martedì 12 dic
  • Brancaccio

    Brancaccio nasconde un fondale d’ombra, sotto una luminosità intermittente. Inauguravano il busto di padre Pino Puglisi, davanti al centro Padre Nostro. La banda suonava motivetti allegri. Accanto al passaggio a livello della zona, le voci demolivano la festa, nata dal cordoglio. «Puglisi era un parrino tinto», sputò una giovane donna con i lineamenti tesi di rabbia. La vecchia Maria lasciava intravvedere appena uno spicchio di volto impaurito, dalle persiane socchiuse: «Non posso raccontare niente. Altrimenti, mi ammazzano…». Maria aveva un nipote che frequentava quel prete dal sorriso gentile. «Sono cattivi – narrava Maria -. non mi lasciano in pace. Mi hanno bruciato la porta di casa. La mafia è troppo forte qui. Vada via, per favore».
    Brancaccio conserva un midollo violento, sotto la pelle della retorica che la intende già redenta. Maurizio Artale, responsabile del centro Padre Nostro, impegnato in una difficile opera di costruzione del bene, è stato minacciato di morte. Ha lanciato il suo appello alle istituzioni contro la pericolosa solitudine che sempre circonda, a Palermo, chi vuole mutare in meglio la natura di qualcosa. Il giorno dopo è ancora più arrabbiato: «Apprezzo gli attestati di solidarietà e stima – dice -. Però sono insufficienti. Chiediamo una maggiore collaborazione, anche delle forze dell’ordine. La questione delle minacce è antica: ci hanno sfasciato il pullmino a più riprese. Una volontaria ha ricevuto un sms del tipo: “Se continui ad andare al centro ti ammazziamo”. Attendevamo una comunicazione del prefetto che non è mai arrivata. Io chiarirò ai nostri volontari quello che possono rischiare, stando qui. E se qualcuno farà la scelta di andarsene, saremo costretti a chiudere alcuni servizi. Lo zoccolo duro continuerà a lavorare. Eroghiamo prestazioni essenziali».
    Molti che sono passati da Brancaccio si sono bruciacchiati un pezzetto d’anima. Gregorio Porcaro era con don Pino: «Oggi – incalza – padre Puglisi è solo un santino. Stiamo dimenticando il suo vero esempio. La Chiesa dovrebbe imparare a sporcarsi le mani con i poveri». Pino Martinez fondò il Comitato Intercondominiale che avviò e condusse le prime battaglie di riscatto: «Tanti ragazzi che erano con noi e hanno conosciuto don Puglisi sono stati arrestati per rapina o per altro, di recente. Mi sembra una risposta plausibile, per definire come sta oggi Brancaccio». A Pino Martinez e ai suoi due compagni d’avventura incendiarono le porte di casa, per avvertimento. «Noi – racconta lui – stavamo davvero cambiando le cose». Parecchie storie sono finite male. Qualcuno che desiderava una vita diversa è stato costretto a partire. E vorrebbe tornare. Giuseppe, testimone protetto grazie a un’identità fittizia, tempo fa scrisse al governo da una regione del Nord: «Basta, sono stufo e stanco di nascondermi. Rivoglio la mia identità». Brancaccio non la dimentichi mai. Anche se l’illusione ti ha portato lontano.

    Quello che resta nel taccuino
  • 31 commenti a “Brancaccio”

    1. Only bad news are good news (cit.)…che vergogna

    2. Vorrei segnalare l’esistenza di un bellissimo libro a fumetti scritto da Giovanni Di Gregorio e disegnato da Claudio Stassi intitolato, appunto, “Brancaccio”. Si tratta di una lettura molto utile, che aiuta a capire qual’è l’atteggiamento di cui tutti noi palermitani siamo ogni giorno colpevoli

