sabato 16 dic
  • Nascere tondi e morire quatrati

    Io non credo che cosa nostra ce l’ha scritta il medico come si fa con la pomata per le morroidi. Ho passato una vita porta a porta (no quella di Bruno Vespa: porta a porta proprio) con la mafia. Ci ho parlato, so come arraggionano, come se la fidano benissimo a tenersi la carricata. Loro sanno aspettare e, appena c’è tanto di largo, si infilano. Ora stanno aspettando.
    Io ci dico sempre alle mie figlie che certo ci deve essere un motivo se la mafia è qui e non è a Sanpieradarena. Perché uno a’ so’ casa può camminare orbo e non va a sbattere e diventa come i monumenti, pure quelli brutti, che uno prima o poi si abitua. Don Totò comanda nel quartiere? Eccerto: fa trovare le macchine arrubbate, tu ci dai un tanto (non troppo assai) al mese e nessun tossico indipendente ti viene a latriare nella putia, a qualche picciotto sdisoccupato lo imposta in una cooperativa o macari ci fa fare qualche servizio per la “famiglia”. Ecco la parola magica: famiglia. Chi non è di quà forse non lo può capire. Non diciamo forse che la famiglia è la prima cosa? Lo dicono pure loro anche se parlano di un’altra famiglia. L’altro giorno ho letto un poco di “pizzini” di quelli che scrivevano a Provenzano. Ora non è che è conto che ci scriveva pinco pallino. No: i pizzini erano di gente che mi viene lo scanto solo a pensarci. Gente che non si pipitia di ammazzare senza guardare se sono grandi o picciriddi, maschi o femmine, potenti o morti di fame. Eppure quando scrivevano a Provenzano, per un pronto accomodo, lo chiamavano “zio”, no “zù”, come diciamo noi in palermitano, ma proprio zio. E nessuno è suo nipote. Insomma Binnu non sembrava tanto il capo della mafia ma una specie di capofamiglia che se uno c’ha un pobblema ci tuppulia e chiede aiuto, pronto poi ad “avere l’onore” di essere in debito.
    Insomma c’è troppa somiglianza tra come funziona una famiglia vera e come funziona la famiglia di cosa nostra. Dico questo perché questo fattore crea una specie di abitudine perché quando uno chiama “zio” il boss ma pure il fratello di suo padre non si capisce più niente ma “sembra” la stessa cosa. Quando ci campi lato a lato, quando sai che muzzicano, ti ci abitui. Quando ero piccolo e abitavo a Villaciambra c’era un fosso che una volta si era ammuccato un picciriddu. Ora non è che è conto che lo cummigghiavano. Ma tutti sapevano che c’era e non ci andava nessuno. A quel fosso ci eravamo abituati.
    Quando nella telemusione sento parlare che dobbiamo vincere la mafia, penso che la cosa più difficile è l’abitudine e anche pensare che “chi nasce tondo non può morire quatrato”. Forse perché un quatrato è una cosa troppo forestiera, troppo diversa dalle nostre abitudini, dal modo che abbiamo di tirare a campare.
    Ora vorrei dire: per fortuna non siamo tutti così. Non era così Farcone e nemmeno Bossellino e non sono così tutti quelli che non c’è stato bisogno che li ammazzavano per essere sicuri che non si sono rassegnati. E sono tanti. E più diventano meglio è. Perchè non è che uno “zio”, anche se potentissimo, li può ammazzare a tutti no? Oggi ho visto nel telegiornale tutti quelli che sbarcavano dalla nave. C’era il giudice Grasso che non aveva attorno i soliti picciuttunazzi della scorta tutti occhiali neri e pistoloni, no, è sceso dalla nave circondato da ragazzini con le magliettine. Io penso che migliore scorta non poteva avere. E quando i ragazzini che venivano da Roma, da Milano, da Bologna, da Torino, da Napoli hanno incontrato gli altri ragazzini delle scuole di Palermo che li stavano aspettando, si sono abbracciati, si sono detti cose, si sono presi mano e manuzza e hanno alzato i lenzuoli dove c’era scritto che la mafia non vincerà. Loro mi sono sembrati come le sarduzze, pesci piccoli. Ma sono così tanti che pescarli a tutti è impossibile. Allora penso che loro ci stanno insegnando che si può nascere tondi e morire quatrati.
    Tante belle cose

    Palermo
  • 19 commenti a “Nascere tondi e morire quatrati”

