giovedì 23 nov
  • “Aladino di tutti i colori”, Cuticchio alla Rai

    Da oggi al 29 aprile all’Auditorium della Rai (viale Strasburgo, 19) andrà in scena in prima nazionale lo spettacolo di Mimmo Cuticchio Aladino di tutti i colori“. Oggi lo spettacolo si terrà alle 21:15, venerdì e sabato alle 18:30. Ingresso 8 euro adulti, 2 euro bambini.

    Lo spettacolo parla di un incontro fra le culture, le tradizioni e le storie del Mediterraneo che mira al dialogo fra le tante etnie che ormai vivono nella nostra terra. In scena, oltre ai pupi realizzati per l’occasione e a Mimmo Cuticchio, anche un altro cuntastorie: Yousif Latif Jaralla.

    A seguire pubblichiamo la lettera di Mimmo Cuticchio Nella diversità coesiste la ricchezza.

    Da ragazzo non sentivo parlare di razzismo. A scuola, sin dalle elementari, ci insegnavano che i cinque continenti erano abitati da gente con la pelle di diversi colori: bianchi, neri, gialli, rossi… poi, mano a mano, crescendo e girando il mondo, ho potuto constatare personalmente le caratteristiche di ciascun popolo, le loro abitudini, la loro storia, religione, insomma la loro cultura. Mi sono accorto che questa diversità componeva il “patrimonio umano” della Terra.

    Nella mia memoria di bambino la presenza degli immigrati è legata a pochi contatti. Quasi tutti provenivano dal Nord Africa e ricordo che, quando con mio padre giravamo con il teatro nella costa trapanese, molti di loro li scorgevo a lavorare insieme ai nostri pescatori, altri li intravedevo dentro le cucine delle trattorie, intenti a preparare del buon cous cous, come quello cucinato nei loro paesi d’origine. Il nostro dialetto a volte si confondeva con la loro lingua al punto che a volte sembrava di stare a Tunisi o nei paesi maghrebini.

    Ad un certo punto sono cominciati ad arrivare, uno dopo l’altro, barconi di clandestini provenienti dall’Africa e dall’Europa orientale, costretti a lasciare il proprio paese, alcuni per un lavoro, altri per sfuggire alla guerra nel tentativo di inserirsi in una società in grado di garantire ai loro figli un futuro migliore. È a questo punto che sono cominciati i problemi, perché i governi e non solo quello italiano, si trovano ad affrontare un’emergenza sempre più drammatica: i centri d’accoglienza sono inadeguati a ricevere e gestire così tanti immigrati e la società è incapace di inserirli nel mondo del lavoro, tanto che uomini e donne sono costretti al lavoro nero o poco retribuito e saltuario.

    Intanto i loro figli nascono, parlano la nostra lingua e il dialetto della provincia in cui vivono, crescono e giocano insieme ai nostri bambini, frequentano le nostre scuole, si innamorano e formano famiglie multietniche. L’integrazione sembra un concetto possibile, risolto. In realtà non è così.

    Troppo spesso i media riportano fatti e avvenimenti che denotano atteggiamenti di intolleranza e, molto spesso, il loro modo di pensare e le loro abitudini si discostano dal nostro modo di vivere, così come accade di frequente che la società nella quale cercano di inserirsi li rifiuta.

    Il mio pensiero corre all’infanzia del paladino Orlando. Anche lui, da piccolo, ha dovuto affrontare soprusi e discriminazioni. Anche i suoi genitori, sebbene per motivi diversi, sono stati costretti alla fuga e a vivere di stenti in un paese lontano, separati dai propri cari. Orlandino, nato in una grotta vicino Sutri, è vissuto per sette anni con la madre Berta in mezzo ai boschi, senza conoscere i banchi di scuola.

    Da Orlandino ad Aladino il passo è breve. Il mio Aladino è un punto focale che unisce tutti i bambini del mondo, i bimbi di tutte le razze e di tutti i colori. Senza la lampada magica e l’aiuto di qualcuno “più grande di lui”, il mio protagonista non avrebbe potuto avere futuro. Aladino siamo tutti noi, adulti e bambini, ricchi e poveri, italiani e stranieri. Il Genio è uno spirito positivo che conosce i segreti reconditi, ignorati dalla gente comune. Le sue interferenze e le sue apparizioni aiutano il personaggio della storia a superare ogni peripezia e, per come vanno le cose, non è detto che anche noi, ancora oggi, non si abbia bisogno di un Genio che ci aiuti a superare la crudezza del quotidiano vivere.

    Palermo
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