrei fatto i conti con la nonnite, cianciando di ricordi sbiaditi e paragoni improbabili, che avrei blaterato di cose incomprensibili ai più, tipo negozi paninari e le felpe Best Company coi volatili, oppure l’odore di Mondello in quel putrido maggio del ‘92: odore di fogna, panelle e cose di mare. Le canzoni di rito, Alamia e Sperandeo: Press dance, Brutti monelli e sporchi. Brutti ricordi? Macché. Io adoravo Mondello d’estate, con l’umidità e tutto il resto, a spingere il motorino fino alla curva della chiesa tra gli odori itticofognari: faceva così Bangkok. Era la sensazione dell’esserci, ma soprattutto del non poter non esserci. Che fai d’estate, nel ’92, in un appartamento? Ti vedi Cremonese-Juventus, amichevole precampionato?
    Oppure un giorno, bibita in mano, piede fasciato, location Mondello, con odore di Mondello, salta in aria mezzo svincolo per Capaci.
    Io mi ricordo, che a poche ore da quel tragico evento, tutti erano lì, passavano da lì, erano appena passati da lì, se la zia Rosa non avesse perso cinque minuti ad attaccarsi il gambaletto si sarebbero ritrovati lì, in quel punto, stesso posto, stessa ora, stesso boom. Settecentomila miracolati dell’ultima ora diventavano il soggetto, sullo sfondo fumante. Settecentomila desiderosi di provare, anche loro, non senza una cinica spettacolarizzazione, la sensazione dell’esserci, dell’avere visto, dell’averla scampata, dell’averlo sentito.
    Proprio così, come una dissonanza in una filastrocca per bambini, come Stockhausen che arrangia un brano della Carrà., ti vengono in mente le assonanze più disparate: dal jeans con la svolta “alla pescatora” a un odore acre, di polvere, di quindici anni fa. E anche se io non c’ero, non passavo di lì, non avrei dovuto trovarmi lì, io, quell’odore, lo ricordo molto bene.
    L’estate del ‘92 fu un po’ così: la faceva da padrona una canzone degli Snap, mentre tutti, giustamente, ci chiedevamo il ruolo del biondino degli 883.
    Io avrei voluto dire tante cose. Cose che a un quindicenne non sono permesse, cose che un quindicenne, perso nel limbo dell’infanzia paninara e a un passo dall’adolescenza grunge, non deve pensare, non deve dire.
    Cosa ti farfugli a quindici anni, tu, poi, che non hai mai la battuta pronta.
    Prendi un lenzuolo e inizia a camminare. La strada, quella lunga, interminabile strada, sarà l’unica risposta alla tua unica, martellante domanda: E io, che dovrei fare?

    Me l’avevano detto che allo scoccare dei trenta avrei fatto i conti con la nonnite, cianciando di ricordi sbiaditi e paragoni improbabili, che avrei blaterato di cose incomprensibili ai più, tipo negozi paninari e un quindicenne al suo primo corteo contro tutti gli odori più fetidi del mondo.

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  • 18 commenti a “La puzza del ’92: a giorni ne fai 15”

    1. Sento anche io quella puzza, sai? Forse perchè anch’io sono sulla trentina…
      Sarà solo per questo? No, spero di no!

    2. sono anche io di quell’epoca ho 31 anni … come passa il tempo … maledizione …

    3. …parole sante, caro Samuele, che sottoscrivo in pieno. Non a caso mia moglie (non siciliana ma ormai sulla via della “sicilianizzazione inerziale” come la chiamo io) mi ripete sempre che “a te in realtà non manca Palermo ma la Palermo di quando stavi al liceo”.
      Che è poi quella hai perfettamente raccontato tu.
      E io mi sento un po’ come Giovanni (del trio Aldo, Giovanni & Giacomo) che ascoltando “Luci a San Siro” si commuove alla guida: “troppi ricordi…non ce la faccio…”
      Il 23.5.92, all’apertura della Fiera del Mediterraneo, io con la gamba sx ingessata fino al ginocchio ed un sabato pomeriggio tempestato di sirene di tutti i veicoli che ne avevano in dotazione una…torni a casa col magone perchè prefiguri, ovviamente, il peggio…
      La marcia Palermo-Capaci, per non dimenticare…
      Paolo Borsellino una sera di giugno ’92 a ricordare Falcone alla chiesa di S. Ernesto…
      Io che me ne andavo da Via G8 a Mondello in bicicletta via Favorita “sotto il pico del sole”…
      La maturità, durante i mondiali USA del ’94…e Baggio che oltre a salvare l’Italia contro la Nigeria, salvò anche il mio esame orale del giorno dopo…

    4. Bello bello bello Samuele. È un gran post per noi trentenni. Quel botto della primavera dei miei sedici anni quel sabato pomeriggio lo sento ancora nella mia mente.

    5. ‘nchia quanto mi sei piaciuto!

    6. avete trent’anni? piscialetti… 🙂 🙂 🙂

    7. E’la seconda volta in pochi giorni che qualcuno mi riporta a quel pomeriggio del 92.
      Di anni ne avevo 14 io, e a quattordici anni vorresti che tutto fosse babbìo, che un lenzuolo in un corteo fosse solo l’occasione per saltare la versione di greco. A quattordici anni non vorresti mai dire a te stesso: “stavolta non c’è niente da babbìare”.

    8. che tristezza quel maggio e più ancora quel luglio…
      che bellezza quell’età libera e solare…
      che malinconia per Palermo lontana dagli occhi…ma vicina nel cuore!

    9. Io avevo solo 5 anni ma quel giorno mi è rimasto impresso xkè vidi per la prima volta mia madre piangere….

    10. Samuele santo(autore)subito!

    11. Il ’92… “scellerato” lo chiama Davidù nel bellissimo “17 anni”… appunto giovedì scorso c’è stata in radio la puntata su Falcone e Borsellino… ed era agghiacciante… l’hai sentita? Te lo consiglio, perché è bellissima e quel bastardo di Davide ha il coltello al posto della penna, o della voce…

    12. Avevo 14 anni nell’estate del ’92 e mi sento addosso ancora qualcosa… gli Snap ed una festa interrotta. Era successo qualcosa di veramente grave.
      Le patatine sul piatto e gli occhi increduli davanti alla tv.

      Grazie per le assonanze Samuele! Alle volte servirebbero forse degli shock addizionali per riconoscerci.

      Un abbraccio
      Giovanni V.

    13. C’ero anch’io, sedicenne, alla fiera quel sabato pomeriggio. Anch’io quell’estate spingevo il motorino. Anch’io “troppi ricordi… non ce la faccio…”

    14. Un sentito grazie a chi ha letto, a chi ha commentato, a chi ne ha parlato e a chi ne parlerà. Grazie a chi mi ha ricordato che all’indomani della strage di Capaci il Palermo perse 2 a 1 ad Avellino e disse virtualmente addio alla serie B. Grazie alle assonanze nelle assonanze. E un saluto speciale a Ciccio.

    15. troppo piccola per ricordare quel giorno ma attraverso le tue righe ho sentito quell’odore..certe cose non si dimenticano..solo palermo profuma di caldo, un tepore che amplifica ogni odore, che ti apre le narici, che ti ricorda di appartenere a una terra stupendamente illuminata dal sole, lo stesso sole che brucia i campi e la pelle…questo è il luogo in cui viviamo: chiede tutto da chi lo popola, a volte anche la vita…

    16. Bello mi è molto piaciuto sto breve scritto.
      bravo!!!

    17. E’ stato un po’ come se la storia entrasse prepotente nella vita di tutti noi. Bellissime parola e vivido ricordo, Bravo!

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