martedì 17 ott
  • Ecco come

    Mi ricollego alla domanda finale del mio precedente post. So bene che criticare è più facile che trovare soluzioni che stiano in piedi. Responsabilmente, perciò, se mi sono permesso di dire brutalmente ciò che penso della Sicilia, dei siciliani e dei loro problemi eternamente irrisolti (non certo per antipatia nei loro confronti, ma semmai proprio per assoluta mancanza di “disinteresse”), è giusto che mi sforzi pure di offrire un’alternativa, almeno teoricamente, percorribile.

    Perché un qualunque cambiamento socio-culturale venga adottato da una popolazione è necessaria una motivazione sufficientemente condivisa e vincente sia verso le fisiologiche inerzie sociali che verso gli interessi contrari. Un certo uso del denaro pubblico può essere inteso come “spreco” per certuni e, viceversa, come “fonte di reddito” per altri: si pensi, ad esempio, al caso della Sanità regionale. Perché si dovrebbe preferire la “gallina” di domani al ricco “uovo” d’oggi? Perché chi ricava vantaggio dall’attuale modello economico siciliano (che più che promuovere un reale sviluppo sembra invece “specializzato” nella perpetuazione di una eterna condizione di sottosviluppo) dovrebbe privarsi delle sue sicurezze? L’unica risposta è perché i soldi (specie quelli di provenienza UE) sono destinati ad assottigliarsi sensibilmente nei prossimi anni e perché al consenso sociale-economico-politico su questo modello di (sotto)sviluppo chi dice che non se ne potrebbe raccogliere uno contrario, anche se ancora poco consapevole di sé e disorganizzato, che verta su una considerazione di “tasca” molto concreta: io da questo andazzo ci guadagno poco o nulla mentre da un modello macroeconomico diversamente gestito potrei ricavare molto di più in termini sia civili (l’orgoglio di appartenere ad una comunità modernamente organizzata e gestita) che economici (guadagnerei di più nella mia attività professionale o d’impresa, avrei maggiori opportunità di trovare o cambiare lavoro, non soffrirei la scelta obbligata di cercare altrove fortuna, ecc.).

    I famosi normanni che liberarono la Sicilia dalla dominazione araba realizzarono un’impresa numericamente ben diversa dal famoso sbarco in Normandia del ’44. Erano solo alcune centinaia di cavalieri che conoscevano però l’uso delle armi e della strategia militare: erano stati ingaggiati dal Papa con la prospettiva di diventare signori feudali e fondarono invece il Regno di Sicilia!

    Ciò che servirebbe oggi, per realizzare la ricetta economica di cui sotto, sarebbe proprio un gruppo di opinione, politicamente trasversale, che in modo trasparente, ma con le idee e le informazioni molto chiare sui meccanismi di funzionamento dell’attuale gestione del potere isolano, sprigionasse tutta la sua capacità di pressione e di influenza per provocare un cambiamento. La storia e la cronaca italiana ci hanno abituato all’azione di società segrete (carboneria, massoneria, P2, ecc.). Ecco, oggi ci vorrebbe invece una lobby trasparente che, alla luce del sole, avesse l’ambizione di prendere in mano la situazione, di modificarla, fidando più nella forza delle proprie ragioni (continuare a sprecare le potenzialità della Sicilia è irrazionale) che sulle scorciatoie della manipolazione del consenso attuata attraverso politiche clientelari (comuni ai due schieramenti) con l’oggettiva connivenza di stampa e TV locali abituate ad sentirsi un “pezzo del potere” e quindi o a scrivere “sotto dettatura” del Palazzo o a denunciare le malefatte di una parte, ma solo per l’interesse dell’altra. Un programma per utopisti con i piedi per terra, consapevoli di come funziona il mondo della politica, dell’informazione e dell’impresa, ma decisi a reindirizzarli verso uno scopo utile: la modernizzazione della Sicilia. Non sarà giunto il momento di rompere quel rapporto “sado-maso” tra elettorato e classe politica in Sicilia che ha prodotto il famoso “serbatoio di voti” (cui ha attinto la “sinistra storica” ai tempi dell’inchiesta sulla Sicilia del 1876 di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino oppure, più recentemente, la “destra contemporanea” del 61 a 0) oppure il “laboratorio politico” delle alchimie partitiche trasferite poi a livello nazionale? Fino a quando si vorrà essere usati in cambio di una promessa di sviluppo puntualmente falsa a fronte una situazione socio-economica che non impietosisce ormai più nessuno in Italia e in Europa?

