Sei di Palermo se…lavori in un call center
Sono veramente curioso di sapere quanti dei lettori di Rosalio non hanno mai avuto a che fare con la realtà dei call center. In altre parole, chi non ha mai lavorato, o non ha un amico che lo abbia fatto, all’interno di quella batteria per polli che, con un raffinato inglesismo, viene chiamato “open space”. Uno di quei luoghi esteticamente anonimi ed insulsi, dove regna incontrastato l’inquinamento acustico. Intrepidi caporali guidano le proprie truppe al grido di “Accorciamo i tempi di chiamata!” oppure “Usciamo tutti dal wrap up!!”. Dove il wrap up non è una trincea scavata di fronte le linee nemiche, nella quale valorosi soldati sono appostati, in attesa di assaltare le truppe di cattivi, per liberare la propria Patria dal giogo della tirannia. Nossignore. È, sempre per dirla in maniera raffinata, un piccolo intervallo di tempo utile a “tracciare” la lavorazione della chiamata, sempre più spesso utilizzato per riposare le martoriate orecchie e la provata psiche. Anche per pochi istanti.
Lì, i meriti, si misurano a colpi di acr, tmc, rec, ret, ddt, wwf e pipipì.
Lì, dopo che la gente ti pigghia a mali paroli, per colpe non tue, cìà diri puru “Grazie per averci chiamato, le auguro una buona giornata”, mentre pensi “ma va scassicci a m….!!” e ti senti decisamente frustrato.
Io lavoro in un call center.
E, non me ne vogliano coloro che svolgono questo lavoro con impegno e, magari, passione, non ne sono proprio soddisfatto. Ho avuto la possibilità di fare un altro lavoro, coerente con la mia laurea. Contratto a tempo indeterminato, oggetto sempre più raro, ma vita a Milano. Dopo un paio di anni, il mio costoso monolocale era diventato un mausoleo della Sicilia. I muri, inizialmente bianchi, erano tappezzati di immagini e colori della nostra splendida terra: Valle dei Templi, mare di Pantelleria, ballo dei diavoli di Prizzi e tanto altro. Tanti nostri conterranei, per forza o per piacere, vivono da parecchi anni lontano da questa isola. In qualche modo, riescono ad adattarsi. Io non ce l’ho fatta. Mi sono arreso. Non lo dico con orgoglio, né con rammarico. Non ancora. È una semplice constatazione. Sono tornato a casa. A casa di mamma e papà, per la precisione. Sono tornato a lavorare in un call center, mortificando, forse, i sacrifici di una vita, che mi hanno portato al massimo titolo di studi. Ma ora, dalla mia finestra, non guardo con rassegnazione la lunga strada Vigevanese, che all’orizzonte sembra inghiottita dalla perenne foschia. Ma ammiro il cielo azzurro che, all’orizzonte, accarezza uno scorcio di mare. La vita è fatta di scelte e priorità. Io ho scelto. Ho scelto di andare più piano e assaporare le mie giornate. Ho scelto di vivere accanto i miei affetti. Ho scelto di sentirmi veramente a casa. Ho scelto di pagare un prezzo per tutto questo. Ancora lo pago.
Lo pago tutti i giorni.
Lo pago perché la terra nella quale sono nato e della quale sono decisamente innamorato, un amore intenso, viscerale, atavico, non riesce ad offrirmi la possibilità di riscattare i miei sforzi.
Lo pago perché non mi viene data la possibilità di dimostrare il mio valore, piccolo o grande che sia.
Lo pago perché mi dispero quando capisco che la mia gente, o comunque una grande fetta di essa, è convinta di potere riuscire nella vita soltanto in merito a chi conosce e non a quello che sa fare.
Lo pago perché questa malsana convinzione, lentamente, sta facendosi strada anche in me.
Nonostante questo, la ricerca della “svolta” continua, con la stessa verve, ma, ora, con un pizzico di disillusione.
Nel frattempo, mi godo la mia terra e la mia gente. Nel frattempo, continuo a fare quello che posso. A proposito, “…sono Alessio, come posso esserle utile?”











Il problema è che non si dovrebbero mai porre i termini di una scelta così drammatica e dura. Dovrebbe essere possibile tenere insieme tutto: affetti e un’occupazione almeno in tinta con le proprie competenze. Grazie, Alessio, per questo spaccato che illumina il call center, il cimitero delle legittime aspirazioni di molti giovani. Che, nel frattempo, invecchiano. Senza che la politica se ne dia peso.
Io vivo fuori dalla sicilia da più di un anno ed aimè non riesco ad abituarmi,mi rivedo nelle tue parole quando dici che la tua stanza era come un mausoleo,bè anche la mia lo è…
Tutti siamo innamorati della nostra Sicilia.
Purtroppo è un amore non corrisposto.
Saluti da Milano.
Ho lavorato per tre anni e mezzo in un call center,una gavetta che ricordo ancora con piacere.Ho iniziato nel novantasei,quando la telefonia mobile stava iniziando a diffondersi.Vi potrei raccontare molte cose su i clienti che chiamavano…Ancora non eravamo polli d’allevamento, visto che la famigerata legge 626 non veniva applicata così rigidamente. Mi sono fatto Natali, Capodanni, Pasque, Ferragosti. Certo il lavoro era quello che era, ma il rapporto che ho instaurato tra colleghi non l’ho più ritrovato negli altri uffici in cui ho lavorato.Conosco gente che da dieci anni è in cuffia,laureati e no.Non sono certo soddisfatti,ma riescono a camparci una famiglia, ed è questa la cosa importante.Specie di questi tempi.
Poi sul fatto che l’unico investimento per alcune regioni, sia stato la costruzione di Call Center (nn scordiamo Caltanissetta, Catania, mi pare anche Trapani…), è un discorso di responsabilità politiche che coinvolge i vari governi che si sono succeduti nel tempo.
Buongiorno Alessio….nn ho problemi di telefonia,ma lei mi è stato utile a farmi sorridere e a non farmi dimenticare che qualche anno fa’ ho fatto la stessa scelta…tornare a Casa.Sei di Palermo se…ami anche i suoi odori.
Caro Alessio…anche io ho fatto il tuo stesso percorso con la unica differenza che ho avuto la fortuna di valorizzare al massimo l’esperienza al nord….potendo rivendere poi quanto appreso a Palermo…Adesso vivo e lavoro nella mia città…Comprendo comunque fino in findo tutta quella dolorosa malinconia della nostra terra quando sei fuori…. Ti auguro tutto il meglio…ma ti auguro anche di poter abbandonare molto presto il call center….
sei di palermo se… sei incinta è il tuo capo uffico fuma il sigaro!