    3. Rino dalla Germania!?!? Bilogo,Attore…mio compagno di scuola!?

    4. Rino dalla Germania!?!? Biologo,Attore…mio compagno di scuola!?

    5. No…io è un altro mi spiace 😀

    6. Quando passo per quelle strade spesso strette e dissestate, con la macchina cerco continuamente di scansare i bammbini che giocano a pallone, che non si curano di me che sto passando, perchè loro posseggono solo la strada. E mi considerano un fantasma perchè loro questo sono agli occhi degli altri, agli occhi di una città che non dà loro spazio e possibilità, di un’amministrazione inesistente. E così quando si ritrovano su un territorio, marcato magari da bottiglie o gesso bianco, non puoi passare.
      Brancaccio è quel quartiere capace di nascondere un patrimonio storico-artistico quale è il Castello di Maredolce, immenso e meraviglioso sollazzo dell’emiro Giafar, ormai ridotto a casa abusiva e grande garage. Che se si trovasse a Parigi, Vienna o anche solo a Roma, sarebbe un punto irrinunciabile per turisti e vacanzieri, facendo anche tanto bene alle casse del Comune….
      Brancaccio è quel quartiere in cui c’è gente che ancora afferma che padre Puglisi è da dimenticare, altro che onorare e ricordare….
      A Brancaccio degli Uomini stanno cercando di creare un futuro, ed uno di questi è appunto Maurizio Artale, al quale va tutto il mio appoggio e sostegno.
      Mi sento personalmente responsabile di questo degrado, verrò presto al Centro per dare il mio aiuto.
      E spero che presto questa nostra amministrazione si svegli, e riesca a portare un po’ di luce su questo quartiere, o perlomeno che quei volontari, ai quali si devono tutti i servizi essenziali esistenti, non rimangano soli.. soli come sono stati tanti e tanti, e poi sappiamo com’è finita. “Megghiu riri chi sacciu che diri chi sapieva”.

    7. Questo è da Cronista, anche se mi spiace tu l’abbia scritto (sarebbe bello non fosse vero).
      Io…per la mia parte, mi vergogno, mi vergogno di mè.
      Certo sarebbe bello sentirlo dire anche dalle istituzioni, che sò…” purtroppo ammettiamo di nn essere efficienti”.
      Poi sognando.. che sò, il sindaco, il prefetto, che si mettono una notte davanti la porta del centro dichiarando ” stanotte veglio (vigilo) io”, (sarebbero scortatissssimi) ma sarebbe un segnale no?
      Non dico di crederci, ma giustificare in parte i quattrini che guadagnano?
      (scortare “il massimo” in Giappone mi sà solo di GITA.) ( lo direi di QUALUNQUE sindaco).
      Ripeto io mi vergogno ; E TU?

    8. leggere queste parole mi rattrista tanto,non conosco la realtà di brancaccio ma posso ben immaginarla,importante secondo me è non dire mai non poter porre fine al fenomeno mafioso.

    9. eppure quando il centro arrupe qualche giorno fa ha presentato il suolavoro anche dall epagine di questo blog non un solo commento.
      aspettiamo…aspettiamo semrpe che gli altri facciano quello che noi non feremo mai.
      questi sono i palermitani…non tutti ma si è in tanti.
      personalmente segnalo anche io il fumetto di cui parlava giuseppe e v’informo che come comitato addiopizzo (ma frega qualcosa a qualcuno?non un commento sul mio post di commento al post sulla macchietta del mafioso al porto)a brancaccio,abbiamo fatto incontri nelle scuole e abbiamo parlato anche con un gruppo di ragazzi di un associazione che proprio a Brancaccio sta provando a smuovere qualcosa…
      l’importante è FARE,almeno provarci ..tutto il resto sono chiacchere da tastiera.qualcuno disponibile a…dare una mano
      a presto
      pequod

    10. Da soli i cittadini non possono fare un bel niente, e’ questa la triste realta’palermitana e del sud Italia in genere,e dal dopo guerra che si fanno sempre gli stessi discorsi e che esistono gli stessi problemi,da sempre chi ha tentato seriamente di combattere la mafia e’ rimasto solo ed abbandonato dallo stato.Non dico che non bisogna provarci anzi,le tante iniziative che si fanno a Palermo sono lodevoli e necessarie ma se non sono appoggiate e coadiuvate dalle istituzioni nazionali e soprattutto locali rimarranno solo un fiore nel deserto e considerando chi ci amministra in Sicilia e a Palermo c’e’ da perdere la speranza….

