martedì 21 nov
  • La madre di tutte le battaglie

    Condivido così pienamente i tre quesiti referendari, sui quali venerdì 25 aprile si raccoglieranno le firme in più di 400 piazze d’Italia, che, oltre ad aderire all’iniziativa, darò anche una mano a raccogliere materialmente le firme al banchetto che sarà allestito a piazza Castelnuovo:

    1. abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria;
    2. abolizione dell’Ordine dei giornalisti;
    3. abolizione della legge “Gasparri”.

    Il perché è presto detto, anzi ridetto (in queste pagine): la stampa risponde sempre meno, salvo qualche rara eccezione, all’esigenza di fornire ai cittadini un’informazione indipendente e orientata esclusivamente al bene comune della società, mentre risponde – soprattutto attraverso l’omissione di ciò che un giornalismo coscienzioso dovrebbe dire e non dice – sostanzialmente agli interessi degli inserzionisti (attraverso la pubblicità pagata dalle grandi imprese e dalla pubblica amministrazione) o della classe politica che la finanzia (attraverso la legge sull’editoria). Se la colpa sia più dei giornalisti o degli editori e dei loro direttori responsabili, è questione secondaria.

    Quando un monopolista compra pagine di pubblicità, pur non avendo bisogno di rafforzare la propria quota di mercato, molto spesso compra, in realtà, un complice silenzio. E se a questo aggiungiamo che i conti economici dei giornali, per come sono oggi organizzati, non potrebbero prescindere dal contributo pubblico, al danno di una cattiva informazione aggiungiamo la beffa di pagare con le nostre tasse tale opera di disinformazione.

    La stampa ha perso la sua nobile funzione democratica di contraltare del potere politico ed economico per ridursi a rappresentarne un utile accessorio: in questa situazione, una democrazia moderna lo è solo in apparenza. La classe politica è sempre più subalterna alle concentrazioni di interessi economici (energia, utility, finanza, media, farmaceutica, ecc.) a favore dei quali intermedia, attraverso “quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia”, il consenso popolare in cambio di miserevoli privilegi di casta e dell’apparenza (ormai solo patetica apparenza) di esercitare il Potere. Se la casta dei politici rappresenta la versione contemporanea dei “vassalli”, quella dei giornalisti rappresenta invece quella dei “valvassori”, caratterizzati dal riflesso condizionato a rivolgere il taccuino o il microfono in posizione genuflessa sia verso gli uni (potentati economici) che verso gli altri (politici).

    Da tempo non trovo più sui giornali del mattino informazioni importanti che già non conosca dal giorno prima attraverso internet. Grazie alle tecnologie digitali, è cambiato il modo di scambiarci le informazioni e chi non soffre il digital divide, la stessa minoranza della popolazione che legge o ha comunque accesso alla carta stampata, ben conosce la differenza qualitativa tra l’informazione passiva e unidirezionale (dall’alto al basso) distribuita dai media tradizionali e quella orizzontale e interattiva offerta dalla rete. Che senso ha oggi riservare alle rassegne stampa lo status di “informazione ufficiale” e mantenere un Ordine che esiste solo in Italia?

    Il fatto che solo in Italia, tra lo stupore dell’opinione pubblica delle grandi democrazie, si viva come un pacifico dato di fatto l’intreccio di interessi editoriali e politici, dimostra poi l’urgenza di smantellare l’impianto legislativo in tema di TV che ha perpetuato questa anomala situazione: l’assuefazione ad un problema vitale come il corretto rapporto tra democrazia e informazione è la più grave manifestazione dell’esistenza dello stesso.

    Chi vorrebbe invece che la politica, specie a livello amministrativo, si occupasse di più e più onestamente di cose importanti per la nostra vita come la qualità dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo, della formazione dei prezzi, ecc., rimane impotente a causa del tradimento della casta dei giornalisti che non gli dà voce e, al momento del voto, nuovamente di fronte alla solita alternativa tra il non votare o il votare il meno peggio. Per questi motivi, quella contro gli “strumenti di distrazione di massa” è davvero la madre di tutte le battaglie civili.