    È la rete la grande risorsa per rivoluzionare il nostro tempo: la comunicazione e lo scambio di informazioni attraverso la rete può avere effetti incontrollabili, nel senso che non potranno essere arginati dall’informazione ufficiale controllata da portatori di interessi politici o economici come avvenuto sinora.

    E veniamo allora alla ricetta, ma con una doverosa premessa: sono convinto che tocchi all’impresa creare benessere materiale vero (a ridistribuire risorse prodotte altrove da altri siamo tutti bravi!) mentre sono pure convinto che alla politica non competa fare impresa, bensì consentirne e favorirne la crescita, coerentemente con una data visione di sviluppo economico che generi benessere non solo materiale. A quale visione di sviluppo economico farei quindi riferimento? A quella che veda (non l’Isola che conosciamo oggi, bensì quella che potrebbe diventare in un arco di tempo relativamente breve, 10-20 anni) la Sicilia come un’area internazionalmente riconosciuta per il “benvivere”.

    L’effetto più noto e temuto della globalizzazione è quello della delocalizzazione produttiva: intere filiere, tradizionalmente domiciliate nel vecchio continente, si sono spostate dove più basso è il costo della manodopera o delle materie prime. Ma vi è anche un effetto, meno conosciuto, che rappresenta una grande opportunità per territori in via di riconversione economica: la globalizzazione ha innalzato il reddito di intere popolazioni (nell’Europa dell’Est, India, Cina) e prodotto parecchie centinaia di migliaia, se non già milioni, di “nuovi ricchi” che si aggiungono ai “vecchi ricchi” occidentali. Questi individui, a casa o altrove, cercano una sola cosa: qualità della vita.

    Qualità della vita significa trovare, non necessariamente per trasferirvisi, ma anche per un breve soggiorno o per investirvi, un luogo dove l’aria sia respirabile, l’acqua – da bere o dove immergersi – incontaminata, il cibo denso di profumi, di sapori e cucinato secondo una sapiente arte, il clima mite, il paesaggio piacevole allo sguardo e con interventi umani che quasi lo perfezionino, la popolazione ospitale, serena e contenta di vivere dove vive, un luogo ricco, magari, di stimoli culturali e di storia, attraverso parchi archeologici ben mantenuti e fruibili, opere architettoniche, palazzi, castelli, ville, borghi, centri storici, musei, pinacoteche, piazze, marine, ecc. oggetto di un’amorosa manutenzione e di una decorosa presentazione come si è usi avere con la proprie cose nella propria casa, un luogo caratterizzato da servizi pubblici efficienti, il posto migliore dove ricevere cure sanitarie, dove sia facile muoversi, semplice svolgere un’attività economica, stimolante crescere e studiare, bello invecchiare.

    Valorizzare in termini di qualità della vita il proprio territorio, attrezzarsi in tal senso -come comunità consapevole- in termini sia culturali che imprenditoriali o professionali per poi “vendere” tale immagine della Sicilia (con la realtà dietro, però) a chi possa adeguatamente pagarla, potrebbe allora diventare un’opportunità con ricadute, dirette ed indirette, per tutti i 5 milioni di siciliani residenti.

    Quali dovrebbero essere le principali direttrici di uno sviluppo economico del territorio siciliano che porti nella direzione della qualità della vita? Ne indico 10:

    1. produzione di energia da fonti alternative agli idrocarburi;
    2. riconversione del territorio (paesaggio, città e coste) violato da decenni di edilizia selvaggia e orribile alla vista;
    3. produzioni agricole e zootecniche di qualità che risultino buone ed anche utili nella prevenzione delle malattie;
    4. promozione di un turismo sostenibile di qualità, non di massa (viaggiatori, non turisti);
    5. fruizione moderna, con opportuno uso delle tecnologie digitali, dei beni culturali;
    6. promozione della cultura d’impresa, offrendo servizi reali, non soldi a fondo perduto;
    7. promozione di centri di ricerca pura ed applicata, capaci di richiamare i “cervelli”;
    8. protezione dell’ambiente e della qualità di vita urbana (ciclo acqua, rifiuti, traffico e polveri);
    9. efficienza della pubblica amministrazione;
    10. circolazione dell’informazione e della conoscenza.