    11. No, Tommaso, io non mi vergogno. Non potrei fare più di quello che faccio.

    12. E adesso gli hanno pure danneggiato il pullmino, un’altra volta. Mi pare che ci sia un’operazione a tenaglia, chiarissima

    13. Roberto sono sinceramente contento per tè, io mi vergogno invece perchè penso che potrei fare di più, dopo l’ultima notizia poi, e comunque il mio era un “Tu” indirizzato a chi potrebbe dare/fare qualcosa di “pesante”. (Presid.Repubblica, Capo Governo, Capo camera, capo Senato, Dirigenti partiti, Governatore, Sindaco, Prefetto, Questore, Cardinale, ecc,ecc.) 🙁

    14. @ Roberto, ho riletto il mio 1° commento, e sembra che quel “Tu” sia indirizzato a tè, scusa, menomale che poco fà sono stato più chiaro.

    15. Tom, avevo capito. Non l’ho percepita come una domanda diretta. Io mi sento tranquilo, a prescindere.

    16. “Essere uomini significa avvertire una responsabilità: vergognarsi alla vista di una necessità, anche quando è evidente che non se ne ha alcuna colpa.
      Essere fieri del successo di un compagno; offrire la proprio pietra nella coscienza di contribuire all’edificazione del mondo. ” (Hans Scholl – La rosa bianca)
      Questa è una delle frasi che mi ripeto più spesso, perchè mi fa capire che quello che faccio non è mai troppo, e che il mio impegno deve crescere ogni giorno di più… e che il primo passo sta proprio nel non dire “non potrei fare di più”. 🙂

    17. Neve, ti assicuro che proprio non potrei. Che ne dici di un bel flash mob a Brancaccio? 🙂 (non l’ho proposto mica io, sono innocente)

    18. Sarebbe una bella idea.. 😀
      Piuttosto mi chiedo.. perchè le istituzioni non si preoccupano di mandare al Centro Padre Nostro una bella pattuglia? Piantonare non sarà forse la soluzione, però probabilmente renderebbe più tranquillo lo stato d’animo dei volontari… (non so se già esiste un tale provvedimento, ma se fosse già così.. proporrei di aggiungere qualche altra pattuglia.. :-P).

    19. Secondo me,purtroppo, neanche le pattuglie possono garantire l’incolumità delle persone giuste e del centro, non vorrei essere pessimista ma è già capitato in passato.

    20. È chiaro che sul accaduto la magistratura sta indagando e dirà alla fine se è stata una minaccia di tipo mafioso o altro.
      Mi sembra interessante però precisare alcune cose: Il Centro Padre Nostro non opera più solo a Brancaccio da diversi anni…
      Sicuramente è una realtà che si impegna molto nel mondo del sociale. Ma la grande parte delle loro attività si svolge nelle diverse case famiglia che gestiscono a Palermo e provincia e non più sul territorio di Brancaccio e quindi il motivo delle telefonate minacciose dovrà essere ricercato anche e soprattutto lì.
      Il centro Padre Nostro è una delle più grandi associazioni siciliane se la guardiamo da un punto di vista finanziario, infatti, sono poche le associazione non profit che possono vantare patrimonio annuale che sfiora il milione di euro e un centinaio di operatori di cui la maggiore parte operatori di servizio civile.
      Sarebbe gratuito cercare altre motivazioni per le telefonate in un momento nel quale il Centro Padre Nostro pare non avere avuto rinnovato il servizio civile, nel quale l’attuale Presidente del Centro Padre Nostro Antonio Di Liberto aspetta la riconferma (non certissima prima di questi bruttissimi eventi) come consulente del Sindaco o dell’Assessore per le Attività Sociale nn per pocchi soldi. Al massimo hanno fatto “comodo” (le telefonate) al Centro.
      La mafia a Brancaccio C’È. Chi vive a Brancaccio intravede quotidianamente “la mafia” davanti ai bar dove si spaccia, dai negozianti che (come si apprende dai giornali) pagano il pizzo etc…
      Ma questa Mafia non viene combattuta dal Centro Padre Nostro, come faceva Padre Puglisi. Il Centro è un’onesta associazione che fa quello che le altre associazioni fanno. Cioè fanno le attività che gli enti locali pagano meglio e non c’è niente di illegale.
      Sarebbe interessante fare il flash mob dopo che i flash dei riflettori dei media si saranno spenti per vedere se ci sono attività a Brancaccio che il Centro Padre Nostro fa e se queste possono dare fastidio alla mafia.

