sabato 25 nov
  • Lamentati e stai bene o stai bene e lamentati

    Moni’, tu ha’ capiri ca rici ‘u proverbio: lamentati e stai bene”. Tu lassali iri su’ palirmitani”. Da che ne ho memoria, questa frase mio Nonno credo me l’abbia rivolta centinaia di volte. Mio nonno è palermitano, nato e cresciuto nel quartiere di Vergine Maria nel lontano 1930. Come tutti gli uomini che hanno avuto la sventura, di vivere la guerra non proprio da bambini, è una persona pragmatica e concreta (un uomo straordinario concedetemi il fuori tema).
    Sin da bambina, quando in casa mia si discuteva allegramente e non, per questioni effimere, puntualmente lui concludeva con il solito “siti palirmitani c’è picca ‘i fari” oppure “‘u viziu r’u palirmitanu”, io ridevo e dicevo: “Nonno, ma anche tu sei palermitano!”. Non è difficile rievocare l’immagine di lui che mi guarda, sbuffa annuisce con gli occhi chiusi e quasi sofferente risponde : “Eh Moni’ lo so, ma tu lassali iri che è meglio e poi io sono di Vergine Maria”.
    Non ho mai capito se questa “rivendicazione territoriale”, fosse insita in tutti coloro nati in quel quartiere o solamente in mio nonno. Gliel’ho chiesto tante volte e come risposta ho solo ricevuto un sorriso.
    Io purtroppo, nonostante abbia fortunatamente appreso da lui tantissime cose, alla mia palermitanità non sono riuscita a sottrarmi (e meno male, aggiungerei). Mio nonno, di noi palermitani, non ha mai sopportato la spavalderia, la petulanza e in primis la teatralità.
    Da quando sono via, mi sono resa conto di quanto avesse ragione. A Milano, l’inevitabile confronto con altre “culture” mi ha costretto a far outing e a riflettere su tutto ciò. Tuttavia, ritengo non sia male esser palermitani, nel bene e nel male siamo unici e diciamolo, se non ci fossimo, bisognerebbe inventarci.
    Spesso in questi due anni e mezzo, mi è successo di incontrare persone che al suono di “sono di Palermo”, si sono esaltate. Non esagero, occhi felici, sorrisi smaglianti e soliti racconti riguardanti vicini di casa, colleghi di università o di lavoro, ed esperienze militari in special modo; racconti nei quali ovviamente ti riconosci magari non in prima persona ma da buon palermitano sì. La cosa imbarazzante è che poi questa gente puntualmente, inizia ad osservarti e ti senti un po’ come un fenomeno da baraccone. Restano in attesa di un tuo gesto che li faccia sorridere e rievochi l’amico/a lontano. Io a Milano vado in giro con pugliesi, molisani, campani e via discorrendo, ma queste scene capitano solo a me. Sarà che noi palermitani siamo ovunque quindi è più facile conoscere un palermitano di un tarantino, a mio modesto parere però dipende molto dal fatto che c’è poco da fare, siamo simpatici!
    Una volta a un matrimonio di amici a Como, conobbi una fiorentina di almeno quaranta anni, che s’innamorò di me, o meglio del mio essere palermitana. Mi sorrideva da lontano, si avvicinava appena poteva, mi guardava estasiata e rideva per qualunque cosa io dicessi, immaginate il fastidio dopo un po’. La mamma di questa donna, se non ricordo male, aveva origini palermitane e lei era stata a Palermo da bambina. “Esagerata” penserete, avreste dovuto vederla, non era per nulla stupida o “strana”, una persona normalissima solo in preda all’euforia. Visto che effetto facciamo?
    Siamo straordinari, però una cosa lasciatemela dire. Siamo troppo lamentosi.
    Mi son resa conto di quanto odiosa per gli altri e inutile per noi stessi sia questa cosa. Ci lamentiamo per tutto, vediamo sempre gli aspetti negativi delle cose e non esaltiamo mai la positività se non per contrariare qualcuno. Anch’io un po’ sono così, ma grazie a mio nonno (sempre un uomo straordinario) sono un po’ più pratica e giusto perché sono orgogliosa, non amo lamentarmi più di tanto (per non dare soddisfazioni al prossimo). Se una cosa non ci piace, cambiamola. Se non possiamo farlo perché continuare a lamentarsi? Si chiama autolesionismo.
    Quando da bambina lamentavo a tavola quello che mi veniva servito, mio nonno discuteva con me e con mia madre per giungere a un compromesso. Per fare un esempio, lui non capiva perché se mangiavo altri tipi di verdura, mamma mi dovesse obbligare a mangiare la tanto odiata pasta con gli sparacelli. Io ad oggi non me lo spiego, e ormai ne sono rimasta gravemente traumatizzata. La mia mamma dice che sono stata viziata, ma queste son storie che si ripetono in tutte le famiglie, il punto è che nonostante in casa, mio nonno, me la lasciasse vinta quando eravamo fuori, mi guardava perentorio e mi diceva: “Chistu c’è e chistu ti manci”.
    Ed infatti è così che deve esser, se hai la possibilità di cambiar le cose, di scegliere, lamentati pure basta che ne seguano i fatti. Se invece non puoi far altro che subire, fallo con dignità perché se non altro, guadagnerai rispetto.