    1. oggi mi sono fatta il corteo da via d’amelio all’albero falcone, a piedi, in mezzo ai ragazzi, ai bambini. sai cosa mi ha colpito più di tutto? le tante persone affacciate alla finestra, a guardare. stavano lì, e noi dalla strada sorridendo gridavamo di scendere con noi, ma nessuno di loro l’ha fatto. stanno alla finestra e guardano, i palermitani. stanno lì a vedere come finisce la corrida, diceva Falcone.
      che differenza dai tanti ragazzi e ragazze che saltavano e cantavano con quella forza e quella rabbia, da bambine e bambini che facevano domande e parlavano con tutti.
      solo che dovrebbe accadere ogni giorno, ogni giorno la stessa rabbia, la stessa forza. e non solo da loro, ma da ognuno di noi.
      in un sondaggio sui problemi di palermo la mafia è al 15° posto. dovrebbe essere al primo, perchè se non fosse per questa grande famigghia ci sarebbero le case e il lavoro, e i posti in ospedale e tutto il resto, e non come favore, ma come diritto, per come è giusto che sia.
      troppi preferiscono restare alla finestra e vedere come va a finire.
      per fortuna che ci sono le sarduzze, e sono tante. il nostro è un mare ricco…

    2. troppi sono i disillusi che non vedono dopo 15 anni la presenza dello Stato “onesto” nella nostra città.

      Caponnetto disse che nel 92 i cittadini scesero in piazza per l’orrore delle morti e non perchè spinti da una coscienza antimafia…

      come giustamente dice DB sappiamo che “muzzicano” e ci stiamo attenti.

    3. Che tristezza… la notizia della commemorazione relegata in tre parole in basso nelle home page (ad esempio Corriere.it) nonostante una caterva di lanci delle agenzie di stampa… Peccato non aver potuto essere lì, all’albero di Falcone. Saluti al blog da Roma (sto sperimentando Rosalio via Wap con il mio smartphone) e un abbraccio a Lirio per le indegne minacce… A.P.

    4. Bellissima la commemorazione,stupende le scene dei bambini scesi dalla nave.Un po’ di speranza. Ma solo un po’. Da domani non torniamo alla solita Palermo? Sì, i morti li piangiamo,perché fanno pena a tutti…a tutte le famiglie siciliane,anche a quelle meno oneste.
      MA domani non si torna a pagare il pizzo? Non si votano sempre le stesse persone che ti regalano una scheda telefonica o si fanno dare il curriculum di tuo figlio “per vedere che si può fare”? Non si sta sempre attenti a non nuocere il capoquartiere perché se no ti fragano il motorino?
      Siamo ancora lontani, tanto lontani…Dovremmo commemorare di meno (anche se il ricordo è importante) è agire durante il resto dell’anno. Ancora ci vogliono 100-1000 Addipizzo e simili…Si vede solo l’alba,ma il tramonto è sempre in agguato.

    5. ….il fatto di vedere una luce da speranza,
      il fatto di essere siciliani ci umilia forse fuori,ma dentro no,
      il seme è buono la racide è forte e poi ormai la tigre ha poche coscienze dove nascondersi, pochi ascoltano il suo ruggito, il suo richiamo, sempre meno…
      sicuramente verrà un giorno e qualcuno domanderà: cos’era la mafia?

    6. Ho avuto la possibilità di lavorare a Ballarò con i bambini per un progetto, quello che ho notato è che questi bambini seppur non conoscano “direttamente” la Mafia, hanno inculcato nel loro animo quella che è a mio avviso la cosa più difficile(non impossibile) da debellare…la “mentalità mafiosa”.
      Fa paura assistere a certe scene. Sono sicuro, o almeno ci spero, che prima o poi qualcosa cambi, ma è necessario tanto impegno, tanto tempo e molta pazienza.

    7. Ho camminato per via D’Amelio alle tre e mezza del pomeriggio. C’era solo silenzio. Forse il dolore lo percepisci meglio in una situazione normale. Quando un luogo è soltanto un’entità fisica e non un simbolo. Insomma, lo strazio mi è venuto addosso e alle spalle senza un perché. Mi sono seduto su un muretto, senza forze. Poi sono arrivati i bambini delle scuole. La circostanza ha colorato le pareti di via D’Amelio. Però c’è stato anche dell’altro. Gente che fotografava l’albero Borsellino. Qualcuno che lo additava. Altri che posavano per uno scatto col telefonino. E ridevano. E io ho sentito una nota stonata. Come una risata in chiesa davanti a un funerale. Lo so che certe cose sono figlie del rito collettivo e che lo sforzo della legalità, dell’educazione civica spesso ramazza in un angolo il dolore umanissimo delle persone. Lo sappiamo. Però oggi mi sono sentito solo nella mia percezione dolente. E ho avvertito la distanza del rito dalla carne e dalle lacrime. I riti magari saranno necessari, con le loro contraddizioni. Però penso che gli altri giorni siano più importanti. Quando via D’Amelio torna a essere normale. Quando puoi sederti in santa pace, pensare a Paolo Borsellino. E avere voglia di piangere.