Quello che continuo a chiedermi è perchè dobbiamo essere costretti a scelte del genere… anche perchè qualsiasi cosa tu scelga hai sempre un prezzo da pagare… se resti devi pagare il prezzo dell’insoddisfazione e della mancata realizzazione… se vai allora saranno i mille volti della nostalgia a pesare sulla tua vita..
Baci da Bologna…
Mi chiedo ma perchè non provavi a viverti Milano con tutto quello che ti offre, invece di continuare guardarti sempre indietro e fare continuamente il Paragone con Palermo. Secondo me, e parlo per esperienza, la soluzione è godere di ciò che di meglio dal punto di vista di organizzazione, servizi, senso civico, possibilità di conoscere nuova gente proveniente da tutta Italia, ecc. offre Milano, ma nello stesso tempo riassaporare con gioia i colori ed i profumi della tua terra quando torni in vacanza o nei weekend.
Caro Alessio, dici bene: la vita è una questione di scelte e priorità e tu hai fatto questa scelta. Io, davanti allo stesso interrogativo ho fatto l’altra. E dopo un po’ ho scoperto che il mio amore per la mia terra non è cambiato, i miei amici sono ancora miei amici, “la mia gente” come dici tu mi accoglie sempre a braccia aperte e la foschia della vigevanese, se hai voglia di guardarla bene, ogni tanto si dirada. Credo che in fondo, la tua scelta l’avevi già fatta prima di partire per Milano. Perchè se per un attimo.. si smette di guardarlo come l’esilio di una generazione di dissidenti sociali con l’ideologia dura e pura del tutto o niente.. in fondo, come canta Britti, “puoi sentire l’odore del mare anche da qui”. Perchè te lo porti dentro con serenità.
Saluti da Milano
Annosa questione! Come dice Alessio si tratta di priorità ma non soltanto; io ci metterei anche il fattore libertà!Anche a Milano, molti laureati sono costretti a passare dal call center e sono soprattutto ragazzi del Sud che come uniche esperienze di lavoro posso vantare quelle fatte al telefono. Vi chiederete dunque dove stia la differenza; la differenza è che qui di call center ce ne sono decine e decine così come di aziende private e se sei stufo, puoi sempre andare da un’altra parte, puoi trovare un’alternativa senza che dietro ci sia la spinta di qualcuno. A Palermo quello c’è e quello ti devi tenere. Ed in più, qui, il call center è considerato un punto di partenza non di arrivo come spesso capita da noi!Capisco chi non riesce a stare lontano ma credo che si debba tornare indietro soltanto quando si è sicuri di non doversene pentire…è già difficile partire la prima volta!
Ben detto my name is Tanino!!
La tua è una iniezione di fiducia per tutti quelli (e siamo tanti) che sono costretti a scegliere, facendo poi di necessità virtù.
@ Antonella
il tuo bimbo/a non può dire in modo ironico al tuo capo che il fumo non gli/le fa bene, ma la sua mamma certamente sì…
Mi permetto di dirtelo solamente perchè sono un papà
Pardon
era DONATELLA
Mah davvero proprio non capisco. Sono nata, vissuta e cresiuta a Palermo. Vivo da tanti anni fuori, prima in giro per l’Italia, adesso, stabilmente, a Torino. Sono felice e mi trovo bene, ho trovato un sacco di amici e amiche e un lavoro che mi gratifica degli studi fatti. Amo la Sicilia ma… sono cosciente delle poche opportunità che dà a noi giovani. Credo che il sole e il mare possano mancare nella misura in cui quel sole e quel mare non siano dentro di noi. Caro Alessio, credo che tu non abbia mai veramente e concretamente fatto la scelta di metterti in gioco e abituarti ad una vita “diversa”. Troppo legato ai posti che, seppur belli, non sono gli unici a suscitare emozioni. Pensa a tutti i paesini sul Garda ai posticini carini ai piedi delle Alpi etc etc. Ogni posto ha le sue bellezze e bisognerebbe imparare a vederle con occhi diversi e oggettivi. Non so quanto tu possa trovare la tua felicità soltanto guardando il sole e il mare pieno di una frustrazione che magari ti sforzi di non vedere.
Spero, per te, che riuscirai a far fiorire i tuoi studi e il tuo impegno riempiendoti di un sole che solo una serenità emotiva potrà darti.
@ Giovanni
pensi che io non l’abbia già fatto?
peccato che dovrebbe essere lui a fare rispettare la legge in uffico!
Completamente in disaccordo. Ho lavorato alla Cos.Med ed ora sono assistente tecnico Libero Infostrada ADSL a Palazzo Gamma. Il Call Center non è “una batteria per polli”, perché ti dà una retribuzione per potere sopravvivere. E’ mero che c’è la precarietà, però se non ci fosse il Call Center io e gli altri 200 di Palazzo Gamma dove saremmo? Per favore, evitiamo di scrivere queste offese.
Anche ai polli danno da mangiare per sopravvivere prima di farli fuori! Pensa che bello, invece, poter razzolare liberi per l’aia!
@Walter Giannò:
Penso che il termine batteria per polli vada riferito alle postazioni di risposta.Poichè devono rispondere ai parametri richiesti dalla legge sulla sicurezza sul luogo di lavoro , la 626 per intenderci, sono ridotte al minimo essenziale. Posso confermare che prima nn era così. Le stanze ospitavano meno operatori e il clima interno era meno straniato.
Posso capire che chi ha investito anni e fatica per ottenere la laurea e magari qualcosa di più ,aspiri a un lavoro più gratificante, senza togliere dignità a chi tutt’ora risponde nei call center.
Non ci si puo’ laureare e lasciare tutto…è pesante l’universita’! Provare a resistere un pochettino?? So che si soffre, io lo faccio dall’altro punto di vista, ho due fratelli e duemila cugini fuori ma nessuno è tornato.
anche io lavoro in un call center, precisamente nello stesso di Walter, ma mi occupo di assistenza commerciale/amministrativa/TELEFONO AMICO!!!
Quando abbiamo cominciato c’era molto entusiasmo, ma è stato lì che ci hanno fottuto. I giochi erano già fatti, ai raccomandati erano già stati promessi i posti più o meno importanti che col tempo sono andati ad occupare e noi, poveri picciottelli alla prima esperienza seria, non ci accorgevamo di quanto venivamo scavalcati da persone che avevano le nostre stesse competenze, in qualche caso anche meno.
