lunedì 21 ago
  • Milano

    È deciso. Mi concedo quattro giorni a Milano, la città dove ho vissuto un pezzo importante della mia vita. Telefonate ed e-mail, a conferma di incontri e cene milanesi. Che emozione; ogni volta, la stessa. Il medesimo groppo in gola, all’aeroporto. Ed ogni volta, lì a chiedermi, ma quanti palermitani ci sono a Milano? Ho la fortuna di frequentare milanesi doc che mi chiedono, sempre con la stessa voracità, se per caso conosco quel palermitano trasferito a Milano da poco…come se, comunque, e a prescindere, dall’età e da ogni altro requisito logico, l’essere palermitano sia in sé un legame a prescindere.
    Tra siciliani all’estero, fuori dai confini regionali, in genere, ci si fiuta, ci si riconosce e ci si abborda quasi. Come se essere fuori dalla propria città di appartenenza, rendesse la sicilianità una sorta di fratellanza per forza, e/o spontanea e naturale. Una delle mie amiche più care a Milano, Adriana, è catanese. Spesso mi ritrovo a chiedermi se la nostra amicizia, nata sui banchi di Accademia, ormai un decennio fa, sarebbe nata lo stesso, quì a Palermo. Chissà. Voglio credere di sì. Voglio immaginare che la sorellanza, appunto, sia una questione di fiuto, a prescindere.

    Ospiti
  • 34 commenti a “Milano”

    1. preparati l’ombrello…ca chiove!

    2. che palle sta pioggia…
      cmq palermitani a Milano… una marea

    3. Baciamo le mani,
      sole, mare, verde…..che noia il ns clima……

    4. Da palermitano a Milano ti dico…statti a casa!! 😀

    5. La permanenza a Milano per qualche giorno e’ piacevole, ma se dovessi scegliere preferisco la nostra amata citta’.Io lavoro a Milano da 6 anni e non vedo l’ora ogni volta che posso di riabbracciare la mia terra!!
      Comunque devo ringraziare Rosalio perche’ ci offre la possibilita’ di scambiare varie opinioni e sentimenti circa la nostra sicilianita’!!
      grazie 1000 Rosalio…

    6. E’ strano come ci sentiamo uniti ai nostri ” concittadini ” quando siamo fuori, mentre restiamo spesso indifferenti perfino al nostro vicino di casa quando siamo nella nostra terra. Nasce una specie di sottintesa solidarietà, come se dovessimo prepararci ad affrontare chissà quale nemico. Non so perchè, ma la vivo così.

    7. tutti i popoli quando sono fuori dalla loro terra si riuniscono per sentirsi vicini.
      Non capita solo ai siciliani nel mondo !!!

    8. giovanni, hai ragione. Io, da siciliana, scrivo per quel pochissimo che vedo…ed è davvero molto poco credimi.

    9. be’, insomma… non a tutti i miei concittadini mi sento unito quando li incontro. Mi permetto di dire che alcuni mi fanno veramente cadere la faccia a terra. L’altro ieri a Gardaland ci siamo imbattuti in una comitiva di concittadini palermitani e ci siamo messi ad ascoltare i loro discorsi: mi…ia di qua, mi…ia di là, sputi a terra, discorsi a voce altissima per farsi meglio sentire nei dintorni, nemmeno una parola di italiano, le quattro donne tutte rigorosamente sopra gli 80 chili…

    10. Siamo migliaia. Più resto a Milano e più vedo
      vecchi amici e conoscenti che si trasferiscono qui.
      Non è mica tutta sofferenza, eh… anche questa città
      ha i suoi aspetti positivi! Il bicchiere è sempre (o quasi) mezzo pieno 😉

      Andrea

    11. Milano offre moltissimo.
      Mostre d’arte di respiro internazionale e non, come spesso avviene da noi, le solite pale di fico d’india o la retrospettiva sui pittori veristi. Ci sono oltre 50 teatri e la stagione è sempre di livello internazionale. Arrivano i più grandi cantanti del pianeta (Rem, Radiohead, Bruce Springsteen,…), ci sono locali da urlo, ristoranti etnici di ogni tipo dove puoi mangiare persino cucina mongola e russa. Incontri ogni giorno gente di tutto il mondo, hai la sensazione di vivere in Europa. Ogni giorno della settimana puoi fare qualcosa di diverso. Io amo questa città. Anche se piove….

    12. A Milano? Ma chi mi ci deve portare? neanche morto!!!!!!
      Ormai dal ’99 ci vivo………….. Incredibile!!!!!!!!!!!!!
      Siciliani in giro? a rompere…. e spero che tengano alta la Ns. immagine!!!