    Palermo
  • 42 commenti a “La madre di tutte le battaglie”

    1. Caro Donato mi dispiace dover manifestare ancora una volta fortissime perplessità nei confronti di un Grillo populista e qualunquista. Mi sembra che il primo V-Day non abbia raggiunto alcuno dei suoi obiettivi dichiarati. Forse, però, ha raggiunto l’obiettivo di aumentare la visibilità (e la vendita dei DVD) di Grillo…
      Andiamo al V-2Day. La raccolta delle firme rischia di non essere valida, pare: secondo la legge 352 del 1970 (art. 31) «Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle camere medesime» e (art. 28) «Salvo il disposto dell’articolo 31, il deposito presso la cancelleria della Corte di Cassazione di tutti i fogli contenenti le firme e dei certificati elettorali dei sottoscrittori deve essere effettuato entro tre mesi dalla data del timbro apposto sui fogli medesimi a norma dell’articolo 7, ultimo comma. Tale deposito deve essere effettuato da almeno tre dei promotori, i quali dichiarano al cancelliere il numero delle firme che appoggiano la richiesta». Mi dite se ho un’informazione errata? Ennesima buffonata?

    2. Però, meglio populisti che disfattisti.

    3. Credo che riuscire a sensibilizzare la gente su questo problema, ed è innegabile che Grillo lo sappia fare, sia già un importante risultato di cui comunque si dovrà tenere conto.
      Molte persone, ed io sono tra queste, non erano minimamente a conoscenza della vergogna del finanziamento pubblico all’editoria.

    4. l’obiettivo del primo V_day è stato di raccogliere le firme per tre iniziative di leggi popolari, regolarmente presentate alle camere ma ahimè abbandonate in chissà quale ufficio, quindi dire che è stato un fallimento mi sembra un pò eccessivo nei confronti di chi ci ha creduto, di chi è andato a Bologna, di chi ha firmato. Ma ha avuto il merito di svegliare un pò le coscienze degli italiani dormienti davanti ad un problema reale.
      D’altronde non mi meraviglio affatto di nulla più in Italia, Donato ha ragione, l’informazione controlla la popolazione e la rende meno libera, libera di sapere, e la televisione, il nuovo oppio dei popoli, enfatizza ancora di più questa mancanza.
      Ma il discorso diventerebbe troppo ampio, già l’Europa ci ha avvisato di cambiare rotta, o forse anche l’Europa ha fallito come Grillo??

    5. @Tony Siino.
      Non è una buffonata di certo. Le firme raccolte a settembre sono state protocollate, tutto qui. L’iniziativa serve a smuovere gli animi, o semplicemente a provocare. Non penso che Grillo sia populista o qualunquista, come lo definisci tu, Tony Siino, se lo fosse realmente non avrebbe da ridire su tutti e tutto. Non parla per parlare, parla per agitare, per irritare le coscienze. Non ha nemmeno bisogno di fare i v-day per ottenere maggiore visibilità dato che campa da diversi anni (circa 20) senza queste manifestazioni, perché ti ricordo che lui, prima di tutto, è un comico e poi un’oratore.
      Il II v-day a parer mio è importante quanto il primo, se
      foste a conoscenza della questione non stareste qui a definirla una “buffonata”.
      il problema che Grillo porta alla luce è a dir poco inquietante, pensate ad un Grande Fratello più infido e subdolo che riuscendo a controllare l’informazione riesca a controllare l’intero sistema. Non sono catastrofica, credetemi, sono realista e leggermente informata sull’argomento, visto che mi sta particolarmente a cuore.
      Dunque dopo l’8 settembre, rinfaculizzatevi di nuovo, e firmate la petizione perché la vera informazione è quella che serve il cittadino e non lo Stato!

