lunedì 20 nov
  • Via da Palermo

    Sono atterrato da poche ore. Controllo nelle mie tasche se ho abbastanza pound per pagare l’esoso passaggio ferroviario fino alla stazione di Victoria. Ho con me solo una grossa valigia. Pacchi, scatole e qualche mobile seguiranno. Insieme alla mia famiglia. Dopo quasi cinque anni, eccomi di nuovo via da Palermo. E ancora una volta non so se tornerò.

    Non ho una storia originale da raccontare. Com’è successo ad altri ero tornato a Palermo dopo anni di studi di specializzazione all’estero, nel mio caso un master e un dottorato a Londra. A Palermo avevo ricordo soltanto della vita da studente universitario e avevo voglia di sapere come era la vita “vera”, quella del lavoro, dell’indipendenza economica, com’era rivivere tra gli amici, ora che eravamo “grandi”, e godere del sole, del cibo e della cordialità della gente.

    La base iniziale era un contratto di ricerca (un “assegno” di modesto importo) all’università, rinnovabile fino a un certo punto e poi basta; poi magari, lavorando sodo, la prospettiva di una stabilizzazione. Ma per quella ci vogliono i concorsi, per i quali il ministero esige una procedura complessa e rigorosa, pensata naturalmente per selezionare le persone più qualificate.

    Nel corso di questi anni ho imparato poi cosa significava lavorare a Palermo a contatto con le istituzioni pubbliche: i compensi pagati dopo mesi o anni, gli impiegati “fuori stanza”, le pratiche perse, i fax e le mail “mai arrivate”. Con i privati un po’ meglio, ma non tanto. La stabilizzazione è effettivamente arrivata per molti: in questi anni ho visto figli e figlie, fratelli e mogli di professori diventare a loro volta ricercatori e professori, associati e ordinari. Ho visto dei candidati senza dubbio “geniali”, in quanto passavano le forche caudine del concorso di ricercatore anche senza dottorato e la severa prova di lingua straniera con la conoscenza acquisita al liceo.

    Provate a fare un gioco. Stendete su un grande tavolo tutti gli organigrammi delle facoltà universitarie e collegate con un pennarello tutti coloro che sono consanguinei e affini. In molti casi è facile, basta seguire i cognomi (non ci sono casi di omonimia fortuiti); in altri bisognerà avere qualche informazione aggiuntiva. Bisogna incrociare anche tra diverse facoltà, perchè esiste un gioco di scambi di favori. Ben presto dopo aver iniziato l’esercizio, avrete disegnato una fitta rete. In un certo senso, l’università è una Grande Famiglia.

    Attenzione. Queste cose non succedono solo nell’Ateneo palermitano, ma io so parlare solo di quello che conosco. Dei concorsi naturalmente si conosce il vincitore nel momento in cui vengono banditi, questo lo sanno tutti. Ma forse non tutti sanno che questo avviene in maniera perfettamente legale. Nessuno commette un reato. Niente che lasci traccia, che sia perseguibile da una procura. Del resto non è raro che ci sia un solo candidato ai concorsi. Altre volte, per chi gioca di fino, ci sono dei candidati “fittizi”, che partecipano per perdere e dare una parvenza di competizione. Per questo loro favore forse in futuro si troveranno a essere privilegiati.

    Ogni tanto, fra i ranghi del parentame, si trova qualcuno “bravo” e questo serve a dare legittimità all’opinione che non importa in che modo si è entrati, ma solo la bravura. Anzi, l’argomentazione può raggiungere il livello paradossale: evitare di fare una discriminazione “al contrario”, contro figli e coniugi (allo stesso modo nel sud razzista degli Stati Uniti si sosteneva che garantire ai neri una quota di ingresso nei college era una discriminazione contro i bianchi). Ma al di là dell’esistenza di alcuni “bravi”, la realtà è che le persone reclutate per favoritismo, nella maggior parte dei casi, sono delle mezze calzette. Magari avrebbero potuto anche diventare capaci, ma è mancato loro lo stimolo, la tenacia, la passione di chi invece fa tutto da solo.

    Ripenso a tutte queste cose riflettendo i miei pensieri sui finestrini del treno in corsa verso il centro di Londra. Un mese fa ho fatto domanda all’università londinese presentando la lista delle mie pubblicazioni scientifiche. Mi hanno chiamato per una selezione e dopo qualche ora mi hanno offerto un contratto per una docenza di due anni, a stipendio pieno. Non conoscevo nessuno di quelli che mi hanno selezionato, ma sono stati carini: a fine giornata mi hanno portato al pub, per festeggiare.

    Palermitan in London
  • 119 commenti a “Via da Palermo”

    1. quant’è vero tutto ciò…
      ti auguro la piu grande delle fortune, e se è fuori Palermo pazienza

    2. In bocca al lupo Nico!

    3. Cù niesci ..arriniesci.
      INSISTISCICI.

    4. Lavoro in un Dipartimento Universitario da 13 anni, sono una cosiddetta “NON DOCENTE”.
      Tu pensi che sia tutto legale?
      Quando si accorgono che un Candidato ha più titoli del preventivamente Designato, gli chiedono di non partecipare…
      Nell’attesa che arrivi prima o poi anche il suo turno… forse!!!
      Il silenzio di tutti Voi avalla questa prassi…
      Quasi come per la mafia…
      E il Baronato non morirà mai…
      Non appena usciranno i padri rimarranno i figli a continuare questo malcostume…
      Buona fortuna…

    5. e le menti continuano ad andar via…
      qui ci ritroviamo con docenti vecchi e arretrati !
      poi parlano di innovazione…

      La verità è che l’Italia è LENTA !

    6. Maledetti baroni, veri mafiosi dell’università e delle “caste” professionali di Palermo.

      Onore a chi come te: “si è fatto da solo”.

    7. ci mancherai tantissimo. Un abbraccio affettuoso a tua moglie ed alla tua splendida figlia, con la speranza di ritrovarti presto a palermo nel posto che meriti.

    8. Vabbé con due ore di ryanair sei di nuovo a casa 🙂
      È dura continuare a stare qui, dopo che giorno dopo giorno, i migliori continuano ad andare via come da sempre. Si sente una terribile solitudine e tristezza.
      In bocca al lupo, ah!

    9. Che tristezza!

    10. Mi incuriosisce molto il “giochino” degli organigrammi che proponi. Nonostante sia tutto legale è un “così è, se vi pare” veramente interessante.

    11. Un professore Barone di… (Facoltà 1) ha chiesto in prestito il badget a… (Facoltà 2) perchè suo figlio doveva diventare Ricercatore a… (Facoltà 3).

    12. in bocca al lupo…
      cambierà…
      …io ci spero e ci credo!

    13. Sinceramente dispiaciuta ma felice che tu possa vedere finalmente riconosciuto il tuo valore. Bisogna avere tanta tanta tanta pazienza….