E oggi, vedere quei raccomandati che ti dicono “ragazzi, dobbiamo abbassare i tempi, ragazzi, aumentiamo l’apa…”
AUMENTIAMO? ABBASSIAMO? scusa, ma tu che ca**o stai facendo oltre a guarare le pagine di internet che a te sono concesse e a me, operatrice stressata, non sono concesse che 3 o 4 pagine di siti autorizzati dall’azienda??
Purtroppo vivo in questa città, purtroppo, e vi giuro non per amore nei suoi confronti, non posso andarmene, lo farei volentieri se potessi, ma per fortuna è il mio lavoro, so di svolgerlo bene e me lo tengo, fortunatamente la mia vita non è solo questo, lo testimonia il fatto che mentre scrivo ho accanto la mia micetta, che sonnecchia sul divano e quelle sue orecchie a punta c’è da mangiarsele.
ciao….
Per Walter:
AIUTOOOOOOOOOOOOOOOO!
HO CHIESTO DA PIU’ DI UN MESE (9 GENNAIO!) DI PASSARE DA UNA ADSL FREE ALLA FLAT ED ANCORA INSPIEGABILMENTE NN SI CAPISCE PERCHè IL PASSAGGIO “E’ BLOCCATO”!
INOLTRE, SEMPRE DA PIU’ DI UN MESE HO UN PROBLEMA DI DIAFONIA (SENTO COSTANTEMENTE LE CHIAMATE DI UN’ALTRA FAMIGLIA SULLA MIA LINEA!).
HO CHIAMATO MILLE VOLTE, NESSUNO MI DA’ SPIEGAZIONI SE NON “DEVE ATTENDERE SIGNORA!”.
Ma attendere che?!
Non so più che fare!
Ogni giorno non sarà più lo stesso quando avrò (se avrò!) risolto i miei problemi e nn dovrò più contattare un gentilissimo (almeno quello!) operatore wind-infostrada!!
Scusate lo sfogo -fuori luogo- ma sentendo che Walter è un tecnico…Ti prego fà qualcosa per meeeeeeeeeeeeeee!!!!
=)
Ti auguro, innanzitutto, un lavoro consono a quelle che certamente sono le tue non indifferenti capacità.
Voglio rispondere a quella che sembra essere una domanda a molti comune. Quanti di noi hanno a che fare, direttamente od indirettamente, ad un call center.
Presente…… rispondo. Si, indirettamente, mia figlia ed il suo futuro marito. Fanno entrambi parte di coloro i quali dopo un paio d’anni di precariato, forse anche più, sono stati, eufemisticamente parlando, “stabilizzati”. L’eufemismo? cosa ne dici di un contratto part time, dicono gli inglesi, di fame controbatto io, col quale dover mettere su casa e campare i figli?.
Mi chianci u cuori come dicono a Trieste.
Ho fatto il responsabile di un call center di una nota compagnia telefonica e dopo un anno sono stata cacciata perchè invece di prendere le parti del capo ho preso le parti dei ragazzi che seguivo. 250 euroal mese di stipendio per 6 ore al giorno di lavoro,non dovevo protestare perchè avessero di più?? No! Evidentemente no!
Alla scadenza del contratto. ovviamente LAP,” signorina può anche andarsene!!”
Caro Alessio,
premetto che io sono uno di quelli che ha avuto la fortuna di studiare e di trovare un buon lavoro nella mia Palermo
senza bisogno di cercarmi santi (non che nel resto d’Italia la situazione sia cosi’ diversa…)
Tenevo pero’ a dirti quanto quello che hai scritto sia vicino a quello che sento dentro io per questa citta’ e per questa Isola.
Anch’io come te sono amo disperatamente questa terra, sentendola mia e avvertendo come le mie radici siano profonde dentro di lei.
Per questo, ma solo a livello emotivo, non riesco a comprendere coloro i quali dopo essere nati e vissuti qua’ riescono a scegliere un altro posto dove vivere allo stesso modo di come si sceglie un supermercato.
L’unica cosa importante e’ che sia fornito, ordinato e ben organizzato.
Radici? Voci? Odori? Dialetti?
Tutte balle, romanticismi senza importanza. Basta tornare qualche fine settimana. Basta qualche ridente paesino alle pendici delle Alpi (bellissimi, per carita’…)e ti scordi tutto, che vuoi che sia!…
Non posso e non voglio sia chiaro disconoscere in moltissimi casi le “loro” ragioni sarebbe ingiusto, lo ammetto.
Quello che mi lascia davvero sgomento e’ la totale mancanza del senso della Sicilianita’, di amore vero per la propria terra, di attaccamento, che amano mostrare queste persone.
Finito di leggere il tuo bellissimo post ero, infatti, certo di trovare commenti che riflettevano questa maniera di pensare.
Le cose non andranno sempre cosi’. Mafia, sottosviluppo, incultura spariranno.
I Siciliani onesti, attivi e puliti prenderanno presto le redini di questa terra e questa diverra’ …il migliore dei mondi possibili!
Sono laureata e disoccupata. Non ho amicizie e pur avendo presentato trecentosessantacinquemila curriculum a destra ed a manca non sono riuscita a trovare uno straccio di lavoro. Anche per entrare nei call center ci vuole l’amico. L’unico lavoro che riesco a trovare è in nero, oppure qualche volta mi è riuscito di insegnare in qualche corso contro la dispersione scolastica. Partecipo a mille concorsi, soprattutto al nord, perchè è inutile farmi illusioni, qui in Sicilia si lavora solo per raccomandazioni. Come si dice dalle mie parti: “statti buono e lamentati”.
Mi é piaciuto il pezzo, ma non sono del tutto d’accordo con quello che dici…
Come ha detto Roberto Puglisi, la condizione ideale dovrebbe essere quella che non ti obbliga a scegliere fra gli affetti e la realizzazione professionale. Ma in Sicilia non sempre é cosí, lo sappiamo giá. E allora si emigra o si resta a lavorare, per esempio, in un call center.
Nel caso dell’emigrazione (che poi é il copione che vede anche me come protagonista) le rinunce sono tante, ma il quadro che hai dipinto tu ha qualcosa di eccessivamente grigio e malinconico. Sa di tortura. Capisco che Vigevano non é Mondello a maggio, ma forse non hai cercato altro oltre la nebbia o, piú probabilmente, quella zona lí non fa per te. Anche Roma offre tanto lavoro e, mediamente, risulta molto piú accogliente per l’emigrante siculo rispetto alla fredda pianura padana. Hai provato qualche altra destinazione? Immagino che se ti manca la Sicilia, ti mancherá ovunque tu vada, ma in certi posti magari é piú facile tappare i buchi dell’anima.