    Approfondirò in successivi post ciascuno dei 10 punti facendo notare, in conclusione, che, pur parlando di sviluppo in Sicilia, non ho citato la mafia perché convinto che di una certa mentalità parassitaria e arcaica che detesto, essa rappresenti solo il volto più violento, ma forse neanche quello più pericoloso e dannoso.

    Palermo, Sicilia
  • 27 commenti a “Ecco come”

    1. Un altro strumento utile potrebbe essere il referendum propositivo, come han deciso in un’altra regione autonoma, la Valle d’Aosta.
      Ottimo lavoro come sempre, sig. Didonna.

    2. Non hai citato la mafia, ma condizione necessaria per attuare quei dieci punti è il suo annientamento, ma credo che sia quello che volevi dire.

    3. Voglio giudicare quello che ha scritto Di Donna, alla luce del mio sentire.
      Mi piace l’introduzione di questo articolo, l’analisi è corretta e ben fatta, mi piacciono le soluzioni prospettate e possiamo discutere sui dettagli, non mi piace l’aver trascurato l’elemento criminale che ammorba questa regione e che secondo me condiziona pesantemente la realizzazione di qualsiasi progetto.
      Il punto nodale della questione a mio giudizio, affrontato bene da Di Donna nell’introduzione quando cita “….con l’oggettiva connivenza di stampa e TV locali abituate ad sentirsi un “pezzo del potere” e quindi o a scrivere “sotto dettatura” del Palazzo o a denunciare le malefatte di una parte, ma solo per l’interesse dell’altra…..” è la comunicazione e l’informazione.
      Senza la corretta comunicazione l’elettorato continuerà a votare per “convenienza clientelare”.
      Qui ci sono una serie di teste pensanti che si confrontano, leggono e si interessano, qualcuno magari con le sue idee più o meno originali, come lo scrivente, ma siamo pochi e di fronte alla massa dell’elettorato siamo nulla.
      Domandona, quante massaie, pensionati o giovani disoccupati che ciondolano nei bar di paesi, capiscono la gravità dei comportamenti di alcuni politici. Come si sensibilizza l’opinione pubblica e si raggiungono le masse?

    4. il non citare la mafia come solito alibi è la vera soluzione.
      praticamente proponi una massoneria bianca?
      quindi legale, con regole chiare e che lotti per il raggiungimento di punti programmatici?
      l’idea è ottima.
      Teoricamente è la medesima essenza del concetto di partito politico.
      come si fa a non ricadere nelle solite logiche da inciucio?

      luca, come si raggiungono..
      bella domanda.
      sai qual’è il problema della massaia (non di tutte e ovvio)
      che spesso ti risponde “nooo di politica non ne capisco” ride e se ne va.
      il chè prevede che se guarda anche per errore un tg, non conosce il contesto.
      può cogliere il fatto del giorno, la bega di turno, ma non può contestualizzarla!
      come si arriva a loro.
      forse se fosse maria de filippi a dare notizie.

      il tutto si riduce a cosa vede in tv una casalinga?
      o il giovane disoccupato?
      o il pensionato?

      secondo te sono tutti disinformati o per “x” motivi il problema non lo avvertono come un loro problema?

    5. Provo a risponderTi, Luca D.
      Siccome ormai il “marcio”, purtroppo, è dovunque ed è abbastanza evidente, secondo me occorre che se ne parli con le persone con cui giornalmente veniamo in contatto.
      A casa, al lavoro, al supermercato, in edicola, al bar: le occasioni non mancano e, per fortuna, non manca la gente “sana” che ha ancora la voglia di parlare e il desiderio che qualcosa cambi.
      L’importante è che sia sempre ben chiaro ed evidente, nelle nostre parole, l’assenza di qualunque altro fine che non sia il bene della nostra terra.
      Non dovrebbe essere questo, d’altronde, il significato giusto del “fare buona politica”?
      Utopia? Chissà…

    6. Nella speranza che il mio intervento non alimenti, come purtroppo altre volte è successo, una polemica e che nel qual caso intervenga, anche in via preventiva, la moderazione di Rosalio, vorrei illustrare la proposta di Bispensiero, che nel costituirsi in associazione ONLUS sta battendo questa strada, proposta con sapienza da Donato Didonna. Peraltro Donato ha dato un contributo decisivo, con la sua intelligente consulenza, alla formazione del Pensiero ed alla individuazione delle finalità e delle strategie della “massoneria trasparente” che Bispensiero ha cercato di costituire e si propone di realizzare nel prossimo futuro.

