mercoledì 22 nov
  • Impressioni sul principe di Salina

    L’immagine forse più vera che caratterizza il personaggio di Fabrizio Salina è quella che dà egli stesso nel significativo colloquio con Chevalley: «un uomo a cavallo fra due mondi e a disagio con tutti e due».
    Egli infatti è pienamente consapevole del mutare inesorabile dei tempi e si pone nei confronti degli stessi, da un lato, con un certo distacco, dall’altro con attiva partecipazione.Vive la sua condizione di aristocratico con la consapevolezza che il suo è un mondo destinato a scomparire, ma il tutto senza la vanità della nostalgia. Non traspare infatti alcuna forma di rimpianto verso ciò che muta e scompare; è un uomo di cultura, sa bene che la peggiore follia è mettersi contro la Storia! Ma per lui tutto ciò non è neppure passiva rassegnazione. Il suo larvato sarcasmo nei confronti dei “tempi nuovi”, che tutti attendono con ansiosa speranza, non appare con il disprezzo tipico del reazionario che giudica il proprio mondo perfetto e, come tale, lo vorrebbe pietrificato nella roccia del tempo. Egli nulla si attende dai nuovi eventi, tuttavia fa trasparire la consapevolezza che quei «vincoli di decenza che lo legano al vecchio mondo» sono dei vincoli più formali che intimamente sentiti.
    Reazionario o progressista?
    Probabilmente né l’uno né l’altro.
    Fabrizio Salina in fondo non è quello che oggi diremmo un uomo “impegnato”. Il suo retrobottega culturale appare più incline al trascendente. L’elemento religioso non affiora mai nel personaggio, tuttavia è presente un’esigenza trascendente: è appassionato di astronomia, scruta il cielo forse alla ricerca di una stella guida, ma rifiuta la gretta riduzione a schemi istituzionali dell’idea di Dio, della morale, del bene e del male, nei quali vorrebbe rinchiuderlo l’insulso padre Pirrone. Don Fabrizio sa bene che le sue avventure extraconiugali potrebbero tuttalpiù disturbare la sua immagine ieratica, ma non certo meritare il castigo; rifiuta quindi la confessione col buon prete di famiglia, non per inconfessabili sensi di colpa, ma perché ritiene tutto ciò strettamente ancorato alla sua natura di uomo. Trova il perdono negli inesorabili movimenti della volta celeste, nelle sue rituali abitudini,nel suo pacato ed aristocratico distacco.
    Bisogna comunque tener presente che il Principe Salina è un Personaggio e come tale un’invenzione letteraria. Pur se ispirato, a grandi linee, al nonno dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, resta sempre un’invenzione letteraria e, come tale, inevitabilmente caricato di qualche forzatura che talvolta cede al simbolismo. Simbolismo dal quale non furono certo immuni gli altri personaggi e che non è altro che la profonda “sicilianità” che impregna copiosamente Don Fabrizio.
    Egli si definisce «un uomo senza illusioni»,ma parlando di sé, parla dei siciliani, questi “eterni Dei”, arsi dal fuoco della propria terra, che dalla violenza della natura hanno alimentato una propria violenza, violenza della quale vanno quasi fieri; violenza che è stato prezioso strumento che li ha aiutati a subire le civiltà venute da lontano, ad accettare le imposizioni culturali altrui, a piangere senza lacrime la propria cultura autogena mai morta, e quindi peggio che morta.
    Fabrizio Salina non è altri che lo strumento che lo scrittore usa per confrontarsi con la sua “sicilianità”, in un inscindibile trinomio scrittore-personaggio-sicilianità.
    Precisato ciò, si possono escludere gli altri elementi e considerare esclusivamente il personaggio.
    Fabrizio Salina dunque, da autentico siciliano “corteggia la morte” come gli fa affettuosamente rilevare il caro nipote Tancredi, allorché, nella biblioteca dove egli si è rifugiato lontano dal frastuono della festa, lo sorprende ad osservare il quadro che raffigura un uomo morente.
    Lo distoglie soltanto la stridente sensualità della bellissima Angelica, dalla quale egli è attratto, ma non per senile infatuazione, come potrebbe cogliere il lettore disattento, quanto per puro desiderio di oblio, dove, al pari della morte, la sua epidermica sicilianità si ristora.
    Dunque personaggio simbolo? No. Sarebbe la più grave forzatura che potessimo riscontrare nel personaggio. Se così fosse stato,l’autore avrebbe operato una violenta prevaricazione sugli altri personaggi del romanzo ai quali non ha voluto togliere nulla di quella loro esuberante “sicilianità” che caratterizza tutta l’opera. Don Fabrizio si muove tra essi con pacata discrezione, restando tuttavia su di un impalpabile piano di superiorità che appaga quella sottile vanità dell’autore.
    Vanità alla quale nessun autore si è mai potuto sottrarre nel momento in cui ha creato quella meravigliosa finzione che si chiama personaggio: ovvero sia quando fa rivivere se stesso.