    14. Povero quel popolo che si priva delle sue migliori menti.

    15. Che rabbia!Che tristezza!Che ingiustizia!

    16. Rieccomi, l’occasione è di quelle ghiotte ed anticipo quello che avevo intezione di iniziare “appena ho un pò di tempo”.
      Si intitola l’ISOLA CHE NON C’E’ ed è una serie di brutti sogni che ho il dispiacere di condividere con quanti altri lo vogliano.
      Nell’ISOLA CHE NON C’E’ i titoli dei familiari “bravi” dei Professori nepotisti si acquisiscono in questo modo:
      1) si prende un borsista capace tipo Nicola e lo si fa lavorare su alcune ricerche promettendone la pubblicazione.
      2) si pubblica il lavoro aggiungendo il nome del rampollo sconosciuto ma bravo.
      3) si ottengono tre borsisti capaci con 10 pubblicazioni l’uno ed un rampollo “bravo” ma sconosciuto con 30 pubblicazioni.
      RISULTATO:
      di chi è il migliore curriculum?
      Ammiro il coraggio di Nicola. Almeno i tuoi figli riscontreranno il significato di società civile. Non che sia tutto rose e fiori ma almeno un poò di civiltà…

    17. un abbraccio forte, a Palermo non c’è speranza, nonostante la nostalgia non tornerei davvero, non si può stare a Palermo senza lavorare, senza vivere

    18. da una telefonata realmente avvenuta:
      A a B che ha finito tempo fa’ un dottorato:
      “Ho saputo che sarà indetto un bando pubblico per degli assegni di ricerca, perché non presenti domanda?”
      B: “Ma sei pazza?! a me non ha detto niente nessuno: è cattiva educazione!”
      per aggiungere dopo
      “Non lo sai che se esce un bando per una persona e tu ti presenti poi puoi ritirarti perché rischi di non trovare posto in nessuna cattedra d’Italia?! questi tra loro parlano!!”

      …meno male che molti professori a palermo non parlano inglese se no non arrivavi neppure a londra…

    19. Caro Nicola,

      La cosa peggiore è che i baroni di oggi sono quelli che contestando i baroni di ieri ne hanno preso il posto… sono gli stessi che non perdono mai occasione di difendere a spada tratta la legalità e la magistratura, salvo quando si tratta dei ‘loro’ affari di famiglia…

      Ho fatto il dottorato anch’io. Quel mondo non faceva per me! Ho deciso di vivere da uomo libero, anch’io fuori dai confini nazionali… tanto, mi sono detto, meglio essere trattati da stranieri-e-basta piuttosto che da stranieri-in-patria in qualche fabrichetta del Nord Italia. Ho deciso di essere un uomo libero e ora vivo felicemente in Olanda… sebbene mi nutro perennemente del ricordo e dell’amore incancellabile verso Palermo e la Sicilia.

      Coraggio Nicola. Abbi la certezza che hai fatto del tuo meglio per restare nella tua Patria. Ma pensa anche che in Sicilia esiste un regime studiato scientificamente – a tavolino – per far scappare via i figli di nessuno come noi e far rimanere le ‘mezze calzette’ nei posti di comando. Un regime che sta uccidendo la Nostra Terra, che la sta espoliando pezzo dopo pezzo, che la sta impoverendo sempre di più, che ne sta uccidendo l’humus più profondo, l’identità, la lingua, le città, tutto… proprio tutto!

      Un mondo di bene,
      Piermarco

    20. In compenso però il ministro Mussi si è subito preoccupato di dimezzare i “crediti” concessi dalle Università ai pubblici dipendenti che intendano conseguire un’improbabile laurea triennale ma pagata un bel pacco di euro (visto che ormai gli Atenei sono diventati degli “esamifici” molto attenti ad incassare denaro esterno), come se questa fosse l’unica porcheria esistente in ambito universitario.
      Forse l’unica cosa da augurarsi è che, alla lunga, sopravvivano solo le Facoltà serie, se ancora ce ne sono, e che le “altre” si estinguano per mancanza di iscritti: non essendoci più studenti, i corsi inevitabilmente verrebbero soppressi e i loro “docenti” resterebbero a spasso…

    21. Che Tristezza.
      In bocca al lupo Nico!

    22. Caro Nicola, non ci conosciamo ma credo che ci vedremo presto…a Londra.

    23. La cosa più triste è dover provare ribrezzo per il paese in cui si è nati e cresciuti, scappare come dalla guerra, per poter vivere serenamente, lontano.
      Sii almeno felice di vivere con la tua famiglia, nella civiltà.
      buona fortuna

    24. A Roma a 20 anni ero operaio specializzato,
      A Palermo “apprendista con la pratica”…
      Adesso ho 39 anni mi chiedo che livello avrei adesso!!!smile.
      P.S in bocca al lupo

    25. Niente di nuovo sotto il sole tra le altre cose non mi meraviglio più di tanto, anche perchè da anni si parla di queste situazioni, ma purtroppo qui sembra che tutto debba restare immobile. Scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel suo celeberrimo romanzo “Il Gattopardo”:Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”…E pensare che tutto questo veniva scritto tra la fine del 1954 e il 1957…

    26. Ho due ragazzi al liceo. l’università dovranno frequentarla per forza e nessuno di noi genitori ha un lavoro da “passargli”… Che faccio, comincio a preparargli le valigie ???

    27. Caro Nicola
      hai avuto il genio di descrivere:
      “ho imparato poi cosa significava lavorare a Palermo a contatto con le istituzioni pubbliche: i compensi pagati dopo mesi o anni, gli impiegati “fuori stanza”, le pratiche perse, i fax e le mail “mai arrivate”. Con i privati un po’ meglio, ma non tanto.”
      Sei entrato nel vivo di certe questioni,
      prima poco affrontate in questi post.
      Che altro c’e’ da dire?.
      NON AVERE RIMPIANTI.
      NON SEI SOLO NE’ IL SOLO.
      CONOSCO UN INGEGNERE,CHE HA TRE FIGLI
      INGEGNERI,TUTTI EMIGRATI NEGLI USA.
      ****************************************
      Mi hai messo tanta tristezza.
      Auguriamoci che arrivi un giorno diverso.
      Tieni il contatto col blog,dove,come vedi,hai trovato molte persone che ti
      sono amiche.

    28. Piermarco,
      mentre tu facevi il dottorato, io ero un allievo ingegnere…ho pure seguito qualche tua lezione.
      Ma si sapeva, in quel dipartimento, tutto era già scritto. Comandavano (e comandano anche oggi) “…one” e “…ino”: padre e figlio.
      Nel frattempo anche io mi sono laureato, e anche io sono emigrato (Roma).
      Vergogna! In bocca al lupo x Nicola.

    29. Ma che si fa così? Lei deve lottare affinché questo gioco delle parti cessi.
      Lei deve denunciare tutto il sistema. Lei deve battere i pugni e spasciare scrivanie quando vede che gli stanno negando dei diritti.
      Certi minuti mi viene in testa di mandare tutti calorosamente a fari nto culu e iriminni, io e la mia famiglia (ah! la mia famiglia, mia figlia, l’avvenire…) in un paese civile e lontano a vendere acqua e zammù.
      La invidierò da qui.

    30. Spero che continuerai a scrivere su rosalio anche da Londra…che per essere bella è bella. Però, credo che, se Palermo è fimmina, Londra è profumiera, (lo sa bene me frati che è uno dei tanti cervelli in fuga)…ad maiora e in bocca al lupo. Mi hai messo un po’ di tristezza…già la giornata è grigia!Take care…

    31. Mi sento sempre più solo.
      A fine estate, ogni anno, si ripete la solita malinconica trafila di saluti, di baci, di abbracci: allora, per i morti ce la fai? O scendi solo a natale?
      Prima ci soffrivo anche fisicamente, mi si “inturciuniavano” le budella, adesso, che sono ben sopra la trentina, la sensazione più forte è un senso di vuoto e di tristezza desolanti.
      E per me che fino ad oggi sono restato, volente e nolente, è sempre più dura riuscire a immaginarmi qui, in una terra dove giorno dopo giorno tante belle persone prendono il volo e salutano… Io rimango allo specchio a chiedermi se è davvero coraggio quello che mi fa rimanere o se la mia è solo emerita coglionaggine. Non so la risposta, però ho dei sospetti… forti.
      In bocca al lupo a te, Nicola… ma anche a me!