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  • 14 commenti a “Lamentati e stai bene o stai bene e lamentati”

    1. […] Lamentati e stai bene o stai bene e lamentatiRosalio.it – 8 minuti faLa cosa imbarazzante è che poi questa gente puntualmente, inizia ad osservarti e ti senti un po’ come un fenomeno da baraccone. Restano in attesa di un tuo … […]

    2. Petulanza, autolesionismo, da cui deriva anche una presunta incapacità di cambiare le cose; sono d’accordo.
      Anch’io, vivendo fuori, ho dovuto fare i conti con queste “differenze culturali”, indubbie, visibilissime.
      Ma finché il ‘camurruso lamentarsi’ è fine a sé stesso, tutto bene. E’ quando sfocia in un’indolenza generalizzata, in un immobilisimo senza vie d’uscita, che bisogna preoccuparsi e soprattutto evitare che questo ineluttabile fatalismo impedisca alla società di crescere e progredire. Sarebbe un peccato.

    3. E’ la mancanza di amore, di rispetto per la propria citta’ il difetto principe dei palermitani, da quale, a cascata, discendono tutti gli altri.

      E’ questo il “motore immobile” che rende Palermo una citta’ difficile, seppure “struggente” come ebbe modo di osservare un mio carissimo amico milanese la prima volta che mi venne a trovare.

      C’e’ chi crede che criticare tutti e tutto, con ampi gesti e luminosi sorrisi amari sia un segno distintivo della propria superiorita’.

      Davanti a qualcosa di bello, che funziona, i commenti sono minimi e lapidari. Ma se qualcosa non va…si aprono i cieli e piove di tutto a fare piazza pulita.
      Solo a parole, s’intende…

      Mi fa imbestialire anche l’ascrivere a Palermo difetti come se questi fossero solamente qui’ in tutto il mondo.
      Tutto va bene pur di gettare fango su questa terra.

      Esempio emblematico di un tipico comportamento palermitano:

      Se in un negozio mi trattano male, allora il giudizio impietoso e lapidario sull’educazione dei commercianti di Palermo, vola alto, descrive mirabili traiettorie e ricade impietoso come una mannaia.
      La stessa cosa non accade se ti sei trovato bene, coccolato e badato. Allora i complimenti non si generalizzano quasi mai, ma si ascrivono unicamente all’iniziativa del negoziante.
      “Troppo grazioso questo commesso, vero?”. Anzi, spesso, si aggiunge anche un “mischino” (ma mischino perche’?)

      Con un fine procedimento elaborativo filosofico si passa dal particolare all’universale in meno di un attimo, ma solo se il particolare ha una valenza negativa.

      E’ fuori discussione che sono millanta le cose dovrebbero cambiare a Palermo. Molte nella testa di noi Palermitani. Molte altre nella testa di questi amministratori che cmq ci siamo scelti noi (!!) ma fino a quando non prendera’ corpo un altro tipo di coscienza e di conoscenza dell’essere palermitano…lustru unne’ putiemu viriri!

