lunedì 20 nov
  • Si presenta “Quando eravamo comunisti” a Villa Igiea

    Oggi alle 17:00 verrà presentato a Villa Igiea (salita Belmonte, 43) il libro Quando eravamo comunisti di Elio Sanfilippo, con prefazione di Emanuele Macaluso. Interverranno, oltre all’autore, Emanuele Macaluso, Luigi Colajanni ed Enzo D’Antona. Coordina il giornalista Mario Azzolini.

    Il libro parla della storia del Partito Comunista in Sicilia.

    Elio Sanfilippo - “Quando eravamo comunisti”

    Palermo, Sicilia
  • 70 commenti a “Si presenta “Quando eravamo comunisti” a Villa Igiea”

    1. CI MANCAVA IL LIBRO DEI COMUNISTI, COME SE FOSSERO MAGARI DEGLI ERORI DA VENERARE!!!
      ASSURDO!!!

    2. EROI

    3. Beh, è giusto ricordare le loro misfatte con un libro, Stalin inventò i campi di concentramento…fece costruire il primo in Siberia nel 1918 (fonte wikipedia) mentre Hitler ebbe la stessa idea solo 15 anni dopo, nel 1933 a Dachau.

    4. Non Comunista e Filippo si vede che non hanno letto il libro. Ma si sa, a molti piace giudicare anche senza conoscere l’argomento. Peccato per l’orario, non potrò esservi.

    5. ma cosa vanno cercando ancora oggi questi demagoghi che si sono creati in passato una posizione in parlamento a danno di tanta povera gente,perseguendo una ideologia che dovunque e’ stata applicata ha provocato maggiore miseria,ingiustizie,intrighi e deportazioni,fame,freddo e milioni di morti.
      Non a caso dopo l’ultimo governo di csx la gente
      e’ andata a dx.
      Una dx che non e’ esente da critiche,beninteso

    6. non a caso dopo l’ultimo governo di csx, due anni di maggiore miseria, ingiustizie intrighi e deportazioni, fame, freddo e milioni di morti, la gente è andata a dx 😀

    7. mi sembra di aver capito che il libro parla della storia del partito comunista in sicilia.
      credo che lo leggerò.
      per il resto concordo con Jolanda.
      @Z, tu che fai lo leggi? secondo me male non ti farebbe.

    8. pepè, ti sei scordato dei bambini mangiati? 🙂

    9. Ma oggi esiste il Comunista ?
      Ma oggi esiste il Fascista ?
      Ma oggi esiste la politica ?
      Datemi una risposta

    10. Stalker
      io cerco di stare tutti i giorni “vigile” a 360 gradi
      su quello che succede al mondo e non ho bisogno del
      “filtro” di certi scrittori di Libri.
      Cosi’ mi faccio le mie convinzioni.
      Per altro preferisco guardare avanti e ,piuttosto,pianificare il mio futuro.
      Chi si trova in uno stato di sofferenza ha tutta la mia solidarieta’ (sia che sia uomo o animale o pianta)
      ed il mio aiuto tangibile.

    11. Io non sono comunista (se vivessi nella Sicilia degli anni ’50 forse sì) però la storia dei comunisti italiani non ha nulla a che fare con Stalin e baggianate varie che ripete a pappagallo Berlusconi. L’avessero adesso i politici il rigore, l’integrità e la cultura dei comunisti italiani d’annata….

    12. Z, magari è semplicemente un brutto libro, o magari interessante.
      non credo che si tratti di “filtro” se si parla della storia del partito comunista siciliano, magari di storia.
      spesso per guardare avanti è importante capire cosa è successo e farlo da più punti di vista possibili.
      il banditismo siciliano, la mafia, il fascismo, il comunismo, letture interessanti ed importanti.
      poi secondo me non si tratta di schieramenti, che oggi non hanno più senso, quanto cosa è successo nel dopoguerra fino al crollo del muro di berlino, in italia e in sicilia specialmente, visto che ci viviamo.
      del resto anch’io mi faccio le mie convinzioni cercando di essere vigile nel presente, poi si può leggere anche il Mein Kampf, anzi, forse di deve, per capire come siano andate le cose e quali menti le abbiano partorite!
      ciao
      ps ovvio che non leggerei mai un libro di Veltroni o Storace, non me ne potrebbe fregare di meno.

    13. Ah già, bravi comunisti italiano degli anni 50…loro non li bruciavano i morti, li buttavano direttamente nelle foibe vivi.