    32. tutto maledettamente vero.
      anch’io me ne sono andato per studiare e penso che non tornerò finchè le cose non cambieranno – temo mai.
      devo dire che mi da molto fastidio chi dice: “ma se i migliori se ne vanno qua chi resta?”
      il problema invece è: che città ci hanno consegnato i nostri genitori, che città stiamo costruendo giorno dopo giorno, chi a palermo ha interesse alla cosa pubblica più che ai suoi sporchi, piccoli e gretti affarucci quotidiani? in quali condizioni viene messo chi studia per anni e si specializza onestamente? davvero credete che un pò di giustizia e uguaglianza siano pretese da schiffarati?
      me ne sono andato e non ho proprio alcun rimpianto per una città che non mi merita.
      in bocca al lupo a nicola e a tutti quelli che hanno il coraggio di andarsene e scoprono che fuori c’è un mondo migliore

    33. Sembra una testimonianza da “W la ricerca”, la memorabile inchiesta di Riccardo Iacona su RAI3.
      Se dedico un po’ del mio tempo alla rete è per la speranza che un giorno siano i parassiti a partire e i cervelli a ritornare. Questo obiettivo dipende però anche dal fatto che coloro che condividono una certa rabbia continuino a comunicare e a scambiarsi informazioni ed idee, perciò let’s keep in touch, ovviamente su Rosalio!

    34. Ho avuto il piacere di seguire le sue lezioni di storia moderna alla facoltà di scienze politiche di Palermo.. Ho sempre pensato che fosse una persona estremamente preparata ed intelligente, e soprattutto piacevole da ascoltare.
      Le faccio i miei migliori auguri. Lasciarsi alle spalle questa città non è facile, ma quando mai la cosa più giusta da fare è anche la migliore?

    35. Confermo totalmente quello che hanno scritto Gianni e Piermarco. Anch’io ho vissuto in prima persona cosa significa avere in mano un dipartimento (nel mio caso quello di informatica) ed il potere che si può esercitare sugli studenti sottoforma di un clientelismo esternato senza pudori alla luce del giorno.

    36. Ragà, non prendiamoci in giro. Ce ne siamo andati: è vero. Altrove abbiamo trovato la libertà di un lavoro dignitoso: è vero. Apprezziamo il funzionamento di paesi ben organizzati: verissimo! Ma non parliamo, per favore, di civiltà come se questa fosse solo appannaggio dei paesi nordici. Il problema della Sicilia non è soltanto di civiltà. E’ vero, siamo scappati ‘anche’ da tanta inciviltà. Ma quello che abbiamo trovato, lontani dalla Patria nostra, sono spesso dei paesi che ti offrono, sì, grandi opportunità di realizzazione individuale, ma anche tanta pochezza culturale, avarità di relazioni sociali, cibo che a definirlo tale sarebbe già di per se un atto di grande generosità. Per non parlare del fatto che spessissimo in questi paesi esiste un ‘unico’ pensiero dominante, quello del ‘politicamente corretto’, che non ti consente di avere un opinione che non sia appunto ‘politically correct’. Alla faccia della libertà di espressione! Per non parlare della radicalismo di certi sistemi politici che hanno legalizzato il ‘partito dei pedofili’ (in Olanda ma presto anche altrove), che considerano normale trasmettere scene di porno in TV alle 10 di sera, o vendere vibratori per il piacere di ‘lei’ accanto a creme per la cura del corpo (perfettamente visibili e accessibili anche agli occhi dei bambini). Paesi spregiudicati sul piano etico, vedi il via libera dato da Londra alla creazione dell’uomo-bestia. Paesi che non condannano chi va con gli animali perché non è dimostrabile che l’animale soffra nell’essere penetrato da un uomo. Paesi che si mostrano agli occhi del mondo come esportatori e grandi paladini della libertà e della democrazia, ma che sul piano internazionale e diplomatico ne hanno combinate (coll’imperialismo innanzitutto) e ne continuano a combinare di tutti i colori per mantere posizioni egemoniche nei commerci internazionali (vedi l’influenza nefasta di Francia e Inghilterra nel Mediterraneo e nel Medio Oriente). Il mio messaggio è: non facciamoci prendere la mano dall’esterofilia, ché non è tutto oro quello che luccica.

      Accanto a una gratitudine incommensurabile che nutriamo per questi paesi che ci ospitano, non perdiamo mai di vista il nostro millenario senso critico, da veri Siciliani. In fondo se Nicola (e come lui tanti) aveva provato a ritornare e a ricominciare una vita nuova a Palermo, ci dovevano essere delle buone ragioni, che solo chi ha veramente vissuto (non solo viaggiato) all’estero può capire. Se si ritorna, o si prova a ritornare, è solo perché certe ‘meraviglie’, che la Nostra Terra può offrire, sono ineguagliabili. E per quanto viaggeremo, non potremo mai trovarle altrove.

      Se solo la situazione politica fosse diversa… se solo ci fossero le ‘giuste’ opportunità per tutti…

      Viva la Sicilia, sempre! Potrai viverle lontano, ma non potrai mai smettere di amare la tua Mamma.

      Un abbraccio filiale alla mia Palermo,
      Piermarco

    37. vogliamo prendere a modello i sistemi anglosassoni? cominciamo ad abolire la figura del ricercatore a vita. i dipartimenti sono pieni di gente inutile (figli e non figli) che ha vinto un concorso a 28 anni con qualche pubblicazione e ha smesso di svolgere attività di ricerca. tutti precari come in UK e lo spazio per quelli bravi si trova.

      Quanto al nepotismo e ai favoritismi vi segnalo che il fenomeno è dilagato con i concorsi in sede locale (introdotti nel 98 se non sbaglio) dove il potente di turno si fa eleggere la sua commissioncina che al riparo dagli occhi della comunità scientifica nazionale fa vincere il “candidato interno”. Torniamo al concorso nazionale nel quale competono i candidati di tutta italia. Non è una garanzia assoluta ma è un forte deterrente. Primo perchè manipolare un’unica commissione nazionale è più difficile. Secondo perchè i commissari hanno puntati addosso gli occhi di tutta italia. Possono sempre imbrogliare e favorire ma se ne assumono la responsabilità anche di fronte a quei colleghi che fanno presentare candidati bravi.

    38. E’ vero Palermo ci manca,ma dopo aver provato un “ritorno” dell’ultima spiaggia,ci misi poco a capire che io è la mia famiglia non avevamo futuro,non perchè eravamo piu’ scarsi o fannulloni di altri ma solamente perchè non avevamo santi in paradiso.
      Finche la nostra “civilta’ millenaria” si comportera come al medio evo non ci sara’ spazio per la gente onesta!!!

    39. nicola mi spiace che sia fuggito. certamente è la scelta migliore per te ora… buona fortuna, scrivici… non mollarci! 🙂

    40. in bocca al lupo per tutto! saluti anche alla tua consorte…forse ci vediamo a natale!

    41. Penso che scappando via e poi lamentarsi non porti a nulla di buono per la Nostra Sicilia…ci manca il coraggio di ribellarci e la via più facile è scappare come lepri 🙁

    42. Lepri. Scusa, Alice, io non l’accetto. Se questa terra privilegia l’appartenenza, mortifica il talento, uccide i sogni… Cosa deve fare uno che aspirerebbe a una vita normale fatta di semplicità? Restare, certo. Ma non tutti possono pagare il prezzo alto che un sacrificio del genere richiede.

    43. Ad Alice consiglio di uscire dal paese delle meraviglie per tornare coi piedi per terra… Sappi che non tutti hanno il sederino riscaldato da mamma e papà. Cosa avrebbe dovuto fare Nicola, consapevole delle sue capacità, quando si è visto scavalcare da benemeriti incompetenti? Restare e assistere passivamente? Sai che ti dico, cara Alice, le lepri sono quelle che si accontentano di farsi mettere i piedi in testa pur di avere un tozzo di pane. I leoni, invece, sono quelli che sfidano la vita e il mondo, abbandonano affetti e amicizie, e sradicandosi dalla propria Madre Terra, vanno a vivere in paesi in cui – livannucci a grazia ru Signuri – mancu u pani è bbonu!