    6. Ciao ragazzi. Concordo perfettamente con Donato. in Italia esiste un problema informazione. Poca pluralità, un enorme conflitto d’interessi, che gli italiani non intendono risolvere, e giornali non di mercato..
      Le proposte riprese da Donato sono semplicemente sacrosante!!
      Firmiamole

    7. Caro Tony, la validità della raccolta firme del 25 è confortata da pareri legali. La precedente raccolta di firme per una iniziativa legislativa popolare giace presso gli uffici competenti: è stata comunque un successo che ha segnato la recente vita politica. Grillo ha pagato di propria tasca due milioni di moduli per il referendum: se ha venduto qualche DVD in più sono contento per la sua indipendenza economica che gli consente di nonavere timori referenziali. Da blogger a blogger, però, se ti parlo della “luna” perchè ti soffermi solo sul “dito”;-)

    8. Caro Donato sulla Luna si arriva con un razzo, non con una montagnetta di carta tenuta con un dito. 😉

    9. E comunque io un occhio al dito lo darei.
      Non si sa mai dove potrebbero infilarlo. 😉

    10. Il primo V-Day ha dimostrato che parte dei diritti costituzionali del popolo (quello di poter presentare delle proposte di legge) è tale ormai solo in apparenza, perché poi, di fatto, i meccanismi del parlamento permettono un insabbiamento legale di tutto ciò che il popolo presenta direttamente. Molto istruttiva, se non altro, come lezione.

      Il secondo V-Day, se andrà come deve, costituirà una seconda lezione. Gli effetti, siano essi positivi o ancora una volta negativi (come previsto/temuto/auspicato da Tony) costituiranno nuovamente un punto di riferimento per chi ancora crede all’esercizio della democrazia diretta.
      Sarebbe però oltremodo interessante vedere quanti giornali rimarrebbero in vita senza i soldi dello Stato, contando solo sulla qualità dei loro contenuti…

    11. bella filosofia gattopardesca Tony…

    12. Non ho votato “grillo” e non credo nel suo partito in quanto tale (chiamatelo “liste civiche” se vi pare…). Però credo che la partitizzazione delle idee di Grillo sia proprio il suo grande errore. Perché le idee su cui raccoglie le firme sono invece sacrosante. E’ davvero ipocrita cercare di sottilizzare e di difendere l’attuale sistema di disinformazione. Sono giuste e devono essere potenzialmente di tutti i cittadini, anche di quelli che credono che la politica si faccia coi partiti (piaccia o no) e con gli inevitabili compromessi che ne derivano. Il “grillo” socio-politico e non politico-partitico è quello che mi sta più bene e credo proprio che andrò a firmare e farò andare a firmare.

    13. In Italia c’è sempre qualcuno che è, o si sente, più libero di tutti. Il problema dei giornali, e dei libri, è che vengono letti da poche persone, e in Sicilia meno che altrove. Sapete in quanti sapevano come funzionano le due leggi elettorali, nazionale e regionale, con le quali abbiamo votato? Sapete in quanti sanno la differenza tra legislativo ed esecutivo? Fate qualche domanda in giro, intendo non nel solito giro di intellettuali o di commentatori di post. Anche se qualche sorpresa d’ignoranza profonda, fatta soprattutto di un mancato approfondimento di ciò che comunque i giornali normalmente veicolano, potrebbe rilevarsi pure tra chi dovrebbe sapere qualcosa in più degli altri. Prima di andare sulla luna bisognerebbe controllare che a terra sia tutto a posto. E a terra non è tutto a posto. La stampa e la televisione hanno senz’altro tanti limiti, ma non si aggiustano certo sparandogli addosso. Penso di vivere in un paese dove c’è liberta di stampa. Vi sono giornalisti mediocri e altri più bravi. Così come accade per i medici, gli avvocati e tutte le categorie professionali. Sicuramente avete visto come è stata trattata la giornalista russa che si è permessa di fare una domanda scomoda al politico potente sulla sua vita privata? Non so se sapete che un giornale è stato chiuso in Russia per lo stesso motivo. Anche da noi è successo che il potere politico ha espresso ed esprime ostracismo verso alcuni giornalisti e certi programmi d’approfondimento. Non è forse un segno che c’è gente che sa fare il proprio lavoro anche nelle redazioni giornalistiche e televisive? Facciamoli leggere i giornali e miglioramoli. C’è una scena della Meglio Gioventù in cui l’operaio della Fiat critica il volantino degli estremisti che volevano distruggere le scuole perchè voce del potere. Lui afferma che le scuole le vuole sane, per lui che non ha potuto frequentarle e per i suoi figli che forse avranno la possibilità di farlo.

