sabato 21 ott
  • Di siciliani e macchine tedesche

    Un tempo bastava solo mettere in moto, ingranare la marcia e partire. Ora è tutto più complicato.
    Bisogna, primo, azzeccare il giorno giusto, poi bisogna controllare di essere à la page (senza filtro antiparticolato non si va da nessuna parte) ma i veri casini arrivano, per l’appunto, dopo aver messo in moto.
    Perché le automobili, ma un po’ tutti gli oggetti tecnici, direbbe Bruno Latour, sono sociali, sono strumenti di comunicazione a volte pure prepotenti. Se non ci credete, provate a fare un giro in una macchina di recente fabbricazione, per esempio, senza avere indosso le cinture di sicurezza: è impossibile. Ancor prima di partire comincerà a trillare tutto, fino alla resa senza condizioni, fino al momento in cui, così come prevede il codice della strada, le cinture non saranno allacciate. Le macchine, in questo senso, ci fanno-essere-etici. Ci impongono la loro morale, impedendo il libero arbitrio, con strumenti anche molto affilati. Se ci fate caso, infatti, da quando esse hanno deciso di “farci rispettare” la norma di indossare le cinture di sicurezza, le campagne di sensibilizzazione sul tema sono scomparse dalla nostra tv: non c’è più bisogno di sensibilizzare qualcuno che è giocoforza costretto “dal meccanismo” della propria vettura a tenere un determinato comportamento. Si sottrae sempre più spazio all’etica personale, affidandola a dispositivi senza volontà, che non ascolteranno le vostre scuse (“ma sono due passi!”, “ma da qui non passa mai nessuno!”, “mi viene da vomitare!”).

    Ecco, io fino a qualche tempo fa avevo una macchina di quelle dei bei tempi andati, di quelle discrete. Con la quale però litigavo per altro verso. E su questo volevo chiedervi aiuto.

    La mia macchina era bellissima, una Opel Omega 2000cc 16 valvole di 15 anni fa, che, vabbé consumava un botto, ma in compenso faceva di me un perfetto homo-balcanicus, di quelli che si vedono solo nei film di Kusturica.

    Insomma, io dalla mia supercar non mi sarei mai distaccato se non fosse stato per il problema-parcheggio che ora vi conto.

    Quando uno posteggia che fa? In genere, tranne che non ci si trovi in un vicolo cieco, con la strada che finisce di fronte a sé, per parcheggiare bisogna “fare manovra”. Ciò implica almeno una sterzata. Gira a destra, gira a sinistra, retromarcia e la macchina è bella che parcheggiata.

    Ora, dico io, il buon guidatore, quello che ha risposto bene a tutte le domande dei quiz alla patente, che dà la precedenza anche a chi non se la meriterebbe, che si è sempre fermato per fare attraversare le vecchiette sulle strisce pedonali, non foss’altro che per un riflesso condizionato, quando gira il volante, la freccia la mette.

    Può allora capitare che anche quando sarebbe inutile, ovvero mentre si parcheggia, dovendo girare il volante, un guidatore abituato al rispetto della legge, parcheggi con il segnalatore acceso e che quindi una volta finita l’operazione spenga la macchina, lasciando la levetta attivata.
    Penserete voi che non muore nessuno, tanto una volta spenta la macchina, tutte le luci si spengono e il massimo che può accadere è che vi ritroviate il segnalatore attivo una volta riaccesa la macchina per tornare a casa. Ecco se tutte le macchine del mondo (che mi risulti) soprassiedono a una tale imprecisione, le macchine tedesche, no, si ribellano.

    Le macchine tedesche non tollerano che il guidatore lasci la propria vettura con la levetta della freccia attiva. La loro ribellione, però, state attenti, non è vistosa, non si mettono a trillare come per le cinture di sicurezza e nemmeno lasciano le frecce attive (cosa che si vedrebbe anche dal cruscotto).

    Fanno come se nulla fosse. Si spengono e tacciono. In modo che il guidatore scenda dalla macchina, la chiuda per benino e vada tranquillo, ignaro di quello che gli aspetta.

    Solo al ritorno, infatti, il guidatore, a questo punto ci viene da pensare, non-tedesco, potrà appurare che non tutto ciò che sembrava spento in realtà lo era: uno dei fari, sia davanti che dietro, infatti è tranquillamente rimasto acceso a “segnalare” che ci si è dimenticati di rimettere a posto la levetta.

    Con l’effetto secondario, di scaricare la batteria.

    Si capisce, allora, che la macchina non soltanto ci può imporre la sua morale ma può addirittura adire alla vendetta contro l’automobilista che non si confà alle sue regole, gustando il “piatto freddo” della rivalsa anche dopo giorni. A me è capitato di ritrovare la macchina con la batteria scarica alle 7 di mattina a Pergusa, nel vuoto più assoluto, e, vi assicuro non è il massimo dei piaceri della vita.

