domenica 20 ago
  • Dell’amore e degli altri suoi parenti…

    Che cosa sia l’amore ce lo siamo chiesti a turno un po’ tutti, in tanti abbiamo cercato di darci delle risposte, moltissimi hanno messo per iscritto le proprie teorie e riflessioni.
    Una delle spiegazioni più famose e verosimili pare sia stata data da un certo Socrate che, una sera a casa di amici, mentre erano tutti ubriachi di vino, raccontò di come nacque Eros…ad oggi mi chiedo come mai quando i miei amici sono ubriachi di vino tutt’al più mi raccontano barzellette oscene…
    Socrate racconta di aver appreso da una donna, tale Diotima com’è nato Eros (qui Socrate mostra un gusto che rimarrà squisitamente siculo per il quale, prima di dire una minchiata, a scanso equivoci, dice che gliel’ha detta un amico, in questo caso, per di più, femmina, questo vuol dire che la sta sparando veramente grossa).
    Così narra la storia di Socrate:
    Quando nacque Afrodite (dea della bellezza) gli dei che non perdevano un’occasione per mangiare, ubriacarsi e far altro, organizzarono una festa.
    Proprio come si fa nei paesi, anche sull’Olimpo si fece fistazza e si invitarono tutti gli aventi residenza, tra questi risultava iscritto all’anagrafe locale anche Pòros (l’espediente).
    Se è vero com’è vero che la personalità dei genitori incide sui figli, basti pensare che questo Pòros era figlio di Mētis (la scaltrezza, nel senso più siculo del termine).
    Per avere un quadro non male di quello che doveva essere questo figliuolo vi dico che Pòros era un personcina non esattamente a modo, di natura profondamente scaltra e intelligente, che viveva di rendita industriandosi con numerosi espedienti, grande parlatore e affabulatore: una specie di Vittorio Sgarbi.
    Alla fine del banchetto, come ogni volta, venne Penìa (la povertà di chi non ha e desidera) per mendicare qualcosa da mangiare.
    Pare che, mentre Penìa stava seduta sulla soglia aspettando gli avanzi, vide uscire Pòros completamente ubriaco di nettare.
    Essendo Penìa mancanza e in più donna, appena vide passare questo giovanotto subito lo desiderò.
    Si dice che dopo il quarto bicchiere di birra, la persona accanto a noi appaia più attraente del 25%, ora, io non so esattamente quanto nettare avesse in corpo quella sera Pòros e neppure quale fosse la gradazione alcolica di quella bevanda, so solo che Penìa, che era brutta, sporca, malvestita, cretina come la calia e puzzolente, ebbe da lui un bambino e Pòros fondò l’anonima alcolisti.
    …E così nacque Eros…l’Amore…che, stando a quanto ci ha raccontato Socrate, al quale lo aveva detto la sua amica Diotima –ci tiene-, era brutto come il monumento ai caduti di mafia in piazza tredici vittime, ispido, scalzo, dormiva per strada e, per non sbagliare, eternamente povero; tutto questo per parte di madre.
    Per parte di padre, invece, era insidiatore dei belli e dei buoni, continuo tessitore di intrighi, audace, impetuoso, faccendino e cecchino in fatto di desideri: quando voleva una cosa non sbagliava un colpo.
    Questo è quanto ci insegna Socrate: l’Amore è l’unione di Pòros e Penìa.

    …In realtà la teoria è un po’ più articolata; purtroppo il testo platonico è giunto a noi corrotto, ma pare che siano stati ritrovati dei frammenti di manoscritti in una grotta nascosta tra le rocce del siracusano, proprio dalle parti del teatro greco. Da questi frammenti risulta un ulteriore parente.
    Pare, secondo queste fonti, che, a incidere sullo stato d’essere di Amore, oltre a Pòros e Penìa, ci fosse anche la di lei sorella: Schifìa.
    Schifìa, poverina, non era brutta, puzzolente, stupida, sciatta e sporca quanto la sorella, no, quello sarebbe stato troppo. L’aria di famiglia era comunque conservata nella sua naturale repellenza.
    Al contrario della sorella, che era perennemente povera (campava anche grazie alle dieci dracme che Schifìa le dava ogni mattina, e ogni mattina era sempre la stessa storia: Penìa le chiedeva i soldi e Schifìa le rispondeva: «Ma com’è possibile? Ti ho dato dieci dracme ieri mattina!» «Si, lo so ma sono finite» «E va bene, eccotene altre dieci, ma fattele durare almeno due giorni», cosa che non accadeva mai), Schifia riusciva ad avere sempre ma nel modo sbagliato e precario…
    Per spiegare quale fosse la situazione di Schifìa faccio un esempio per tutti: la notte in cui Penìa spiegava a Pòros l’importanza di un bel bicchiere di nettare nella vita di coppia, Schifìa aveva sbagliato festa e, anziché al natalizio di Afrodite, era finita a una festa reave in Afganistan dove, per altro, a causa della religione, non giravano alcolici. Riuscì però a recuperare del papavero ma se lo fumò tutto da sola e rimase in uno stato catatonico per due giorni e mezzo, al risveglio pensava di essere Afrodite.
    Proprio davanti questa nuova scoperta non si sa bene se Eros fosse seguace e ministro della vera Afrodite o di Schifìa ancora sotto l’effetto degli oppiacei.
    Comunque sia in Sicilia, terra permeata dalla cultura ellenica, si conservano ancora residui del culto di Schifìa, tanto è vero che tutt’ora, quando si pensa a particolari storie d’amore, si eleva un mantra alla divinità e si recita a fior di labbra:
    «Schifio».

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  • 11 commenti a “Dell’amore e degli altri suoi parenti…”

    1. grazie, un sorriso in questo “schifio” di lunedì mattina ci voleva proprio..

    2. ahahahaha STUPENDA!!!!!

    3. Troppo forte!
      Posso fare qualche copia/incolla a “chi so io”?!?! 🙂

    4. Allora lo elevo anch’io e mi unisco al coro di questo 10 dicembre 2007…

      Complimenti per il bel racconto e l’ironìa di cui è degno l’argomento in questione

    5. 🙂
      bhé basta non esagerare troppo con questo mantra…
      😉
      maria luisa fai pure e, come diciamo io e la mi amica, “l’amore è l’unione di poros e penìa, ma alle volte è anche schifìa”…

    6. complimenti vivissimi alla dottoressa!

    7. Uno stile di scrittura e di affabulazione fuori dal comune, complimenti sinceri Chiara.
      Giuanni

    8. Per la seconda volta leggerti mi ha divertito molto… per molto meno ho chiesto a donne di sposarmi

    9. 🙂
      ma che bellezza… grazie! grazie a tutti uno per uno!
      ora divento rossa unica tinta coi capelli…
      certo, rosico pure un po’ perché leggo di aver perso l’occasione di convolare a giuste nozze…
      gd… ci conosciamo? pochissimi mi chiamano “dottoressa” e in genere subito dopo ridono…

    10. Mio nonno lo diceva sempre..”Schifiu!”.
      Si è spento prima di mia nonna.
      Mi sorge un dubbio.

    11. troppo carina!!!

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