      Di moralisti e moraliste (magari col portafogli pieno) sinceramente non se ne può più…

    44. Se, per campare una famiglia, la via più facile è “scappare” (ma a mia un mi pare che u sig. Pizzolato stia scappando, né che si stia lamentando anzi mi pare sereno) allora io scapperei. A gambe levate me ne andrei. E non mi volterei neanche.
      Ma questo lo farei io.

    45. Alice,
      la via più facile è scappare come lepri!!!!!!!!!!!!!!
      PROVACI AD USCIRE VERSO UN PAESE AVANZATO
      senza andare a fare la lavapiatti
      E POI MI DICI SE E’ LA VIA PIU’ FACILE…
      *****************************************
      comunque,anche chi le spara grosse,aiuta
      ad approfondire i temi…

    46. concordo pienamente con Roberto Puglisi. Alice, se reputi codardo chi è pronto a lasciare tutto pur di farsi una vita potrei dire altrettanto di chi non è disposto a muovere un passo per allargare i propri orizzonti e chissà forse per vivere anche meglio. Ne conosco tante di persone che hanno tanti di quei sogni…inevitabilmente Palermo per loro è troppo limitante eppure non sono disposti a lasciare il calduccio di mamma e papà o il fidanzato di cui portano a venti anni già un anello al dito..

    47. e poi diceva qualcuno prima di noi…
      In rebus dubis plurimum est audacia!!

    48. la Nostra Terra, il Nostro Clima, il Nostro Pane.. Blah, questi discorsi mi fanno vomitare. Sapete che vi dico? io mi sento fortunato ad essere nato in un posto così soffocante e INCIVILE (già perchè non mi sembra che a palermo ci sia tutta questa solidarietà sociale, questa gentilezza agli angoli delle strade, questa gastronomia così unica ecc. ecc.) da essere stato costretto ad andarmene.
      Riflettete un pò: non pensate di essere intossicati dalla propaganda sicilianista da quattro soldi che ci fanno ingurgitare da 60 anni?
      chi vuole restare è libero di farlo ma cominci a lavorare perchè questa città diventi un posto migliore, invece di rimanere come canne al vento a lamentarsi..
      e non si permetta più di offendere chi, spinto da un senso di dignità più alto e anche a costo di enormi sacrifici ha deciso di non restare a sguazzare nell’immondizia
      grazie

    49. un’ultima cosa…sarò sicuramente off-topic però se ci pensate un pò ricordate quante persone sono scese in piazza quando il Palermo è salito in serie A a gioire di questa vittoria. Ora ricordate quanta gente è scesa in piazza per motivazioni più serie( nella maniera in cui questo può essere un modo per farsi sentire) quante persone eravamo a passeggiare con Lirio l’altra mattina…se si decide di mandare tutto a ca… è spesso per evitare le incongruenze di questa città ed eviatare i parassiti di questa società.

    50. Grazie a tutti per le parole di simpatia e indignazione. Sono contento che il post sia servito per parlare della situazione universitaria. Sull’antica questione: restare e combattere o andarsene e vivere meglio, ognuno fa la sua scelta. Ma tale scelta dipende anche dalle condizioni in cui ci trova. Io ero già tornato una volta pieno di buona volontà, ma non avendo rendite e privilegi ho bisogno di un reddito per sostenere me e la mia famiglia. Le battaglie non si fanno a pancia vuota (tranne quelle per il pane). Sono giunto a pensare che bisogna essere dentro queste istituzioni, cioè strutturati, per poter fare qualcosa; chi è fuori, purtroppo, può solo chiaccherare, al limite iniziare movimenti d’opinione, ma quello che conta è fare la propria parte per spendere le risorse pubbliche (inclusa la possibilità di reclutare personale) di cui si è in controllo nel migliore dei modi.
      Da parte mia devo dire che sono felice di essere a Londra. La sento come la mia seconda patria perchè qui ho vissuto alcuni dei momenti più belli della mia vita. Non sono scappato, me ne sono semplicemente andato. Avevo capito che era necessario per me andarmene da quasi un anno e ho aspettato molto tempo una svolta, a volte anche un palliativo, per restare. Non è arrivato nulla. Confesso che avevo difficoltà a pagare pure l’affitto. Poi ho colto un’occasione al volo. In bocca al lupo a chi rimane e a chi se ne va. E naturalmente se passate dall’East end di Londra ci beviamo una pinta…

    51. sottoscrivo in pieno

    52. dario
      “chi vuole restare è libero di farlo ma cominci a lavorare perchè questa città diventi un posto migliore”
      NON TI PARE CHE,DA QUALCHE TEMPO,
      E’ QUELLO CHE SI TENTA DI FARE ?

    53. nicola ha scelto di vicere, affrontando una vita nuova. probabilmente, noi sopravviviamo…a volte si sopravvive anche inconsapevolmente.questa realtà non offre niente che non sia sottomissione politica, lavoro nero e sciacallaggi vari.chi vuole lavorare perchè questa …città… diventi migliore, ha tempo da perdere.ci abbiamo provato ma, DEMOCRATICAMENTE, non c’è niente da fare.
      un abbraccio di cuore a Nicola e fatti valere, se nel posto migliore della terra!!

    54. Caro Nicola, la tua scelta di andartene mi trova perfettamente d’accordo e ti capisco dal profondo del cuore, perchè le tue preoccupazioni, i tuoi pensieri e, in ultima analisi, il tuo “andare” li ho vissuti sulla mia pelle anch’io, per quanto molto tempo fa.
      La distanza può far male, lo so, ma fa più male la mancanza di rispetto per se stessi.
      Ed è sempre meglio sostenere il proprio sguardo di fronte allo specchio, sia pure all’estero, che chinare gli occhi in patria.
      In bocca al lupo e ad maiora.
      Il Leone

    55. in bocca al lupo! di cuore

      ps: dici72 … dicci! com’è che lavori all’università?

    56. Werner sostieni
      “chi vuole lavorare perchè questa …città… diventi migliore, ha tempo da perdere.”
      IO CONTINUO A “RIPRENDERE” FRASI CHE LASCIANO IL SEGNO.
      A prenderti seriamente,sarei vicino a decidere di abbandonare ……..

    57. @ riki:
      scusa ma mi sembra EVIDENTE che non si faccia abbastanza.
      non so tu cosa faccia quotidianamente per migliorare palermo o a cosa tu stia alludendo.
      devo invece constatare che nella nostra città aumenta la moltitudine di quelli che sanno solo lamentarsi e poi tutto sommato in questa merda ci sguazzano allegramente.
      NO, devo dire che sono molto scontento dei miei concittadini.
      e non la butto in politica perchè sennò finiamo pure per litigare e sarebbe, ahimè, fatica sprecata…
      cordialmente

    58. lascia perdere la politica e parliamo della Citta’.
      Ci sono in questo momento 177 reader’s
      (cosi’ dice il Counter).
      Quelli che scrivono un commento non raggiungono la decina.
      E’ UNA COSA CHE NON CAPISCO.
      UNO LEGGE UN DIBATTITO SULLA PROPRIA CITTA’,E TACE?
      Non mi dire che anche questa e’ una lamentela.
      E’ la constatazione di quella che e’
      la Situazione al momento,cioe’
      la Citta’ che non c’e’.

    59. Quel contatore riguarda solamente i lettori dei feed nella giornata di ieri.

    60. ok,ma sempre un bel numero e’.
      Sarei curioso di capire cos’e’ che “blocca” il rilascio anche di un breve commento.