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  • 36 commenti a “Impressioni sul principe di Salina”

    1. Mi è venuta una gran voglia di rileggere il Gattopardo…forse per esorcizzare la paura che “tutto cambi affinchè resti uguale”; nella speranza che resti solo un’approssimativa formula interpretativa ancorata al romanzo piuttosto che l’inaugurazione dell’ennesima stagione di stasi nella vita politica isolana. 🙂

    2. Io invece il Gattopardo ce l’ho come libro di consultazione…lo leggo e lo rileggo. Ilmio passo preferito è quando Don Fabrizio parla della “lagnusia” sicula…dice che è colpa del caldo! Alibi fin da allora!

    3. @Isola81
      Comunque una speranza c’è, coraggio!Ricorda che Don Fabrizio quando dice:”I siciliani non miglioreranno mai perchè resteranno SEMPRE Eterni Dei”…aggiunge:” Naturalmente il SEMPRE UMANO ” …La speranza che la stasi nella vita politica isolana si Dinamizzi…la conserviamo e la vogliamo.
      Ciao

    4. @mariacubito
      Cara Maria,la “lagnusia sicula” è dura a scomparire.. quando parlava Don Fabrizio Salina…almeno non esisteva l’aria condizionata! Non abbiamo più alcuna scusa…e meno male!!! 😉 Insomma “lagnusi si nasce …e noi modestamente lo nacquimo!!!
      Ciao,Massimo

    5. Tomasi di Lampedusa ha fatto sempre un pò parte dei miei ricordi…Andavo ai Cappuccini per un fiore ai nonni e non ci si dimenticava mai del fiore per Giuseppe e sua moglie(qualche metro più in là);
      la cugina della cugina della cugina si sposava…mizza! a palazzo Ganci!..e ho saltato anch’io come le scimiette sul grande divano quadrato!
      Si passava dalla Martorana:” qui c’era il caffè Bellini…ma te lo immagini seduto ai tavolini che scriveva fra una sigaretta e un bicchiere…praticamente in incognito,e lì stava nascendo Don Fabrizio?” Beh!..il Gattopardo fa parte di ogni siciliano…

    6. Mi ha sempre affascinato l’idea di questo personaggio che si dedicava nel suo osservatorio al “rimirar le stelle” mentre fuori il mondo cambiava completamente…all’apparenza! Mi ricorda il me ragazzino (su un’altra “isola piccola” vicina) che invece di seguire gli altri in discoteca o al bar della piazza amava trascorrere le ore notturne d’estate a scrutare (e forse anche ad interrogare) gli astri col suo piccolo telescopio arancione (grazie sempre padre e madre per quel dono…e per l’altro!).
      Come il moto delle stelle fisse, però, sembra immutabile ma in realtà non lo è, spero che sull'”isola grande” con il tempo, anche se lentamente, un giorno splenda un cielo che possa vedere un popolo meno ancorato alla cultura del sopruso e del favore. Un popolo finalmente consapevole del gioiello multicolore ed unico su cui vive, ama e muore…perchè se le stelle sono fisse…il siciliano non è fissa!!