    8. il palermitano per dna non è portato alle mutazioni comportamentali, sociali e ideologiche. Almeno in brevi periodi di tempo.
      Sconsolante, ma fottutamente vero!
      Nascere tondi e morire quadrati puo’ funzionare sì, ma per una percentuale bassissima di gente che abita questa città e questa terra. Così bassissima che i cambiamenti non sono monitorabili e percettibili da una generazione all’altra.
      Il palermitano per sua natura non cambia. Il cambiamento per lui è un rischio molto alto da correre.
      Puo’ cambiare tutt’al piu’ l’automobile ogni 5-6 anni, ma vedi se per esempio un giorno decide di cambiare e prendere la bici per fare un km e mezzo per andare al lavoro. Lo puo’ fare il 5-8% dei palermitani (forse sotto illuminazione di S. Rosalia).
      Non so proprio come il palermitano potrebbe morire quadrato. Ma chi glielo fa fare ? Ormai con l’illegalità ci convive da tempo. Si e’ abituato. Se c’è bisogno di qualcosa, si chiede un favore ad un politico, ad un assessore, o al mafioso della zona, perchè iniziare delle battaglie per il ripristino della legalità e per il riconoscimento dei diritti degli individui ? Troppo lavoro, è piu’ semplice chiedere il “favore” a qualcuno che conta.
      Caro Daniele, è bello vedere una volta all’anno mille bambini di tutta italia che si abbracciano con quelli palermitani inneggiando alla legalità e alla lotta alla mafia, ma gli altri 364 giorni chi sorregge gli individui che hanno tutta la volonta’ di portare avanti queste battaglie, dimmi chi ? Le istituzioni, i politici dei partiti, gli assessori, il sindaco, la scuola, i professori, i presidi, i preti, la chiesa, le forze dell’ordine, i tribunali, dimmi chi ? A chi ci si deve rivolgere per essere supportati e non essere soli ?
      Perchè è molto amaro e desta inquetudine constatare che a 15 anni dalle piu’ “impossibili” stragi per mano mafiosa a Palermo non si riesce ancora a respirare una legalità ripristinata, e la puzza della mafia è nel naso di tutti e tutti i giorni dell’anno !!!
      Le istituzioni centrali e locali tollerano troppi cattivi comportamenti sociali e questo non fa che alimentare il fenomeno dell’illegalità nella cultura di ogni individuo.
      Uomini rappresentati delle istituzioni partecipano a queste lodevoli iniziative per la memoria, ma poi le loro politiche di controllo del territorio e di ripristino dello stato di legalità sono molto blande e per nulla efficaci. Sono forti contraddizioni che non portano al miglioramento della nostra società.
      Daniele, mi dispiace scriverlo, ma non ci sono ancora le condizioni per morire quadrati in questa città.
      saluti affetttuosi

    9. Un racconto bellissimo!
      Le sarduzze, pesci piccoli …. ma sono tantissimi che pescarli a tutti è impossibile.
      Invece questa montagna di “merda”, perchè come diceva Impastato la mafia è una montagna di merda, con i loro santini, le bibbie, la famiglia, sono sempre gli stessi quattro o cinque invertebrati pronti a decidere la loro vita a convenienza, tra un omicidio, una “tragedia” e un pentimento. Provo un profondo disgusto per questa teppaglia.

    10. Intanto complimenti a Daniele che, come sempre, riesce a rendere plastiche le idee e sostanza le parole. Ieri sera ho assistito al concerto al Politeama insieme a tanti altri ragazzi…è vero c’era allegria nei cori, c’era spensieratezza nei balli, ritmi e suoni “potevano sembrare” molesti e inopportuni rispetto all’insondabilità della morte e alla tragicità dell’evento commemorato. “Potevano sembrare” appunto, perchè nella sostanza di quello che hanno rappresentato sono stati testimonianza di vitalità, speranza e fiducia. Giovanni e Paolo avevano fiducia nei giovani e sapevano bene che le sorti e il futuro della nostra terra si ripongono soprattutto nell’educazione alla legalità di un popolo. E un popolo libero è quello che è capace di ridere della mafia e non averne paura.

    11. Proprio quadrato non penso di riuscirci. Mi sforzerò di morire quantomeno ottagono

    12. Belle parole, si, davvero molto belle, sia le tue, Billi, che quelle di tutti coloro che ho sentito parlare in questi ultimi tre giorni.
      Ma per “nascere tondi e morire quatrati” è necessario che queste parole non siano pronunciate solo una o due volte all’anno e, soprattutto, è necessario che non rimangano solo parole.
      Educazione alla legalità si chiama!

    13. Le parole più belle sono di chi non crede che bastino ma già le commenta. Gutta cavat lapidem che tradotto il palermitano fa: ci rissu u surci a nuci, dammi tempu ca ti spirtusu

    14. billy sei sempre mitico..

