martedì 22 ago
  • “Non inammissibile” l’istanza di rimessione di Cuffaro

    La settima sezione della Corte di Cassazione ha dichiarato “non inammissibile” l’istanza di rimessione presentata dai difensori di Salvatore Cuffaro, presidente della Regione Sicilia. Cuffaro è imputato per favoreggiamento alla mafia e violazione del segreto d’ufficio nell’ambito del processo per le “talpe” della Dda di Palermo.

    Sarà la seconda sezione della Corte di Cassazione a decidere sull’istanza. L’udienza fissata per domani potrebbe essere sospesa se giungesse una comunicazione relativa alla fissazione dell’udienza davanti alla Suprema Corte.

    AGGIORNAMENTO: il processo per il momento prosegue.

    Palermo
  • 2 commenti a ““Non inammissibile” l’istanza di rimessione di Cuffaro”

    1. CI STANNO PROVANDO AD AZZERARE IL PROCESSO….sento avvicnarsi il fantasma della precrizione ma ATTENDIAMO!
      nel frattempo leggete questo interessante articolo,così per capirci un pò…forse.
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      Davanti a Ferrara che lo intervistava accarezzandolo («I suoi occhi esprimono sincerità»), Salvatore Cuffaro è stato chiaro sul suo futuro in caso di sentenza sfavorevole dei giudici di Palermo. «Se mi condannano per favoreggiamento alla mafia, mi dimetto», ha detto.

      Il che, a dirla tutta, non è una novità. Lo stesso annuncio, il governatore lo aveva fatto il 24 maggio del 2006, a tre giorni dalla chiusura della campagna elettorale che lo avrebbe riportato al vertice di Palazzo d´Orleans: «Se sarò condannato in primo grado per favoreggiamento alla mafia mi dimetterò. L´ho già detto e lo confermo ancora una volta». Un anno e mezzo dopo, la «promessa» del presidente assume tutt´altro valore e rischia di provocare effetti ben più vasti di quella lanciata alla vigilia della rielezione. Non solo perché sulle spalle di Cuffaro grava adesso una pesantissima richiesta di condanna a otto anni di carcere, ma anche perché la scena della politica siciliana è profondamente mutata: sono cambiate aspettative e ambizioni degli alleati del governatore (i quali non a caso nelle ultime settimane hanno alzato una vera trincea annunciando un´opposizione quasi fisica alla possibilità che il presidente si dimetta) e, soprattutto, sulla scena c´è un altro Cuffaro.

      Non più tardi di sette anni fa, ai tempi della sua prima elezione a Palazzo d´Orleans che compiva la scalata al comando, Cuffaro appariva – per la verità a chi guardava con distrazione – come l´homo novus del centrodestra, in grado di temperare le rudezze del nuovo potere (fine delle concertazioni politiche, sostituzione della dialettica con l´ottica amico-nemico, nascita dei partiti personali) con i suoi baci paciosi e il know-how politico-culturale ereditato della vecchia Dc. Per anni, infatti, Cuffaro ha dispensato baci e favori, arrivando così a diventare il dominus della politica siciliana. Quello che dà le carte, in grado – lui solo – di rompere alleanze e costruirne di nuove. In grado, alla fine, di strappare agli uomini di Forza Italia lo scettro del vero potere siciliano. Il Cuffaro che sta sulla scena mentre i giudici ne chiedono la condanna a otto anni di carcere non è nulla di tutto questo. Appare, piuttosto, come prigioniero di Palazzo d´Orleans dove i suoi alleati gli chiedono di restare – anche in caso di condanna – perché ciascuno di loro gioca partite che vanno già oltre Cuffaro. Forza Italia, per esempio, ha detto chiaro e tondo che chiederà «alla scadenza della legislatura» la presidenza. Ecco, appunto: solo alla scadenza della legislatura. Per il momento, niente dimissioni. Neppure in caso di condanna. Lo hanno ribadito, uno a uno, tutti i capi dei berluscones di Sicilia. Per molti di loro, infatti, le dimissioni del governatore e il voto anticipato sarebbero una iattura: c´è Miccichè che scalpita per candidarsi, che lavora, più o meno esplicitamente, per trasferirsi da Palazzo dei Normanni a Palazzo d´Orleans e c´è l´altra metà del partito che preferirebbe fare campagna elettorale per Bertinotti piuttosto che concedere questa chance all´ex coordinatore.

      Le catene invisibili che gli alleati hanno messo intorno al presidente per tenerlo fermo sulla poltrona, però, non sono solo quelle create dal difficile rebus della successione. Tra quelli che offrono il petto pur di costringere il presidente a restare al suo posto, si segnalano – per esempio – i suoi compagni di partito dell´Udc. «Gli impediremo di dimettersi», ha detto fino all´altro giorno il segretario regionale Saverio Romano. Ai democristiani, dimissioni e voto anticipato creerebbero più di un problema. Quello del candidato alla presidenza (quanti all´interno del partito condividono l´investitura di Raffaele Lombardo pianificata in queste settimane dai vertici dello Scudocrociato siciliano?) e quello rappresentato dai «cuffarini», dai piccoli e grandi possessori di pacchetti di voti e di potere cresciuti in questi anni all´ombra del potentissimo governatore. Costoro, dal capogruppo Nino Dina al recordman delle preferenze Antonello Antinoro, giusto per fare due nomi, giudicano la giunta attuale alla stregua di un governo nemico. Premono perché il presidente licenzi gli assessori «tecnici» e dia loro lo spazio che i voti e le attese degli elettori pretendono. Se davvero Cuffaro desse corso alla sua promessa di dimissioni costringendo l´Assemblea allo scioglimento anticipato, per i «cuffarini» la poltrona assessoriale diventerebbe un miraggio. Sull´intera Casa della libertà, poi, pesa un macigno di non poco conto. Chiunque, adesso, prendesse il posto del presidente della Regione avrebbe ben poco spazio di manovra. Cuffaro, infatti, è prigioniero di Palazzo d´Orleans e, per di più, con le mani legate. Impossibilitato a spendere – e dunque a esercitare la forma di governo in cui eccelle – per mancanza di soldi e perché messo sotto tutela dal governo nazionale. In una situazione del genere – risorse all´osso e iniziativa politica completamente in mano al governo nazionale – perfino Cuffaro stenta a restare a galla. Figurarsi cosa potrebbero fare i suoi epigoni. C´è da scommettere che a lavorare alla trincea da erigere davanti all´ipotesi di dimissioni anticipate del presidente, si metteranno in tanti.

      da la Repubblica

    2. il VERO problema adesso è che il processo avrà ,per adesso,uno stop di circa 1/2 MESI e poi si rischia che se la Corte Suprema dovesse accettare il ricorso della difesa ,il processo dovrebbe INIZIARE daccapo in un altra Procura (probabile Caltanissetta) risultato andrebbe in PRESCRIZIONE.
      e dire che Cuffaro aveva sempre detto che si sarebbe difeso NEL processo e non DAL processo cosa che evidentemente non stà facendo.
      RICORDIAMOGLIELO in qualunque occasione…
      Ragazzi la posta è MOLTO ALTA credo che sia nè più nè meno che quello che sta accadendo a Catanzaro solo che questo se accadesse ci riguarderebbe MOLTO da vicino.
      NON avremmo quella GIUSTIZIA che ci è DOVUTA in una terra ,la nostra,di MAFIA.
      ATTENDIAMO MA VIGILI!
      Pequod

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