    7. Io che ho trascorso anni nel tentativo di spiegare a te e alle signore come si accendeva un videoregistratore…c’eravate quasi ed ecco che è arrivato il DVD! Io che ho tribolato per farvi capire come regolare il colore sul televisore a tubo catodico…tanto che nel frattempo sono arrivati gli schermi LCD! Io che vi ho per primo messo il mouse sotto le dita tremanti come se “il topo” dovesse mordervi…io che vi ho visto stupiti come la statuetta del presepe di fronte alla clessidra del windows che girava…io…adesso che sono lontano…trovo mio padre a scrivere su di un blog!! Mi guardo allo specchio e vedo un pò di capelli bianchi…cavolo ce ne avete messo di tempo!
      Baci pà e spero sia solo il primo di tanti altri post
      Un bacio anche alla signora che dorme sul divano

    8. @Valentina diBa e Andrea diBa
      Cari …vi ho riconosciuti!!!
      Andri:appena arriva il computer nucleo-spaziale,attendo tue istruzioni…preferibilmente ne vorrei uno che faccia anche il caffè!!
      Vale:certo è proprio vero,che Giuseppe Tomasi scriveva seduto al tavolino del caffè. Io ,al suo posto,non avrei scritto un romanzo,ma avrei perso la mattinata a leggere il menù per sapere quanti cannoli e bignè mi sarei strafogato 😉
      Come disse un filosofo:” Un goloso,non sarà mai un poeta..!!” 😉

    9. Chiaramente,quello dell’ultimo commento sono io,Massimo! 😉

      @Il piccolo principe ranocchio
      ..le stelle sono tante,milioni di milioni,ma noi non siam fessacchioniiii!!!!
      Tu sai come disse il filosofo Hans Jieghermainster??
      ” Beh…sono d’accordo con lui!!!”

    10. certo che a volte le coincidenze…proprio ieri ho comprato una copia del gattopardo…e non conoscevo il contenuto di questa riflessione, certo che sentire quel parlare di sicialinità…o anche di sicilianitidune,che dir si voglia, oggi dopo un “anno zero” e una “mafia bianca” perde quel gusto agrodolce della caponata, per lasciare spazio al dolce di un loto “zurbusu”..
      ciao parenti..

    11. heilà,
      siamo tutti qui!!(…e tutti insieme, vogliam vedere, bracco baldo show!!)
      Andrea, ho sperato invano che sostituissi il ruolo di “ripara-computers” della famiglia DiBartolo…ma ahime il “virus” Martuzza mi fa tribolare.
      Vale, ma rispondi ai tuoi commenti oppure ci sono due Valentine e Massimo ci ha tenuto nascosto tutto?
      Mari, che sorpresa questa tua segnalazione!!
      Mi fa molto piacere sapervi qui.
      Ciao Cucini

    12. @Marilisa
      ma che te devo dì…concentriamoci sulle cose belle!Che sò..la frittura di totani ad agosto 😉
      @Raoul Ferro
      due Valentine??? Caro,mi sa che ce ne sono tre,e quattro,e.. ma tutte armonicamente assemblate!! 😉
      grazie cucì…avete fatto odiens 😉

    13. Purtroppo non ho mai letto il Gattopardo…mi ripropongo di farlo in tempi brevi (siculianamente parlando!). A quanto intuisco dai discorsi del buon vecchio Massimo sembra fondamentale per avere un’infarinatura di sicilianità trascendentale che fa sempre molto chic, oltre ad aiutare ad uscire da discussioni magari spinose con una certa classe senza “compromettersi” con volgari discorsi pragmatici. Coi tempi che corrono purtroppo però non riesco a discostarmi troppo da un piano meramente sensibile. E’ follia mettersi contro la storia ma la storia dovrebbe insegnare. Più passa il tempo e più,ahimè,mi rendo conto che non è così!In soli 30 anni ho riscontrato che la storia si ripropone sempre più inesorabile nella sua monotonia,sembra che nulla riesca a scuotere questa umanità sempre più bloccata nei soliti schemi,schemi verso i quali sembrano tutti intolleranti ma che alla fine si metabolizzano passivamente adagiandosi su questa tanto decantata lagnusia. Essendo il primo ad adagiarsi non sono forse la persona più indicata per far smuovere le folle dal torpore,quindi mi limiterò a lanciare un’esortazione ai governanti,prendendo spunto dal colorito gergo di un caro amico:inseritevi un gomito nel sedere!Possibilmente in pubblica piazza!Forse questo gesto catartico servirà a manifestare un vostro impegno affinchè qualcosa per una volta possa cambiare,magari in meglio…magari!In fondo siete delegati dal popolo per impegnarvi a risolvere i problemi della comunità,non solo per depredare…no?!?!?