    14. @Numero Primo:
      il COMUNISTA non esiste più, per fortuna.
      IL FASCISTA esiste tutto, purtroppo, e ne stiamo pagando le conseguenze per le continue vigliaccherie da branco: pestaggi, risse, bruciatine di barboni, raid antisemiti. Esistono i fasci, esistono. Basta vedere la vigliaccheria dei branchi pronti a cinghiare.

    15. Stalker
      leggere richiede tempo,ed ognuno e’,grazie a Dio,oggi
      libero (in Italia)di leggere tutti i libri che gli aggradano.
      Per me tutti gli estremismi sono da condannare,e non e’
      assolutamente vero quello che scrive nbk.Purtroppo
      abbiamo visione tutt’oggi di estremisti radicalizzati
      a dx e sx e generalmente allevati in circoli giovanili di ispirazione ideologica,che poi scendono in piazza e fanno quello che vedete tutti.

    16. Mi fa piacere constatare che, a parte poche eccezioni,
      il livello culturale medio rimane sempre rasoterra. Per non parlare del livello di conoscenza della storia. Segno che 15 anni di berlusconismo non sono passati invano, anzi.
      Il bello (o forse dovrei dire il brutto) è che noi in Italia abbiamo avuto una dittatura fascista durata un ventennio i cui epigoni sono purtroppo ben attivi ancora oggi: e invece leggendo alcuni commenti sembra che l’Italia sia stata un membro del Patto di Varsavia o la culla del socialismo reale.
      Io vorrei solo polemicamente dire che se in Sicilia ci fossero stati più comunisti (e meno democristiani) forse oggi questa terra sarebbe più simile all’Emilia-Romagna o alla Toscana e meno al feudo tardo-mediovale che continua ad essere tutt’oggi.
      F.to: Portella della Ginestra

    17. certo, comunque la si pensi, mettere il vecchio Partito Comunista Italiano tra gli estremismi mi sembra una forzatura.
      qui c’è un’intervista a Emanuele Macaluso, che di quegli anni fu protagonista
      http://www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=186
      poi ognuno è libero di dire non me ne frega niente, ma almeno sapere di che si parla, senza scomadare Stalin e le odierne contrapposizioni ed estremismi che in molti casi mi ricordano di più le tifoserie da stadio.

    18. chi pewnsa ai comunisti siciliani degli anni cinquanta e sessanta copme a ragazzotti con le bandiere che cercano i fasci, non ha capito nulla, nn sa nulla e dovrebbe tacere. I comunisti di quell’epoca in Sicilia seppero morire per i siciliani insieme con tanti cattolici, qualche prete, perfino qualche nobile. Un’epoca di uomini indimenticabili dei quali i giganti del nostro quotidiano sono solo formiche insignificanti. Pio La Torre, Pompeo Colajanni, Lillo Roxas, “Mommo” Li Causi giusto per citare il nome di qualcuno che non c’è più. Quando si scherza si scherza ma quando si decide di non farlo più, be’ allora le cose bisognerebbe conoscerle.

    19. e per chi non le conoscesse un ripassino non fa male…
      http://it.wikipedia.org/wiki/Portella_della_Ginestra

    20. …credo che il link fornito da Stalker sia illuminante.

    21. correzione: dei quali i “giganti” del nostro quotidiano sono solo pallide ombre, formiche etc etc….

    22. Per chi avesse voglia di capire cosa è stata davvero la strage di Portella e chi c’era dietro, consiglio il film di Paolo Benvenuti “Segreti di Stato”.
      http://www.imdb.com/title/tt0378725/
      Ovviamente è passato quasi inosservato. Anzi, è già tanto che abbia avuto una distribuzione….
      P.S. Gli ultimi commenti mi rincuorano un po’; esiste ancora un brandello di Memoria Storica, malgrado il rullo compressore berlusconiano che ha spianato le coscienze.

    23. Per chi avesse voglia di capire cosa fu davvero la strage di Portella, mi permetto di consigliare il film di Paolo Benvenuti “Segreti di stato”.
      http://www.imdb.com/title/tt0378725/
      Ovviamente è passato quasi inosservato. Anzi, è già tanto che ebbe una distribuzione….
      P.S. Gli ultimi commenti mi rincuorano un po’; esiste ancora un brandello di Memoria Storica, nonostante il rullo compresore berlusconiano che ha spianato le coscienze.

    24. …mio padre ricorda sempre con commozione il partigiano Colajanni, io invece ricordo quando Lina Colajanni veniva a casa mia, io ero bambina, a portare le tessere del partito comunista ai miei genitori, gente per bene, ce ne fossero così sempre ed ancora,ed i loro figli onorano la loro memoria. Sono fiera di essere cresciuta con questi valori.