Se poi non vedi atra soluzione che non sia tornare a casa, allora é giusto lamentarsi per la mancanza di cose che altrove sono del tutto scontate e da noi sono solo promesse elettorali. L’ipotesi di fare diversi colloqui di lavoro a Palermo e poi poter decidere che posto accettare sa di barzelletta. Una barzelletta molto triste.
Insomma, tirando le somme di questo discorso costruito un po’ di fretta:
- in Sicilia bisogna fare qualcosa per il problema del lavoro e mi piacerebbe tanto sapere cosa. In un altro posto (non in qualunque altro comunque), basterebbe esercitare i propri diritti di elettore che decide quale amministrazione vuole; da noi, perdonate il disfattismo, non sempre é cosí e, se qualcosa ogni tanto si muove, lo fa sempre molto lentamente e fra mille problemi;
- a volte il distacco dalla Sicilia puó non essere la fine del mondo; forse dovremmo tenerlo presente. Io credo che quello che brucia di piú nel cuore dell’emigrante é il fatto che le cose vadano male, ragione per cui uno spostamento altrimenti volontario e piú spensierato prenda le sembianze di un esilio forzato.
Spero che non venga frainteso il tono del mio commento, non vuole essere critico. Anche io sogno di poter tornare un giorno in Sicilia e sfruttare il bagaglio professionale e umano che sto maturando lontano dal mare. Peró non perdo di vista la mia condizione attuale e cerco di curare anche il mio adesso, senza traslare tutte le emozioni ad un malinconico passato o uno speranzoso futuro.
Sto cercando di comprare casa qui, ma questo non é un addio a Palermo. Le case si vendono e la vita cambia continuamente.
Saluti da Madrid,
Pietro
sono partita poco più di sei mesi fa dalla sicilia, sono partita con tanta rabbia e tante tristezze. tanta rabbia perchè la terra, che amo la città che amo non mi permettevano di vivere con serenità, non mi permettevano di vivere come avrei voluto e non erano grandi sogni, erano soltanto pochi metri qudrati da dividere con chi ami.
Milano non ha il mare e non c’è neppure il profumo di sale che arriva trapsortato dalla brezza. ma a Milano i miei sogni, quelli piccoli hanno trovato un loro rifugio un piccolo spazio in cui stare. senza dover chidere più ai miei genito
ri, vergognandomene, i soldi per mangiare.
Si Maurizio, mentre aspettiamo che la Mafia finisca ci mangiamo pane amore e fantasia. Credo che tu non possa giudicare e non possa sapere! Ognuno ha il diritto di vivere e affermarsi dove vuole, senza per questo essere accusato di superficialità o di tradimento. Ma poi tradimento verso chi?? A leggere certe cose mi viene la sensazione che la nostra rovina sia proprio la tanto decantata “Sicilianità”.
Cerchiamo di capire prima di tutto, se ci si sposta al nord per bisogno o giusto per potere annoverare nel CV “un’esperienza alternativa”.
Chi ha bisogno di lavorare, o mare o non mare resta ovunque si trovi…
beh lasciatemi dire una cosa..
non è facile vivere la propria quotidianità lavorativa all’interno di un call center che è e rimane una batteria per polli… (provare per credere) è dimostrato che il lavoro di call center è tra i più stressanti, oggetto addirittura di studi di psicologia e mobbing ecc.. se sei un full time lavori 8 ore rispondi almeno a 180/200 telefonate al giorno e devi farlo entro dei tempi prestabiliti, “assuppandoti” tutte le “male parole” minacce e invettive varie…sei trattato come un’ameba risponditrice..non hai nessun riconoscimento sociale, per questo lavoro guadagni 5 euro scarsi l’ora e permettetemi di essere incazzato se ho una laurea con il massimo dei voti e se devo essere costretto ad andare via …mentre
dietro il banco di un qualunque ufficio pubblico/ museo ecc ci trovi l’LSU magari pure ex detenuto che guadagna più di te e manco sa parlare in italiano…
è tutto da rifare…..
no, hai ragione, un palermitano NON SI ABITUERA? MAI al freddo nord!… rassegnarsi forse, ma è un vocabolo che il mio vocabolario non conosce e così, dopo 4 anni e 1/2 di sofferenza, nei lontan anni ’80, riuscii a tornare da Brescia a Palermo: cosa mi sono portata dietro? la felicità e la consapevolezza di svegliarmi ogni mattina QUI, la soddisfazione di uscire dall’ufficio alle 2 e trovarmi sdraiata al mare alle 2,15… e ancora qualcosa “devo” a quel doloroso soggiorno: fu lì infatti che “imparai” il siciliano, lo parlavo per rispondere con ferocia a quelli che considero “emigranti dentro” e che usavano l’dioso “mica” dopo soli 15 giorni di soggiorno lì, lo usavo con ferocia per risponder loro :ma parra comu t’insignò to’ matri!!!”, e ad un polentone che, a seguito di un battibecco, mi rispose con un susseguioso: “guarda che io non sono razzista”, risposi con un altrettanto susseguioso “io sì” che lo lasciò basito. Sono tornata nella mia/nostra Palermo dal 1987 e ogni giorno lo festeggio!!! stringi i denti e vedrai che sarai premiato: hai fatto la scelta giusta! o vuoi viverti il resto delle tue domeniche a spasso per i centri commerciali? bleah!
Quanti luoghi comuni! Bleah!
Brava Tere…anch’io sono convinto che:
Spesso la vera originalità consiste nel tornare alle origini
A. Gaudì
Ammiro molto le tue scelte, fatte con il cuore e nient’altro.
Capisco anche la tua frustrazione da addetto ad un call center ma scusami se approfitto di questo spazio per esprimere quanto i call center abbiano peggiorato in maniera esponenziale il rapporto tra i consumatori e le aziende, frazionando le informazioni (spesso errate e fuorvianti) ed impedendo un contatto veramente diretto con l’azienda stessa. Insomma: il mio giudizio è assolutamente negativo!
Ma tu hai tutta la mia stima!
anch’io ho vissuto per tre anni e mezzo lontano da casa, in mezzo alla nebbia. ho vissuto una solitudine feroce e non sono mai riuscita ad ambientarmi. Il fatto è che non potremo mai metterci d’accordo perchè abbiamo delle priorità diverse. Per me è importante svegliarmi la mattina e vedere il cielo azzurro; poter andare in meno di un’ora in posti come Mondello in primavera, oppue montepellegrino. Poter scambiare due chiacchiere con sconosciuti alla fermata dell’autobus, o facendo la fila alla posta, senza essere guardati con sospetto come mi capitava nella provincia piemontese.