    21. Ciao Giacomo, dici bene: indagherà la magistratura. Cosa è il centro? Ognuno è libero di dare la sua interpretazione – come hai fatto tu – nei binari della correttezza. Ma non sottovaluterei certi segnali. Ricordi? Dissero che Falcone si era messo la bomba all’Addaura, da solo… Dobbiamo aspettare un’altra Capaci?

    22. Allora vi invito a Brancaccio, passato il clamore del momento, a farvi un’idea di ciò che viene fatto dal Centro e se questo può dare fastidio alla mafia.
      Dobbiamo combattere tutti la mafia così come hanno fatto Falcone e Borsellino, P. Puglisi le associazioni Libera, Addiopizzo e tutti i quelli che sono stati uccisi o sono stati danneggiati dalla mafia.
      La lotta alla mafia lo hanno fatto loro (Falcone, Borsellino etc…) nn confondiamo la loro lotta con semplici attività socio – sanitarie dignitosissime ed onorevolissime ma nn di lotta contro la mafia.
      Il Centro Padre Nostro di Padre Puglisi era diverso (combatteva la mafia), l’attuale Centro Padre Nostro si è evoluto (come credo sia normale) in una mera attività socio – sanitaria.
      Allora, le informazioni che vi do si trovano sul sito del Centro – http://www.centropadrenostro.it nella voce sedi mentre il numero dei beneficiari sono frutto di osservazioni personali visto che abito praticamente a 10 metri dal Centro:
      Servizio Holding – quest’anno il numero degli utenti è di circa 2, 3 bambini.
      Il Servizio di prima accoglienza “Emmanuel” – 0 utenti, ogni tanto fanno delle riunioni con i turisti tedeschi che visitano il centro.
      Centri aggregativi Brancaccio – sede per persone che espiano misure alternative al carcere e ragazzi del servizio civile nonché quando il Banco Alimentare dona viveri vengono distribuiti.
      Sono sicuro che i altri servizi (che non si svolgono a Brancaccio e sono sovra territoriali) come le quattro case di accoglienza sono pieni di utenti.
      Nn vedo l’attinenza con l’esempio di Falcone in quanto molte delle sue attività si svolgevano nel segreto più assoluto perchè coperte dal segreto istruttorio, le attività delle associazioni sono pubbliche e quindi valutabili e come le ho descritte nn mi sembrano tali da disturbare la mafia considerando che molte altre associazione offrono questi servizi.
      Non dubito del fatto che la pochezza d’utenza a Brancaccio sia dovuta al cinismo di un mercato sociale che, a volte, ti obbliga di ripiegare su servizi che ti possano permettere di sopra vivere, finanziarmene parlando (case famiglia, ecc….)
      Nn scrivo cioè per sminuire o sottovalutare il fatto ma al contrario perché, secondo me, per essere efficienti nella lotta alla mafia non dobbiamo sviare neanche per un momento lo sguardo da essa.
      È pur vero che queste cose ci servono anche per avere sempre presente la lotta alla mafia.

    23. Non sono tanto d’accordo, Giacomo. Per me la lotta al bisogno – a Brancaccio – è lotta alla mafia. Per me, fornire istruzione è lotta alla mafia. La similitudine con Falcone non riguardava l’attività (che del resto sarebbe incomparabile tra magistrati e semplici cittadini), ma la sottovalutazione di un pericolo. Non è mai un buon segno dire che una minaccia faccia “comodo” a chi l’ha ricevuta.