    14. iJerry io non sto dicendo che non si può cambiare nulla, eh! Sto dicendo che la via proposta da Grillo è errata. Chi firma è in buona fede e condivido l’abolizione dell’Odg e dei finanziamenti pubblici, ma così non penso che si possa ottenere molto. Io credo di aver fatto quello che potevo: aver aperto Rosalio mi sembra nella direzione giusta (lo dico senza falsa modestia).

    15. Rosalio da’ un contributo apprezzabile alla formazione di opinioni. Penso che invece di impiegare un miliardo di euro per sostenere gli editori di giornali letti da una minoranza della popolazione, si potrebbe favorire l’accesso alla rete con idonee infrastrutture e l’alfabetizzazione digitale delle generazioni più anziane. Sono abbastanza anziano per ricordare la popolare trasmissione RAI: “Non è mai troppo tardi” rivolta agli analfabeti di allora.

    16. l’informazione è tutto nella società odierna.
      Da opportunità, lavoro, migliora la qualità della vita, stimola le coscienze, e permette agli individui di farsi opinioni.
      Tony, tu hai creato uno strumento valido per far circolare informazioni a Palermo.
      Grillo lo fa piu’ in grande, ha visibiità internazionale e penso che arrivati ad un certo livello di notorietà si passa ad una fase successiva: quella prossima di Grillo è una battaglia per liberare l’informazione imbavagliata dell’Italia. C’è una classifica mondiale della libertà d’informazione e noi italiani non siamo messi affatto bene ! Quindi da qualche parte bisogna pur cominciare.
      Blog, ma non solo blog, azioni piu’ efficaci e partecipative.
      Non sappiamo oggi se i VDAY daranno i risultati sperati, ma sappiamo che si sta facendo molto molto rumore su questi argomenti ed è cosa buona e giusta !!!!!
      E il rumore lo fara’ dappertutto. Ecco, ci vuole rumore per rompere il silenzio di una non-informazione italiana.

    17. Ne aggiungo un quarto abolizione del canone Rai.
      Trovo assurdo ed antistorico questo canone considerato che oggi col satellite vedo piu’ di duemila canali e non capisco perche’ si debba pagare il canone alla sola Rai.
      Forse perche’ servono a pagare il Sig. Michele Santoro che prende 10.000 euro a puntata ed allora preferisco Mediaset che almeno non chiede alcun canone .

    18. Io naturalmente, per deformazione professionale, sono contrario a questo VDAy. Precisiamo inoltre che quelli noti come “finanziamenti pubblici” riguardano i giornali di partito. Il resto prendono un rimborso sulla carta, previsto dalla legge sull’editoria.

      Riguardo all’Ordine, io lo difendo come un talebano (dipendesse da me abolirei i pubblicisti e lascerei solo i professionisti). Attaccare l’Ordine dei giornalisti è troppo facile, perché tutti pensiamo e crediamo di potere e sapere scrivere…ma non è così. Il giorno in cui un avvocato (a me che di legge mi intendo abbastanza) mi permetterà di fare un arringa al posto suo o che un architetto condividerà con me un suo progetto…cambierò idea.

    19. Professionisti o pubblicisti… tecnicamente chiunque può scrivere su una testata se il caporedattore è d’accordo. In merito a Grillo, il giornalismo in Italia non è proprio brillantissimo. Molti sanno scrivere bene, ma che cosa scrivono, le notizie delle agenzie modificandole un tantino? Perchè non scrive quasi nessuno chiaro e tondo quando il politico di turno spara cavolate? Perchè se ad un dibattito politico tv qualcuno dice castronerie (es: descrive delle cifre diverse dalla realtà) nessuno giornalista lo interrompe?