    25. nessuno obietta che a sx ci siano stati uomini di elevata statura ed impegno politico,che abbiano svolto un certo ruolo a favore delle classi piu’ deboli della societa’(in sicilia prevalentemente manovali,contadini e solfatari).
      Cio’ non toglie che, loro malgrado,queste figure operassero all’insegna di una ideologia capace di nascondere al mondo le atrocita’ sulle quali si basava (e conservava il potere),atrocita’ di cui molto probabilmente nemmeno loro erano a conoscenza
      (c’era la cosidetta cortina di ferro e tutta l’informazione sotto censura),come dimostrano le svariate decine di pubblicazioni che trattano questo argomento.Uno che andava e veniva da Mosca
      (e godeva delle sovvenzioni) era certamente Palmiro Togliatti,ma in queste visite
      ufficiali non poteva che subire il mito staliniano
      ed il fascino delle grandi parate.
      Per questo ritengo assolutamente fuori tempo e fuori luogo rispolverare queste vecchie storie.Cui prodest?

    26. @ Valentina
      certe cose le avevamo capite.Perche’ metterle ai 4 venti?

    27. Il Leone
      per me l’hai “scafazzata” quando parli di livello culturale medio “rasoterra”.Lascia perdere i giudizi su
      chi esprime pareri,e cercati gli argomenti,piuttosto.

    28. @ Valentina
      e poi,il perbenismo non e’ una espressione di classe sociale.Il perbenismo e’ nella natura degli uomini,sia che nascano poveri,o ricchi.

    29. Cerco di cogliere il bello delle cose e degli uomini, e di conservarne il ricordo.
      Volevo dare una mia testimonianza in tal senso.
      Non sono abituata a mettere certe cose ai quattro venti.
      Ma anche se fosse, tu cosa c’entri ?

    30. Z, perchè probabilmente Valentina è orgogliosa della sua storia e a me personalmente ha fatto piacere leggerla.
      per il resto secondo me continui a non centrare il punto, cosa è stato il partito comunista in sicilia e cosa sarebbe oggi la sicilia se non ci fosse stato il partito comunista.
      fatti, comunque tu la possa pensare, altrimenti parliamo di aria fritta e per slogan mal digeriti.
      se vuoi ti do uno spunto, vogliamo parlare di mafia e latifondo, della questione meridionale, delle miniere? di quello che vuoi, ma sapendo di cosa stiamo parlando

    31. Non ho mai detto che essere perbene sia una prerogativa delle classi ricche, su questo concordo con te.
      Vorrei soltanto che gli uomini dimenticassero le atrocità commesse nel passato,ma si servissero
      del loro ricordo solo per non commetterle più, non per rinnovare gli odi e le paure, le separazioni e le miserie.
      Questo certamente avverrà quando la maggior parte degli uomini sarà…per bene …nell’anima!

    32. Ma non so se avete notato l’incredibile avvenimento di ieri: un comunista ha vinto un’elezione! (Luxuria all’Isola) 😛

    33. perche’ in questo paese viviamo un’epoca,nonostante i denigratori,all’insegna della liberta’,della ragionevolezza e della tolleranza.

    34. Valentina
      io avevo capito che tu ti dichiarassi appartenere ad una classe NON RICCA.Fuori dalla politica era difficile in italia imbattersi in uno ricco,e pure comunista.

    35. Valentina
      l’attuale visione del mondo a 360 gradi dice che
      in molti paesi (canaglia) del mondo ogni giorno si continuano a scannare esseri umani,e che gli atti di terrorismo sono perpetrati in tanti paesi cosidetti civili. Oggi e’ toccato a S. Pietroburgo.

    36. Stalker
      per me il partito comunista in sicilia non e’ stato nemmeno capace di attuare la Riforma Agraria.
      Come dimostrano i caseggiati abbandonati dall’agrigentino all’ennese,solo terreni pietrosi,aridi
      ed incoltivabili furono sottratti agli agrari per essere dati a contadini che ben presto abbandonarono tutto alle ortiche e preferirono emigrare.
      Fatevi la scorrimento veloce Enna Gela Agrigento e
      guardatevi intorno.