    4. Che bel post… 🙂

    5. @Maurizio, hai compreso in pieno il senso del mio post.
      Io non riesco nemmeno a dire che Milano fa schifo, ci vivo.. come faccio a “sputare nel piatto dove mangio”?
      Non è certo la città +bella del mondo.. ma non è poi tanto male 😉

      @Mari grazie

    6. Monica,
      non vedo perche’ dovresti dirlo. Amare/rispettare il posto dove si e’ nati non deve avere come effetto collaterale “sputare” sulle altre citta’.
      Anche andare a vivere fuori puo’ e deve essere utile, formativo, importante ed in certi casi indispensabile per realizzare un proprio sogno lavorativo.
      Milano, poi, io la trovo affascinante, piena di quella metropolitanità che io amo.
      Se hai un minuto, se ti va, mi piacerebbe che tu leggessi un mio post pubblicato su Rosalio, che trovi qua:
      http://www.rosalio.it/2007/07/15/a-palermo%e2%80%a6me-lo-stavano-ammazzando/
      Saluti

    7. Non mi sono spiegata, intendevo dire che anche se non la amo visto che ci vivo cmq me la faccio piacere 🙂 (non sputo nel piatto dove mangio). Qual’ora la definissi orribile come tanti l’avrei già lasciata. Molti potrebbero dire che “la faccio sepmlice”, perchè a Milano ci si sta per il lavoro… Il mercato del lavoro a Milano come nel resto d’Italia è in crisi e a fare la commessa, pagata in nero a Palermo, ci vivrei meglio (economicamente).
      Ho letto il tuo post, ho un fratellino di 6 anni celiaco. Nessun dolore, una pediatra attenza, un esame di routine e la diagnosi. Mio fratello è ben seguito ma ebbe la sfiga di restare ricoverato un mese all’ospedale di Villa Sofia per una semplice biopsia. Perchè? Becco’ un virus in ospedale, nulla di gravissimo ma si debilitò molto. Aveva 2 anni e non potevo evitare di piangere guardandolo. Colpa della sanità palermitana? No, il destino.. (xki ci crede), l’errore umano (siamo esseri umani), la negligenza.. Non sono componenti palermitane, tutto il mondo è paese.
      Ma pare che a Palermo non lo capiscano 😀

    8. Mooooooo…
      anche io odiavo la pasta con gli sparacelli….:S

    9. Mia madre osava cara Nancy, il “semolino con gli sparacelli”… Non te lo posso spiegare che tragedie in casa mia!

    10. Bel post Monica , ti leggo sempre con molto piacere
      Continua così 🙂

    11. Grazie Luca 🙂

    12. Molto onorevole Monica,

      Sempre a proposito di episodi emblematici e di malasanita’ ti racconto brevemente un brandello di conversazione intercettata dal sottoscritto il mese scorso, in occasione di una “visita” al pronto soccorso del Civico.

      Ricorderai di quella clinica milanese, il S.Rita, nella quale si sono verificati errori ed orrori mostruosi, neanche di malasanita’, ma proprio volonta’ di delinquere operando persone sbagliate, in posti sbagliati, solo per ottenere i cospicui rimborsi della Regione Lombarda (tutti palermitani e catanesi dovevano essere…:-))

      Bene, si parlava di Sanita’, di malasanita’ e qualcuno cito’, appunto, il caso del S.Rita di Milano.

      Bene, un tale, trovo’ la maniera di difendere lo stesso la sanita’ di “da ffuori”, dicendo che lui l’aveva conosciuta quella clinica e che era molto bella e che, almeno, gli infermieri erano veramente molto gentili e lui si era trovato bene!

      Mi chiedo se lo stesso trattamento benigno sarebbe stato riservato a qualche clinica palermitana se l’episodio l’avesse riguardata …tu che dici?

      Ora…e’ di tutta evidenza che io non voglio assolutamente criminalizzare tutta la Sanita’ Lombarda, sia chiaro, in moltissimi campi all’avanguardia non solo in Italia ma anche in Europa, solo mi lascia sgomenta questa “forma mentis” che porta molta gente ad accettare per ottima qualsiasi cosa venga da fuori e per orribile, per principio, qualsiasi cosa locale…

      Un saluto ed un bacino…:-)

    13. Dimenticavo, infine, di segnalarti che l’art. 63554 del C.P.P. punisce con la reclusione da 3 a 8 anni di reclusione e con l’ammenda fino a 10.000 euro chi “si nutre o induce altri a nutrirsi di semolino con gli sparacelli”.
      Presumo che il reato ormai sia andato in prescrizione, ma avverti tua madre del rischio…non vorrei che con qualche nipotino possa reiterarlo…:-) 🙂

      Altri saluti e altri bacini…

    14. Mmm forse un parente dell’infermiere.. 1 estraneo mai.. anzi.. un coro di : “io m’ummaginava”
      Poi si sa, diventano tutti esperti 🙂

      Ci sono tantissime cose locali che non vanno bene ed è difficile essere soddisfatti, il problema è che sembra che la gente non sia più in grado di riconoscere i lati positivi (fatta eccezione per sole e mare).

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