venerdì 18 ago
  • Madri e dinosauri

    I bambini credono ciecamente ai propri genitori. Quando il mio primogenito aveva tre anni, mi divertivo a “usarlo” per prendere in giro mia madre incoraggiandolo a chiederle: “Nonna, è vero che quando tu eri piccola sulla terra c’erano ancora i dinosauri?”.

    Ripensando però alla mia infanzia, temo di essere stato anch’io testimone della scomparsa di specie animali primitive.

    In quelle interminabili estati, trascorse da mattina a sera allo “stabilimento balneare”, senza timori di buchi dell’ozono e conseguente massiccio ricorso a creme protettive, un incontro consueto durante quei lunghi bagni in mare cui le nostre madri assegnavano due soli limiti (uscire quando i polpastrelli delle dita cominciavano ad aggrinzirsi e non entrare prima di tre ore dopo i pasti) era rappresentato dai cavallucci marini (hippocampus).

    Una specie animale con caratteristiche più simili alle raffigurazioni mitologiche dei draghi che non dei comuni pesci. Testa di sembianza equina, con tanto di criniera, corpo munito di aculei, vagamente da rettile, assenza di zampe o pinne e coda verticale attorcigliata. Se si approfondiscono le caratteristiche della specie si scoprono caratteristiche davvero insolite tipo quella che tocca al maschio covare le uova in un apposito marsupio. I cavallucci nuotavano sospesi nell’acqua, anche in riva al mare. Era facile raccoglierli con un secchiello per osservarli e poi ributtarli a mare. Ricordo che rappresentavano anche un motivo decorativo frequente dell’abbigliamento o dei rivestimenti in stile marinaro divenuto oggi, anch’esso, raro.

    Anche la campagna riservava le sue sorprese. Ricordo serate estive in cui ci si “imboscava” nel buio più pesto per cercare le lucciole (lampyris noctiluca), specie di insetti decisamente diverse da quelle che si possono oggi adescare tra i viottoli della Favorita. Le catturavamo con delle buste di cellophane per farne delle “torce”. Prendevamo letteralmente lucciole per farne lanterne! Le liberavamo, però, prima di tornare a casa: i maltrattamenti gratuiti erano riservati ad altre specie animali come le formiche, bruciate vive di giorno attraverso lenti ustorie.

    Ora che ci penso, persino in città, sul balcone di casa, era possibile vedere e catturare una farfalla, cogliendo l’attimo fatale in cui chiudono le ali, oppure far passeggiare una coccinella sulla propria mano e persino assistere al loro accoppiamento, una volta dischiuso il guscio rosso a pois neri. Di sicuro, in città come in campagna, c’erano più mosche che zanzare! Per lo sterminio delle prime ricordo un oggetto immancabile in ogni casa, anche se poco decoroso: una paletta traforata.

    Per non tirarmela ancora con i miei ricordi, aggiungo solo due considerazioni finali.

    Le nostre madri erano molto meno apprensive delle attuali: eravamo sempre fuori, per strada, controllati –forse- discretamente e remotamente. Le strade erano, forse, più sicure anche se ricordo di essere stato investito una volta da un ciclomotore mentre uscivo di casa. Forse circolavano meno mezzi o, comunque, erano meno pericolosi. Oppure la prima che ho detto: le nostre madri erano meno apprensive o più incoscienti (i padri erano assenti giustificati).

    L’inquinamento del mare e il massiccio ricorso ai pesticidi e alla sterilizzazione dei terreni agricoli, ci hanno privato dei cavallucci marini, delle coccinelle, dei grilli, dei lombrichi, delle lucciole e delle farfalle che non potranno più meravigliare i bambini di oggi come quelli di ieri e di sempre.

    Palermo, Sicilia
  • 5 commenti a “Madri e dinosauri”

    1. Signor Didonna, ma si sente bene?
      Oggi ci sorprende con un post gradevolissimo ma dal vago sapore nostalgico… allora è “umano” anche Lei! (sto scherzando, naturalmente).
      Per quanto riguarda gli ippocampi, Le dirò che me ne è capitato uno vicino mentre facevo il bagno poche estati fà a Marinella di Selinunte. Per la verità non sembrava in buona salute: forse era stato buttato da qualche pescatore che lo aveva catturato assieme ai pesci.
      La paletta traforata per le mosche, Le confesso, anche se poco decorosa la uso ancora: sempre meglio del “Flit” a stantuffo…
      Saluti.

    2. si sente bene sicuramente e ..che è fatto così.
      Grazie per questa pagina mi piace ricordare mia madre che mi diceva di “uscire quando i polpastrelli delle dita cominciavano ad aggrinzirsi e non entrare prima di tre ore dopo i pasti”…

      pequod

    3. però, che charme, che classe paragonare tua madre ai dinosauri. Fossi un tuo genitore io…

    4. Grrrrande Donato.
      Post che profuma di anni andati, di sugo fresco col basilico appena colto, di caccia alle lucertole ed estati infinite…

    5. Bellissimo post. Ecco, adesso ho la nostalgia della mia infanzia.

    Lascia un commento (policy dei commenti)