    14. VENGO ANCH’IO?
      No| tu no!
      MA PERCHE’?
      Perchè sie vecchio:
      Anch’io da grande avrò le mie ali e .. scriverò ..
      Il Principe mancu u viu saò un RE

    15. ps:
      IL PRICIPE ERA “SFACINNATU” E AL BAR DEL VIALE NON AVENDO ALTRO DA FARE SCRIVEVA…
      IO MI FACEVO UN CULO “cOSI'” E DOVEVO “VUSCARIMI U PANI” A BRACCETTO DEI “toto” .. CHE DOVE BACIARE AL POSTO DEL CORNETTO..
      Ma se fossi un(il) Principe un gattopardo sarebbe un mostra di animale .. sarebbe un flop.
      ALLORA MI DIVERTO
      a proposito l’e-mail del Maurizio su cui tutti speriamo che diventi un Principe è: mdibartolo@unibz.it

    16. @Luiggiu
      adesso so cosa regalarti per il compleanno..e nella dedica scriverò: “la storia si ripropone monotona per 30 anni..e ti rivoluziona e stravolge la vita nel giro di 3 mesi.. 😉 ”
      Per l’esortazione ai governanti dal colorito gergo amicale…non oso pensare chi l’abbia coniata( ma ho una rosa di possibili autori…)ma una certa utilità a fini catartici,ce la posso anche
      vedere 😉 !!!
      baci
      Vale

    17. @Luiggiu
      Caro,dopo anni in cui eravamo convinti che portavi andrea a “malastrada”,abbiamo capito che era tutto il contrario! Complimenti…e provaci a smuoverle le folle…potresti anche riuscirci 😉
      ciao
      massimo

      @vincenzo
      ma cu…tu RE ? Ma va cxcx,va..! 😉
      ciao frate

    18. Per Luiggiu
      Fisiologicamente parlando, dubito che riescano ad espletare da soli, e siccome lo sporco lavoro tocca sempre a noi, potrebbero persino acciuffarci qualche orologio durante l’operazione…
      Per Vincenzo
      Tuo fratello ti conosce bene, magari Re befè…
      Per Vale
      Scegline una…un ti cunfunni??

      Un saluto a tutti, Zii e Cucini

    19. Per Raul
      Perchè questo pessimismo pervasivo?!?!?Tante leggi da che mondo é mondo sono state infrante,per una volta lasciamo una speranza che anche una legge fisiologica possa essere demolita…io ritengo che con un pò di pratica persino il nostro Grosso Grasso Cannoliforo potrebbe ottenere ottimi risultati,o quantomento sollazzarci nel goffo tentativo di attuare questo rituale catartico-penitenziale….ma ve l’immaginate mentre prova ad attuare?
      Per Massimo
      Sigh….dopo tanti anni nelle vesti di capro finalmente un pò di giustizia….evvivaaaaaa!!!!
      Per Vale
      E che ti devo dire ancora???Già tutto ti dissi antùra!!
      Notte a tutti

    20. raul..eh,si! Ogni tanto mi sentu cunfusaaaaa 🙂

    21. Luiggiù
      il mio pessimismo lo interpreto in modo costruttivo anche perchè immaginare proprio lui, la mattina a villa sperlinga, quando viene accolto dai suoi trepidanti seguaci in fila per decidere chi sia il fortunato…
      forse ora mi spiego perchè i cani la fanno con piacere lì…

      Vale
      racciunavasatallapupadapartemia

    22. Raul
      Cciarugnunavasataallapupadapartetua 😉

    23. …per tutti…
      ma quanto minchia ci state al computerrerere…

    24. io ci travagghio….anche stanotte.
      ma poi che d’è sto linguaggio???
      Massimo fai il moderatore e censura a “To Nipute”
      saluti