    61. x dario mi dici
      “non so tu cosa faccia quotidianamente per migliorare palermo”.
      SONO 6 MESI CHE SCRIVO COMMENTI SU QUESTO BLOG.
      Prova a dare un’occhiata agli Archivi
      ****************************************
      NON MI PROPONETE DI SCENDERE IN PIAZZA E FARE LA RIVOLUZIONE.
      QUESTA E’ LA MIA PIAZZA.

    62. In Bocca al Lupo
      ………..PROFESSORE…..

    63. Quando incominceremo tutti insieme a lottare per la nostra terra invece di continuare a partire?

    64. Il sole, il mare, il cielo pulito, le arancine, u’ sfinciuni… e le persone, perlomeno certe persone, certi siciliani che sono unici, fantastici, inimitabili. Si, è vero, è dura lasciare tutto questo. E tante altre cose che ti legano quasi carnalmente a questa terra… Che fin da quando nasci senti di amare visceralmente e che nello stesso tempo non puoi non detestare…
      Palermo, la Sicilia, ossia: il manifesto dello spreco… lo spreco di bellezza, lo spreco di paradiso reso inferno, lo spreco di tanta civiltà e intelligenza resa inutile… Lo spreco del potenziale che non diventa mai reale… Potenzialmente il più bel posto del mondo. Potenzialmente.
      Io sono stato più fortunato di Nicola e di tanti altri: mi sono laureato, ho fatto un master e poi -clamoroso al cibali- senza santi in paradiso nè lo straccio di una raccomandazione sono entrato in una grande azienda, ovviamente privata. Con una selezione e un colloquio a cui neanche stavo andando, talmente ero convinto di non avere speranze.
      Non mi lamento, ho uno stipendio discreto che a Palermo ci campi discretamente, certo, altrove, dove la vista costa di più, no, ma qui si. Ho gli amici e gli affetti di sempre vicini, tranne quelli, come Nicola, che se ne sono andati, e non sono pochi. Adesso ho anche due figlie, che non sono costretto a far crescere via, lontano, magari al freddo e alla nebbia e dove il cibo è immangiabile. Ma… sarà vera gloria? Sarà una fortuna, sarà giusto, sarò un buon padre ad aver deciso per loro che cresceranno qui, intrise di “irredimibile sicilitudine”? Non so… Ma quando mi guardo intorno, quando leggo post come quello di Nicola, quando semplicemente sfoglio un giornale… beh, i miei dubbi aumentano sempre di più. E anche la voglia e la spinta a fare qualcosa, sia pur piccola. Chi rimane ha il dovere, anche per chi è dovuto andar via oltre che per se stesso e i suoi cari, di far qualcosa, fosse pure solo per contribuire poco a poco a cambiare la mentalità. O come dice Davide in altro post, a “far cultura”…

    65. Ogni volta che ritorno a Palermo per un breve soggiorno sono ben contento di avere preso la decisione di andarmene tanti anni fa. Non mi basta mangiare la pasta con le sarde o le arancine per farmela rimpiangere. Dopo pochi giorni mi sento sgomento per l’osceno dei cassonetti rigurgitanti, le costruzioni a casermone che hanno tolto l’identità alla città, la colata di cemento sulla costa ecc. Non parliamo poi ad avere bisogno di una struttura pubblica o dell’inciviltà e la mancanza di regole dei cosidetti utenti del traffico.
      Faccio gli auguri a chi intende lottare per migliorarla ma sarà dura, a Palermo si ha l’impressione che la parte peggiore della popolazione abbia in mano le leve del comando e che la parte migliore sia ostaggio dei lazzaroni ed incivili. Ecco bisognerebbe invertire questi rapporti di forza ricacciando i topi nelle fogne!

    66. Bas
      noi continueremo,ma anche tu non mollare.
      Complimenti per come ti sei espresso.

    67. domani parte una persona che mi e’ molto cara.E’ stata qui per tre giorni,trascorsi praticamente al sole della spiaggia di Mondello.Ha una moglie giovane,ed un figlio di 2 anni.
      Vive a New York,copre un incarico
      importante in una multinazionale,dove
      e’ arrivato dopo un Master ed una Laurea brillante conseguita a Palermo.
      Ieri sera ha voluto riunire gli amici e gli ex compagni di scuola.Alcuni sono venuti con moglie e bambini.
      Erano in tanti.
      E’ stata una serata bellissima.
      C’erano anche tre ospiti NewYorkesi.
      E’ stata l’occasione per fargli gustare la classica Gastronomia Siciliana,preparata sapientemente
      da una di quelle famiglie che si sono
      inventate un’attivita’ e supportano questo tipo di riunioni.
      Nei saluti,qualcuno ha detto:
      ci vediamo un’altr’anno.
      Con la stessa serenita’ di chi puo’ dire
      ci vediamo domani sera.

    68. Ci sono motivi per amare e motivi per odiare Palermo. Tutti gli interventi, nel bene o nel male, dicono delle grandi verità. Ma a quelli più pessimisti vorrei dire: se visitate Rosalio con una certa frequenza, e magari di tanto in tanto lasciate pure un messaggio, vuol dire che Palermo è costantemente nei vostri cuori. Anche a me inorridiscono i casermoni che ne hanno distrutto l’identità, tanto quanto la mancanza di regole del traffico e tutto il resto. Ma Palermo la penso ogni giorno. C’è qualcosa, al di là della gastronomia, che la fa scorrere nelle mie vene. Conosco anche tanta gente, compresi miei colleghi di lavoro, che sono rimasti affascinati da Palermo. E nonostante tutto, io non perdo mai l’occasione di promuoverla qui in Olanda e di mandarci più gente possibile. Sono fiero di essere Siciliano e Palermitano. Poche città al mondo sono belle come Palermo. E quasi nessuna terra al mondo è bella come la Sicilia.

    69. Riki, tranquillo, non mollo. Perchè, alla fine, io ci credo. Credo che forse, davvero, hanno ragione i cinici e i pessimisti di professione (che probabilmente non sono altro che ex teneri sognatori che hanno deciso di difendersi con muri spessi), Palermo e la Sicilia non cambieranno mai. Ma io ci credo lo stesso e credo che una piccola goccia sommata a un’altra e a un’altra ancora finisce col fare un oceano…
      E in fondo, come ha scritto anche Pierangelo e qualcun altro, se siamo qua vuol dire che tutti, con modi, percorsi e sentimenti diversi, amiamo questa nostra Palermo.
      No, non molliamo.

      P.S.: grazie per i complimenti

    70. Riki, tranquillo, non mollo. Perchè, alla fine, io ci credo. Credo che forse, davvero, hanno ragione i cinici e i pessimisti di professione (che probabilmente non sono altro che ex teneri sognatori che hanno deciso di difendersi con muri spessi), Palermo e la Sicilia non cambieranno mai. Ma io ci credo lo stesso e credo che una piccola goccia sommata a un’altra e a un’altra ancora finisce col fare un oceano…
      E in fondo, come ha scritto anche Piermarco e qualcun altro, se siamo qua vuol dire che tutti, con modi, percorsi e sentimenti diversi, amiamo questa nostra Palermo.
      No, non molliamo.

