lunedì 11 dic
  • I disegni del Codice Resta di Palermo

    I disegni del Codice Resta è il titolo dell’interessante e ricco catalogo pubblicato in occasione della mostra “Libro d’arabeschi. Disegni ritrovati di un collezionista del Seicento” da poco conclusasi a Palermo, presso la Civica Galleria d’Arte Moderna. La mostra prende il titolo dal volume di 242 pagine ritrovato circa dieci anni fa fra i manoscritti, nei fondi della Biblioteca Comunale di Palermo. Il libro è strato recuperato integro così come padre Sebastiano Resta l’aveva composto nel 1689, allegandovi 292 disegni e 15 stampe, per esaudire la richiesta dell’amico confratello palermitano padre Giuseppe Del Voglia.
    La mostra ben testimonia la preziosità del ritrovamento, ammirando i circa 120 disegni esposti (una selezione di quelli che compongono il volume, restaurati dall’Istituto Nazionale per la Grafica) si comprende lo spirito del collezionista di fine Seicento e il suo gusto, prevalentemente incentrato sullo studio dei disegni per le decorazioni a grottesche dei soffitti dei palazzi romani del Cinquecento. Fra i disegni presenti in mostra alcuni dei più significativi appartengono a Luzio Luzzi, allievo primo di Perin del Vaga, diretto discepolo e collaboratore di Raffaello. Uno in particolare, la cui attribuzione si deve alla curatrice della mostra, rappresenta uno Studio dalla decorazione a stucco del Colosseo, copia dal fregio in stucco che decorava il passaggio centrale dell’entrata Nord del Colosseo, oggi quasi interamente perduto. Disegno importante non solo per le qualità estetiche ma anche perché rappresenta il tema intorno cui padre Resta compone il volume: l’ispirazione dall’antico. Gli stucchi del Colosseo, e poi la Domus Aurea, infatti erano uno dei pochi originali da cui gli artisti del tempo potevano attingere motivi e temi per lo studio delle decorazioni, rispecchiando la filosofia classicista allora dominante per cui era dallo studio dei motivi classici che poteva venire l’ispirazione al bello.
    Il volume ritrovato diventa prezioso per più di un motivo, da un lato la qualità dei disegni e la ricchezza dei temi e dei soggetti, con la presenza incisiva di più di un autore importante, dall’altro però, ad una lettura più approfondita, che più della mostra facilitano i saggi in catalogo, si delinea il percorso critico della figura del padre Resta che con la sua opera riesce a restituisce intatto uno spaccato del collezionismo grafico dell’Italia del Seicento. Padre Sebastiano Resta (Milano 1635-Roma 1714) non era solo collezionista, ma anche mercante riconosciuto e un esperto conoscitore, inserito nell’ambiente degli eruditi collezionisti e dei mecenati del tempo, si pensi che fu chiesto a lui, di inventariare e stimare la collezione di Cristina di Svezia post mortem.
    Per tutta la vita Padre Resta raccolse disegni organizzandoli in libri, solo recentemente si è arrivati a stimare che abbia raccolto ben più di trenta volumi e oltre 3500 disegni, notizie certe sulle raccolte arrivano dallo studio delle sue lettere a esponenti mondo culturale italiano e, soprattutto, dai ritrovamenti dei “suoi” fogli sciolti, certamente attribuibili ai volumi di cui sopra per le originali caratteristiche dell’autore: le glosse che il padre usava inserire a cornice dei disegni per attribuzioni, spiegazioni o semplicemente notazioni e che sono state definite la “grande creazione critica” di Resta. Dei volumi stimati ne sono stati trovati integri solamente cinque, cui oggi, si aggiunge il Codice ritrovato a Palermo.
    Fatto importante per la città e per ricordare ai cittadini e agli operatori (politici e tecnici, ma soprattutto universitari) l’enorme risorsa dei fondi bibliotecari spesso trascurati e ancora, in larga parte, non inventariati. Devo dire che anche la mostra è di altissimo profilo, forse anche troppo. Nel senso che va bene per amatori e studiosi, ma mi chiedo, una qualunque persona come si accosta ad una rassegna del genere? Si annoia, la capisce fino in fondo, si appassiona e approfondisce, si pone domande cui riesce a dare risposta (anche senza comprare il catalogo che costa 59 € e non è certo tascabile)? Non lo so.

    Palermo
  • Un commento a “I disegni del Codice Resta di Palermo”

    1. Provo a rispondere alla tua ultima domanda. C
      hi apprezza il particolare, adora questo genere di mostre. Quando visiti un palazzo d’epoca vieni travolto dall’estetica dell’insieme ed i particolari che sono quadro diventano in quel contesto cornice. Vedere una mostra di questo tipo aiuta a decodificare quei particolari, che la mente riconosce tra le immagini memorizzate, ma che hanno bisogno di essere decodificati per essere estrapolati.E poi c’è la magia dei simboli … in quella è facile perdersi, perchè anche se non se ne comprende a pieno il significato, facilmente si viene sfiorati dal loro essenza.

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