    20. Vassily, fino a prova contraria, aver superato l’esame di stato dell’Ordine non è direttamente correlato al saper scrivere. Inoltre, in un sistema governato dal mercato e non dai finanziamenti di stato, i giornali non si sognerebbero mai di assumere o lasciar scrivere uno che non sapesse farlo bene. Così, invece, basta una telefonata di ciarrapico e qualsiasi imbrattacarte può lavorare e definirsi collega di Montanelli. Oddio, ripensandoci potrebbe accadere ugualmente anche in un mercato non falsato, ma poi le vendite chiederebbero conto e ragione. Qui invece se il giornale vende poco, gli si allega uno speciale, un cd, un “primo volume di” e tutto fila liscio.
      E non si può nemmeno fare il confronto fra l’ODG e altri Ordini professionali che – almeno nelle intenzioni – un minimo di senso lo hanno (vedi quello degli Ingegneri, architetti e, ma sì, persino quello degli avvocati). In quel caso, data la delicatezza del tipo di lavoro (costruire case o strutture o difendere persone) un minimo di controllo abilitante può esser necessario. Ma per uno che scrive su un giornale… basta che sappia attivare il controllo ortografico di word (e l’esame dell’Ordine ancora viene fatto con le macchine da scrivere, manco coi Pc!!)
      Per assurdo, grazie all’Ordine, in Italia dovremmo avere l’elite dell’elite del giornalismo, gente selezionatissima. E invece abbiamo Mastella e altri simpatici personaggi, segno che, come al solito, qualcosa non ha funzionato…

    21. Nei Paesi di cui invidiamo la qualità e l’autorevolezza dei quotidiani Ordini dei giornalisti non ce ne sono (e neanche di scuderia). In questi stessi Paesi testate storiche hanno già annunciato che, tra qualche anno, usciranno solo nella versione on line.

    22. Dal mio punto di vista trovo ingiusto attaccare tutta la classe di giornalisti, da sempre ci sono i servi del potere e chi crede nel proprio lavoro conducendo inchieste di tutto rispetto, senza le quali brancoleremmo totalmente nel buio. I risultati delle elezioni inoltre hanno dimostrato che le battaglie di Beppe Grillo hanno portato ad una deriva del voto verso quanto forse è più lontano a quei principi in cui credono coloro che seguono Grillo. Personalmente sono stato un “seguace” di Grillo da sempre e ho apprezzato le battaglie, ma credo che le proteste si debbono convertire in qualcosa di reale, perchè è si facile attaccare da un pulpito, ben altra cosa governare. Dal punto di vista dell’informazione ritengo inoltre che oggi la rete (e non solo) consenta a chi lo vuole di informarsi, chi non lo vuole fare tante volte non la fa per disinteresse e per strafottenza. Per capire chi segue la voce del Padrone e chi no basterebbe avere un minimo di discernimento e di buon senso. Sarò diventato pragmatico, ma le battaglie cosi mi sembrano fini a se stesse. Non portano ad alcun cambiamento sostanziale

    23. Mi dispiace dirlo ma sono d’accordo con Tony stavolta!!

    24. @isaia panduri:aggiornati gli esami di stato si fanno con il pc!
      Vorrei dire che fare di tutta l’erba un fascio mi sembra un pò eccessivo…inviterei tutte le persone che parlano di redazioni e di giornali come se fosse il salotto di casa propria a farsi un giro nelle redazioni, di informarsi e magari scoprirebbero tanti giovani giornalisti (alcuni bravini altri negati) che si fanno un tappo gigantesco per approdare a dei buoni risultati in questo mondo…che credono ancora nel mestiere quello d’inchiesta e quello dei grandi.
      Del resto le proposte di Grillo non argineranno il problema della politica nei giornali…se poi vogliamo crederci davvero facciamolo pure. E poi datemi un’alternativa all’odg. Già tutti oggi si sentono gionalisti perché scrivono su un blog o perché scrivono nel giornale della parrocchia!Inoltre che credete che le persone che ci arrivano onestamente all’esame di stato ci arrivano passeggiando?Non è facile farsi fare un contratto da redattore per fare l’esame di stato. Poi credete a ciò che volete anche a Grillo che arriva e pensa di sapere quando non sa.
      Mi sbaglio ma quando Grillo urlava in piazza è stato il primo a mettersi davanti ai microfoni dei giornalisti di giornali e televisioni sui quali lui spara a zero?
      Altra piccola cosa…internet è un bene grandissimo, ma voi riuscireste a immaginare un mondo senza giornali e telegiornali tradizionali??!! Io no

    25. Andy ma sai che…io sì? 🙂

    26. sai Tony…da te me lo aspetto, è normale 😀

    27. sarò scema ma io mi emoziono ancora quando sento l’odore di inchiostro e di carta che proviene dalla tipografia..e mi auguro che nessuno mai mi priverà di tale emozione.