      Ecco che il COME prende forma:
      http://www.bispensiero.it/index.php?option=com_content&task=view&id=406&Itemid=6

      Un saluto a tutti i lettori di questo Blog. Ne approfitto per estendere anche a voi l’invito a sostenerci qualora foste interessati alle nostre iniziative.
      Massimo Merighi
      (Bispensiero)

    7. A parer mio, è stato già detto tutto sull’argomento: non mancano le idee, serve “solo” metterle in partica ed il difficile è proprio questo. Sui dieci punti, astraendoci da Palermo, potrebbero essere adattati a qualsiasi realtà, non ci vedo, onestamente, niente di particolarmente dirompente.
      Come diceva Mina in una sua celebre canzone,parole…

    8. Per PREDA.
      La tua affermazione “non citare la mafia, è la vera soluzione” congiuntamente alla parola “alibi” mi piace, anche se posso sembrarti autosovversivo, vorrei definire il mio pensiero. La mafia è realmente un problema, perchè oltre ad aver dissipato importanti risorse dello Stato al contrasto di questo fenomeno (dagli stipendi dei giudici, dei poliziotti etc. …. alla logistica delle auto blindate e delle aule bunker ……), con la sua presenza è stata per troppo tempo un alibi per i politici e per gli imprenditori che non costruiscono nulla. Quindi il tuo pensiero se lo ho ben interpretato è “cerchiamo di essere realisti, non parliamo di alibi, parliamo di fatti e programmi.” Il mio pensiero è “parliamo delle difficoltà che pone realmente la mafia, così da vanificare gli alibi di chi non fa!” (anche se dovremmo poi interrogarci di quanto peso abbia la mafia sull’elettorato e sulle classi sociali meno abbienti … insomma penso che il fenomeno vada sempre affrontato).
      Per riallacciarmi a quello che ha detto PREDA nella parte finale del suo intervento e sopratutto Fabrix, (intervento di quest’ultimo che condivido in toto e che cerco nel mio piccolissimo di fare ogni giorno, anche dalle pagine dei piccoli forum che frequento), non bisogna portare le masse alla politica, ma la politica alle masse. Quando aumenta il pane, la carne, il gas, la luce, la benzina, bisogna saper spiegare che è la politica che ha influenzato e determinato questi aumenti o non li ha contenuti. Insomma non si deve parlare con le massaie, pensionati e con gli operai solo dei grandi quadri macroeconomici, ma si deve parlare di cose banali e concrete, cose che toccano la tasca di tutti i cittadini, ….. qualcuno ricorda i tickets della sanità?
      Concludo, credo che chiunque ponga in essere iniziative per promuovere una informazione pluralista vada incoraggiato e sostenuto, basta che questo avvenga nel rispetto della trasparenza degli intenti e nella corretta gestione dei ruoli, però questo utilizzare una tecnologia per pochi eletti (come la rete) non basta.
      Il volantinaggio, come l’esperienza di disonorevoli nelle passate elezioni regionali, può essere un valido punto di inizio, ma il nodo, a mio personale giudizio, rimane la diffusione “pluralista” delle informazioni, raggiungere l’elettorato e acquisire uno spontaneo e convinto consenso, tutto parte da lì.

    9. Donato, hai appena scritto il Piano Strategico Regionale di sviluppo e riscatto sociale economico e ambientale !
      Proporrei, quindi, l’esplosione delle 10 vision in progetti concreti e realizzabili, altrimenti come puo’ pensare qualcuno, sono solo parole.
      Per il raggiungimento della massima efficacia di ognuno dei 10 progetti, propongo di applicare il modello del “Project Management”.
      Partendo dalla “definizione” del progetto per poi passare alla “pianificazione” per ognuno dei 10 singoli progetti.
      La vision, l’idea per ognuno dei 10 punti c’è l’ha dato Donato e su queste vision credo che ci sia molta condivisione in questo spazio online!