      P.S.: grazie per i complimenti

    71. Sorry. Mi è scappato per errore un doppio invio, non avendo fatto a tempo a correggere l’erroneo Pierangelo del primo post con Piermarco

    72. Parla un fortunato, anzi uno con un culo che fa provincia. I miei anni di vagabondaggio (Italia & estero)sono stati relativamente pochi e da circa un anno e mezzo sono approdato al sospirato impiego fisso presso lo stabilimento di Palermo di una azienda di cantieristica navale di cui non farò il nome… :)Leggo il post di Nicola e allargo le braccia: è facile ammirare la nobiltà di chi decide di restare, per contribuire a combattere uno stato delle cose che non ci piace e ci mortifica. Altrettanto facile, però, è capire che la voglia ad un certo punto può anche finire, che una famiglia da mantenere comunque conta di più, che staccarsi dalla propria terra adesso significa magari evitare lo strappo ai tuoi figli. Auguro a Nicola il meglio per sè e per i suoi, qualunque cosa questo significhi. E mi incazzo un pò…

    73. Nicola, non ci conosciamo ma conosco già la storia. Io stessa ho faticato all’università per alcuni anni (poi ho capito e cambiato strada) e molti miei amici ci sono in questo momento e mi raccontano le stesse identiche fotografiche precisissime cose che hai scritto.
      Ma, quello che mi chiedo è, tu e gli altri disgustati come te, soprattutto dal momento che si decide di cambiar strada, non si potrebbe, che ne so, fare di più? Certo già sputtanarli su Rosalio non è poco, ma che ne so, manifesti, conferenze, un bel disegnino con tutta quella rete che descrivi così bene (inclusi i nomi). Se ti serve posso metterti in contatto coi miei amici, così integrate un altro pezzo del puzzle, ma insomma, siamo troppo rassegnati. INDIGNAMOCI! INC___ZIAMOCI!!
      Soprattutto chi ne è fuori e non è più ricattabile….!!

    74. Sogno un giorno in cui quelle persone che sono andate al nord, a Londra o a New York, tornino tutte insieme. “Menti” coraggiose, propense al rischio e già consapevoli di tutti quei pregi e difetti che solo dal di fuori della sfera è possibile vedere.
      Un giorno in cui anche noi “ce l’avremo duro” e anzichè arrenderci al sistema, come qualunque siciliano, sia “partente” sia “restante”, ha già fatto, nonostante qualche lamento ad alta voce.
      Quel giorno tutti insieme cominceremo a lavorare a un progetto comune, il nostro, eliminando l’homo homini lupus secondo il quale chi frega il prossimo è furbo ed essere furbi è un complimento, e magari ci impegneremo a sfruttare le infinite potenzialità della nostra Terra che l’hanno resa una tra le più preziose terre di conquista e perchè no, farlo talmente bene da attrarre anche le menti “straniere”.
      Quel giorno tutti noi avremo capito che la mafia, quella vera, siamo noi.

    75. Perche’ questo tuo sogno abbia qualche possibilita’,bisogna iniziare col creare
      una DATA BANK in cui figurano questi
      Cervelli che abbiamo disperso per il mondo.Con l’aiuto dell’Universita’ non dovrebbe poi essere tanto difficile.
      E’ da li’ che sono usciti…

    76. Devi sapere che quando in un precedente post ho scritto quanto stai affermando tu, Nicola, sono stato censurato da rosalio o da qualche suo responsabile (che si sentiva forse pizzicato nell’intimo). Mi trovi perfettamente d’accordo anzi aggiungo che la Grande Famiglia Universitaria è una rete dalle maglie larghe che include amanti ed ex più o meno ufficiali. Oltre naturalmente i feudi politici di molti onorevoli di tutti i coliri. Posso farti i miei più sinceri e cordiali auguri di buon lavoro e dirti quello che dice sempre mia nonna ….. “il tuo paese è quello che ti dà il pane per mangiare”.Ciao

    77. Giggi passano i mesi eppure ancora non è chiaro per te il meccanismo per cui se un commento viola la policy viene rimosso. La censura è un’altra cosa.

    78. No no è proprio censura ….. per me e per tanti altri la policy di cui parli è un meccanismo dai contorni indefinibili e sopratutto ….variabili.

    79. Se la pensate così nessuno vi obbliga a seguire il blog né a commentare.

    80. Scusa Rosalio, potresti cancellare o spostare gli ultimi 3 post che sono assolutamente OT e rischiano di bloccare un topic che semrava essere molto interessante?
      Grazie mille

    81. dalla Regione Siciliana
      “…sono 8 milioni i Siciliani emigrati
      in Italia e 50 milioni nel mondo”
      CREDO CHE QUESTI DATI SIANO DA RIFERIRSI
      ALMENO AD UN SECOLO DI EMIGRAZIONE.

    82. Peace&Love purtroppo non posso cancellarli o spostarli perché non violano la policy. Sarebbe ovviamente opportuno che si utilizzasse l’e-mail per questo tipo di comunicazione. Mi dispiace per il fastidio arrecato ai lettori.

    83. Cala Rosalio …..abbiamo l’impresioneee che la policy ti ha ormai fuso la testa

    84. G_liuzzo ti prego di rivolgerti a me educatamente se proprio non puoi farne a meno.

    85. Tuttavia,bisogna anche dirlo,l’emigrazione intellettuale nell’ambito accademico è piuttosto frquente in tutti Paesi:infatti gli Stati Uniti devono moltissimo a questo.
      Per molti è una necessità,mentre per tanti altri è una scelta ben precisa.

    86. La storia si ripete. Scusa se sono scoglionato come te.
      Appena laureato avevo avuto un offerta di lavoro all’estero ma la Sicilia non la volevo lasciare. Sono laureato dal 1989 e da allora sono all’interno dell’Università, ho visto passare miei studenti diventati ricercatori, che tra l’altro erano pure scarsi ma il padre, gli zii, le zie hanno sponsorizzato. Ora studiando la storia dell’Università mi sono accorto che già dai primi docenni questo si ripete per cui è inutile che il ministro parli di Giustizia perchè anche nel suo Governo ci sono sottosegretari che, per quanto bravi, hanno bruciato le tappa proprio a Palermo. Viva l’Italia….

    87. Bè che dire. Sono un Ingegnere laureato nella Facoltà di Palermo. Ho conseguito il dottorato presso la stessa università.Altro che insegnare come dice peppe63, io i colleghi “veramente scarsi” che si sono laureati li ho visti diventare ricercatori e associati. E non c’è bisogno di viverci da docenti. Bastava assistere agli esami per renderseno conto. Io stesso non posso dimenticare l’esame di tecnica delle costruzioni nella quale un mio solo errore mi costò un 23 tirato e un figlio/a non sapere le fondazioni e sbagliare il telaio….28! (chi è ingegnere può capirmi)

      Adesso cari colleghi, architetti e ingegneri, fatevi un giro per i Dipartimenti e troverete figli, cugini, nipoti, zie e zii, mogli, fidanzati, amici e amici degli amici ad infestare l’università.

      Si, qualcuno di loro è decisamente bravo. ma due/tre su cento possono costruire l’università?

      Se questo sito fosse veramente anonimo e non fornisse le mail delle persone che ci scrivono..ognuno di noi potrebbe segnalare le Famiglie dell’università.

      Uno schema del tipo:
      Facoltà
      Corso di Laurea
      Capostipite titolo e carica
      Figlia/o titolo e carica
      Nipote/Cugini titolo e carica

      Saluti

    88. Giuseppe se questo sito permettesse di fare una cosa del genere sarebbe una gogna elettronica.

    89. Io e mia moglie abbiamo vissuto 17 anni lontani da Palermo, abbiamo provato (come da copione) la nostalgia corrosiva e tutti quei magoni alla fine di ogni vacanza. Quando siamo tornati era il 1990, nostro figlio aveva 7 anni. Avevamo l’orgoglio e l’entusiasmo – poi trasformatosi in speranza, quindi in disillusione – di partecipare alla rinascita di questa città. Non so più quante volte ci siamo pentiti, nelle nostre parole e nei nostri sguardi rimane,ancora oggi, qualcosa di irrisolto. Nostro figlio, naturalmente, si prefigge di concludere il suo percorso formativo in un’altra città e andare a vivere e lavorare altrove.
      Quanto a ciò che succede nell’università panormita penso sia, in maniera amplificata, un uso consolidato in tutto il bel paese: IL METODO NON E’ IL MERITO .
      La citta senza qualità come parabola (Sciascia dixit) di una Italia irrimediabilmente condannata alla mediocrità.