    37. Scusate ma il libro parla dei comunisti IN sicilia, come giustamente qualcuno ha rilevato, che centrano le cortine sovietiche?
      I comunisti (i vecchi comunisti e …quando c’erano)non mi risulta abbiano fatto danni in sicilia.
      E i fascisti?
      Tenete pure il punto di domanda, il libro non parla di loro e andremo in O.T.
      @ Tony Siino
      Tonì, stai scialando.
      La battuta è buona, ma ti stancherai di farne, finchè di fronte ci saranno i Weltroni i Walema i Wersani …hai voglia. 😉

    38. L’antimafia in Sicilia un tempo la facevano solo gli uomini di Sinistra. Per fortuna che qualcuno ancora si ricorda di Pio La Torre, grazie Daniele Billitteri per averlo ricordato. Ed insieme a Pio La Torre, voglio ricordare Rosario Di Salvo e Peppino Impastato, ma voglio ricordare anche due grandi intellettuali: Michele Pantaleone e Franco Grasso. La Cultura un tempo stava solo a Sinistra, oggi con il lavaggio del cervello perpetrato dai mass media, purtroppo, la Cultura sta solo nelle teste di chi la ama e la desidera!

    39. “La Cultura un tempo stava solo a Sinistra, oggi con il lavaggio del cervello perpetrato dai mass media, purtroppo, la Cultura sta solo nelle teste di chi la ama e la desidera!”
      Aspè, non ho capito.

    40. Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
      di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
      si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
      e tutto gli appartiene.
      Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
      Questo paese è devastato dal dolore…
      ma non vi danno un po’ di dispiacere
      quei corpi in terra senza più calore?
      Non cambierà, non cambierà
      no cambierà, forse cambierà.
      Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
      Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
      Me ne vergogno un poco, e mi fa male
      vedere un uomo come un animale.
      Non cambierà, non cambierà
      si che cambierà, vedrai che cambierà.
      Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
      che possa contemplare il cielo e i fiori,
      che non si parli più di dittature
      se avremo ancora un po’ da vivere…
      La primavera intanto tarda ad arrivare.
      .
      …….. FRANCO BATTIATO (siciliano)………..

    41. “La Cultura un tempo stava solo a Sinistra” (!)
      e per cinquant’anni e passa la Sx al governo non ci arrivo’ mai.
      Cosi’ hai dimostrato che con la cultura si fa poca strada.
      Oppure erano altri ad averne di piu’?

    42. Si parla della storia del PCI in Sicilia, e non capisco perchè si venghi a ripetere la stesso ritornello:foibe, stalin, campi di concentramento.
      Non mi risulta che ci sia stato ciò….o meglio non credo che i vari Pio La Torre e Peppino Impastato abbiano mangiato bambini o creato danni all’immagine all’Isola.
      Luxuria ha vinto sull’Isola?sti cazzi 🙂
      Anche Rosario Crocetta ha vinto molto di più a Gela….

    43. gli altri avevano le armi, vedi un pò kossiga e lo stragismo si stato “svelato” negli ultimi giorni… z,levaci mano, ca è megghio

    44. Jolanda
      l’antimafia la fanno ormai tutti e per primi la fanno
      gli stessi mafiosi,cosi’ non si capisce piu’ niente e le cose continuano ad andare come sempre sono andate.
      Cosa distingue un seguace di una singola Cosca da un
      intruppato in una qualsiasi Casta?

    45. nbk
      mi sa’ che hai proprio ragione ,questa volta.
      Leviamoci mano che tanto non serve a niente.
      Stiamo perdendo tempo
      e facemu pruvulazzu.

    46. Stalker, grazie,mi fa piacere che la mia piccola storia personale ti sia piaciuta.
      Goku, perchè l’uomo continua a farsi guerra, e non ascolta le ragioni del cuore?
      Siamo sempre pronti a darci delle etichette, a classificarci,è vero, siamo nati e abbiamo fatto delle scelte anche politiche e culturali nelle quali ci siamo identificati, abbiamo portato avanti delle piccole lotte, ma adesso penso che dovremmo sostenere tutte le forze che maggiormente portano alla legalità,alla lotta alla mafia, alla trasparenza e alla democrazia che è sinonimo di libertà.

    47. Permettetemi un ricordo di cosa erano i comunisti in Sicilia, anche quelli che non erano deputati, guide di rivolte contadine, ex partigiani, dirigenti. Ma gente “qualsiasi”. Ma solo in apparenza. Grazie a chi avrà la pazienza di leggere.