    A peggiorare le cose sta il fatto che una volta smascherato il meccanismo, la questione non si risolve comunque, perché lasciare la freccia accesa è un comportamento automatico e non sanzionato da nessun altro tipo di macchina e, in più, anche perché, una volta posteggiato, per accorgersene, uno dovrebbe buttare l’occhio indietro alla propria vettura.

    In un film molto bello, Un tocco di Zenzero, lo zio del protagonista, saggio navigatore, diceva che ci sono due tipi di viaggiatori, quelli che una volta salpati guardano indietro verso quello che hanno lasciato e gli altri, quelli che guardano speranzosi verso il futuro, senza voltarsi.

    Io non essendo tedesco e appartenendo alla seconda categoria di viaggiatori, ogni volta che lascio la macchina, guardo avanti verso il mio destino.

    Per questo, mi sono deciso a smettere di chiedermi il perché le macchine tedesche non tollerino la levetta della freccia alzata (ma chi ha una soluzione dell’enigma non esiti a postarla!) e mi ritrovo, lieto, a dare il benvenuto, in queste pagine virtuali, alla mia nuova ford fiesta.

    Sicilia
  • 11 commenti a “Di siciliani e macchine tedesche”

    1. eheheh…la levetta della freccia abbassata che lascia accese le luci posizione avanti e dietro ha un senso! Si chiama “segnalazione ingombro”! vengo e mi spiego! Secondo i tedeschi quando tu parcheggi l’auto in un luogo scuro, devi segnalare la presenza del tuo veicolo!
      Quindi lasciando la freccia inserita dal lato della carreggiata segnali la tua presenza agli altri automobilisti che arrivano! Con buona pace della batteria! Cmq in tutte le auto che ho avuto (grazie a dio tutte tedesche tranne 1 italiana, MAI PIU’) la “segnalazione ingombro” era accompagnata da “biiiiiiip” dei fari lasciati accesi!

    2. Porto ancora i “segni” dei traumi subiti nel mio passato da neo-patentato… a causa dell’infame segnalazione ingombro della “tedesca di papà”.
      Degno epilogo di tante giornate in facoltà, cominciate con “teorema di Lagrange” e “isomorfismi tra spazi vettoriali”, e inevitabilmente terminate con macabra scoperta del sopracitato effetto secondario della batteria scarica.
      Non accorre sottolineare, che tutto ciò avveniva tendenzialmente in giornate fredde e piovose.
      Ormai i “cavetti” per ricaricare la batteria collegandomi al “buon samaritano” di turno, erano diventati parte integrante del pacchetto ACCESSORIASSOLUTAMENTEINDISPENSABILI!
      Che dire le TEDESCHE avranno pure il loro fascino… ma con gli anni ho imparato ad apprezzare le bellezze di casa nostra: ormai solo ITALIANE.

    3. Grazie Beny, hai svelato l’arcano! Una considerazione, il fatto che i tedeschi siano invitati a segnalare l’ingombro attraverso la levetta della freccia implica che la macchina tedesca pensa che il guidatore tedesco è uno che non può dimenticare la freccia accesa, se no, la segnalazione risulterebbe viziata. Ciò la dice lunga sull’automobilista tedesco e sulle differenze dei tedeschi rispetto al resto del mondo 😉
      C’è qualche tedesco, che ci può spiegare come ci si sente a essere automobilisti tedeschi? :)))

      Fabruno, io sono uno cocciuto, prima di vendere, ho portato la macchina dall’elettrauto, per fare disattivare l’oscura funzione. Mi ha risposto che altri clienti gli avevano chiesto di fare la stessa cosa ma che non era mai riuscito a capire come si facesse e che comunque era una faccenda molto complicata. 😉

    4. Un tedesco ti chiederebbe: Warum willst Du… Scusate, chiederebbe: ma perché vuoi guidare senza cintura?
      E ancora chiederebbe: ma perché vuoi mettere in pericologli altri automobilisti?
      Ti assicuro che qualsiasi appello ai tuoi diritti di libero arbitrio non avrebbero alcun effetto, essendo il tuo libero arbitrio teso a ledere il bene altrui, almeno in questo caso 😉
      E poi diciamocelo Cicciuzzu, le “variabili” a cui fai riferimento hanno senso a Palermo, toh, in Italia.
      Siamo sicuri che il resto d’Europa, Germania a parte, la pensi anche cosí?
      http://www.lifeinitaly.com/flash/

