domenica 20 ago
  • Giustizia per Paolo?

    Paolo Leto aveva quindici anni quando morì. Sarebbe ancora vivo se, quella notte, avesse scelto una strada diversa, anche di pochi centimetri. Era Ferragosto. Sulla pelle scorreva l’acqua del tradizionale bagno notturno. Paolo poggiò la mano su un palo della luce e fu travolto da una scarica elettrica. Perse i sensi. I compagni lo trascinarono sulla spiaggia. Un medico tentò di rianimarlo. Gli occhi di Carmelo Leto, papà di Paolo, ci raccontano che fu tutto inutile. Un mazzo di fiori riposa in pace con i sogni di un ragazzo accanto a un palo della statale di Trabia, di spettanza dell’Anas. Mi soffermo continuamente su quegli occhi. Sono un’ossessione per me. Le pupille del padre esplorano una voragine che ti trascina dentro uno strazio indicibile. Ne vieni fuori distrutto. Ma Carmelo Leto non è così fortunato. Lui non può più uscire dal dolore che gli incatena lo sguardo e lo stritola in una morsa. Il padre e i suoi occhi andavano spesso davanti al cancello della scuola del figlio morto. All’ultima campana, guardavano i suoi compagni di classe sfrecciare, come ladri di figli altrui.
    Si è celebrato un processo a Termini Imerese. Due funzionari Anas sono stati condannati per omicidio colposo in primo grado – come racconta Francesca Giunta in una impeccabile cronaca del Giornale di Sicilia del 31 gennaio – a due anni di reclusione, la pena è stata condonata.
    Di Paolo Leto ci rimangono i santini. I lumini accesi accanto alle foto disseminate a casa sua. Sono mollichine di memoria quelle immagini sparse tra corridoio, salotto e stanza da letto. Faranno compagnia alla solitudine di Papà Carmelo e Mamma Elda, prima che i corvi e l’inverno le divorino. Carmelo Leto continuerà a portare in giro i suoi occhi spalancati e la sua cravatta tinta di nero. Dopo la sentenza ha detto, la voce ridotta a un sussurro: “Avremmo preferito maggior rispetto per una giovane esistenza finita così tragicamente. Due anni ci sembrano pochi e non per accanimento umano. E’ come se Paolo non fosse morto. C’era bisogno di una decisione che rapresentasse un monito per chi ha la responsabilità della sicurezza degli altri”. Questo il pensiero dei signori Leto. Io lo sottoscrivo. E i lettori di Rosalio?

    Palermo
  • 8 commenti a “Giustizia per Paolo?”

    1. Per uno spiacevole refuso è venuto un “rapresentasse” mutilato di una p. Mi scuso con l’interessato e con i lettori.

    2. per questi genitori la vita è segnata per sempre
      la rabbia che provo per chi non fa il proprio dovere e rimane tranquillamente al suo posto è increbile…

    3. Conosco la famiglia Leto, ma questo non c’entra. Sono mamma di due ragazzi di 17 e 15 anni che villeggiano a Trabia, e anche questo c’entra poco. La rabbia x ìnutilità delle battaglie che stiamo combattendo x consegnare proprio a questi nostri figli una società diversa, questa sì, ci sta tutta.
      Per un semaforo che funzioni (io sono sempre in attesa x via Pacinotti), per un lampione acceso in una strada buia, per i controlli nelle strade, nelle sale operatorie, per un senso del dovere nell’esercizio delle proprie funzioni che pare dimenticato.
      Per una giustizia che sia degna di essere chiamata così.
      Perché purtroppo tutto ciò significa che altri “Paolo” ci saranno. Forse varrebbe la pena chiedersi, anche se non si è ancora genitori,: e se capitasse a mio figlio?

    4. ho letto l’articolo la settimana scorsa e mi aspettavo un post anche qui…un ragazzo di 15 anni muore per un errore di qualcuno e non sta pagando nessuno..pena di due anni condonata..e intanto i genitori e gli amici piangono Paolo..
      non ho parole..sono proprio INCAZZATA!!!!!!