    13. Ringrazio “pure io” Rosalio. Partecipo alle conversazioni da poco (9 mesi al massimo), mi collego praticamente ogni giorno e non posso che elogiare l’utilità aggregrante di Rosalio: uno spazio dove potere parlare, confrontarsi, discutere, polemizzare e chiarire. Ma il post di gegè mi ha fatto riflettere…e la mia riflessione è diventata immediatamente più ampia e abbraccia un pò la mia esperienza “rosaliana”.
      Il mio ragionamento parte da lontano e da una domanda: perchè quando ci sono post “politici” o “curtigghiari” o “velatamente polemici” o “di presa di posizione” o “su Milano pro e conto” (non su Torino, Roma, Venezia, Bologna) i ragazzi che commentano superano la 30ina, io il primo(con morti e feriti… 🙂 SCHERZO!!! ), mentre quando Rosalio ci informa di mostre, eventi culturali, spettacoli, teatro, iniziative varie e assortite, i commenti sono 1/2 massimo 4 quando va bene?
      Forse siamo veramente fermi “alle solite pale di fico d’india o la retrospettiva sui pittori veristi” o forse abbiamo paura di andare d’accordo, di confrontarci costruttivamente, di parlare di cose “noiose”, così la nostra sicilianità, come ho letto ieri in un post (santa verità), diventa la nostra forza, ma soprattutto il nostro limite e la nostra più grande debolezza.
      E qui parte il secondo step del ragionamento: Rosalio (non sto giudicando, è una mia opinione opinabilissima ed è comunque un complimento), secondo me, riflette il carattere di noi siciliani: le nostre coscienze si animano e si infuocano quando c’è qualcosa che non ci va a genio (es: uno “lombardiano” vs un “finocchiariano”, oppure un palermitano a Milano vs un palermitano a Palermo), amiamo “scannarci”, far prevalere la nostra idea a tutti i costi, cocciuti e testardi come pochi al mondo. Caratteristica assolutamente necessaria, soprattutto per combattere le avversità, soprattutto lavorative, del momento storico che attraversiamo. Caratteristica che però difficilmente convogliamo nella giusta direzione quando si deve agire per la nostra terra. In sostanza: SIAMO (continuo ad essere il primo) dei PARLACIUNI. Parliamo tanto e agiamo poco. Invece quando siamo “fuori sede” per travagghiare agiamo tantissimo (perchè sarà un luogo comune ma i siciliani quando si tratta di lavorare si spaccano il culo) e parliamo poco e ci distruggiamo il fegato per lamentele inconscie (non tanto) sul fatto che la “Sicilia è meglio”. Il risultato è che a casa ci chiudiamo, stretti nel “nonc’ènientedafare”, nel “Palermononoffreniente”, nel “nonc’èlavoro”, mentre siamo fratelli solo “fuori sede”.
      Doppio risultato: non cresceremo mai e offriremo sempre le stesse cose, mentre contribuiremo a far andare avanti gli altri.
      Se imparassimo a non parlare a vanvera, a stare vicini e andare d’accordo anche a casa, a non piangerci addosso, forse la nostra sicilianità potrà trasformarsi solo in una spinta positiva.
      Per gegè: perchè in Sicilia non hai la sensazione di vivere in Africa? 😀

    14. Per Gabriele. Dicendo che a Milano mi sento in Europa volevo intendere che in questa città si vive un’aria internazionale che in altre città si respira. Faccio riferimento a Palermo perche siamo su Rosalio, ma potrei citare anche altre grandi città come Genova, Firenze, Napoli che soffrono di provincialismo.
      L’Italia stessa è un paese provinciale. Se cammini per Londra, Parigi, Berlino, Amsterdam l’aria è diversa. Milano, anche se con limiti è l’unica realtà italiana che spesso riesce ad avere respiro europeo. Ma attenzione: è solo una mia opinione.

      Ps – basta col solito vittimismo siculo (Palermo= Africa, …).

    15. Menomale ca pi stu ponti scinnivu m’Palermu…Ca già sta pioggia assuppaviddani mi l’avia fatta a torroncino…W Mondello!