Però non mi sento di biasimare chi mette al primo posto la professione.
Abbiamo una scala di valori diversi, tutto qua.
A milano faccio un lavoro inerente alla mia laurea in ingegneria, sono riuscito a pagare i conti del matrimonio(senza chiedere aiuto ai miei) e finalmente sono riuscito a comprare casa. Però, ogni giorno mi dico che se potessi tornare a Palermo, mollerei tutto pur di tornare a casa tra la mia famiglia e gli amici… ma dopo un pò penso … riuscirei a sopravvivere decentemente come faccio ora anche a Palermo?
STANTON
…invece a leggere quello che hai scritto in replica al mio intervento, viene da pensare che forse non hai letto con la dovuta attenzione le mie parole.
Non mi pare di aver giudicato il comportamento di chi va via. Ho anche detto :”Non posso e non voglio sia chiaro disconoscere in moltissimi casi le “loro” ragioni sarebbe ingiusto, lo ammetto….”. Forse ti e’ sfuggito…
Non ho mai parlato di superficialita’ ne’ di tradimento. Ho detto solo che un certo modo di porsi mi lascia sgomento. Sono libero di pensarlo?
Chissa’ se invece la rovina della Sicilia non sia, in parte almeno, il mancato rispetto per le opinioni altrui.
Caro Maurizio, tu dici:”riescono a scegliere un altro posto dove vivere allo stesso modo di come si sceglie un supermercato” che significa essere superficiali. E poi : “Quello che mi lascia davvero sgomento e’ la totale mancanza del senso della Sicilianita’, di amore vero per la propria terra, di attaccamento, che amano mostrare queste persone” che significa in qualche modo tradire le proprie origini.
A me pare che tu abbia giudicato. E quindi ribadisco:Ma tu che ne sai????
Il mio caso è ancora più difficile da inserirsi in questa cornice di apprezzamenti, sono andata via da palermo pur avendo un part-time a tempo indeterminato in un call-centre…
sono arrivata a torino per una scelta sentimentale, senza nè arte nè parte alla ricerca di un lavoro.
è un argomento che mi fa male e al quale non si può dare una risposta giusta o sbagliata.
andarsene è una scelta a volte forzata, ma dettata sempre da un motivo…per il quale si vuole investire.
io adesso mi trovo precaria al nord e lontana da casa e non so cosa succederà in futuro davvero, rispetto gli sfoghi di tutti e so che se anche sembriamo degi integralisti islamici con questo attaccamento alla Sicilia, con questa tendenza innata a fare diventare la nostra casa un mausoleo del mondo da cui veniviamo in realtà tiriamo fuori la rabbia che nutriamo per il fatto di non vedere migliorare la nostra isola costringendoci spesso a partire.
c’è chi finisce in luoghi così belli da stare meglio( Madrid, Roma ecc), c’è chi viene spedito a Bergamo, Torino, Varese ecc. e si chiede quale pena debba espiare per essersi ritrovato tra le lande e la nebbia.
Non ci sono posti assolutamenete belli e posti assolutamente brutti, è quello che raccogliamo intorno a farne scaturire un giudizio definitivo e categorico.
certo è vero che altrove c’è la montagna, il verde ecc…ma pensate a chi è andato al nord per campare, agli operai che si alzano alle 4 del mattino per andare negli stabilimenti, che arrivano al fine settimana e se vogliono fare divertire i bimbi non si possono permettere la gita fuoriporta….in montagna( a due ore di macchina)o al mare.. perchè anche io che adoro il mare non ho i soldi per andare in liguria ogni sabato …a 3 ore di treno o due di macchina…e pagare la spiaggia privata….dato che accessi liberi non ce ne sono.
e allora ti resta come svago per il fine settimana di fare su e giù , la grande vasca lungo il centro…città, vetrine a dx e sx…quando a Palermo( o in un’altra città sul mare o limitrofa a belelzze paesaggistiche) bastava un autobus o un vespino per raggiungere in 15 minuti la spiaggia ad accesso libero e due euro per pranzare con un gelato o un panino con panelle.
non mi sento di andare oltre, so solo che avete toccato un tasto dolente e difficile da affrontare.
l’importante è trovare la forza per andare avanti…sia per chi parte si per chi resta accettando i compromessi di un’Isola molto contadditoria
scusate, ma da alcuni post che ho letto sembra che non siate andati in un’altra città per fare il lavoro per cui avete studiato, ma in una miniera in Belgio negli anni ’50!!
manca solo il carretto siciliano e i fichi d’india e poi l’iconografia è perfetta.
devo proprio dar ragione a Stalton…e poi allontanrsi da casa, vedere altre cose e altre realtà, conoscere altre persone può anche arricchire…senza per questo parlare siciliano stretto o milanese, si può anche parlare in italiano!
Mi rispecchio nei commenti di Mauro, Tanino e Stanton.
Da siciliano che vive lontano dalla Sicilia, mi vergogno di quello che scrive tere, esattamente come da italiano mi vergogno ogni volta che apre bocca Calderoli.
Esiste anche un razzismo del sud verso il nord: la vulgata secondo cui il razzismo è solo a senso unico nord verso sud è, per l’appunto, una vulgata in senso proprio cioè un’opinione popolare destituita di fondamento.
Ad Alessio mi sento di dire solo che, nell’ambito della sua personale scala di valori, ha fatto bene a ritornare a PA. Ma il prezzo, beh, quello rimane sempre alto. C’è chi se l’accolla e chi no. Io no.
STANTON
se proprio non riesci a vedere l’insulto nelle mie parole non posso che prenderne atto.
Io parlavo, mi pare che l’abbiano capito tutti tranne te, di uno diverso sentire e apprezzare le cose.
Diverso, mi spiego? non sbagliato.
A differenza di te, io non attaccherei mai chi vede o sente le cose in maniera diversa da me, (cfr quando dici “Quanti luoghi comuni! Bleah!”) ma quando la diversita’ e’ tanta da quello che sento, io rimango sgomento.
Emblematico infine della differenza tra le ns maniere di vedere le cose e’ quando tu dici “mentre aspettiamo che la mafia finisca…”
Ecco io non aspetto, io, nel mio piccolo cerco di fare qualcosa a Palermo, io.
