giovedì 23 nov
  • La grande sorella

    Io sono cresciuto dinnanzi lo schermo televisivo. Ho cominciato con Daltanius, Mazinger, Babil Junior, Trider G7. Poi è stata la volta di Holly e Benji. E, passando dai Visitors, sono approdato, negli anni, a Beverly Hills 90210, Bayside School e Baywatch. Insomma, posso dire tranquillamente di avere trascorso una bella fetta della mia infanzia in compagnia della tv. Sarà per questo che vari testi di sociologia la definiscono “la grande sorella”. Una sorella maggiore che, invece della baby sitter, ha cresciuto (e cresce, purtroppo) molti pargoli come me. Creando dei telerimbambiti. A 16 anni facevo confusione su come si chiamasse la mia scuola. Ogni tanto mi assaliva l’amletico dubbio circa il nome dell’istituto ubicato in viale dei Picciotti numero 1. Alessandro Volta o West Beverly High? Ovviamente la spiaggia di Mondello mi sembrava decisamente scadente e noiosa. Nessun salvataggio, nessun colpo di scena. In California ce n’era almeno uno al giorno. Poi, vuoi mettere? A Mondello non c’era la possibilità d’incontrare Pamela Anderson e quattro stangone come lei impegnate nella 400 staffetta dove, piuttosto che il testimone, si passavano uno strano ufo di gomma rosso. Meglio Malibù, decisamente meglio. Ovviamente in estate. E nella brutta stagione? La mia preferenza cadeva su Bel Air, dove erano tutti allegri. Tanti party e risate a mai finire. I problemi? Roba da sfigati. Me se qualche volta mi assaliva il desiderio di catapultarmi nel mondo adulto, ricco di matasse da sbrogliare, potevo sempre fare una capatina in quel di Melrose.
    Insomma, ribadisco, un telerimbambito.
    Poi sono cresciuto.
    Ed ho capito che il mondo che viene presentato dentro la “scatola”, che ormai è diventata un “quadro”, è artificiale, costruito ad hoc per consentire agli spettatori di “vivere” delle situazioni più o meno finte, restando seduti comodamente nel divano di casa propria.
    Poi sono cresciuto ulteriormente.
    Ed ho capito che la storia è fatta di cicli e ricicli. E che forse, quando ero un adolescente, non avevo l’atteggiamento sbagliato. Era giusto. Era tutto giusto. La mia grande sorella, da buona guida maggiore, m’indirizzava verso una corretta visione della realtà. Mi apriva gli occhi su quali fossero i miei gusti, le mie aspirazioni, il luogo ideale nel quale vivere, la professione più adatta alle mie attitudini. Aveva spodestato del tutto i miei genitori. E continua a farlo. Dovremmo tutti esserle grati. Proprio stamattina, mentre andavo al lavoro, ascoltavo il radiogiornale di Radio Due. Ascoltavo un servizio sull’ennesimo sbarco di clandestini a Lampedusa. La giornalista diceva che un nuovo branco di disperati erano riusciti a vincere la propria sfida contro il Sahara e, successivamente, contro il Mediterraneo. Ma non avevano fatto i conti con la furia degli abitanti dell’isola sicula, ormai esasperati da questi ospiti non voluti. Io non vivo la situazione direttamente, quindi non mi sbilancio in giudizi sulle reazioni degli abitanti di Lampedusa. Ma sono stato emigrato. E so che chi lascia la propria terra non fa proprio i salti di gioia. Figurati se la lascia, non per un lavoro migliore, ma per sopravvivere.
    Insomma, tornando al radiogiornale, la giornalista raccontava che sono dovute intervenire le forze dell’ordine per permettere ai clandestini, così si definiscono, di scendere dal pullman che li ha accompagnati al centro di prima accoglienza. Qui c’erano pronti degli accoglienti materassi piazzati per terra che avrebbero lenito la loro fatica. A quel punto è stata trasmessa una intervista “rilasciata” da una delle donne inferocite che si opponevano all’arrivo degli “extra”. La donna ha detto che il suo comportamento era dettato dal fatto che questi “ospiti” rubano, rapiscono i nostri figli e uccidono indiscriminatamente. Alla domanda della giornalista “Ma lei ha visto questi gesti?”, la risposta è stata “No, lo ha detto la televisione”…allora non c’è ombra di dubbio. Infatti, da quando sono cresciuto, la televisione non si limita più a suggerire mode, carriere e interessi vari. Ormai, la nostra “grande sorella” è cresciuta insieme a noi, è diventata più competente di prima. Ora ci suggerisce anche per chi dobbiamo votare, anzi ci dice in anteprima chi vincerà le elezioni, ci dice qual è il reale costo della vita e, come ho capito stamani alla radio, ci descrive la nostra vita, la realtà circostante, in maniera, come dire, più efficace. Mostrandoci un mondo che i nostri occhi, normali occhi umani, non possono vedere. Ed a volte, ma solo a volte, in un modo che la nostra fantasia può soltanto immaginare. Grazi, grande Sorella.

