giovedì 23 nov
  • Il muro di carta

    Qualche tempo fa ho collaborato alla creazione di un cortometraggio. Nato da un’idea di Luciano Accomando, “Il muro di carta” ha portato nuovamente una troupe cinematografica, anche se ridotta ai minimi termini, in quel di Corleone. Ovviamente, considerata la location, la deduzione sul soggetto di quel lavoro viene quasi spontanea. Mafia. Viene quasi spontaneo, appunto, accostare il nome di un paesino siculo, portato agli onori della cronaca dalla saga di Coppola “Il Padrino” e da un gruppo di efferati assassini che ne hanno infangato il nome, con la mafia. Lo stereotipo è talmente solido che le persone che arrivano a Corleone per la prima volta restano quasi deluse nello scoprire che le strade del paese non sono “battute” da uomini a cavallo, con coppola e cappotto “a firriolo”, lupara a tracollo e viso arso dal sole, temuti e rispettati da donne ammantate dallo “scialle” nero che, al loro passaggio, rientrano, sommesse, nelle proprie case attraverso porte-persiane. Forse, e dico forse, si sentono truffate quando decidono di sposarsi nella culla della criminalità organizzata siciliana per respirare le atmosfere del film di Brando e Pacino e scoprono, invece, di essere in un comune paese siculo con i ragazzi che sfrecciano in motorino e le ragazze che, allegre, passeggiano nella splendida villa comunale.
    Ed è anche di questo che parla “Il muro di carta”. Di come una ragazzina, anch’essa siciliana, ma vittima, comunque, di questi stereotipi, rimanga delusa nello scoprire un luogo uguale a tanti altri visitati in passato. Della mafia, ai suoi occhi, neanche l’ombra. Sino a quando, l’incontro con uno strano uomo non le rivelerà i nuovi contorni dell’onorata società, meno palese di prima, ma sempre presente. Sino a quando quell’uomo non le spiegherà che l’unica arma per sconfiggere veramente la mafia è la cultura, la consapevolezza degli individui dei propri diritti, del proprio ruolo nella società. Il muro di carta nasce per questo. Un simbolo. Un muro fatto di libri, di sapere, di conoscenza, che rende libero l’uomo e, quindi, immune ai ricatti di una mentalità criminale. Concetti, questi, ribaditi durante la proiezione del corto, avvenuta in una calda sera d’estate, alla presenza di centinaia di corleonesi, lieti di scoprire un’immagine di Corleone al cinema ancora sconosciuta. Non più “famigghie”, lupare, uomini d’onore, ma una cittadinanza con tanta voglia di riscattarsi, di mostrare il vero volto della propria comunità.
    Durante le riprese, guardandomi intorno, tra gli edifici e gli occhi incuriositi dei passanti, mi rendevo conto di quale portata avesse l’iniziativa di Luciano, alla quale, in un modo o nell’altro, stavo prendendo parte. Qualche anno fa, pensare di portare “in scena” una denuncia, anche se solo cinematografica, nella “tana del lupo”, in quella Corleone tanto temuta, sarebbe sembrata un’idea folle. Oggi, alla luce del sole, Corleone, le sue istituzioni e i suoi cittadini, accolgono con calore chi si offre di aggiornarne la biografia. Ovviamente, il lavoro è ancora all’inizio. Ma, chi ben comincia…
    E, chissà, magari un giorno, nei bar e nei locali di Corleone, accanto le foto di Marlon Blando che riceve i propri fedelissimi durante il matrimonio della figlia, ci sarà anche quella di Lorena Pecorella e Salvatore Filippello, i protagonisti del corto di Accomando, che poggiano il proprio libro, il proprio contributo, sul “Muro di carta”.

    Palermo
  • 2 commenti a “Il muro di carta”

    1. ottima e fedele la tua descrizione, mi trovo spesso da quelle parti per lavoro e spesso è disarmante quanto gli abitanti siano talmente rassegnati allo stereotipo affibbiatogli dalla cinematografia che non si pongono neppure in polemica ormai, ben venga quindi chi svecchia certi luoghi comuni e sottolinea quanto, in realtà, la mafia piccola e grande, trasversale e poliedrica, non sia lì più presente che in tanti altri rinomati posti…

    2. bello Alessio ciò che hai scritto..io in quanto fiera corleonese ho subito accettato la proposta di luciano accomando di girare il corto e devo dire che è stata una bella esperienza ma soprattutto un altro modo x mostrare l’altra Corleone, quella del riscatto e dell’antimafia. Posso assicurarvi che essere etichettati cm i soliti mafiosi ci ha stancati e che siamo davvero stufi dei soliti film che propongono una Corleone antica che noi ogni giorno cerchiamo di abbattere…Luciano è un grande xkè questo lo ha capito sebbene non corleonese. Corleone può cambiare, ne sono sicura 🙂
      Lorena Pecorella

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