Per finire leggero’, se lo riterrai opportuno, una tua replica, ma questa piccola polemica per me si chiude qua, quindi non replichero’.
Non mi sembra questo ne’ il momento ne’ il posto.
“Ecco io non aspetto, io, nel mio piccolo cerco di fare qualcosa a Palermo, io.”
Invece Io, insieme a tutti gli altri che come me vivono fuori da Palermo, non faccio nulla per la Sicilia bedda! Scusami ma davvero mi risulta impossibile non leggere nelle tue parole un giudizio, non un insulto sia ben chiaro, ma un giudizio che non mi sembra neanche tanto positivo! E la chiudiamo qui davvero!
Maurizio, mai pensato che magari dietro una esagerata sicilianità che porta ad essere chiusi ed insofferenti verso qualsiasi altro contesto geografico, possa essere sintomo di strettezza di vedute? Sei sicuro che sia impossibile vivere bene in qualsiasi realtà diversa da quella siciliana?
Ho recentemente letto un bellissimo libro di Tahar Ben Jellour, Partire; è incredibile quante somiglianze ci siano tra noi “emigranti” e i maghrebini spinti a prendere il mare e sbarcare in Spagna in cerca della felicità.
Sono uno di quelli che si professa “follemente innamorato” della propria terra e delle proprie radici; ma sono anche uno di quelli che pensa che ci sono ovunque posti, persone, cose ed esperienze altrettanto meritevoli di essere provate. Certamente tali bellezze difficilmente si potranno trovare nelle città del nord Italia, ma penso sia sterile l’ipotesi di criticare tout court chi decide di provare cose nuove.
Giusto una piccola nota: l’essere andato via da Palermo mi fa commuovere ogni volta che torno e mi accorgo quanto BLU sia il cielo. E’ sconvolgente quanto saturo e carico di passione sia, specie se paragonato al grigio/celestino slavato di Milano e dintorni. Probabilmente se fossei rimasto a casa senza muovermi non me ne sarei mai accorto. Ogni tanto per ammirare bene una cosa bisogna allontanarsene, non foss’altro che per metterla bene a fuoco.
Ciao. Io lavoro a Milano da un annetto. Sono andato via da Palermo con l’unico scopo di fare esperienza da mettere poi al servizio della mia città e della Sicilia.
Mi trovo bene con tutti i colleghi. Certo mi mancano i miei posti a Palermo, ma anche qua ne ho trovati di molto belli.
Nonostante tutto però.. sicuramente non morirò milanese.
I miei figli nasceranno a Palermo e io vivrò nel posto che amo.
Nel frattempo mi piace seguire le nostre vicende politiche e sociali. Anzi, a tratti mi sento drogato.
Devo aprire Rosalio, Repubblica palermo e così via… Magari nel frattempo capita qualcosa e il cambiamento comincia prima…
credo che siano necessari gli attributi sia per partire che per restare.
La mia scelta, dopo un timido tentativo al nord, è stata quella di restare e nel complesso posso dire di non potermene lamentare. Quanto al sole, il mare, forse anche la luna credo non siano l’unico parametro di scelta.
Gli affetti dove vogliamo metterli?
Forse al nord avrei potuto meglio soddisfare le mie aspirazioni ma non è stato certo un banale accontentarsi che mi ha spinto a rimanere ne tampoco il sole o il mare.
Io credo che ogni scelta sia relativa alla persona. Tutti gli elementi che provocano una scelta,
il contesto sociale ambientale, gli episodi di vita, il livello di consapevolezza e di ricerca dell’individuo su se stesso, financhè il destino fanno sì a mio parere che ogni vita sia una storia a parte.
Chi lamenta le sue scelte ricordi che non è morto ma che se si vuole
si può anche cambiare, rivoluzionarsi, ricominciare.
Dai pessimismi e dalle insoddisfazioni dovrebbero nascere dei passi in avanti, delle possibilità, delle sfide e non dei piagnistei e dei memoriali della vita che fu.
Faccio parte anch’io della schiera di laureati col massimo dei voti, pieni di belle speranze e ambizioni sul proprio futuro. Mi sono laureato appena un anno fa, l’unica cosa che mi sono promesso è quella di non finire in un call-center, che rappresenterebbe per me, simbolicamente e non solo, il fallimento dei miei sogni e di tanti anni di studio. Certo, avere un buon lavoro a Palermo non è semplice. Adesso sono libero professionista e faccio l’agente pubblicitario. Non è il miglior lavoro del mondo, affatto. Ma nei momenti di sconforto stringo i denti, guardo gli occhi di mio padre e mia madre e trovo la forza di andare avanti. Al momento ho fatto questa scelta e non ho nulla contro chi resta, nè contro chi parte. Non escludo io stesso di poter partire un giorno. Ma a una condizione: quella di avere già una qualche prospettiva di lavoro lassù. Emigrare e mettermi a cercare alla cieca sarebbe troppo dispendioso e poco intelligente. La mia strada è aperta.
Rispetto per chi è “visceralmente” attaccato a un luogo e ancora di più per chi è felice soltanto accanto agli affetti. Ma io tifo Stanton, essendo convinto che il “senso della sicilianità” fa parte di quelle forze che costringono un laureato come Alessio a lavorare in un call center, probabilmente (ma non glielo auguro) tutta la vita, mentre in nord europa e perfino in spagna questo è un lavoro che fanno i ragazzi per pagarsi gli studi.
Chiaramente ognuno ha la sua personale scala di preferenze residenziali e, mentre mi sembra plausibile che alcuni luoghi (la provincia di Bergamo?) siano meno belli di Palermo e altri (Roma? Parigi?) di più, mi sembra che chi decanta le bellezze di palermo in termini assoluti si stia costruendo una città immaginaria che non coincide con quella reale.
Si, a palermo il cielo è blu, ma l’aria è fortemente inquinata, per non parlare dell’inquinamento acustico. Il mare sarebbe vicino, ma per il 90% il litorale è inaccessibile o in condizioni pessime. A Mondello meglio andare in primavera perchè l’estate la spiaggia è recintata e occupata dalle cabine, mentre quella libera è sempre sporca. Si, si possono scambiare due chiacchere alla fermata dell’autobus e alla posta, ma se uno ha cose da fare è bloccato con mezzi pubblici inefficienti e code che non terminano. E potrei continuare.