    5. Caro Baruni, io non entro nel merito di cosa sia opportuno vietare e cosa no (anche se uno stato che azzeri la possibilità di “trasgredire” mi somiglia molto al nazismo), puntavo l’attenzione sul fatto che a farsi promotori della nostra moralità o di far rispettare le leggi possono essere anche gli oggetti tecnici, per esempio le automobili. Magari qualcuno dei lettori non ci aveva pensato. E comunque considera che il discorso vale anche per comportamenti leciti ma moralmente ritenuti sanzionabili: se compri la macchina adesso te la venderanno naturalmente senza “kit fumatore” lasciando la spina nel cruscotto solo per l’ipod!
      Le macchine parlano quindi della società nella quale sono inserite: il caso che ho raccontato calza in questo senso, una volta tagliato il codice che permette di riconoscere il “segnalatore d’ingombro” la comunicazione salta e quella che potrebbe sembrare ad un tedesco una premura diventa per chiunque altro una terribile vendetta. Io, guidatore siciliano, prima di vendere la Opel, gli ho tagliato le gomme, così, a spregggggio ;-)Magari la prossima volta impara a scaricare la batteria senza motivo.
      Un ultima cosa, il video di Bozzetto è molto famoso e molto bello. E dice una cosa se vuoi ovvia che il mio discorso è ovviamente ribaltabile per ogni cultura e per ogni tipo di macchina. Guten tag!

    6. Miiiii… il tedesco sai?
      Ma scusa, se non metti la cintura prendi la multa da anni ormai, non servono le macchine tedesche ad impedirci di trasgredire, quindi il principio del “nazismo” é vero in generale. Il beep della cintura cmq lo fa pure la Fiatta (cosí la chiamava mio nonno).
      E il segnalatore di ingombro é uno strumento, che poi ci rompa le scatole é un altro fatto.
      Secondo me al limite si puó parlare di problemi di interfacce mal progettate: il beep puó durare di meno, e il segnalatore puó essere attivato in um modo diverso, che ne so, ad esempio freccia piú pulsante apposito.
      Di “errori” tipo questo il mondo tecnologico é pieno, ma so bene che su questo mi insegni tu.
      Per quanto riguarda il kit fumo posso anche dire che l’assenza dell’autoradio allora rispecchia la volontá di una societá senza musica, no?
      Se le macchine parlano della societá in cui sono inserite allora é giusto che l’autoradio sia sempre piú spesso presente si serie, come di fatto é, e che il fumo sia disincentivato, non vietato. Cosí come il fatto che ci siano sempre piú accessori orientati alla sicurezza.
      Se invece vogliamo una macchina che rispecchi Palermo ti propongo di fondare con me la FSAP: Fabbrica Siciliana Automobili Palermo.

      Io preferisco i mezzi pubblici all’automobile, ma se dovessi comprarne una vorrei scegliere di non spendere piccioli per accessori tipo il kit fumo e magari vorrei montarci un Kit-PA: si tratta di un fornetto per scaldare sfincionello, arancine (guai a chi dice arancini), ravazzate…
      A proposito, ma quannu mu fa manciari u burek?

      Per finire: braaaaavo, con il video di Bozzetto volevo dire proprio quello.

      Saluti cumpá

    7. Allora, sulla questione beep della cintura, il discorso era in generale, non riferito in particolare alle macchine tedesche. Il segnalatore d’ingombro è uno strumento, hai ragione, nessuno ha detto il contrario, è uno strumento che rompe i santi maroni. La macchina tutta è un’interfaccia che mette in relazione io e mondo 🙂 e di interfacce mal progettate (o progettate su una variabile locale, tipo i tedeschi o gli italiani ecc) si parlava.
      La macchina senza autoradio non esiste 🙂 la danno di serie da millenni (non mi portare l’eccezione che conferma la regola :-)) Per la macchina FSPA, a questo punto mi tengo la mia macchina tetesca, con il segnalatore d’ingombro scassapalle 😉

    8. scusa ciccio, non per essere ripetitiva, ma na bella bicirietta no? 😀

    9. Era solo un esempio! ARGH! 🙂

    10. E’un pò come con i firewall o con i progammi che ti chiedono “sei sicuro di voler proseguire?”! Ma fatti i fatti tuoi!
      Rivendichiamo il diritto di sbagliare! 😀

    11. beh in effetti una spiegazione ci sarebbe: si vede che i tedeschi quando fabbricano macchine le pensano solo per i tedeschi e solo dopo che le hanno esportate si accorgono che alcunii accorgimenti sono totalmente inutili al di fuori della terra alemanna. Però ormai le hanno fabbricate e poichè il difetto di fabbrica, se così lo si vuol chiamare, non influisce sulla sicurezza del guidatore (tranne che lo fa incacchiare come una biscia) non possono ritirarle dal mercato (come fu per una partita di mercedes classe A che si ribaltava ad ogni tornante). Meglio il buon vecchio Cinquino!!!

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