      ==================

      Furono panellari e comunisti. Di razza. Nel senso che panelle e rivoluzione segnarono due generazioni. Il che ci offre, quando siamo appena all’inizio, già una conclusione: le ideologie crollano e comunque passano, le panelle no.
      Ignazio Lisciandrello, classe 1921, fece in tempo a vedere Achille Occhetto che alla Bolognina mandava in pensione il Pci, prima di mandare in pensione la sua panelleria di via Oreto. Nel Pds non entrò mai, ancorato com’era al manicheismo dell’ideologia: da una parte borghesi e capitalisti, dall’altra il proletariato e i morti di fame. Da “comunista senza tessera” se ne andò in giro per anni col suo amico Lo Giudice, in giro per musei e per archivi, cercando inutilmente di placare la sete di conoscenza che negli anni aveva fatto di lui, quinta elementare, autodidatta, un osso duro per i tanti intellettuali che da via Caltanissetta dove c’era la Federazione, “calavano” in via Oreto a spiegarci “com’era il fatto”. Se ne andò nel 2001, come a prendere atto che il Terzo Millennio non era cosa sua e che era meglio sentirsi qualcuno alla fine del Secondo. Qualcuno che si era alzato ogni mattina cercando di trovare il sole oltre i tetti dei vicoli stretti del centro storico di Palermo, lo stesso sole che indicava, come in un quadro del realismo socialista, quando parlava coi ferrovieri, con gli “‘gnuri”, con gli inservienti e gli infermieri del Civico e del Policlinico. E gli diceva: quello non è solo una stella, è l’avvenire”.

      Ignazio Lisciandrello era basso e tondo. Aveva i piedi piccoli e quando camminava aveva un’andatura un po’ rotolante. Ma questo non gli toglieva certo carisma perché laddove il fisico aveva, se così si può dire, tradito lo stereotipo del Rivoluzionario, a compensare interveniva lo sguardo che sapeva essere radioso e tagliente, ispirato e furbacchione. Specialmente quando si accompagnava al sorriso quale che fosse: cortesia, affetto, ironia, divertimento. I suoi capelli che io ricordo sempre brizzolati, erano pettinati all’indietro, rigorosamente alla “mascagna”: Niente barba nè baffi: faccia liscia e espressione sempre solare anche nella rampogna.

      Era nato nella “Villa dei Parrini”, un diverticolo verde cui si accedeva sorprendentemente da un vicolo di via Oreto tra il Fondo Mendola e la via Gaspare Palermo. Un piccolo portico dava su un’area verde dove c’era un convento (da qui Villa dei Parrini, cioè villa dei preti). Lì c’era la “persiana” dei Lisciandrello. La “persiana” è il classico “scuro” siciliano che ricopre balconi e finestre. Stile arabo che consente il massimo della flessibilità: aprendo o chiudendo le “scalette” puoi fare entrare solo la luce che ti serve o non farne entrare affatto. Ma, cosa importantissima, ti consente, tra le altre cose, di guardare senza essere visto. Questo riguarda “le” persiane. Ma quando dal plurale si passa al singolare, ecco che la “persiana” diventa una tipologia si direbbe oggi “abitativa”, un luogo dove vivere al quale si accede, appunto, da una sorta di porta-finestra. La quale di solito dà accesso a una stanza da pranzo-tinello, poi c’è un’altra stanza dove di solito dormono i figli, poi un’altra ancora che è il talamo dei padroni di casa. In fondo, per ultimi, gabinetto e cucina i quali soventemente si affacciano su un terrazzino interno che magari d’estate consente qualche “arrostita” all’aperto di salsiccia o di sgombri e sarde.
      I Lisciandrello erano in cinque: padre, madre, tre figli: un maschio, Ignazio, e due femmine. Il padre di Ignazio faceva il panellaro e per capire come fosse la sua vita è bene spiegare di cosa stiamo parlando.
      Le panelle sono frittelle di farina di ceci impastata con acqua e sale. La farina si mette in un grande ancestrale pentolone pieno d’acqua e il tutto si mette su un fuoco bello allegro. Ma bisogna rimanere lì davanti a mescolare in continuazione come si fa con la polenta (lo avreste mai detto di questo solido legame coi “polentoni”?). A un certo momento il pentolone sembra contenere una sorta di lava giallina che fa “blop blop”. A quel punto manca poco e, dopo quel poco, l’impasto si rovescia sopra una grande “balata” di marmo. E si lascia raffreddare ma non troppo. Accade infatti che l’ìmpasto, col diminuire della temperatura, si rapprende, tende a solidificarsi. Allora, per fare le panelle, bisogna intervenire in una fase di mezzo di questo processo. Così: con una spatola si raccoglie un po’ di impasto e lo si spalma su una tavoletta di legno delle dimensioni medie di un palmo. Queste tavolette sono fatte di legno duro: “pich pine” (Pinopece), Palissandro, Noce o Ciliegio. Vi si spalma sopra un velo di impasto spesso due/tre millimetri e si mette da parte. Quando la panella da cremosa diventa solida, è pronta per essere staccata (basta rovesciare) dalla tavoletta per una successiva cottura tramite frittura.

