venerdì 24 nov
  • E biri chi manci (V)

    Peperoni leggeri
    No, non è una contraddizione e vi dico il trucco, anche se molti lo sanno.
    Dopo averli fatti a strisce, cucinati almeno venti minuti in padella con olio, pepe e sale, appena li vedete appassiti del tutto, fateli freddare e spellateli, quando sono tiepidi non ci vuole niente ed assicura una completa digeribilità.
    Condire quindi con un po’ d’aceto, a gusto personale, una sbrizziata di zucchero e servire freddi.

    Pasta alla palina
    Sarde fresche, togliete testa e coda e deliscate.
    Nel frattempo avete fatto soffriggere una cipolletta in olio extravergine, almeno cinque cucchiai di cucina e aggiungete tre quattro schizzi di concentrato di pomodoro. Quindi mettere le sarde, sale, pepe e se un mezzo bicchiere d’acqua calda.
    Usare bucatino, appena cotto mischiare in una zuppiera il tutto e servire dopo dieci minuti, il tempo che si assapora.

    Agnello al forno
    Niente di più semplice. Nel nostro dialetto, spesso chiamiamo capretto, anzi crapetto, l’agnello. La differenza è notevole, sia dall’aspetto che dal sapore.
    Sappiate che se vogliono paccarvi agnello al posto del capretto, più caro e più raro da trovare, il capretto deve avere il codino, in genere nella carnezzeria lo appendono con il codino a vista.
    L’agnello è speciale lo stesso e cucinarlo al forno è un’ enorme sciocchezza.
    Per quattro persone fatevi dare la mezzena, cioè metà agnello, e così com’e mettetelo in una capiente teglia, magari curvandolo un po’.
    Dovete solo aspettare che sia cotto,girandolo ogni tanto a fuoco medio, calcolate almeno un’ora e mezzo. Non deve essere troppo magro, se no al forno si secca.
    A trequarti cottura salate, sarà pronto quando azzicando un bel coltello a serramanico nel cosciotto per qualche secondo, tirato fuori il coltello e posato sul dorso della mano se vi scotta un po’ è pronto, se è freddo o tiepido vuole ancora cucinare.

    Pasta con le cozze
    Ovviamente acquisterete le cozze nella loro retina con scritto la loro provenienza, diffidate delle cozze vendute sfuse, anzi non compratele proprio.
    Il modo più celere, dopo averle lavate, è metterle in un tegame largo, senza mettere acqua o olio coprirle con un coperchio e lasciarle a aprire a fuoco lento. Quelle che non si aprono buttatele.Il liquido di cottura, filtrato con un colino,lo aggiungerete assieme al prezzemolo, alla fine.
    Soffritto leggero di due spicchi d’aglio in olio ex., qualche coccio di pomodoro spellato, o va bene anche due cucchiai di polpa pronta, versare le cozze, far cucinare per tre minuti, non di più, a fine cottura spruzzata di prezzemolo.
    lo spaghetto 5 sceso al dente e fare saltare in padella, che si assapora.

    Le panelle
    Dedicato ai palermitani che vivono a Casalbuttano e Riuniti o ad Hammerfest o comunque fuori Palermo.
    A Palermo, certo, uno va e s’accatta le panelle.
    E se un palermitano vive a Londra o a Varsavia? Dove le compra ?
    Picciotti, non ci vuole niente a farle in casa, massimo mezz’ora. Già, va be’…
    Allora in tutti i supermercati di Palermo vendono la farina di ceci, quindi, emigrante, se non te la porti da qui, fuori è tosta trovarla.
    È in confezione da chilo, tipo la farina.
    Per quattro persone non sbudriate, usate 500 gr. di farina di ceci e misurate, dico misurate, un litro e mezzo di acqua. Questo è il primo trucco perché le panelle riescano, uno a tre è il rapporto esatto.
    Pentola della pasta, va benissimo, il litro e mezzo di acqua misurata e cominciate a versare, a freddo, il 500 gr. di farina di ceci, lentamente in modo che non faccia grumi.
    Una volta ottenuta questo liquido giallognolo, accendete fuoco basso, armatevi di un mestolo di legno robusto e cominciate a girare, con pazienza, questo composto, che al quarto d’ora circa comincerà ad addensare.Versate cinque generosi pizzichi di sale, e girare, girare, girare. Sempre.
    Appena comincerete ad avvisare fatica, girando il mestolo, vuol dire che il composto, chiamiamolo così, è quasi pronto.
    Qualche goccio di extravergine, prezzemolo, il composto deve essere ben solido, spalmatelo con velocità o su una balata di marmo, se l’avete, o io, per esempio, uso delle piastrelle 30 x 30, lisce e nuove, che uso solo per questo scopo.
    Spalmate in modo uniforme e non troppo sottile.
    Lasciate raffreddare e nel frattempo, con una rotellina, fate i rettangoli che non appena completamente freddo il tutto, con una schiumarola comincerete a staccare e mettere anche una sull’altra.
    Olio ben caldo, il vostro olio, quell oche preferite e che sia abbondante, friggere e naturalmente servire caldissime.