      Un progetto nasce dalla genialità di un idea.
      Dobbiamo domandarci immediatamente se è fattibile !
      Dobbiamo stabilire:
      – i criteri di prestazione,
      – il tempo di realizzazione, –
      – i costi di realizzazione.
      TRIPLE CONSTRAIN: costi tempi, performace!

      Valutare nel progetto le figure di:
      – Sponsor, colui che crede nel progetto e lo finanzia.
      – Stakeholders, portatori di reali interessi a vario titolo, coloro che possono avere un impatto diretto o indiretto nel progetto, attraverso il grado dei propri interessi. Alcuni stakeholders possono essere anche i cofinanziatori del progetto. Ma si deve tenere conto anche dei portatori di interessi che remano contro il progetto e quindi il project manager deve iniziare la fase di negoziazione.

      Definire la figura del o dei Project Manager di progetto, cioè il regista delle fasi di progetto.
      …..andiamo avanti…con la “Definizione” del progetto.

      – SCOPO: dobbiamo definire chiaramente il progetto, includendo i punti chiave del progetto e integrandoli fra di loro, facendo in modo da dare una precisa visione del progetto. Uno scopo non ambiguo, ma chiaro !
      – OBBIETTIVO: l’obbiettivo deve essere SMART (intelliggente). “S” sta per specifico, “M” sta per misurabile, “A” sta per raggiungibile (achiveable), “R” sta per realistico, e “T” sta per il Tempo.
      Un obiettivo – che segue lo SMART PROCESS (il processo intelligente)- deve contenere chiaramente questi fattori.
      – DELIVERABLE: cosa consegnare come lavoro svolto, tutto cio’ che deve essere prodotto per completare il progetto. Pacchetti di lavoro intermedi che messi insieme permettono la piena realizzazione del progetto intero.
      – FATTORI DI RISCHIO: essere in grado di individuare le aree di incertezza che possono incidere sui risultati del progetto. A questo punto il Project Manager, il regista del progetto, deve identificare, quantificare i rischi e rispondere con piani alternativi fin dalla fase iniziale di definizione del progetto. E inoltre bisogna stabilire le “probabilità” che il rischio si avveri e l'”impatto” del rischio sul progetto. Quindi individuare azioni correttive per la rimodulazione del progetto.
      Redigere una dettagliata Analisi dei Rischi aiuta a comprendere come evitare danni al progetto in corso d’opera!
      – MILESTONE: punti fermi del progetto, stabilire i traguardi che debbono essere misurabli. I milestones ci aiutano a visualizzare il percorso del progetto e rappresentano il prodotto dell’attività svolta in una fase precisa. Costituisce un momento di verifica dell’intero progetto. E’l’opportunità di riflessione su quello che si e’ fatto. Il Milestone deve contenere valori numerici, date e quantità per potere effettuare una valutazione oggettiva delle performance del progetto.

      A questo punto abbiamo appena DEFINITO il progetto.
      Questa prima fase termina con l’elaborazione di una Chart del progetto dove mettiamo tutto quello di cui sopra.
      Successivamente se la Chart del progetto piace allo Sponsor e ai Partner del progetto, cioè coloro che dovranno finanziarlo, allora si potra’ passare alla fase 2, quella della PIANIFICAZIONE dettagliata.
      Ma questo è il 2° capitolo !
      Se tentiamo di applicare questo modello ad ogni progetto del Piano di Donato, anche in fase sperimentale, avremo contribuito a produrre alti livelli di efficacia nella realizzazione di un singolo progetto.

    10. per luca.d
      credo in definitiva che abbiamo espresso lo stesso pensiero in due modi diversi.
      ma la base è comune.

      riporto le tue riflessioni:

      “dovremmo poi interrogarci di quanto peso abbia la mafia sull’elettorato e sulle classi sociali meno abbienti … insomma penso che il fenomeno vada sempre affrontato”

      come vedi caro luca quando si comincia a parlare di cause ed effetti della mafia sulla società ci si ritrova davanti ad un quesito senza risposte,stile “è nato prima l’uovo o la gallina”.

      risultato: si passa più tempo e si sprecano più energie ad esaminare le contorte dinamiche che a procedere o cercare soluzioni.

      per questo l’intervento di donato mi è piaciuto. non ha ripetuto le cose che non abbiamo bisogno di ripetere.
      le abbiamo ormai tatuate su corpo e anima.
      la vera difficoltà è andare oltre.

      vedo bene il duo donato enzo76.
      siete tecnici e si vede, parlate una lingua simile (che non seguo in toto) ma di cui condivido i principi.

      al momento do il mio apporto facendo come dice fabrix, un lavoro capillare con chi mi trovo davanti.
      pratico la “legalità PORTA A PORTA”
      e lo faccio con convinzione e fiducia nei risultati.

      p.s.

