domenica 20 ago
  • Messaggio di Napolitano al seminario su La Torre

    Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio ai tanti studenti riuniti al teatro Politeama stamattina per ricordare Pio La Torre e Rosario di Salvo.

    «Oggi come ieri solo un grande movimento di popolo, di opinione e di cultura, può sconfiggere la mafia, facendo prevalere i principi della pacifica convivenza civile e difendendo la libertà e le istituzioni democratiche. […] Non va dimenticato il forte originale contributo che Pio La Torre seppe dare al fine di introdurre innovazioni fondamentali nella legislazione antimafia, puntando a colpire la potenza economica e finanziaria della criminalità organizzata. Lo straordinario esempio di moralità, combattività e impegno nelle istituzioni, in continuo rapporto con i cittadini che ci ha dato La Torre e il ricordo del sacrificio suo, di Di Salvo e di quanti hanno perso la vita nella lotta alla criminalità organizzata, sono da additare specie alle giovani generazioni».

    Palermo
  • 7 commenti a “Messaggio di Napolitano al seminario su La Torre”

    1. minchia, vero… la mafia! e chi ci pensava più…

    2. Ho appena inviato un post che è subito sparito, insieme ad uno precedente di Genoveffa. Problema tecnico o censura?

    3. Censura, solo censura. Pubblicheremo sul nostro sito http://www.laltrasiciliapa.org ciò che voi volete le orecchie dei palermitani non sentano ma che ho detto in occasioni pubbliche.
      Questa volta siete veramente, ma veramente, faziosi!

    4. I commenti rimossi contenevano passaggi suscettibili di querela. Se lo ritenete opportuno fatevi querelare sul vostro sito, non qui.

    5. Egregi amici della redazione vi porto a conoscenza che il post sulla mafia, da me inserito è da voi soppresso, si trova online sul sito http://www.laltrasicilia.org sin dal 17 novembre 2005 (http://www.laltrasicilia.org/modules.php?name=News&file=article&sid=634).

    6. Ho sempre sostenuto che la mafia sia stata uno dei frutti avvelenati di quell’albero cattivo, piantato apposta da chi volle l’Unità, che, cresciuto nella menzogna e nella soperchieria, è diventato la grande caricatura di uno stato di diritto e moderno.

      G. Alessi, in una conferenza su Mafia e potere politico, tenuta a Catania al Palazzo dell’E.S.E. nel 1968, ebbe a dire:

      “Io ritengo responsabile primario del mondo mafioso lo Stato, quello stesso che in Italia, dai giorni dell’Unità ad oggi, ha dato la dimostrazione legislativa ed amministrativa dello spregio della legge. Se mafia vuol dire extralegalità, rifiuto della legge, sostituzione del fatto imperioso e prepotente alla norma e al rapporto giuridico, se la mafia vuol dire tutto questo, e contemporaneamente si considera la storia della nostra Isola dal plebiscito ad oggi, ci accorgiamo che si tratta di una sequela di sopraffazioni in cui lo Stato è il primo ad affermare l’inutilità della legge, l’offesa alla legge. Potrei documentare…” (da L’essenza della Questione Siciliana di N. Turco)

      Come non dare ragione all’Alessi, quando importanti autori arrivano a scrivere:

      “Lo stesso Diego Tajani, mandato in Sicilia quale procuratore generale durante la missione del generale Medici, trovava uno stato di cose veramente incredibile.
      Le autorità governative, in connivenza spesso con la mafia, esercitavano ingiustizie, ricatti, soprusi e torture indicibili, arrivando ad organizzare, esse stesse, delitti, furti, cospirazioni ed agguati. Il Tajani ne era esterrefatto, e per porre un freno a quella situazione, arrivava a procedere, per omicidio ed altri reati, persino contro il Questore di Palermo, accusandolo di avere agito in pieno accordo con lo stesso generale Medici” (Colajanni: nel regno della Mafia – da Realtà Siciliana di G. Garretto);

      “1862.
      Grandissima esasperazione negli spiriti di quei Siciliani che si danno seriamente pensiero delle sorti dell’Isola poiché è nato in essi il sospetto che il governo, mentre ostenta il proposito di volere difendere la Costituzione e quindi le libertà civili in essa sancite, miri, al contrario, a fiaccare nei Siciliani ogni sentimento di libertà e di fierezza.
      Si assiste alla continua spedizione nell’Isola di tanti prefetti avventurieri, e di tanti improvvisati organizzatori, ispettori, commissari, espoliatori, e, per dirla alla siciliana, di tanti Verre, che per coprire la loro incapacità e rapacità, crede opportuno calunniare il paese, e distruggere quel nazionale sentimento che muove e nobilita la Sicilia.
      Il Governo che da il triste spettacolo di calpestare lo Statuto ed ogni legge umana e divina, pretende che la Sicilia, dopo d’avere acquistato i suoi diritti per proprio valore, debba adottare l’abnegazione la più cieca, la più vigliacca e la più codarda, di farsi impunemente assassinare e infamare”
      (Macaluso: Rivelazioni politiche sulla Sicilia e gravi pericoli che la minacciano, Torino, 1863 da Realtà siciliana di G. Garretto);