    28. Ha ragione Tony Siino, la colpa e dei cittadini che presentano proposte di legge, non é colpa della Casta parlamentare che sa inventare ogni paletto possibile per proteggere i propri privilegi usurpati al popolo.

    29. Gigi mai detto quello che mi attribuisci. Se si vuole ottenere un risultato per cambiare una situazione oggettivamente negativa e sgradevole bisogna utilizzare gli strumenti giusti. Non farlo, se guidati da un pifferaio magico che solo apparentemente protesta efficacemente (basta guardare i risultati inesistenti), non è tanto una colpa quanto un peccato, poiché le energie potrebbero essere spese in forme di protesta e scardinamento delle situazioni sgradite decisamente più efficaci.

    30. Vassily, “Io naturalmente, per deformazione professionale, sono contrario a questo VDAy. Precisiamo inoltre che quelli noti come “finanziamenti pubblici” riguardano i giornali di partito. Il resto prendono un rimborso sulla carta, previsto dalla legge sull’editoria.”

      Precisiamo correttamente allora:
      “Per quello che riguarda i contributi indiretti, solo per le spese telefoniche, elettriche e postali, per la carta (a 495 «imprese editrici di quotidiani, periodici e libri») e per la riqualificazione professionale, lo Stato avrebbe dunque “rimborsato” in un solo anno 450 milioni di euro. Ne hanno beneficiato tutte le aziende editoriali, ma di fatto in misura più consistente i giornali a più alta tiratura.
      Sono poi soprattutto i grandi gruppi, i grandi giornali e le testate ad alta tiratura a beneficiare del cosiddetto regime speciale “monofase” di applicazione dell’IVA. All’editore, «quale unico soggetto passivo», è consentito di versare un’aliquota agevolata del 4% sulla vendita di libri, quotidiani e periodici, ma tale agevolazione viene estesa ad alcuni prodotti – libri, dvd, videocassette Vhs, giocattoli, ecc. – venduti in allegato alle pubblicazioni.
      Provando a prendere come riferimento i contributi per il 2005, si potrebbero quantificare quelli della Presidenza del Consiglio per la sola carta stampata – articolati su sette voci (contributi diretti, credito d’imposta per la carta, agevolazioni postali, credito agevolato per gli investimenti, credito d’imposta per investimenti, fondo mobilità e rimborsi per teletrasmissione) – complessivamente in 600 milioni circa. Ad essi vanno aggiunte le provvidenze per radio e televisioni locali (radio di organi politici, rimborso per il costo delle agenzie, agevolazioni elettriche e satellitari) e del ministero delle Telecomunicazioni (contributi radio e TV tramite i Comitati regionali per la comunicazione, contributi per il digitale, integrazioni telefoniche e satellitari per giornali e radio e TV), calcolabili in 180 milioni.
      Ma non abbiamo ancora considerato i circa 120 milioni delle “convenzioni” con la RAI e le agenzie di stampa. Né considerato altre spesucce come i 10 milioni per le “dirette parlamentari” di Radio Radicale…
      alcuni esempi: …Trattasi di un apporto annuo agli utili degli azionisti di questo giornale, in definitiva alla Confindustria – sotto forma d’integrazioni per l’acquisto della carta e di agevolazioni tariffarie – che ha raggiunto, come si è scoperto nel 2006, la bella cifra di oltre 19.222.787 euro (di un contributo pubblico di 257.448 euro gode anche Radio 24 – Il Sole 24 Ore).
      Solo con le agevolazioni per la spedizione postale, Il Sole 24 Ore, il giornale italiano che in assoluto ha più abbonati, “risparmia” 11 milioni e mezzo di euro l’anno. Per ogni copia spedita ai propri abbonati, invece di 26 centesimi, ne sborsa 11. Il resto ce lo mette lo Stato.
      … Così, in un anno, 16.186.244 euro fra quelli prelevati dalle tasche degli italiani finiscono nelle casse dell’Espresso-La Repubblica, gruppo già ricco di suo di entrate da vendita di copie, da raccolta pubblicitaria e da “prodotti collaterali” (libri, dvd, ecc.). Il quotidiano fondato da Scalfari e dal principe Carlo Caracciolo viene anche teletrasmesso in America e in Australia a nostre spese (1.351.640 euro l’anno…
      …”Paolo Mieli, che sul Corriere della Sera (proprietà del “salotto buono” della finanza italiana) pubblica sempre più frequentemente bellissime inchieste e severi interventi sui “costi della politica” -i suoi giornalisti fanno i moralizzatori-, sa che gli utili della RCS vengono rimpolpati dallo Stato, con provvidenze annue che hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 23.507.613 euro, la più alta in assoluto nella classifica delle aziende editoriali assistite.
      … Rizzo e Stella chiudevano il loro breve excursus sulla questione con l’argomento agitato da Feltri per difendere i 5.371.000 euro percepiti nel solo 2003 dal suo Libero, in quanto organo del Movimento Monarchico Italiano. Sosteneva Feltri: «Nel 2003 la RCS con tutte le sue testate ebbe per la carta 8,6 milioni di euro, Libero 463.000. Conclusione: “Mi dici perché noi dovremmo essere i soli in Italia a non percepire un euro?”».
      Tratto da “La casta dei giornali”, Beppe Lopez, sono solo alcuni esempi, i finanziamenti sotto ogni forma riguardano tutti, anche i giornalini sconosciuti che non vendono nessuna copia, e grandi e piccoli sono centinaia ad essere finanziati da soldi pubblici.