    5. Io ormai, credo molto poco nelle istituzzioni e quando accadono queste sutuazzioni… Meglio che nn penso.

    6. Io mi chiedo perchè le istituzioni riescono sempre a cavarsela?
      Due anni? Due anni cosa rappresentano per la vita di uan ragazzo che cessa di esistere?
      Le persone che dovrebbero attuare i controlli, stare attenti che queste cose non succedano dormono tranquille?
      E se tutto ciò fosse accaduto a qualcuno dei loro cari?
      sarebbero saltate baracche e burattini?
      Invece capita ad un normalissimo ragazzo di una normalissima famiglia che può essere “normalemente” ignorato dalle istituzioni.
      Istituzioni, e non prendetemi per favore per il solito siciliano lamentoso, che non Sicilia sono del tutto assenti.
      La cosa giusta da fare sarebbe davvero trincerarsi sotto le case dei responsabili, urlandogli in faccia tutto il disgusto e la rabbia che è giusto, anzi giustissimo che la gente abbia. Ad oltranza fino a farli impazzire. E non venitemi a dire che è giusto perdonare e cose del genere!
      Non è giusto per niente perdonare, perchè ormai ci stiamo tristemente abituando a cose del genere, ed invece no!
      Cosa faranno questi signori?
      Due anni di carcere? ( è sarebbero sempre pochi ), no, probabilmente la loro condanna verrà commutata in sanzione amministrativa, con le attenuanti, d’altronde sono incensurati, pagheranno e ritorneranno al loro posto a far finta di lavorare e giocare con i nostri soldi la nostra società e la nostra sicurezza.

    7. Difficile aggiungere qualcosa dopo le parole della Signora e dei ragazzi. Posso testimoniare solo quello che ho sentito alla notizia di quella assurda tragedia. Mi trovavo nella mia casa di campagna al momento dell’incidente. Poco prima ero passato in bicicletta proprio dinanzi a quel maledetto palo, provenendo dall’abitatazione di un mio amico d’infanzia che sorge sul filo della spiaggia sull’altro lato della S.S.113. Il palo si trova in concomitanza della curva di accesso all’autostrada. La sera mi recai da mia sorella ai Pilieri per stare un po’ in compagnia, con lei e i miei nipoti. Mia sorella appena mi vide si alzò, mi venne incontro e mi disse: “Tonio, lo sai cosa è successo? Un ragazzo di 14-15 anni è morto fulminato da un palo dell’lluminazione pubblica”. E mi descrisse il posto e la dinamica della disgrazia. Devo confessare che per un attimo pensai ai figli dei miei quattordici cugini, ma alla notizia che si trattava di un ragazzo palermitano la mia sensazione di perdita, di pietà, di compassione per i poveri genitori ed anche di rabbia per una morte così straziante a causa di un banale palo, non in regola con le norme di sicurezza, non fu meno violenta e angosciosa. Inforcai la bici e andai sl luogo. Non c’era più nessuno. Fissai il manufatto perlomeno per dieci minuti, sforzandomi di vedere con la mente le terribili sequenze di quella morte. Sembra che il ragazzo avesse fatto il bagno in mare e si fosse appoggiato al palo per rivestirsi. Un’intera vita da vivere, annientata in pochi attimi. Tornai lentamente dalla sorella.
      Da allora ogni volta che passo da quel luogo non mi riesce di non dare un’occhiata a quel palo assassino e a non pensare a quel dolce ragazzo perito nell’età più bella.
      Anche a Viareggio uso sempre la bicicletta. Per via dei ladri mi tocca legarla ai paletti della segnaletica stradale. Da quella tragica estate non ho più legato la bici ai paletti dei semafori o dell’illuminazione. Faccio anche cinquanta metri, o più, ma il palo deve essere quello giusto. Durante questa operazione, che effettuo più volte al giorno, il mio pensiero va immancabilmente allo sconosciuto ragazzo palermitano morto a Trabia. Credo che sarà sempre così.

    8. La morte d’um figlio è sempre inaccettabile;la mia mente non riesce neanche a contemplarne l’idea…se poi questa assurdità deriva dall’incuria e mancanza di manutenzione e..e..e..tutto diventa ancora più folle e irreale!
      L’accanimento non interessa ,giustamente, i genitori di Paolo…ma un minimo di giustizia e la certezza che mai più un picciotto resti fulminato dopo un meraviglioso bagno di notte,quello,si!! Mi piace immaginarmelo,Paolo,che nuota rilassato e sereno con,negli occhi,un meraviglioso cielo pieno stelle…lui,ora, è una di quelle…

    Lascia un commento (policy dei commenti)