    E biri chi manci.

    Ospiti
  • 10 commenti a “E biri chi manci (V)”

    1. Ciao Giovanni! Mi posso permettere di aggiungere una ricetta veloce per una pasta improvvisata all’ultimo minuto?
      Pesto, tonno e pomodorini.
      Appassire uno spicchio d’aglio con un po’ d’olio in padella, levarlo e fare friggere poco il tonno (una scatoletta per 2 va bene, ma se è fresco è meglio!)versare i pomodorini tagliati a metà, quando sono appassiti mescolare tutto con il pesto (pure questo fatto in casa sarebbe meglio, ma al gs ne ho trovato uno eccezionale), girare un minuto, scolare la pasta(corta) e servire. Facile, estiva e leggera. In alternativa con gli stessi ingredienti a crudo si può fare pure il tabulè.
      Saluti.;-)

    2. Ciao Maria, tu ti puoi permettere tutto ( bello, tu ti, soggetto e complemento di termine attaccati….).
      Io la servirei fredda, tipo insalata di pasta, avendo cura , quando scoli la pasta, che la pasta corta venga messa a freddare su un tappeto di basilico a crudo, la pasta trattiene tutto l’aroma, quarche vorta alazio…..
      🙂 🙂

    3. Ottima variante;-)

    4. Io invece vorrei sapere come si prepara la fregola.
      E come fanno i sardi a mangiarsi in pane carasau o guttiau con la cotoletta in menzo o colle panelle e cazzille. Su, avanti sig. Giuanni

    5. Mi stupisce che a un sedicente snob come possa sfuggito che in Sardegna vi siano almeno duecento varietà di pane.
      Immaginavo tu fossi habituè della Costa e chi vive in quest’isola la chiama così, senza aggiungere Smeralda e sapessi ancora che il carasau e il guttiau si usano come accompagnamento agli hors-d’oevre, il guttiau ottimo come snack salato a mò di patatine, il carasau appena sbrizziato con un filo di extravergine, passato alla calura del forno e servito bollente.
      Poi agginugi su pistoccu,su moddizzosu,su civraxiu , su kokkoi e i kokkoetti,la spianata, su pan’e saba, pan’e gerdas.E ancora i moderni infarinati d insemolati, scalette, tartaruga, rosette, bananine, ma cito a memoria e dimentico con facilità.
      Vuoi che ie Sardi non sappiano quale qualità di pane accompagnare con la cotoletta ?
      Oppure te li immagini ancora con il pecorino sotto le ascelle, berritta (basco tipico), bertula ( sacca tipo borsello) e con il gregge al seguito ?
      Giovedì prossimo aprirò con la fregola, va bene ?

    6. Ah panelle e cazzille a queste latitudini sono sconosciute.
      🙂

    7. Giovanni, ma tu, gli anelletti al forno come li fai!??Urge ricetta!

    8. Perchè no? Io pensavo avessero ancora il fucile sottobraccio, la pelle di pecora a mò di gilet, la forma di pecorino sotto l’ascella. Un pò come quando pensano che da noi le donne sono vestite di nero a vita con fazzoletto in testa, i baffi, i “porretti pelosi” sul mento e le cosce irsute. Scherzo, lo so che non sono così forse nell’entroterra (come da noi del resto) ma ho invece avuto occasione di constatare quanto fosse evoluta la sardegna, quanto fosse bene amata dai suoi abitanti, come le cose funzionino per davvero, a differenza della nostra beneamata terra.

    9. Mao, accumincia a accattari anellietti.Giovedi apriam ocn anelletti e fregola.

    10. uhmmm,ma la ricetta di famiglia della torta di ricotta me la vendo? O la comunico alla comunità?
      Fatemici pensare.

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