      (mai avrei pensato di vedere in una stessa frase vespa e la legalità)

    11. enzo76 per favore mi spieghi in termini meno tecnici chi è lo sponsor?
      ovvero applicando il tuo ragionamento alla situazione attuale chi potrebbe essere?

    12. I potenziali Sponsor potrebbero essere tanti:
      – Regione (con i fondi del nuovo POR Sicilia 2007-2013, 6.500 milioni di Euro).
      – Aziende di vario genere, che sviluppano una nuova linea produttiva “etica” improntata alla qualità del servizio/prodotto e improntata alla “responsabilità sociale” evitando situazioni di lavoro nero, precariato e sfruttamento del personale.
      – Categorie e Ordini progessionali che possono contribuire a costruire regolamenti etici nei quali non sono previste le situazioni di degrado lavorativo e professionale che si verificano attualmente.
      – Commercianti, i quali in rete si possono fare promotori di nuovi accordi di programma con le istituzioni pubbliche. Accordi che prevedono agevolazioni economiche per i cittadini che adottano nuovi comportamenti virtuosi nei trasporti urbani. E differenziazione orari apertura scuole-uffici-negozi.
      – Sponsor possono essere aziende della tecnologia dell’informazione e comunicazione, anche non siciliane, che accompagnano le pubbliche amministrazioni nell’attuazione del miglioramento degli standard dei servizi erogati con le tecnologie informatiche (wifi, wimax, e-learning, telelavoro,…)
      – Sponsor possono essere le ESCO (Energy Service COmpany), agenzie energetiche che investono nelle energie rinnovabili presentando pacchetti di risparmio energetico pluriennale a costo 0 per le pubbliche amministrazioni e per le medie-grandi aziende).
      – Banche che finanziano progetti per l’uso delle rinnovabili, per l’agricoltura biologica e di qualità, per nuove imprese di turismo eco, concedendo mutui agevolati.

      Questi sono quelli che mi vengono in mente ora come sponsor/partner, ma ce ne potrebbero essere tanti tanti altri.
      Tutto dipende da quanto si crede in un progetto !
      E dipende anche da quanto si è bravi a coinvolgere piu’ soggetti in un progetto !

    13. Ci vorrebbe un forum: la regione che vorremmo.

    14. cominciamo a esercitarci da quello della città che già esiste…
      http://www.rosalio.it/forum 🙂

    15. enzo ma uno sponsor che investe, anche se in forme diverse dal mero finanziamento in stile politico, poi non si aspetta nulla?

    16. a Donato
      Hai ideato una possibile via di sviluppo,
      ragionando a risorse infinite,che non ci sono.
      Hai sfiorato le rendite di posizione,che
      costituiscono un nocciolo duro.
      Inoltre le masse incolte sono un altro forte impedimento.
      E poi,c’e’ la gente di malaffare…
      Questi ed altri elementi ostacolano il tuo “sogno” e non e’ la conoscenza che
      qualcuno (o ormai molti)
      puo’ avere nel campo della
      ingegnerizzazione dei progetti (che e’
      tecnicismo,fredda metodica),
      puo’ servire a superarli.
      Comunque,bravo,e grazie per averci dato un quadro
      della Sicilia di oggi e provato a disegnare quella che molti di noi vorremmo,
      iniziando dai tuoi 10 punti,per arrivarne a definire almeno cento.

    17. ogni Sponsor/Partner inserito all’interno di un progetto specifico deve trovare soddisfatto un interesse di categoria, ma con benefici per la collettività.
      Questo processo va costruito con la collaborazione di tutti i soggeti che intervengono nell’attuazione del progetto, e il project manager e’ quella figura professionale che fa da collante tra tutti.
      Uno sponsor guadagna publicità, un altro sponsor guadagna credibilità e quindi consenso politico.
      Basta capire il punto di vista di ogni Sponsor/Partner e l’interesse di ogni Stakeholders e sedersi tutti intorno ad un tavolo su un progetto con scopi e obiettivi precisi e chiari !
      Questo è quello che già succede in altre realtà territoriali, quindi nulla di nuovo. Il nuovo quà da noi è l’applicazione di un modello usato altrove !