Io da parte mia penso che si possa essere felici in tanti luoghi e mantenere una propria identità culturale, senza fare apologie irrazionali di una città che ha alcune bellezze, ma è invivibile sotto molti altri aspetti.
ho lavorato un anno al call center, ho odiato tremendamente il lavoro, ma alla fine non rimpiango neanche quel tipo di esperienza. Pur avendo crisi isteriche ogni giorno per la frustrazione, è stato pur sempre un tassello di vita. poi la scelta di partire, ho amato il posto in cui stavo e non soffrivo di malinconia anzi mi godevo ancora di più le bellezze della mia terra quando tornavo anche se per poco. E poi anch’io ho messo a frutto l’esperienza e tornando “per scelta” sono riuscita a fare tanto, alti e bassi ma ripartirei tante volte e ne ritornerei altrettante per godere di tutte le sfaccettature che questo agire mi può dare
sono figlia di nessuno e con una famiglia alle spalle appena benestante
che mi ha sostenuto soltanto moralmente, essendo orgogliosa del mio procedere a sbalzi. ho trovato la mia strada il mio modo, piango dentro rispetto alle brutture di Palermo, quelle fisiche e quelle morali ma godo di un fantastico tramonto rosso sul foro italico e viaggio con la mente oltre che con il corpo.
Ciao pollo, sto uscendo, io che al contrario degli altri che qui scrivono ti conosco, so cosa provi per averlo provato, ma ricordaq ..pollo…solo chi si arrende ha perso veramente, non voglio vedere quegli occhi spenti e disarmati, ma cmq voglio vedere sempre un amico combattere e far valere i suoi sogni e le sue idee, lotta sempre per i tuoi sogni e ricorda , BOIA CHI MOLLA!!!
@trinacria: quell’ultimo slogan in stampatello potevi risparmiartelo
xy, io sarei di destra anche se lotto per i diritti della classe operaia con la CGIL, e prendo il meglio che ogni ideologia mi puo’ dare, io son fatto cosi’^^…
quando sono partito, tre anni fa, mia madre sperava che la mia esperienza a milano sarebbe stata una coccarda speciale nel mio CV da far valere poi una volta tornato a Palermo. Come glielo spiego ora a mia madre che per tre anni ho lavorato nel campo dei servizi in ambito comunicazione, eventi e marketing e che quindi il mio CV a Palermo non vale nulla in assenza di ambiti analoghi? Servizi che?
Il terziario mamma.
E che cos’è?
Appunto.
My name is Tanino… come ti capisco…
Io, però – pur affascinato da certe bellissime testimonianze che ho letto – non credo che qui il dilemma sia il solito: siciliani da scoglio vs siciliani da mare aperto. E’ giusto che una persona non trovi un lavoro nella sua terra e sia costretta ad emigrare per sfruttare le competenze che ha acquisito dopo anni di studio? La domanda che scaturisce dal post – per quanto retorica, ma terribilmente attuale – è proprio questa.
certo la scelta è molto dura….
ogni giorno spero che le cose cambino, che gli stipendi siano regolari e che io non sia obbligata a spostarmi altrove per rendere giustizia alla mia voglia di lavorare ed essere pagata! e nel frattempo mando curriculum ovunque
in questi giorni più che mai è un argomento molto (troppo) vivo
pensare di trasferirsi fa male, soprattutto a chi è legato alla propria terra e se ne ossigena ad ogni respiro…ma oltre all’aspetto emotivo dobbiamo assecondare anche l’aspetto materiale della nostra vita
una buona posizione, uno stipendio adeguato, un lavoro che soffisfi (nel nostro caso va anche bene un lavoro e basta!)la possibilità di costruire qualcosa ed essere soddisfatti di se stessi…la sicilia non si muove resta li pronta ad accoglierci ogni qualvolta sentiamo il bisogno di casa
Caro Pollon, purtoppo non e’ vero che la Sicilia e’ la che ti aspetta. La Sicilia e’ una gatta e di te non gli importa niente. Siamo l’unico luogo al mondo che ha subito e subisce immensi flussi di migrazione, senza che nelle migliaia di comunita’ locali sparse per il mondo si riesca a struttuare un dialogo con il luogo di partenza. Soltanto in America, i siculo-americani di prima e seconda generazione, sono oltre 7 milioni!
Quando vai fuori, resti fuori. E Palermo e la Sicilia restano solo immaginate.
Io, personalmente, condivido un vecchio detto ebraico che dice che: se avessimo radici saremmo alberi, e invece siamo uomini e abbiamo le gambe…
punti di vista….
La penso come PICARO.
Io ho vissuto il trasferimento a Milano come la liberazione da un coma.
Dopo tre anni dalla laurea ero riuscito a trovare solo lavoretti insignificanti a Palermo.
Un giorno mi sono guardato allo specchio: quasi 30enne, in pigiama alle 11 di mattina, senza prospettive e con un curriculum ridicolo.
Così ho rotto gli indugi ed ho fatto il biglietto dell’aereo.
Un suggerimento a tutti quelli che si sentono frustrati dalla vita in una terra che non permette di realizzarsi professionalmente, ma che non hanno intenzione di emigrare perché il mare… il sole… monte pellegrino… mondello… il baretto… i candelai… mammete e papete…
Leggete “Chi ha spostato il mio formaggio?”, di Spencer Johnson. Cercate la recensione su google. Sembra una scemenza, ma a molti ha cambiato la vita.
Anche io. Lo stesso call center, lo stesso lavoro, di Alessio,e di molti altri.
Commentavamo con un collega di fianco. Lui ha aggiunto “Non è giusto sputare nel piatto in cui si mangia”. Ma non è questo.
Io questo lavoro lo benedico ogni giorno.
Perchè sono fra quelli che l’ha avuto prima con contratto a termine non rinnovato per mancanza di fondi e che per mesi la ricerca di qualsiasi altro lavoro per “tirare avanti” è stata inutile ed estenuante.
Io sono fra quelli laureaticonilmassimototannifa e che però ha la “necessità”. Perchè se vado dal padrone di casa per pagare l’affitto con le ambizioni, lui, stranamente, non si accontenta.
Ma non sono triste.
Vero, ogni tanto mi capita di scambiare due parole con studenti universitari ancora pieni, giustamente, di sogni e speranze, o con chi, appartenente almeno a due generazioni antecedenti la mia, lavora in un posto di rilievo e ben stipendiato, e mi capita di provare una punta di disagio nel dire che lavoro faccio.
Il commento, di norma, è sempre lo stesso “Ah…lavori in un call center…mah!”
Ma io non mi lamento. Lo ribadisco.
Ogni tanto un pò di malinconia. Ogni tanto un pò di rabbia.