    31. Tony, lui le firme dei cittadini le ha portate in parlamento. Quelli che occupano il parlamento se ne fregano di Grillo e di tutti noi, sono stati rieletti quelli che non ci dovrebbero stare nelle istituzioni, sono stati scelti e imposti dalle segreterie dei partiti. Tu conosci metodi efficaci per abbattere i paletti delle caste parlamentari?

    32. Io non credo che sia giusto fare di tutta l’erba un fascio. Esiste un evidente intreccio tra editoria e politica (ma in cosa la politica non è “intrecciata”?), però io penso che i maggiori quotidiani italiani siano sostanzialmente liberi. Basta sfogliarli per leggere inchieste contro i governi e interviste ai potenti affatto compiacenti. Basta ricordare che alcune verità nascoste le abbiamo apprese dai giornali, quotidiani e settimanali (e non mi riferisco a Salvatore Giuliano, ma penso, per esempio, alle manipolazioni dell’affare Mitrokhin svelate da Repubblica). Basta prendere l’ultimo numero di “S”, nel nostro piccolo, per leggere lo scoop di Riccardo Lo Verso sulle lettere di Matteo Messina Denaro. Insomma, io sono convinto che chi critica i giornali non si dia la pena di sfogliarli e di conoscerli abbastanza. Penso che il problema riguardi soprattutto la televisione: una Rai da sempre orientata a compiacere chi comanda (con lodevoli eccezioni) e un polo privato che si riferisce all’attuale capo del governo. Su Internet: non mi piace la mitizzazione. Intanto perchè ci vuole tempo per separare la cattiva informazione da quella buona (la bufala del “nessun ebreo è morto nelle Torri Gemelle” accreditata della rete ancora convince qualcuno). Alla base del discorso c’è sempre il solito problema: l’informazione che nasce, prima di diventare valanga, deve essere controllata accuratamente da una fonte qualificata e indipendente. I giornalisti ci sono per questo. Le storture del sistema sono evidenti, ma bisognerebbe preoccuparsi di modificare quelle, piuttosto che vagheggiare la creazione di altri mondi “migliori possibili” che, francamente, non mi convincono.