    Palermo
  • 19 commenti a “La grande sorella”

    1. anche io sono cresciuta con quel tipo di programmi.
      bel post questo.
      complimenti

    2. Ti spiego io la differenza:

      West Beverly High -> Beverly Hills 90210
      Alessandro Volta -> Settecannoli 90123

    3. Leggendo questo tuo post inizialmente sorridevo rivedendo me stessa e la mia infanzia, poi m’è salita la rabbia pensando di quanto questa “grande sorella” possa condizionare menti e comportamenti. Voglio, peró, sperare e credere che non eserciti la stessa influenza su tutti e che, una volta superata la fase adolescenziale, ci sia almeno qualcuno capace di pensare e riflettere con la propria testa.

    4. Leggo con piacere tutti i post su Rosalio…oggi ho proprio voglia di dire la mia.Forse il problema sta tutto nel come ci si pone davanti alla televisione. Certo non è facile spiegare ad un marmocchio la differenza tra l’uomo ragno e la vita reale…ma ricordo con orgoglio che quando guardavo Candy Candy intanto avevo un bell’esempio di buoni sentimenti e poi sapevo benissimo che quella era solo pura fantasia.
      Adesso i nostri figli crescono con orribili e diseducativi cartoni e poi continuano la crescita guardando “uomini e donne” con l’aggravante di credere che sia tutto vero….anche a causa di genitori ancora più stupidi,che mettono al mondo figli senza capire che hanno il sacrosanto dovere ( e aggiungerei dificilissimo dovere)di guidarli nella crescita.
      La televisione la trasformiamo noi dandole un valore di volta in volta diverso.

    5. Io parto dalla considerazione che l’uomo sia tutt’altro che incorruttibile. Anche il più idealista dei giornalisti alla fine è un mercante di scoop, così funziona la società, ogni professione. E’ già difficile capire quello che accade nei nostri quartieri, a volte anche nel nostro condominio e addirittura nelle nostre stesse famiglie. Quindi, quali certezze ci può dare una notizia che giunge da chissà dove?. Si,come dici giustamente la tele è una grande sorella, ma è più simile a quelle religiose dei monasteri che pretendono di insegnarci a vedere con gli occhi della fede. 🙂 Robbe

    6. @Robbe: “fede” nel senso di emilio?

    7. E’ uno dei post più belli e reali che abbia mai letto condivido pure le virgole. Rimedi ?
      Secondo me bisognerebbe staccare la presa SCART del TV , premere il tasto reset dietro la nostra nuca e poi collegare la presa USB del nostro Cervello alla “Ragione” .
      Sto scherzando ma spero di leggerne presto altri Post come questi.

    8. non erano migranti a lampedusa, ma gente in attesa dello status di rifugiato politico in un paesino dei nebrodi, non per pedanteria, ma per non rischiare di capirci ancora meno.