    16. su questo blog ho notato come tutti siano “attratti” nel bene e nel male da Milano…
      Milano di qui,Milano di là…ma basta!!!Manco fosse Los Angeles,New York o Londra, o per non andare lontano ROMA!!!
      Il Palermitano ha in Milano la chiave esistenziale!!!
      Tutto lo si paragona a Milano…ma stiamo scherzando!!???
      Ma basta!!! Esistono anche altre città!!!
      Il tutto però, secondo me, è da associare al fatto che c’è questa credenziale: milano=lavoro,donne e locali…
      vi ricordo che Milano è la patria dei vari Corona,calciatori in generale,tronisti,veline…quindi fate un pò voi…!!!
      P.S. Non è una critica all autore del post,ma a molti post che ho visto in questo blog.

    17. @ gegè: naturalmente di un “papello” scritto ti sei soffermata all’ultima riga (dico all’ultima riga) che era l’unica battuta di tutto il commento (c’è una bella faccia sorridente). So cosa volevi intendere dicendo che Milano ha un respiro europeo. E Oltre a non sentirmi vittima ma fiero di essere nord africano ( 😀 ) , la mia riflessione prendeva solo un piccolo spunto dal tuo post, ma voleva essere generale ed è stata ben riassunta da MCLUSO. Ah… oggi torno a Palermo dall’europea Milano. Baci a tutti!

    18. non è che siamo attratti da Milano… il fatto è che Milano, insieme a Roma, è l’unica città d’Italia. tutto il resto è periferia…

    19. @Mcluso mi dispiace che non sono riuscito a farmi capire. Purtroppo è difficile prederne atto, ma Milano (e credo per certi punti di vista solo Milano, escludendo Roma)è l’unica città europea italiana.
      Il parallelo Milano= veline, o quello =tronisti è di bassa fattura ed equivale nè più e nè meno al parallelo italiano-mandolino-baffonero, Napoli=monnezza, Palermo=cannolo. Palermo è splendida (ma lo devo per forza sottolineare???), i rapporti umani sono più profondi, i profumi e i colori più intensi, il calore quasi commovente. Ma è provinciale. Forse è anche questa la sua forza. Ma bisogna prenderne atto, senza livide invidie.
      @Gabriele. Dato che condividi quanto scritto da Mcluso, la rispoosta vale anche per te. 🙂

    20. Ciao picciotti.. vi saluto tutti affettuosamente e se posso dico la mia.
      Innanzitutto io vivo a Milano da un anno e mezzo. La vivo da lavoratore e mai l’ho vissuta da studente. Credo che questo sia importante.
      Allora, sicuramente a Milano ci sono varie iniziative tipo mostre e cose varie.. ci sono 4 università e inevitabilmnete ci sono parecchi stranieri in giro.
      Ma siamo sicuri che questo sia indice di internazionalità?

      Io, caro Geggè, ho vissuto anche a Londra e Siviglia nella mia pur giovane vita e, inoltre, conosco Barcellona benissimo per esserci stato quasi una decina di volte e per avere lì tanti amici che ci vivono.

      Messa a confronto con quelle città, lo posso dire tranquillamente, anche Milano è una città provinciale!!
      Infatti l’internazionalità di un luogo si misura dall’attrattiva che quella città offre a chiunque voglia viverci per realizzare il suo talento.
      E per questo Milano diventa internazionale solo nel momento delle sfilate e nell’ambito della moda.

      Una città è internazionale quando per competere in determinate attività attrae a se cervelli, talenti per fare e competere.

      Una mostra li e un altra la sono buone cose, ma a sto punto chi ti dice che la mostra al sant’Anna di Palermo non fosse più internazionale dell’ultima mostra a Palazzo Reale di Milano?

    21. A Barcellona per farti un esempio vivono tanti architetti di tutto il mondo perchè Barcellona è percepita internazionalmente come una città che sperimenta anzi tutto su se stessa nuove forme di architettura.

      A Siviglia la gente va da tutto il mondo per imparare il Flamenco.. A Londra la gente va per tutta una serie di motivi.

      A Milano di internazionale cè la moda e qualche fiera, ma in quell’ambito già Bologna e alcune fiere venete sono di livello superiore…

      In definitiva io penso che anche questa città abbia bisogno di aprirsi, di superare un blocco terribile che la attanaglia per tornare ad esprimere il proprio linguaggio senza paura.

      In questo senso, per quanto accaduto negli ultimi 15 anni, solo Roma in Italia ha saputo darsi una dimensione più internazionale…

      Adesso Milano deve sperare nell’expo e nel fatto che Roma, salvo sorprese, per 5 anni non si sa come sarà governata!!