    15. la mafia non e’ quello che era una volta. L’unica cosa che li protegge sono i cittadini che non s’interessano. I cittadini possano avere un effetto alla societa quando si comportano in un modo legale e onesto in ogni situazione. Lascia crescere le sarducci.

    16. fa schifo sto sito

    17. Io devo dire la mia!
      Non e che mi metto qui a scassare i cabbasisi o a fare discorsi di caffè del tipo solite retoriche, cose già dette, aspè che mi allattario! Però..
      l’altro giorno, cioè parecchio giorni fa sono andato a farmi la mia corsetta quotidiana…e dire che la mamma da piccolino mi diceva sempre di fare il doppio nodo alle scarpe, ma sta in testa non mi è mai entrata, cosi mi sono ritrovato vicino l’albero di Falcone in via Notarbartolo con i lacci delle scarpe fra le caviglie che mi stavvo attumbuliando a terra!
      Mi sono dvuto fermare per forza a rimettere a posto le scarpe e riprendermi dalla malafiura e cosi ho avuto la possibilità di ascoltare i discorsi ( quelli si di cafè ) di tre picciottelli seduti li vicino fra il muretto e la fermata dell’ autobus, discorsi accompagnati da un sottofondo di suonerie travolgenti e squillini di sms provenienti da cellulati perennemente in mano manco avissiro a reggere una multinazionale.
      in pratica..
      >
      >
      >
      alla fine il più toko dei tre, >

      ecco, io devo dire che la raggia mi aveva fatto venire in mente di pigghiarli tutti e tre e darici tanti di ti tempuluni a due a due fino a qando non diventavano dispari!
      Che io mi ricordo che mio padre se gli dicevo che non sapevo chi era Falcone i calci in culo duravano tutta la notte!

      Alla fine uno che deve fare? Li buffii vero? E neppure parlare serve, perchè li vedi, tutto di marca a? capelli che mi vien di rrici cu e u barbiere da cui si servono per denunciarlo alla buoncostume, pantalone a vita bassa che si vede la mutanada dolce e gabbiano, e ovviamente cellulare ultima geenrazione che potrebbe essere in grado di captare le trasmissione cifrate di alieni che preparano una invasione in continuo drii driin e altre suoni meno convenzionali, che io il celluklare certe iunnate u facissi vulare ru balcone!!
      Ecco..sono stati in grado mettermi addosso tanta tristezza, ma soprattutto mi sono dispiaciuto per i loro genitori! Si perchè deve essere difficile….
      troppo…vederli cosi, che parlano di ste cose, superficiali e non riuscire a farli interessare e fargli capire…ma il genitore al proprio picciriddu ci rasse pure a luna se putissi!!
      E allora io mi chiedo cosa fare?
      Io ormai mi sento delal vechcia generazione…ho dato o almeno ho cercato di dare fra alti e bassi, fra vigliaccherie e atti di coraggio, fra lagnusia e non..ma loro sono la uova generazione..il futuro..il futuro anche della nostra città, una delle nostre maggiori speranze di cambiamento…

      proprio nu sacciu che fare…

    18. ma perchè le parole scritte tra virgolette non sono apparse?…

    19. Caro Roberto, anch’io provo la stessa sensazione da te descritta tutte le volte che passo da via D’Amelio, o per l’Autostrada Palermo-Mazara, o quando porto i miei figli dal pediatra in via Dalla Chiesa. Non mi vergogno di piangere, perchè quelle lacrime mi danno ancora la forza di stare in questa città che amo profondamente e di pensare che c’è tanta gente che ha voglia di non stare zitta, che non si vuole arrendere, che vuole combattere ancora. Mi chiedo come Riina possa aver dato un giudizio sul film “Il capo dei capi”….perchè…gli fanno pure vedere la televisione? Per sua moglie mi dispiace davvero tanto che si sia sentita lesa…, ma ancor di più mi spiace per quei bambini, quelle madri, quei padri, quelle mogli, quei fratelli e quelle sorelle che non hannno potuto avere un padre, un marito, un figlio perchè la signora Riina con la sua estrema sensibilità forse non ha fatto o detto molto per impedire al marito di fare quello che ha fatto. Quanti innocenti vivono una vita che è stata loro rubata? Troppi. E nessuno gliela potrà mai ridare. Senza parlare poi di tutti i Siciliani onesti, che appena mettono il naso fuori dalla Sicialia si devono sentir dire: “Siciliani…mafiosi!!!” A me è capitato in Grecia di sentir dire una frese del genere; avevo solo 16 anni e non è stato bello doversi difendere, da cosa poi? D’esser Siciliana? D’esser onesta?
      E tutti i commercianti e lavoratori onesti? Chi viene ad investire in Sicilia?

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