    90. Non credo che elencare i docenti di una università rappresenti una gogna. Se qualcuno che ne fa parte sente che è una gogna vuol dire che ha la coscienza non limpida. In quella magnifica trasmissione di informazione che è Reporter, la Gabbanelli indicò tutte le “famiglie” dell’università di Bari.

    91. Ok Zelig, puoi benissimo farlo sul tuo blog.

    92. Zelig a chi ti riferisci con la frase «Se qualcuno che ne fa parte sente che è una gogna vuol dire che ha la coscienza non limpida»?

    93. uno dei macro problemi italici è che ci sono trasmissioni come “Reporter” che fanno inchieste approfondite e denumce precise e il giorno dopo, comunque, non succede niente.

    94. Maurizio io credo che se si denunciassero le irregolarità e se tutti le denunciassero sarebbe perlomeno molto più difficile metterle in pratica. Però la segnalazione astratta (e, a volte, l’illazione) viene molto più facile della denuncia…

    95. giustappunto la puntata di Reporter che qui è stata citata faceva nomi e cognomi e tracciava i relativi rapporti di parentela di una parte del corpo docente di una università del nostro paese: qualcuno sa dirmi che cosa e successo dopo? sono saltate delle teste ? la redazione di Reporter è stata querelata ?
      conoscere le risposte limiterebbe le possibili illazioni.

    96. Le denunce le dovrebbero fare i partecipanti ai concorsi, mica i giornalisti…

    97. comunque l’illazione non ha, a mio modo di vedere, una connotazione negativa : si appartiene alla logica dell’argomentazione che è ciò che tentiamo – sinteticamente e, nel mio caso, indegnamente – di fare qui.

    98. Al contrario io penso che in italia, purtroppo, il giornalismo d’inchiesta (eccetto alcuni sparuti casi)sia destinato alla latitanza, preferendo perlopiù il genere d’opinione o l’intervista genuflessa.

    99. x Tony Siino semplicemente intendo dire che se qualcuno indicato nel famoso elenco si sente alla gogna…..ecc. ecc.
      p.s. va bene. le denuncie debbono farle i diretti interessati e ai giornalisti che rimane da fare, leggere le veline?
      ohi, ohi, e qualcuno si meraviglia del fenomeno Grillo!!!

    100. Veramente un elenco di quel tipo non mi sembra una denuncia. Allora anche i citofoni dei dipartimenti lo sono Visto che riportano li stessi elenchi. Lo sono i siti delle varie facoltà. Gli atti dei convegni. E’ semplicemente un elenco. La denuncia o l’illazione diventa tale quando qualcuno di noi sostiene che quel tale ricercatore ha vinto il posto perchè papà era ordinario…
      Altrimenti non vedo motivazioni per una querela per diffamazione.

    101. Forse fare i nomi e’ una gogna, ma non credo proprio sia illegale o querelabile finche’ non si suggerisca qualcos’altro. Poi sta agli interessati spiegare come un rapporto di parentela si coniughi con un concorso pubblico.
      Non penso comunque che Rosalio sia il posto migliore per tale lista. Incominciamola a fare pero’. Mi propongo come volontario. Chi vuole puo’ mandarmi segnalazioni via email (nicola_pizzolato[chiocciola]hotmail.com) e vediamo quanti casi riusciamo a individuare, poi decidiamo cosa farne. Per favore indicare, facolta’, ruolo e legame di parentela.

    102. ok…mi associo
      potete inviare anche a me se volete

      figlienipoti@hotmail.it

      ovviamente ho cambiato nick qui sul blog.. e la mail è appena creata. Al limite ne create una e da lì inviate così restate anonimi.

      saluti

    103. Una scheda del tipo:

      Università:
      Facoltà:
      Corso di Laurea:
      Capostipite: (posizione, materia, età approssimata)
      Figli, nipoti e altro: (posizione, materia, età approssimata)

      No illazioni, offese, accuse e denunce. Solo un elenco.

    104. Io ho aderito con la mia segnalazione…spero che gli altri facciano lo stesso..

    105. Bè…allora, forza e coraggio!
      Mi è arrivata una sola mail.
      Mi state dicendo che un solo caso su tutta l’università. Complimenti a chi mi ha scritto. ovviamente resta anonimo. appena arrivano un bel pò di mail le pubblico su un blog.

      figlienipoti@hotmail.it

    106. Ciao a tutti
      ringrazio le altre 7 persone che mi hanno mandato il loro listato…

      ma siamo ancora troppo pochi

      figlienipoti@hotmail.it

    107. Io ho deciso di restare, faccio il disoccupato… invece la mia collega di studi lavora alla grande…

    108. Come ti capisco…ho studiato a Londra e adesso vivo a Bruxelles..manca il sole, la famiglia, il mare…ma la vita e’ piu’ facile qui, lavori ed ottieni, esiste meritocrazia…e’ tutto un altro mondo, nonostante molti dei miei amici palermitani sostengono che ‘tutto il mondo e’ paese’…non e’ cosi’, e forse prima lo capiscono, meglio sara’…!

    109. eh si…come lucidamente ha detto sig. Burrafato più sopra, questo è il male di una terra che si autodistrugge, ruba alla sua stessa gente, le nega il diritto di crescere sana come dovrebbe. anche io studio da anni fuori dalla sicilia, mi piacerebbe tornare per lavorare ma…a costo di quali compromessi? ora sono così, un pò rassegnato, altre volte mi mintissi a gridari e spasciari tutti cosi. non si va da nessuna parte così, i milgiori se ne vanno e gli “amici” la gran parte delle volte non coincidono con questi. finchè non ci sarà più niente da rubare….?

    110. Salve a tutti, scrivo per la prima volta e sono da 12 anni fuori da Palermo.
      Capisco il rancore e il dispiacere di chi è costretto ad andare ma pensiamola dall’altro lato.
      Vivo in US dopo essere passato per mezza Europa. Ho incontrato migliaia di Palermitani/Siciliani ed ho riscoperto abilità affettive ed intellettive di cui, a Palermo, si parla continuamente ma di cui nessuno, mi pare, è più capace. Ho riscoperto l’orgoglio, la determinazione, la generosità, la capacità di vivere emozioni e di trasmetterle agli altri, la dignità e, last but not least, la libertà. C’è una megalopoli immensa, propagine sana di quella meramente geografica, fatta da milioni di cittadini panormiti/siciliani, che si fanno apprezzare e rispettare in tutto il mondo: da chi fa import-export di prodotti alimentari, al muratore, all’avvocato, al manager, all’imprenditore e chi più ne ha più ne metta. Noi siamo Palermo, quella coraggiosa, di chi nelle lepri riconosce le volpi, libera e dignitosa. Voi che restate, al 99% della mia esperienza, siete servi, codardi e con la mente larga quanto l’acquasantiera che vi ha battezzato.

      Faccio i miei migliori auguri a tutti quelli che se ne vanno. Perchè è col loro coraggio che questa diaspora centenaria tiene in vita una città, altrimenti, morta e sepolta.

    111. NON E’POI COSI’ LONTANO
      ***
      Nel linguaggio poetico si è soliti ricorrere alla metafora non solo per provocare la sorpresa del lettore o dell’ascoltatore, ma per aggiungere al significato di una parola un valore allusivo ed emozionale supplementare. E la metafora sembra essere la forma ricorrente anche del linguaggio comune quando si descrive la Sicilia o si vuole illustrare il carattere o l’indole dei suoi abitanti: metafora che perciò non resta, né lo potrebbe, nel limbo del linguaggio poetico ma acquista connotazioni, realtà e concretezza.