    25. Raul
      .. Che scherzi??? le mie nipoti sono incensurabili!!!Ma che fa…hai dimenticato certe pasquette a Ustica!?! 😉

    26. Carissimi, ho letto con grande interesse le suggestive notazioni di Massimo e, con grande piacere vorrei fare qualche osservazione anch’io.
      Mi pare anzitutto assai rilevante ciò che Massimo dice riguardo al simbolismo del famoso personaggio e alla “sicilianità” di cui è pregno.
      Nel corso del tempo, questi aspetti hanno infatti alimentato accesi dibattiti e innumerevoli riflessioni, tanto da aver dato vita ad una vera e propria figura retorica: la logica gattopardesca. Il romanzo è stato quindi inevitabilmente banalizzato e “stirato” e Massimo ha certamente il merito di aver fatto un po’ di chiarezza. Ma forse questo era un destino inevitabile, giacché l’affascinante immagine retorica è troppo comoda per i tanti, troppi, che strumentalmente se ne servono per affermare e riaffermare l’inevitabile immobilità che caratterizzerebbe la nostra dimensione individuale e collettiva. Eppure, ripensando a quel personaggio e all’autore di queste notazioni, non ho potuto fare a meno di richiamare alla mente un altro personaggio emblematico, se vogliamo idealtipico, sebbene assai meno conosciuto. Si chiamava Vincenzo Di Bartolo, era un capitano e uomo di mare siciliano che ebbe l’ardire e l’ingegno di raggiungere a bordo di un veliero il sud est asiatico compiendo una impresa che nessun capitano del Regno delle Due Sicilie era mai riuscito a compiere. Si perdonerà l’accostamento forse azzardato, ma anche Vincenzo Di Bartolo fu sopraffatto dagli eventi, dalla Storia, dal Progresso che nel volgere di pochi anni, con l’arrivo del vapore rese in qualche modo vana la storica impresa. E, d’altra parte, anche Vincenzo Di Bartolo, per quel poco che è dato saperne, non fu politicamente schierato, né idealmente progressista. Eppure, quel Vincenzo Di Bartolo, non un personaggio letterario ma un uomo realmente vissuto, evoca una immagine di “sicilianità” affatto diversa, non incline alla passività né alla pur nobile aspirazione alla trascendenza, ma intrisa della consapevolezza che solo l’ingegno e l’ardire possono condurre all’autoaffermazione e, dunque, all’autonomia. Un’immagine come quella di tanti altri siciliani che, forse non casualmente, non si è tramutata in figura retorica, tenendoci ben distanti da quella dignità individuale e collettiva alla quale, forse, non sappiamo di aspirare.

    27. Caro Giancarlo,
      la differenza fra i due uomini(reali o immaginari che siano) è senz’altro caratteriale…
      non dimentichiamo che il primo è un aristocratico abituato comunque agli agi di una vita senza problemi di “travagghiu”. Il Vincenzo,pur nel suo spirito proiettato verso la scoperta e l’avventura,in realtà è mosso sempre dalla necessità di “vuscarisi u pani”..aveva ben poco tempo per riflessioni di tipo esistenziale…rappresenta una figura più borghese di supporto al capitalismo nascente di quell’epoca (era uomo di fiducia degli Ingham..)
      Vincenzo di Bartolo impersona l’inizio di un mondo lanciato verso l’Impresa,gli scambi commerciali,la Sicilia che fu capace di affermare un primato nell’imprenditoria che culminerà con la grande ascesa dei Florio.
      Don Fabrizio Salina,invece,è un osservatore rassegnato di un mondo che non esiste più,e quindi non ritiene neanche necessario attivarsi in qualcosa, ma solo guardare gli eventi con distacco.
      Due uomini diversi ma tutti e due profondamente siciliani!
      ciao
      massimo

    28. oggi ho preso un voto molto siciliano…..23….
      e vado a meno due…pacatamente serenamente veltroniamente, sicilianamente, mi sto laureandooooooo
      baci a tutti
      marilisa

    29. Brava Mari…hai studiato tanto…ma anche poco,ti sei impegnata..ma anche disinteressata;fra poco ti chiameremo dottoressa…ma anche no!! 😉