    24. Sicuramente hai ragione le minacce nn fanno mai comodo
      Facevo notare solo la stranezza della coincidenza. Vede ricordo ancora alcuni casi simili di associazioni (vedi Centro Borsellino) che sistematicamente subivano minacce di tipo mafioso e sappiamo come è finito. Sono sicuro che il Centro Padre Nostro è diverso da Centro Borsellino ma mi piacerebbe che la magistratura potesse dare subito una risposta sulla tipologia di queste telefonate.
      Chiunque fa una cosa per l’altro, soprattutto a Brancaccio, è lotta alla mafia.

    25. grazie giacomo per le informazioni.
      credo che bisogna capire i perchè. questa è una lettura nuova che non avrei mai dato …
      mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il centro Arrupe che ha presentato un lavoro proprio sù Brancaccio.
      magaro occorre un pò di giornalismo investigativo…
      ciao
      pequod

    26. Scusate se mi permetto di dire la mia. Sono d’accordo con Giacomo sulla gestione De Centro Padre Nostro… anzi rilancio: ai tempi di Padre Puglisi il metodo di lavoro era fondamentalmente: SE QUALCUNO TI CHIEDE UN PESCE TU INSEGNAGLI A PESCARE”. Ciò era possibile a partire dal “farsi come” ovvero diventare bambino di Brancaccio con i bambini di Brancaccio, “sfrattato” con gli “sfrattati” ecc… In una parola, scendere dal piedistallo e “essere” la gente. Ciò ha portato a creare una corrente di pensiero alternativo impensabile a Brancaccio… Poi la mafia ha mostrato il suo vero volto vigliacco ed ha ammazzato 3P sentendo il bisogno di mentire mentre gli sparava. Bene! Dopo 3P il metodo è cambiato, il Centro Padre Nostro è diventato un centro di assistenza dove si “erogano” servizi importanti ma che spesso rischiano di creare dipendenza e non sviluppo. Mi chiedo da quando 3P non c’è più cosa sia cambiato a Brancaccio. Nulla! A cosa è servita la Fondazione 3P se non ad incamerare finanziamenti? Come mai si è creata la spaccatura tra Centro Padre (Artale e Di liberto) Nostro e Parrocchia di San Gaetano (Don Mario Golesano) che, onestamente, non è un bell’esempio di solidarietà territoriale.
      Infine, molti dimenticano o non sanno che a Brancaccio continua ad operare un gruppo di cittadini che in passato hanno avuto la porta di casa bruciata nella stessa notte. Sono le persone dell’Associazione Intercondominiale Brancaccio nata con la partecipazione attiva di 3P (si chiamava allora “Comitato intercominiale della via Hazon e vie limitrofe”), senza clamori e in punta di piedi, continua ad ad essere punto di riferimento per molta gente del quartiere,
      Si può dire allora che anche l’assistenzialismo o l’eccessiva prudenza (in una intervista televisiva Artale ha detto di non aver scritto la parola mafia sul tabellone davanti al centro padre nostro per una forma di rispetto e per non “infastidire” qualcuno) non è sufficiente? Ognuno tragga le sue conclusioni!

    27. Ciao Greg. Mica hai bisogno di scusarti per un contributo che reputo validissimo. Parli del trio Martinez-Romano-Guida (Pino Martinez tra l’altro è citato e parla nel mio pezzo) che ha avuto il coraggio di rompere un circolo vizioso, pagando un prezzo altissimo. Altissimo non solo per la violenza brutale dell’immediato, ma per tutto quello che hanno sofferto in termini di solitudine e dolore. Ho avuto la fortuna di conoscerli. Mi sento spesso con Pino Martinez. Sia lui che suo fratello Rino – per me – sono persone eccezionali, nella loro normalità. Come era 3P. Credo che tu abbia colto un punto essenziale della questione. Io posso risponderti solo questo: ognuno combatte la battaglia con le armi che ha. E con le sue imperfezioni. E’ già importante che sia sul campo a lottare. Ma è sconfortante – hai ragione – che quelli che in teoria dovrebbero stare dalla stessa parte si dividano per argomentazioni occulte o incomprensibili.