      Le crocchè, invece, si preparano lessando le patate con tutta la buccia (devono essere della razza di quelle che quando si cuociono non assorbono molta acqua e anche per questo si lessanosenza pelarle prima). Per questa operazione si impiega un pentolone dotato di un grande coperchio. Si usa pochissima acqua e una fiamma non troppo viva per fare in modo che le patate risultino lessate più dal vapore che dall’acqua. Una volta cotte si lasciano raffreddare, si pelano e si passano nell’apposito tritapatate, quello che in casa serve per fare la purea. Quando le patate sono passate, si aggiunge prezzemolo e poche foglioline di mentuccia e si preparano le crocchè rotolando un po’ di impasto con una mano sul palmo dell’altra. Si chiamano anche “cazzilli” in omaggio al fatto che, a guardarle, certo sono un po’ falliche.

      Ora tutto questo lavoro preparatorio, quello che precede la frittura, di solito si fa in un luogo diverso da dove c’è la panelleria. Almeno a quel tempo. Nessuno era in grado di possedere o prendere in affitto un locale tanto grande da metterci vendita ma anche laboratorio di preparazione. Questi lavori di solito si facevano a casa sfruttando così pure la manodopera gratuita di mogli e figlie che certo non potevano andare a lavorare in friggitoria, luogo per definizione rude e spartano. Assolutamente maschile.
      Così Lisciandrello senior preparava il suo materiale nel pomeriggio (le panelle pomeridiane o serali sono una conquista recente della ristorazione ex radical-chic) e disponeva panelle crocchè da friggere nelle ceste di vimini ovali col manico. Preparava la quantità che gli garantiva di soddisfare la “domanda standard” dei suoi clienti e per limitare al minimo la sopravvivenza di invenduto. Quando ci fai l’occhio finisce sempre che agli ultimi clienti allarghi le braccia perché non hai più nulla. Se vuoi dare roba fresca.
      Il fatto è che con le panelle non si può mentire per via del disegno. Esatto: le panelle sono “disegnate”. Le tavolette sulle quali vengono spalmate, infatti, hanno l’incisione di alcune scanalature che assolvono sostanzialmente due compiti: trattenere l’impasto come fossero “fondamenta” e garantire la freschezza del prodotto. Perché una panella rifritta, perde il disegno e si vede subito.