      « Si gridi pure, e gridiamo anche noi con tutte le nostre forze, contro la grave delinquenza che ci affligge. Ma quando si sostiene che ciò dipende dal fatto che la miseria e l’ignoranza sono attaccate alla nostra terra, che noi siamo sospettosi, violenti, ribelli, che in quarant’anni di vita nazionale abbiamo progredito ben poco di fronte alle regioni d’Italia, lasciate ch’io lo affermi: anche in questo non si arriva a denigrarci, ma si legge nel libro della storia l’atto di accusa contro i nostri millenari sfruttatori; non si rileva la causa dei nostri mali, ma si mettono soltanto a nudo i nostri dolori.
      E cosa dice il fatto che la delinquenza dell’Isola è alta di fronte a quella delle altre regioni dell’Italia centrale e settentrionale, se non che dopo aver perduto i nostri padri e i nostri fratelli sui campi di battaglia per l’indipendenza e l’unità d’Italia, siamo stati poi trascurati, spesso abbandonati, ingannati sempre?
      Che cosa ci dice tale dislivello, se non che lo Stato, invece di mettere anche noi nelle condizioni di potere progredire dando agio alla nostra industria agraria di sviluppare, aprendo nuovi sbocchi ai nostri prodotti, fornendoci di strade, di ferrovie, di porti, ha, in 40 anni di vita unitaria, danneggiato le piccole proprietà con un fiscalismo crudele, rafforzato con i contratti agrari il latifondo, imposto tributi sproporzionati alle nostre risorse? E che, dopo averci fìnanco contesi i tre milioni spettanti alle nostre Università, ci ha ingiuriato volentieri, mandando fra noi. come in un luogo di pena, i funzionari puniti, e quindi senza quella autorità indispensabile per infondere nello spirito pubblico la fede nella giustizia, e ci ha anche tormentati ingerendosi per fini di politica personale, più o meno egoistica, in tutte le amministrazioni affermando, cosciente o incosciente, la prepotenza della mafia? » (II Procuratore del re, a Sciacca, nel 1906, alla inaugurazione dell’anno giudiziario- da Realtà siciliana di G. Garretto);

      “La popolazione (siciliana) in massa detesta il governo d’Italia, che, al paragone, trova più tristo del Borbone” (F. Crispi – da Realtà siciliana di G. Garretto);

      “Nessuno vuole saperne di noi…Siamo venuti in odio a tutti e tutti sono divenuti nostri nemici” (M. D’Azeglio – da Realtà siciliana di G. Garretto);

      “La Sicilia lasciata a se troverebbe il rimedio: stanno a dimostrarlo molti fatti particolari, e ce ne assicurano l’intelligenza e l’energia della sua popolazione, l’immensa ricchezza delle sue risorse…Ma noi italiani delle altre regioni, impediamo che tutto ciò avvenga. Abbiamo legalizzato l’oppressione esistente, ed assicuriamo l’impunità all’oppressore” (Sidney Sonnino – da Realtà siciliana di G. Garretto);

      “Spioni dell’antica polizia, uscieri, commessi di magazzino, etc., sono oggi nominati giudici, prefetti, sottoprefetti, amministratori…Un mio amico trovava installato, in qualità di giudice, un individuo che, mediante quattro carlini, gli aveva procurato reiterati convegni con una sgualdrina. L’arbitrio governativo non ha limiti: un onesto uomo può ritrovarsi disonorato, da un momento all’altro, per la bizza del più meschino funzionario…Facendo un calcolo approssimativo, possiamo arrivare alla spaventevole cifra, per il Regno delle Due Sicilie, di 52 mila incarceramenti all’anno, di 9.400 deportati all’anno, mentre sotto l’esecrato governo borbonico il numero dei carcerati non oltrepassò i 10 mila e i deportati non arrivarono neanche a 94…Si fucila a casaccio, senza processo, senza indagini…Il reclutamento è stato definito giustamente una tratta di bianchi: si arrestano, si seviziano le madri, le sorelle di ogni presunto refrattario e su di esse si sfrena ogni libidine…” ( Conte Saint-Jorioz, piemontese, capitano di Stato Maggiore Generale);

      E così via, nell’interminabile sequela di descrizioni e testimonianze che parlano di quel che successe dalle nostre parti dopo il 1860.

      Quando una parte della nazione si accorge che lo Stato, anziché difendere la legge, ne diviene l’arbitro usurpatore; quando una parte della nazione si accorge che lo Stato, anziché favorirne il benessere, gli ruba persino la possibilità di esistere…a voi ogni conclusione!
      Meridio Siculo
      Per la Sicilia, solo per amore di un’AltraSicilia

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