    28. Ad essere sincero non ero al corrente dell’esistenza operativa ancora a Brancaccio del comitato intercondominiale, comunque ho seguito le iniziative che fuori da Brancaccio Rino Martinez ha realizzato, credo, anche con fondi ottenuti come parte civile nel processo contro i Graviano o chi per loro (l’orfanotrofio in Congo, ecc.) e mi sembrano molto lodevoli.
      Da segnalare altre realtà operative a Brancaccio (vedi la ricerca fatta dal Centro Arrupe Marginalità Narrate 2007) come ad esempio Associazione Quelli della Rosa Gialla che con zero euro di contributi pubblici organizza attività socio – culturali per 150 famiglie (cfr. Marginalità Narrate 2007).
      Per chi ne ha la possibilità sarebbe interessante vedere la tabella n° 1 SWOT pg. 96, dello stesso libro, che offre uno specchietto della reale incidenza delle varie realtà associative.
      Non comprendo argomentazioni occulte o incomprensibili rispetto circa l’allontanamento Centro – Parrocchia.
      Non vorrei sbagliarmi ma mi sembra avere letto, qualche mese fa sulla Repubblica, che il parroco si è dimesso come presidente del Centro Padre Nostro per ragioni di incompatibilità tra le attuali attività del Centro e quelli che erano le priorità d’intervento di Padre Puglisi (tra l’altro sentivo su internet nella deposizione che Artale ha dato davanti al P.M. nel processo Gotha, http://www.radioradicale.it/scheda/206884/processo-aiello-cuffaro-ed-altri-talpe-alla-dda, che ciò è avvenuto nel 2003) e se non vado errato c’era scritto che ha rimesso nelle mani del Cardinale la sua nomina di Parroco di Brancaccio in quanto le due realtà devono lavorare assieme.
      Vorrei spiegato meglio argomentazioni occulte o incomprensibili che sembrano paroloni faziosi…

    29. Ciao Giacomo.
      Intervengo per chiarire meglio che la costituzione di parte civile contro i Graviano e gli esecutori materiali delle le porte di casa bruciate ai tre componenti del Comitato Intercondominiale nella notte del 29 giugno del 1993 (2 mesi e mezzo prima che venisse ucciso il nostro parroco) è stata presentata da me in prima persona e come Presidente dell’Associazione Intercondominiale Quartiere Brancaccio. Una dimostrazione, penso, di operatività nell’impegno concreto di lotta alla mafia.
      L’orfanotrofio in Cogo promosso da mio fratello Rino è stato aperto grazie alla solidarietà di tanta gente. I soldi del fondo relativo alla costituzione vengono utilizzati esclusivamente per le attività proprie della nosta associazione.
      Altre cose ti potrei raccontare, come del nostro impegno per l’acquisizione da parte del Comune di Palermo dei famosi locali della via Hazon 18. Ultimo incontro per tal motivo lo abbiamo avuto proprio in questi giorni per fare partire quanto prima i lavori di ristrutturazione. La cortesia che vorrei rivolgere a tutti i lettori, per sapere di più sulla nostra collaborazione con padre Puglisi, è di consultare il nostro sito http://www.angelfire.com/journal/puglisi.

    30. ok. scusa per la confusione.
      Speriamo che i locali di via Hazon, 18 possano essere restituiti al più presto alla legalità. è questo il vero lavoro contro la mafia e che può dare fastidio sul serio alla mafia.

    31. Faccio un commento molto polemico.
      Brancaccio, ma come altri quartieri popolari, sono stati dimenticati dal Comune.
      In tutte le giunte. perché il centro dà maggiore visibilità e meno problemi.
      Imvece la polemica sta proprio in questo.
      Perché non restituire dignità cittadina a luoghi dimenticati dalla pubblica amministrazionee?
      perché non trovare spazio per parchi, dove i ragazzini possano giocare a pallone o altro, perché non decidersi a bonificare il litorale sud di palermo, rendendolo fruibile?

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