      Tra una panella e una crocchè Lisciandrello senior trovava il tempo per la politica. Era un comunista della prima ora nel senso che si interessava di politica ancora prima che il partito di Gramsci e Togliatti nascesse a Livorno da una costola del Partito Socialista di Turati e Treves. Era il 1921, lo stesso anno in cui era nato Ignazio. A dirlo sembra facile ma a Palermo, se nel resto d’Italia quelle erano idee che già stentavano a farsi strada, era ancora più difficile: città di baroni e sottoproletari, niente classe operaia e nemmeno piccola borghesia o classe media, pochi intellettuali, mafia, sbirri occhiuti. Per Lisciandrello senior la propaganda era rischiosa ma non si tirava indietro forte anche di compagni d’avventura che sempre pronti a rischiare per la causa. Ma un vero rivoluzionario, per definizione, non può essere una leggenda clandestina: deve avere volto, parole e azione. Ma questa visibilità, ahimè, comprende pure i nemici, gli sbirri in primo luogo. Sbirri, intendiamoci, ben diversi da quelli che oggi onoriamo e anche piangiamo perché sono caduti lottando dalla parte di chi vuole scrollarsi di dosso la mafia e le sue metastasi. Lo sbirro-tipo di allora era più il Matteo Lo Vecchio dei Beati Paoli che il Montalbano di Camilleri.
      Lisciandrello senior, che a metà degli anni Trenta già si portava dietro il giovane Ignazio, era ben conosciuto dalla squadra politica della questura. D’altra parte quello era un quartiere piuttosto turbolento da quel punto di vista, una vera spina nel fianco per il potere.
      La via Oreto di Palermo è una lunga strada che da piazza Sant’Antonino porta verso le colline della Conca d’Oro tra Ciaculli e Croceverde Giardini, le borgate del mandarino tardivo e della mafia dei Greco. E’ la naturale prosecuzione della via Maqueda, la stessa che ai quattro Canti incrocia il Cassaro creando gli storici Quattro Mandamenti. La via Oreto, dunque è l’asse principale di un quartiere che già alla fine dell’Ottocento era immediata periferia rispetto al centro, zona limitrofa alla Stazione centrale, arteria di grande movimento, collegamento tra la città e il suo opulento territorio Orientale, agricolo e mercantile. Chi abitava nel quartiere? In maggioranza non erano poveracci e nemmeno ignoranti. C’erano, per esempio, tantissimi ferrovieri e quella era una categoria tradizionalmente attratta dalle idee di rinnovamento, un ambiente dove Socialismo e Anarchia avevano messo solide radici, gente che si muoveva, con la mente aperta, l’aristocrazia della classe operaia come i tipografi che dovendo saper scrivere, sapevano anche leggere con tutte le conseguenze del caso. Poi c’erano quelli che lavoravano all’Ospedale Civico e al Policlinico universitario: infermieri, inservienti, impiegati, medici, professoroni, alti burocrati, ambiente accademico. I più “in alto” di questo settore certo non abitavano nel quartiere ma ci vivevano per molte ore della loro giornata. Ma gli altri avevano casa lì attorno, tra la via Oreto e il rione che poi si chiamò Montegrappa. Nel quartiere c’erano numerose scuole elementari ma anche alcune scuole medie come il Perez nell’omonima strada. La stessa dove viveva un personaggio che per i palermitani è leggendario: Peppe Schiera, lo scarparo poeta e antifascista che il cuore, l’amore e la testa di Salvo Licata hanno salvato dall’oblio e restituito alla città. Peppe Schiera faceva il calzolaio ma si divertiva a scrivere versi con l’unico obiettivo di sbeffeggiare il Fascismo in quanto Stato, Regime. Era uno capace di ricordare la vittoria del Piave con le parole “L’esercitu manciava scorci i favi e tinirumi e quannu era ruminica quarumi. Ma viri quantu foru fissa i fanti: avevano ri irisinni e ghieru avanti” cantata sul motivetto di “24 maggio”.
      Naturalmente ogni volta che a Palermo si presentava qualcuno “col giummo”, cioè un importante gerarca fascista, la squadra politica della questura faceva il giro e portava in carcere per qualche giorno i “noti sovversivi” caricando sulle carrozze-cellulare pure i tipi come Beppe Schiera che se ne andavano gridando “Na curazzata ra nostra Armata, si scuntrò cu una pignata. E nisciu tutta ammaccata: a curazzata”.
      I Lisciandrello erano conosciuti come “sovversivi” ma, da buoni palermitani, cercavano di tenere sempre in equilibrio la coscienza politica e civile con la necessità di campare la famiglia. E l’arguzia alleggeriva il peso di dovere “moderarsi” per non finire in galera. Vediamo come.
      Dovete sapere che, periodicamente, il partito fascista di Palermo, nel quadro di un’alacre attività sul territorio, organizzava una serie di controlli che puntavano in qualche modo a verificare che la popolazione vivesse pervasa da quella mistica fascista che era fatta di modi di dire (il “voi” che sostituiva il “lei”) di modi di fare (niente strette di mano, meno che mai abbracci e baci: solo virili saluti romani) di modi di vestire (camicia nera e orbace nelle occasioni comandate). Tra gli obblighi per i commercianti, c’era quello di tenere nel proprio esercizio un Crocifisso, la foto del Re Sua Maestà Vittorio Emanuele III Re d’Italia e Imperatore dell’Africa Orientale (che i palermitani chiamavano “sciaboletta visto che il “re soldato” era così basso che avevano dovuto cambiare le dimensioni della sciabola d’ordinanza, troppo lunga per lui). Ma soprattutto doveva esserci una bella fotografia del Cavaliere. No, non quello, che allora era solo un bambino. Qui si parla del Cavaliere Benito Mussolini, Duce del Fascismo. La foto ufficiale preferita, specialmente negli anni della guerra era quelle del maschio profilo del Duce con l’elmetto militare, la possente e volitiva mascella che cercava di uscire dalla cornice per liberarsi dall’espressione truce della bocca.
      Le foto venivano distribuite dalla corporazione dei commercianti e ogni esercente aveva l’obbligo di esibirle. E, ogni tanto, una squadra del partito passava a controllare.
      La friggitoria dei Lisciandrello era un piccolo antro buio sul quale si affacciava il piano inclinato col fondo di alluminio sforacchiato dove si scodellavano panelle e crocchè perché perdessero l’olio in eccesso. Di lato c’era una piramide fatta di pagnottine col cimino che il forno di fronte consegnava venti alla volta. D’altra parte bastava chiamarli a voce per avvertirli che la scorta stava finendo e che mandassero le altre pagnotte. In fondo c’era una cucina in muratura con due grandi buchi per le padellone. Sotto si andava a legna, prima che alla fine degli anni Cinquanta, si facesse finalmente ricorso ai fornelloni e alle bombole di gas.