    30. vale, sai ch ti dico?
      …ok ciao buonanotte…
      colpita e affondata

    31. Secondo me la storia di Vincenzo di Bartolo da conferma di una vena folle, malinconica e, paradossalmente, tenacissima che lo accomuna al Principe di Salina e molte storie Siciliane. A pochi mesi dall’invenzione del vapore, di Bartolo compie un’impresa tanto grande quanto assolutamente inutile. Da fuori sembrerebbe quasi un cretino. Un’anima siciliana, invece, riconosce una strana generosita’ alla vita che non e’ mai produttiva, non porta a nulla, uno spreco, uno sciupio e, insieme, l’illusione di una grand eimpresa, di un grande pensiero, di un’identita’ magnifica e ingiustamente disprezzata. Come quell’altro Principe che cammino’ da Palermo a Gerusalemme per un pellegrinagio in Terra Santa….senz amai uscire dal suo salotto! Col servitore che calcolava quanti passi, metri e kilometri separavano il suo padrone dalla meta reale e sognata.

    32. Marilisa…ah!vigliacca…questo è un colpo basso!!
      ..Ok..Ciao..Buonanotte!…e Spegni il viale appena arrivi! 😉

    33. Per Picaro,
      son d’accordo conte sulla generosità alla vita,che non è mai produttiva e non porta a nulla e sulla vena folle e malinconica di molti siciliani…tuttavia mi piace ricordare che Vincenzo naviga nella prima metà dell’800 e trasporta Spezie,l’oro dell’industria alimentare di quei tempi,spezie il cui mercato era in regime di pressochè Monopolio da parte delle compagnie inglesi.Lui scoprì la rotta migliore per raggiungere Sumatra con grande vantaggio per l’economia del regno delle due Sicilie.Non fu inutile dal punto di vista economico…il fatto che di lì a poco sarebbe arrivato il Vapore fa parte della normale evoluzione tecnologica.Potremmo mai dire che ,con l’invenzione della Locomotiva a vapore ,siano stati inutili carrozze e i cavalli,che dominarono per secoli i trasporti??
      Per quanto riguarda il Principe che,dal suo salotto,camminò da Palermo fino a Gerusalemme,ammetto la mia ignoranza e ti chiedo di raccontarmi la sua storia.
      Massimo

    34. Per primo saluto Massimo, unico vero pioniere che rompe il ghiaccio che ormai diventa un muro verso qualsiasi movimento della mente. Grazie per un piccola boccata d’ossigeno che dai a colui tra un problema e nu’ansia ti viene a cercare.
      Un saluto anche a tutti voi partecipanti che con l’accento del quotidiano caratteristco schiarite le note che si inseguono.
      Non credo che esista il siciliano o la sicilianità, esiste la rabbia di chie è oppresso che si scontra con l’intelligenza dello spirito di sopravvivenza.
      Esistono interessi grandi che che possono pilotarti dandoti la sensazione di fare, esistono interessi grandi che ti bruciano se alzi la testa, esistono menti grandi che sopravvivono per raccontare cio che chi tiene la testa bassa non può vedere.
      Pausa..
      Edmondo

    35. la pervasività tentacolare e morbida della “famiglia”, velata di un dono sinistro di ubiquità capace di trascendere i limiti geografici della lontananza per unirsi infine in una danza di dialogo armonioso e multicolore su un tema così tanto caro, mi da quasi l’impressione di avere vissuto in passato e di rivivere qui ruoli, suoni sordi e temperature gattopardiane di pomeriggi d’ozio fra il ronzio delle mosche e i canti delle cicale. …oddio, che ci facciamo tutti qui? miracoli del web.
      Condivido pienamente poi l’ultima riflessione di Edmondo, alla quale però vorrei unirmi con una notazione di colore rosa ottimismo (tratta da un cantautore pessimista) che chiuda questo mio inutile post “… siamo noi queste onde nel mare,
      questo rumore che rompe il silenzio,
      questo silenzio così duro da masticare”.

    36. per come la vedo io, il gattopardo è un libro mediamente discreto pieno di stereotipi sulla sicilianità. tommasi di lampedusa non raggiunge mai l’altezza e la profondità sublime di sciascia, bufalino o buttitta.

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