Come quando un cliente dall’altro lato del telefono i disse “Ma cosa le spiego a lei…come può capire me che sono un professionista affermato…se anche c’è qualche laureato chissà come deve averla ottenuta la laurea per essere finito in un call center”
La mamma degli idioti è sempre incinta. Lo so.
Ma la rabbia in quei casi è tanta.
Ad oggi, sto meglio di altri. Ad oggi, il mio, di call center, ha ancora una parvenza di lavoro vero. Anche per questo non mi lamento. Anche per questo non perdo la speranza.
A questo punto mi sembra doveroso intervenire. Visto che ci sono almeno un paio di commenti che, a occhio e croce, non hanno interpretato fino in fondo il mo post. E poi, addirittura, c’è qualcuno che mi conosce, mi sento famoso
Rispondo soprattutto a qual commento che viene direttamente da Palazzao Gamma e che dice di non scrivere certe offese. E a chi dice che non si sputa nel piatto dive si mangia. Bèh, io, nel post stesso, ho precisato che ho tutto il rispetto per chi questo lavoro lo fa con passione. E, in ogni caso, non sputo in nessun piatto, non è educato. Soprattutto se conidero che, se non fosse per questo piatto, sarei ancora nelle lande padane. Il mio voleva essere uno sfogo contro una situazione che, Ylenia e tutti gli altri confermeranno, non è più sostenibile. Una situazione che vanifica anni di sacrifici, na situazione che non dà alcuna alternativa sia a chi un lavoro lo ha, trovato con fortuna o fatica, e magari vorrebbe rimettersi in gioco e trovare qualcosa che rispetti maggiormete le sue aspettative, sia chi il lavoro, purroppo, ancora non lo ha trovato. Una situazione che ormai fa della Sicilia nuovamente terra di emigrazione. Soprattutto di chi vuole un pò di gratificazione professionale. Per quanto riguarda il merito di questa scelta, bèh, io sono tronato. Priorità. Ma questo è un discorso che ho già fatto.
Perdonate gli errori di battitura, novello errore della generazione telematica.
Faccio un tuffo nella banalità! io ho 26 anni e da 8 vivo fuori da Palermo (5 anni di Università e i restanti di lavoro a Milano) e leggendo Alessio mi sono emozionato perchè è come se avesse scritto attraverso le mie mani…stessa voglia di tornare, ma io sono ancora qui. Ma scorrendo e leggendo i post mi sono accorto che tutti hanno ragione e come ha detto qualcuno ognuno ha la sua storia. Purtroppo è vero tutto che la sicilianità forse è il nostro problema, che forse siamo più razzisti noi del sud che i loro del nord, che abbiamo il mare, il sole, gli affetti, gli amici, i posti ma abbiamo anche inquinamento, poca cultura sociale, poco lavoro e tante altre negatività. Resta solo il fatto che le scelte sono difficili, ci vuole tanto coraggio e “scagghiuna” e soprattutto fortuna, ma dopo non bisogna arrendersi, bisogna lottare e crederci. Per me vale 1 cosa: me figghio nascerà a Paliemmo…no sono quando ma sarà così!
Gabriele, “tuo figlio nascerà a Palermo”. Questa la tua ultima frase. Credi proprio che sia una cosa di cui essere felice?? Con che prospettive per il futuro?? Non entro nel merito di priorità e importanza perchè ogni scala di valori è personale. Però ogni luogo di nascita ha la sua dignità. Perche nascere a Palermo dovrebbe essere meglio che nascere a Verona, Milano, Torino, Firenze etc etc? Perche ci sono sole, mare e cibo sano… Vi prego non facciamo i razzisti perchè credetemi non ce n’è nessuna ragione. E soprattutto non si è nella posizione per farlo.
e perchè nascere a verona milano torino firenze (scritto in piccolo apposta) dovrebbe essere diverso che nascere a Palermo?
Honey me lo spieghi per favore?
@Tutti e per tutti gli emigrati ma soprattutto agli amici:
Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; piu’ profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantita` di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avra` deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.
Grazie Fratè….a menza paruala.
Palermo è la mia Itaca,e lo sarà dmani anche da morto.
io i “noi e loro” non li capirò mai
proprio non ci arrivo
mi piacerebbe unire e non dividere
ognuno si porta dentro parte di quello che è senza doverlo ribadire continuamente o doversi aggrappare ad uno scoglio.
mi piacciono le isole proprio perchè sono circondate da un mare da attraversare per poi tornare…o forse no…
grande picaro!
@ Diffidato.
Innanzitutto io ho scritto tutte le città in maiuscolo proprio per sottolineare la dignità di ogni città. Poi non ho detto che nascere in una città sia meglio o peggio. E in ragion di ciò non ha neanche senso dire che nascere a Palermo sarebbe meglio. Il senso dei miei messaggi sta nel fatto che non ha senso fare del razzismo gratuito nei confronti delle città del nord… Che a onor del vero sostengono la nostra economia.
Saluti
sostengono la ostra economia con la nostra forza lavoro
e perchè oltre ai nostri mille difetti c’e’ chi ha interesse a no far sviluppare la nostra di Regione.
Io non dimentico le azini e parole razziste nei nostri confronti.
saluti
Ho 48 anni, siciliana di agrigento e da due anni e mezzo ho dovuto fare la drastica scelta di andare via dalla mia terra. Ho vneduto la mia casa a s. leone e comprato una casetta carina in provincia di venezia, ho i miei figli qui con me. Ho portato con me i miei mobili, i miei ricordi, ho imparato ad apprezzare la musica siciliana, le tarantelle, la cucina siciliana mi ha seguito. E’ vero, qui il sole non c’è quasi mai, il freddo umido ci penettra nelle ossa e la biancheria, uff, per asciugarsi sta giorni e giorni nello stendino. se decido di andare al mare non trovo la bionda sabbia di san leone e il suo mare azzurro e vivo nell’attesa chhe passino igli 11 mesi di lavoro per godermi il mio mese di ferie. e si, perchè qui io ho un lavoro e sapete dove? al Comune di Venezia, e non ho pregato nessuno per entrarvi, re non conoscevo nessuno che mi ha introdotta, e ho un contratto a tempo determinato per tre anni che si tramuterà in contratto defifinitivo allo scadere di questo contratto. Ho fatto la scelta di scappare dalla mia terra, e mi fa male. ma qui ho un futuro e non sonon + giovane.
contenta di essere andata via, ma sempre felice di tornare in ferie alla mia terra!
Bellissimo post. Hai reso completamente l’idea!
199 100 400 sky italia buon giorno sono emilio come posso esserle utile ((((trattasi di un lavoro come un altro)))