    18. supervisor…da qualche lato dobbiamo pure cominciare!
      altrimenti ci uniamo al connivente coro del: “qui le cose vanno così”!!!!!!!!!!!!

      GIAMMAI

    19. enzo76 hai ragione da vendere…

    20. Le difficoltà di realizzazione di un tale progetto non sono da sottovalutare, ma non va sottovalutato nemmeno l’effetto della circolazione delle informazioni.
      Se ci scambiamo una moneta da 1€, restiamo ciascuno con una moneta da 1€: poveri o ricchi come prima.
      Se ci scambiamo invece un’idea o un’informazione, torniamo ciascuno (a casa, nel proprio ambiente di lavoro, nel giro di amici, ecc.) con un patrimonio di idee e di informazioni molto più ricco e capace di continuare a crescere in modo esponenziale.
      Se il problema della Sicilia consiste in una diffusa mentalità, è con la circolazione e la condivisione delle idee che lo si combatte.
      All’obiezione è che il mezzo internet (che ha reso possibile una informazione e una comunicazione orizzontale e interattiva) è ancora troppo elitario e distante dalle “masse”, ricordo che le masse si muovono seguendo delle elite, dei leader, mai da sole.
      Chi ha la capacità di comprendere, ha la responsabilità di agire: per il suo interesse, non pretendo pura idealità!

    21. io credo che chi si cimenta a scrivere
      in questo post, ha una cultura superiore alla media,una buona esperienza lavorativa,una consapevolezza che ci sono mondi diversi da potere disegnare ed ai quali tendere e,ne sono certo, una onesta’ intellettuale.
      Detto questo,cercare di delineare uno
      scenario piu’ verosimile possibile,credo che sia il primo passo da fare in una
      iniziativa certamente rivoluzionaria,
      rispetto ad una situazione che e’ quella che e’.
      Chi scrive ha visto naufragare progetti
      ideati e poi messi a punto alla perfezione,per il semplice motivo che il committente
      (ovviamente pubblico,per quello che diro’)pur avendo abbozzato all’idea
      ed acconsentito al progetto,in realta’
      non ne voleva proprio sentire,e remava contro.
      Quindi una dote che caratterizza certe
      vocazioni e consente l’esercizio di certe mansioni, e’ l’arte della menzogna,e
      questa e’ una dote che nessuno di noi possiede.
      Metteteci nel conto anche quest’ultima,
      tra le difficolta’

    22. Sentimenti viscerali e vizi capitali, è questo che fa andare avanti la baracca sicula. La mia esperienza è analoga a quella di supervisor e le mie conclusioni simili alle sue. Un commentatore chiede: “proponi una specie di massoneria bianca”? Potrebbe essere una lobby di stakeholders, un gruppo di pressione costituito da portatori d’interessi. “Basta capire il punto di vista di ogni Sponsor/Partner e l’interesse di ogni Stakeholder e sedersi tutti intorno ad un tavolo su un progetto con scopi e obiettivi precisi e chiari” ??? Le lobby all’inglese funzionano in società nelle quali la politica, di per sé arte oscura, si accompagna ad un nitore intellettuale che qui in Italia è già raro nelle regioni del Nord, figurarsi in Sicilia. Il gentleman agreement inglese è ben più consistente della nostra parola d’onore, ad esso è sotteso un sentimento di rispetto dell’altro che è condiviso da gran parte della popolazione, mentre qui è consueto che “parlare con lingua biforcuta”: si pensa ciò che non si dice e si dice ciò che non si pensa. Sono d’accordo con un altro commentatore, la mera progettualità è freddo tecnicismo. La politica non è solo teoria, è consenso elettorale che qui più che altrove si ottiene per scambio di favori. Il piano Di Donna lo condiviso in toto ma secondo me può funzionare solo se è inserito in un progetto “politico” nel senso più nobile del termine.

    23. sono i “10 punti” del Piano di Donato ad essere un preciso e chiaro progetto politico per la Sicilia !
      Piu’ -nobile- di quei 10 punti non vedo altro per questa terra, ad oggi (per recuperare nel sociale, ambientale e nell’economico)!
      Chi, poi, ha vision diverse per la Sicilia, si faccia avanti e le proietti….
      chi ha sognato altre realtà possibili, o ha abozzato altri progetti politici ce li mostri e probabilmente ce ne innamoriamo in tanti …..