    9. @Calpurnio, grazie della precisazione. Allora è ancora peggio. Almeno, a Lampedusa, ci sarebbe stato l’attenuante, anche se molto discutibile, che di arrivi ce ne sono diversi nell’arco della stessa settimana. Sui Nebrodi non credo…

    10. …..Anche! 🙂 per rispondere a una della mia età (ma un nome + carino no eh?) tra fiction e reality non si capisce più bene dove stia il limite.Come facciamo noi poveri burattini imbambolati davanti allo schermo a riconoscere una notizia vera da una falsa, un nome vero da un nome d’arte, un Emilio da un rottweiler e via discorrendo? meglio la rete! ciao 🙂

    11. Ma Grazie a chi? a una scatola che spesso condiziona le nostre scelte e idee, che tende ad omologarci?
      Non è una grande sorella, ma una grande nemica, tentano di stereotiparci inculcandoci prodotti, idee, scelte, che chi sta dietro la televisione” vuole farci credere nostre…

      Stiamo attenti, sono d’accordo con te, prima nei tempi di mazinga, bel air, ora no, rischia di diventare una nostra nemica…
      E’ grave vedere della gente che dice “ma lo ha detto la televisione” e la televisione cosa è? è la volontà di gente che ci lavora dietro.

      Non fidiamoci, non è una sorella, è un amica, ma anche gli amici, prima o poi, sono pronti a tradirti, e solo e SEMPRE una questione di tempo…

      Marco

    12. Adoro la grande sorella, soprattutto quando tace perché è finalmente spenta!

    13. Leggendo questo post dopo le prime righe, mi sono tornati alla mente ricordi dell’infanzia, ma alla dolcezza dei ricordi che tornano alla mente, si è subito contrapposta l’amara consapevolezza, ben tratteggiata da Alessio, di essere cresciuti forgiati dal tubo catodico.
      Tubo che in “soli” 60 anni è stato in grado di forgiare le menti peggio di regimi totalitari, rivoluzioni …
      e’ un processo inarrestabile, e mi viene alla mente il film quinto potere, dove il protagonista (commentatore televisivo)dice:
      “Siete tutti matti! In nome di Dio, siete voialtri la realtà: noi siamo le illusioni. Quindi spegnete i vostri televisori, spegneteli ora, spegneteli immediatamente, spegneteli e lasciateli spenti, spegnete i televisori proprio a metà della frase che vi sto dicendo adesso, spegneteli subito!”

    14. reitero il consiglio… spegnete la tv e guardate l’immagine di voi stessi e di chi vi circonda riflessa sullo schermo spento…

    15. Condivido tutto, fuorchè la parte dove dici: “Pamela Anderson e quattro stangone come lei” perchè ti ricordo che la Pam è alta meno di un tappo di bottiglia

    16. Anch’io ho ascoltato quel servizio su radio2 e anch’io sono inorridita.
      Bel post.

    17. A me è venuto in mente il romanzo Fahrenheit 451 che l’americano Ray Bradbury scrisse negli anni ’50.
      Per chi non l’avesse ancora letto (fatelo!)parla di un mondo (è ambientato nel futuro) in cui i pompieri non spengono gli incendi, ma li appiccano per bruciare i libri. Ma la cosa più sconvolgente è che 60 anni fa questo scrittore aveva immaginato nelle case dei televisori che riempivano intere pareti, fino a circondare completamente le stanze di enormi monitor. I programmi andavavno in onda 24 ore su 24, e i personaggi della tele venivano chiamati “la famiglia”. Grande Bradbury: un visionario che ci aveva visto bene, anzi benissimo….

    18. Alessio, sono proprio daccordo con te. Anche io mi sono resa conto che la televisione ormai la fa da padrona nel formare la coscienza dell’uomo. Tutto ciò è veramente triste, perchè ho avuto testimonianza di ciò proprio in un discorso con mia madre. Lei è una vittima di questo conformismo… mi chiedo se sono io a non vedere la verità o sono “loro” ad avere una visione ridotta?
      Sono arrivata a leggere il tuo sfogo cercando i nomi dei miei compagni di scuola delle elementari su google. Per curiosità, per vedere che strada possono aver percorso dei bimbi che con me hanno condiviso l’infanzia, con tutto quello che implica. Anche la tua maestra si chiamava Iolanda?
      Spero leggerai, ciao

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