    22. A parte il fatto che a Palazzo Reale c’è Francis Bacon e a Sant’Anna le sculture di Altan, vabè che tutto è relativo però…
      Anch’io ho vissuto per anni a Londra e certo non posso confrontare Londra con la capitale meneghina. Credo però che Milano non offra solo mostre e concerti, o sfilate di moda. Ripeto, mi pare un inutile luogo comune.
      Milano non è solo moda, è il cuore economico del nostro Paese, una città dinamica che offre svariate possibilità (non a caso ci vivono stranieri e italiani di ogni dove). Hanno dato a Milano l’Expo solo per Valentino e Versace? Beh, credo di no.
      E’ una città difficile, vero. Complessa, verissimo. Spesso, ostica. Ma ha una sua bellezza. Apparentemente chiusa, in realtà molto più aperta al mondo di quanto sembra.

    23. Oltre all’Expo che porterà a Milano i più grandi architetti internazionali e ad una rivoluzione urbanistica senza precedenti, c’è il salone del Mobile (definito dal Wall Street Journal, la fiera di design più importante al mondo). Inoltre la città si candiderà ad ospitare le Olimpiadi del 2016. Sinceramente mi sembra un quadro ampio, e un po’ più di peso del flamenco e delle nacchere…

    24. Sono rientrato a Palermo dopo 8 anni trascorsi a Milano. All’inizio l’euforia è grande, non vedi l’ora di vedere i “tuoi” posti, di sentire i “tuoi” odori. Ma una volta dentro non vedi l’ora di scappare. Mi sento retrocesso in serie C!!

    25. Caro geggè.. secondo me il mio post ha sortito l’effetto sperato.
      Hai cominciato a ragionare e in parte a darmi ragione. E io voglio ragionare con te.
      Se su Siviglia hai avuto da ridire (secondo me a sproposito), non hai potuto dir nulla su Barca e tanto meno su Londra.

      In effetti purtroppo Milano, nonostante la moda e il Salone del Mobile (concordo con te) non è, ribadisco, una città internazionale.
      Per il semplice motivo che non è capace di organizzare in modo sistematico un messaggio culturale che sia suo.
      (Vedremo se la città saprà sfruttare l’expo!)

      Milano al massimo ci riesce, tra alti e bassi, nella moda. Purtroppo oltre questo non va.
      In Italia la percezione è che negli ultimi 15 anni in quanto a produzione culturale Milano sia stata superata da Roma e oggi la città meneghina non è più neppure il centro di quella Padania che in realtà è un entità inesistente.

      Ma come può una città considerarsi internazionale quando ogni fine settimana almeno 200mila persone scappano via perchè la trovano invivibile? Ma stiamo scherzando?

      In quanto a Palermo, la vostra tentazione di fare il confronto mi sembra anche un pò stupido.

      Palermo, anche quando fosse abitata al 100% da gente civile e fosse amministrata bene, sarebbe una città di medie dimensioni che potrebbe ambire allo stesso livello di internazionalità di Siviglia…
      Questo concetto lo capiscono benissimo anche i miei colleghi. Che senso ha confrontare la capitale economica d’Italia con una pur meravigliosa città del nostro sud?

    26. @Giovanni P. a questo punto nn so più che dire. Tu continua a credere che Milano sia solo moda e tronisti (liberissimo), io continuo a pensare che sia l’unica città italiana davvero internazionale.

      Ho notato che nell’ultimo post hai sapientemente glissato su Olimpiadi ed Expo (due progetti macro che solitamente non si affidano a centri gretti e limitati).

      Io non so in che modo vivi e hai vissuto a Milano e chi hai frequentato in questo anno e mezzo all’insegna del clima da straprovincia. Ma ti garantisco che Milano non si concede facilmente ma si lascia tranquillamente scoprire…

      Ho detto che Milano è la città più Europea d’Italia, per questo ho fatto riferimento ad altre città italiane (Palermo compresa).

      Che Roma sia più fervida a livello culturale è poi una tua opinione: per me non è così.
      Dici che “l’internazionalità di un luogo si misura dall’attrattiva che quella città offre a chiunque voglia viverci per realizzare il suo talento”. A parte che di talenti e cervelli a Milano ce ne sono a centinaia che stanno lavorando alla rivoluzione urbanistica (l’ex Fiera verrà ridisegnata da Libeskind, Arata Isozaki e Zaha Hadid; Repubblica sarà affidata a studio newyorkese Pei Cobb Freed & Partners, Santa Giulia a Norman Foster), caro Giovanni P. dimentichi di dire che si misura soprattutto su senso civico, rispetto della comunità in cui si vive e servizi pubblici dinamici e funzionali. Cose che nella triste città meneghina funzionano perfettamente.