    24. GD
      siamo fasati

    25. Tra un chiffari e l’altro non ho un progetto politico in mente, se l’avessi non sarei qui ora 🙂 Te lo dico col cuore, Enzo: i 10 o 100 punti sono tappe di una via che dovrebbe essere percorsa da persone di buona volontà ma non sono la via. La via si crea quando le persone la percorrono, altrimenti è una traccia su una mappa (pur necessaria) e nulla più. Le mie obiezioni si fondano sulle risorse finanziarie, gli sponsor. Fino a oggi i fondi pubblici anche europei sono stati erogati dall’ente territoriale con ritardi normalmente inaccettabili per i privati e non mi pare che qualcosa sia cambiato da un anno a questa parte. Il privato: l’imprenditore del centro-nord che vuole investire qui in Sicilia deve far andare a regime la sua la sua attività in breve tempo e perciò sa che deve contare solo sulle sue risorse, i tempi del pubblico qui sono incompatibili col mercato, al più i fondi pubblici per lui sono la ciliegina su una torta realizzata a sue spese, ciliegina talvolta gli permette di convivere più o meno pacificamente nel “territorio”. Variante al privato: investe quì solo per dragare fondi pubblici e a tale scopo mette su un’attività progettata ad hoc, che è inadeguata per il libero mercato (che poi tanto libero non è ma questo è un altro discorso). Gli imprenditori locali … beh, già è difficile trovare veri imprenditori nel centro-nord, ancora di più qui in Sicilia, perciò a mio parere è difficile, non dico impossibile, trovare uno sponsor attivo nel mercato, provvisto di risorse sufficienti per investire qui in Sicilia e disposto a rischiare il fallimento dell’iniziativa a causa della sua alterità rispetto ai giocatori locali, quelli che conoscono bene le regole non scritte del gioco politico-economico siciliano. Per quanto riguarda i soggetti politici e gli enti pubblici, posto che abbiano la capacità di tracciare una nuova via (non è detto)
      secondo me non ne hanno l’interesse. Dici lu cappillanu a la badissa: senza dinari nun si canta missa. I fondi pubblici sono elementi catalizzatori, se mancano i reagenti (realtà economico-sociali inadeguate, non recettive) non producono cambiamenti.

    26. Altre volte sono stato molto critico. Concordo questa volta però nel merito pienamente sul decalogo di Didonna. Il tutto può riuscire se c’è il collante ideale dell’orgoglio di appartenere ad una comunità, storica, politica, culturale, dall’identità ben marcata. Le lobby dei Siciliani, però, non devono diventare il nuovo ennesimo partito. Basterebbe essere gruppo di pressione.

    27. Come si fa in ogni buona famiglia o in ogni buona azienda,arriva un momento dell’anno in cui si fa il punto,una revisione critica e quindi si pianifica
      il da fare almeno per l’anno successivo.
      A capo della Famiglia o dell’Azienda
      c’e’ una persona o un gruppo di persone,
      che conoscono vita,morte e miracoli della famiglia o dell’azienda.
      Nella cosa pubblica c’e’ una settorializzazione (per ovvi motivi)
      spinta,(regione,province,comuni ed enti di varia natura) e diventa veramente
      arduo che una persona o un gruppo di persone possa avere competenze tanto distribuite e prendere decisioni su temi
      poco vissuti.
      Possiamo trovarci d’accordo che i dieci o cento punti manifestano la necessita’ di un rimaneggiamento,di un insieme di
      modificazioni profonde,su una molteplicita’ di settori di intervento,
      in tempi da definire,con costi da definire,e con partner’s da individuare,in sostanza possono dare il via ad una rivoluzione del sistema attuale.
      Nell’immaginario collettivo le rivoluzioni,nel passato,avvenivano
      attraverso azioni violente,versando lacrime e sangue.
      Qui si tenta di fare una rivoluzione pacifica,attraverso il lancio di una serie di progetti mirati.
      Sono d’accordo che la cosa e’ interessante e spero che Donato non si arresti davanti le difficolta’ che abbiamo sollevato,cercando di portare un nostro modesto contributo.

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