    33. Com’è che tutti quelli che non sono convinti della bontà dell’operazione di Grillo fanno i giornalisti?

    34. Semplice caro Isaia, perché una cosa è dire “io questa cosa la saprei fare meglio di te che fai sto lavoro”, una cosa è “farla”.
      Ribadisco il concetto. Tutti pensiamo di potere e sapere scrivere (soprattutto da quando il computer è un oggetto di massa…guarda caso il problema “giornalisti” non esisteva ai tempi della macchina da scrivere…a suo modo più laboriosa da usare) in realtà non è così. Soprattutto perché nel giornalismo, quello vero, il trucco non è sapere scrivere (quello è minimo sindacale), ma sapere trovare le notizie…E ti assicuro, vecchio mio, che a volte non è così semplice…

    35. Gigi i metodi efficaci secondo me sono metodi di “(im)moral suasion”.
      Roberto appunto. Chi controlla nei giornali italiani l’informazione scritta dai giornalisti? So che in quelli inglesi ci sono soggetti dedicati a farlo.
      Isaia io non sono convinto della bontà dell’operazione di Grillo e non sono giornalista.

    36. Ed effettivamente qualcuno qui ci sta dimostrando che sapere scrivere -in italiano grammaticalmnete corretto- è proprio un optional…
      Per cui: viva i giornalisti professionisti… che hanno saltato però la scuola dell’obbligo.

      😉 :O

    37. E’ fare corretta informazione ignorare l’iniziativa di questo referendum, annunciata da tempo, e che vede all’opera una tale massa di volontari da consentire di poter raggiungere in un sol giorno l’obiettivo delle 500.000 firme?
      Il recente referendum per la riformna elettorale ha raccolto in tre mesi di permanenza in piazza Politeama un numero di firme analogo a quello che, nella stessa piazza, è stato raccolto nel V-Day dell’8 settembre!

    38. Tony, sono i giornalisti stessi il controllo ed è giusto che funzioni così. Poi, se questo lavoro si fa male è un altro discorso.

    39. vi posto una poesia di ignazio balistreri:

      Nascivu ‘nta sta terra
      unni u suli nun è suli
      ma vampa d’arruganza,
      unni a notti nun è notti
      ma scuru di cuscenza,
      unni u travagghiu
      non è travagghiu
      ma rialu mpristatu.
      Scrivemu virità
      dintra lu cavaddu di Troia.

    40. @ robertopuglisi

      ciao Roberto, qui palermitano trapiantato a Roma. Ti trasmetto la depressione dei miei amici e tuoi co-tifosi romanisti.

      ma le “interviste ai potenti affatto compiacenti.” sono un refuso tipografico o un lapsus freudiano?
      con simpatia

      p.s: mancando da Palermo da un po’, ho perso qualche passaggio. chi sono editori e proprietari di questo nuovo periodico, “S”, così anomalo nel panorama palermitano?
      vass.

    41. Ciao Vassallus. “S” nasce dal gruppo che fa anche “I Love Sicilia” e “Il Palermo”. La casa editrice è la Novantacento che vede diversi soggetti impegnati. Il direttore (che è anche uno degli editori) è Francesco Foresta, già vicecaporedattore del “Giornale di Sicilia”. Il nucleo è costituito soprattutto da giornalisti professionisti, precari o stabilizzati, del Gds che vogliono raccontare le cose, approfondendole, un po’ fuori dalla logica “friggi e mangia” della nostra stampa. Il limite della nostra informazione cartacea è il voler scimmiottare la tv, senza spiegare e sviscerare temi e notizie, con sempre meno attenzione per la buona scrittura. I prodotti che ho citato cercano di cambiare questa tendenza e il clamoroso successo che li ha salutati in edicola (spesso “S” è esaurito in molta parte della città e non solo) dice che siamo sulla strada giusta.

    42. Mi ha lasciato sempre perplesso vedere l’attenzione con cui “Il Giornale di Sicilia” ha dato spazio alla cronaca giudiziaria trascrivendo per intero, ad esempio, le deposizioni dei pentiti. Poichè chi, per motivi professionali, aveva comunque modo di accedere agli atti, mi sembra che questa generosa devoluzione di informazioni verso l’opinione pubblica siciliana sia servita a soddisfare la curiosità non della sua parte migliore. Immagino che le copie del giornale siano andate a ruba soprattutto nei vari penitenziari …

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