      Un abbraccio

    27. Scusa Geggè.. ma cè un’equivoco di fondo in quello che dici. Anzi, un duplice equivoco.
      Innanzitutto io non ritengo che Milano sia solo tronisti e moda. I tronisti non so chi siano, invece, in quanto alla moda ritengo che la sartoria e la capacità manifatturiera messe a sistema sono realmente l’unico ambito di vera internazionalità di Milano.

      Su Expo non glisso affatto (invece, di ste Olimpiadi non so dove hai preso la notizia).
      A parte che Milano ha vinto la concorrenza di Smirne(?!), tu non capisci la differenza tra comprare cultura e realizzarla. Questo è il problema.. in quanto agli studi che mi hai citato: bene.. siamo contenti.. io allora ti ricorderei tra quelli già realizzati.. Renzo Piano per la sede del Sole24Ore e Fuksas per la fiera di Rho. Bene, Milano ha acquistato cultura, ma quanta ne ha prodotta? Nessuna.

      Milano è tuttoggi incapace di darsi e dare un’impronta culturale al nostro paese, a parte lo stra-lavoro.
      E poi ti chiedo di rispondermi: quanti di quegli architetti vivrebbero a Milano? Nessuno! Perchè? Perchè Milano è una città non fatta per viverci. Ecco spiegato perchè la gente scappa da Milano appena può.
      E’ come se Milano stia scoppiando di attività economiche e abbia dimenticato di occuparsi della qualità della vita!

      In quanto ai servizi pubblici. Credi di dire qualcosa di sensazionale? In realtà la penso come te.
      In quanto a servizi pubblici Milano è la città più evoluta d’Italia, ma tristemente mediocre se confrontata con qualunque città europea delle sue dimensioni.

      La sintesi del mio pensiero è che se Milano è la città più internazionale d’Italia, allora l’Italia è diventata un paese drammaticamente provinciale.
      (se glisso su qualcosa è sui confronti con altre città che mi sembrano fuorvianti)

    28. Scusa: come se milano “stesse” scoppiando

    29. Poi in un’altra giornata ti racconto della Palermo felicissima (quella di fine ‘800 inizio ‘900), che era realmente una città con grandi spinte di internazionalizzazione, sebbene poi fallite.
      Perchè? Perchè erano spinte e progetti che non tenevano in conto il fatto che una metà della città viveva di stenti, mentre la borghesia cittadina esprimeva il proprio gusto e la propria cultura appoggiando le tendenze liberty-floreali di Ernesto Basile e della sua scuola, che da Palermo davano un impronta assolutamente eccellente al linguaggio architettonico europeo di quei decenni.
      Ti saluto!

    30. Ci siamo. L’Italia E’ per me un paese provinciale. Ma dubito che i servizi milanesi siano di gran lunga inferiori a quelli di una città di pari dimensioni. I servizi milanesi funzionano a prescindere dal fatto di vivere in Italia o meno. Vero, Milano ha sconfitto Smirne (l’unica fra le altre candidate rimaste, quelle escluse erano Atlanta, New York, Mosca e Las Vegas), mentre l’Expo 2010 si terrà a Shanghai.
      A Milano ci vivono fior di intellettuali, scrittori, uomini di cutura, qui sorgono tutte le più importanti case editrici italiane. Dipingi Milano come se fosse Skopje. Mi auguro che tu possa vivere Milano in modo più aperto

    31. Milano: una città che per noi romani è pura provincia. Non ci sono mai stata e non posso giudicarne l’atmosfera ma sinceramente vi andrei solo per motivi seriamente validi.
      Bon voyage e un bacio grande.
      Franz

    32. Ciao luce, noto con vivo interesse che ogni qualvolta apri un dibattito, o più semplicemente esponi delle riflessioni, hai un gran seguito (positivo o negativo che sia, questo è un altro capitolo!).
      Milano la conosco poco, ma so cosa rappresenti per te questa città…i tuoi ricordi, il tuo passato, i tuoi studi.Io amo Palermo, un pò meno alcuni palermitani. Amo ancora meno quel bigottismo gratuito che caratterizza molti concittadini (e tu sai a cosa mi riferisco). Trovo interessante questo blog ma mi chiedo, visto che non mi ritengo un esperto di pc:come ci si registra??
      Concludo:grazie per la cena del’altra sera, poco tempo insieme ma molto intenso. Ritieniti invitata al Martins…il mio preferito locale palermitano (l’invito è esteso a tutti).
      Ciao love, un grande bacio.

    33. cu niesci arriniesci….(il proverbio non sbaglia mai)

    Lascia un commento (policy dei commenti)