      Diciamo Sicilia, e inevitabilmente pensiamo ai luoghi, alle persone, ai ricordi individuali che dell’isola hanno fatto un sentimento, un modo di essere, una maniera di vivere e di viversi, di guardare il mondo e, qualche volta – come è successo a noi, con la nostra decisione di partire – anche di affrontarlo. Sicilia come metafora del partire.

      Abbiamo perciò percorso lo spazio dei luoghi e le distanze del cuore con un bagaglio di Sicilia che, bagaglio nostro personale, è deposito di metafore, di archetipi, una sorta di inesauribile immaginario collettivo con cui bisogna confrontarsi.

      E ci accorgiamo che ancora oggi Sicilia è metafora dell’autocelebrazione: vittima e artefice di un’antico stato di abbandono, esasperata da troppi occupanti, tirannegiata da un clima e da un paesaggio che amano gli eccessi, l’iperbole, non fa altro che promuovere come pregi i guasti prodotti nel suo proprio modo di essere dai vari fattori storici e ambientali.

      Tanti sono i contrasti del paesaggio, altrettante le contraddizioni degli uomini e delle donne, come quella di partire con l’intenzione di essere artefici del proprio destino, di non dover dipendere da nessuno ed invece accorgersi che la partenza non inizia la rinascita, ma, inesorabilmente, con il partire si avvia la contraddizione più lampante, antesignana al viaggio, contraria al senso stesso del partire: la voglia di ritornare.

      Così i treni del sole, con le loro terze classi, che erano piuttosto i treni della nebbia, riempivano Milano, Torino, Genova e le grandi città del nord di immigrati siciliani con la stessa velocità con cui le campagne si svuotavano, gli agrumeti si spogliavano e la vite diventava gramigna.

      E da Milano il salto in Europa diveniva cosa semplice, specie se favorito dalla vergogna di governi che barattavano i vagoni di carbone belga con le braccia di lavoratori italiani, siciliani in gran parte.

      Quel viaggio, difficile, complicato dalla vita e dalle sue vicende, era però già un ritorno, un ripercorrere a ritroso i luoghi della memoria, le distanze del cuore.

      Partire per ritornare, anche se l’isola non ci ha aspettato, ha vissuto i cambiamenti dettati dal divenire incontrollato, da un progresso che sconvolge i luoghi, dal tempo che stravolge i connotati senza minimamente occuparsi di noi, come se non fossimo mai esistiti, perduti ormai nelle strade del mondo, nelle pieghe del tempo. Ma partire porta in sé, per noi il senso del ritornare. Sicilia allora, come metafora del ritorno, metafora della memoria.

      Non è poi così lontano recita il titolo che abbiamo scelto, sottintendendo alla ricerca di noi stessi la ricerca di qualcosa di prezioso, quasi un tesoro. E dentro noi stessi troveremo quel tesoro sotto forma di un’identità smarrita negli spazi della distanza e nella memoria del ricordo: un vero e proprio tesoro che perciò non è lontano, non ha bisogno di ricerche spamodiche e anche se nascosto, si nega soltanto a chi si ostina a non volerlo ricercare.
      Per la Sicilia, solo per amore di un’Altra Sicilia

    112. Sono un padre di 50 anni ho mia figlia che lavora a Manchester ,una volta ogni tre mesi la vado a trovare la trovo serena e sodisfatta qui a Palermo la vedevo triste ed insodisfatta senza lavoro e con prospettive del futuro zero e per un miserabile posto di lavoro non facevano altro che prenderla in giro ,mia figlia mi manca da morire ma il solo pensiero di vederla ritornare qui triste e disoccupata mi fa stare male.Sono convinto che piano piano a Palermo ci sarà posto solo per i raccomandati.

    113. Anch’io ormai sono in procinto di partire per Londra. Trovare lavoro qui è praticamente impossibile, le motivazioni vengono meno giorno dopo giorno, non conosco e non voglio conoscere nessun politico o leccare il **** a destra e a manca pur di avere un lavoro “dignitoso” (la parola dignità stona pesantemente con la gente menzionata).
      Spero solo di avere la forza per andarmene perchè è quello il passo più duro da fare, amo la mia terra ma non posso restare, andrò in una città dove il lavoro non manca e si privilegia la voglia di fare piuttosto che le conoscenze a disposizione…

    114. Leggere il bel post di Nicola e tutti i vostri commenti mi sta dando la sensazione di trovarmi fra amici. Condividiamo lo stesso destino di emigranti di lusso…ma sempre divisi tra due vite, due sedi, con lo stesso groppo alla gola quando all’aeroporto diciamo “alla prossima” e la stessa meravigliosa sensazione quando all’arrivo vediamo Mondello dal finestrino.
      A me era andata, in fondo, di lusso viste le condizioni generali: dopo il dottorato, davanti al muro di gomma dell’universita’, un concorso a cattedra per il liceo mi ha resa…una persona libera. Giusto perche’ sono specialista di roba che si insegna anche a scuola. Mio marito no, però: dopo quasi dieci anni in USA solo adesso è riuscito ad approdare in Europa, con tutti i vantaggi che tutti voi avete descritto…Non voglio ripetere. Però…per carità, per me il viaggio, il confronto, la conoscenza di contesti “altri” è sempre stato un bisogno importante. Solo che a un certo punto diventa dura, per noi mogli, mariti, compagne/i di chi cerca condizioni di lavoro dignitose all’estero, reinventarsi continuamente, e si sente anche un altro bisogno, quello di fermarsi in un ambiente che sia il proprio, intessere rapporti e costruire un futuro professionale solido anche per sé.
      Queste cose non vengono fuori sui media, quando si parla di cervelli in fuga…che fine fanno le famiglie? devono dividersi, si deve discutere su quale carriera merita di più di essere perseguita? Ci sentiamo il Paese della famiglia (o del familismo alla buona)…E dire che Sicilia ed Italia sono anche Paesi di cultura raffinatissima, da sempre: perché poi all’atto pratico ci teniamo solo politici corrotti e facce da calendario sexy?

    115. Ciao Nico,
      un abbraccio da chi ti ha conosciuto e ti stima..

    116. Tutto vero, maledettamente vero, studi, il liceo, gli amici, le risate, l’università, gli esami, mille amici nuovi, la laurea, la specializzazione, gli esami di stato, finalmente il traguardo, iscrizione all’albo, a due albi, pure al ministero, adesso si che sono pronto per il mondo del lavoro…. e non sai che c’è una valigia pronta per te… e non sai nemmeno in quale parte del mondo capiterai la prossima volta…
      Anche io ho fatto la valigia, voi parlate di Paesi “civili”, io abito da tre anni in nord africa, che vi assicuro per certi aspetti non fa rimpiangere molti nostri paesei “europei”… guadagno finalmente bene, mi sostengo, le mie capacità premiate, mi sono trasferito con mia moglie of course…. e già si parla di india, moldavia, … SIAMO I NUOVI EMIGRANTI DELLA GLOBALIZZAZIONE, trolley in mano e via… negli aeroporti sappiamo come muoverci, dove andare, non ci si perde più, conosci migliaia di persone in tante parti del mondo: brasile, polonia, italia, nord africa… parli in diverse lingue…
      E a volte mi sento cosi solo….
      io amo la mia Sicilia… è lei che non mi ha voluto, ma sono contento di non stare più in Italia…

    117. […] Link all’articolo di Repubblica. Io naturalmente ne avevo parlato molto tempo fa. […]

    118. ho letto qualcosa circa il clientelismo universitario…vorrei solo aggiungere non illudetevi che sia solo un malcostume isolano: forse a palermo possono essere considerati dei dilettanti in questo senso…vedeste cosa succede in certe università del nord italia…

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