      Alle pareti uno scaffale con qualche “burnia”, vasi vi vetro con la bocca larga, chiuse da un tappo di sughero. Si usavano per tenerci il sale e le spezie. C’era pure lo spazio per la licenza di esercizio incorniciata la cui mancata esibizione comportava una multa. E ci sarebbe stato pure lo spazio per le due foto del re e del duce. Ma i Lisciandrello avevano preso le foto, le avevano arrotolate e le avevano chiude dentro una delle “burnie”. L’ex segretario della sezione Peppino Di Stefano, ricorda che Lisciandrello gli raccontava sempre che, quando si presentavano “quelli coi giummi” a chiedere conto e ragione del perché le due foto non facessero bella mostra di sè sulle pareti, suo padre candidamente rispondeva di averle chiuse nelle burnie proprio per proteggerle. Proteggerle? E da cosa?. “Vede caro camerata, il fatto è che questa panelleria è. E nella panelleria certo qualche mosca gira. E poi succede che col tempo le mosche vanno a fare i bisogni proprio sulla fotografia del Duce. E un Duce cacato non si fa, è giusto?”. E mi pare di vedere la faccia di Lisciandrello senior che si allarga nel migliore sorriso da figlio di puttana che si possa immaginare.
      La friggitoria di via Oreto, negli anni Cinquanta, passò nelle mani di Ignazio che aveva lasciato la scuola dopo l’obbligatoria licenza elementare e da allora aveva sempre aiutato il padre nella gestione dell’esercizio. Ignazio aveva infiniti interessi e al lavoro dedicava il tempo indispensabile. Non che “arrunzasse”. Tutt’altro. Apriva la friggitoria alle sette del mattino e alle undici aveva fatto fuori tutto. Poi cominciava a pulire. Alla fine della mattinata il piano inclinato di alluminio avrebbe potuto sostenere lenzuola di lino bianco senza che sul tessuto restasse traccia di unto. Quando tirava giù la saracinesca la friggitoria era più pulita di una farmacia. Per il resto seguiva i ritmi che aveva imparato dal padre. Ma il tempo libero lo dedicava tutto allo studio da autodidatta (specialmente la storia contemporanea e quella di Palermo), alla lettura quotidiana de “L’Unità” e settimanale di “Rinascita” e alla frequentazione degli amici. Anzi dei compagni. Erano passeggiate oppure, la domenica, il “giro” per la diffusione de “L’Unità” porta a porta. Fu così che la sezione Oreto del Pci nacque ancor prima di avere un locale. Tecnicamente si chiamava “cellula” (un nome che profuma ancora di cospirazione clandestina) e consisteva nel fatto che i compagni (i Rubino padre e figlio, i Di Stefano padre e figlio e tanti altri) si riunivano ogni pomeriggio in casa di uno di loro a turno e discutevano della situazione politica a Roma, a Palermo ma, soprattutto, nel quartiere.
      Fu proprio Lisciandrello a trovare i locali perché la cellula diventasse sezione a tutti gli effetti. Una stanza e un bagno esattamente sopra la sua friggitoria. In sezione si entrava da una porticina tra il locale e il bar Di Gesù, dopo avere salito una ripida scaletta. Segretario fu Peppino Di Stefano ora funzionario mercio della Cgil. Il compagno Lisciandrello ne diventò il tesoriere e responsabile del tesseramento. Ma era anche quello che “dettava i ritmi” della sezione perché era lui il primo ad arrivare (e ad aprire) e l’ultimo ad andarsene (e a chiudere). I compagni andavano, discutevano oppure partecipavano ad assemblee su un fatto specifico o ai congressi. In sezione arrivava il materiale di propaganda inviato dalla Federazione: opuscoli, libretti, i famosi manifesti azzurri col simbolo al centro e la scritta in bianco “Vota Comunista”. Ma in sezione c’era pure una piccola biblioteca fatta di libri donati dai compagni e a prendersene cura c’era proprio Lisciandrello. Era come un bibliotecario che dava i libri in prestito e magari sollecitava la restituzione a qualche ritardatario. Ma non c’era libro in sezione che lui non avesse letto. Neanche gli impossibili ma fondamentali testi del filosofo Galvano Della Volpe o quelli di Augusto Del Noce, il papà dell’ex direttore del Tg1. Ogni tanto veniva il vecchio compagno Gennaro, rappresentante a Palermo degli Editori Riuniti, la casa editrice del Pci. Cercava di vendere qualche libro ma Lisciandrello gli spiegava che quella non era una libreria. Ma se proprio aveva qualche rimasuglio di catalogo….” Compagno, ma sempre palermitano…
      Ignazio era stalinista. Era assolutamente convinto che qui in Italia bisognasse “fare come in Russia”. La Svolta di Salerno, la Via Italiana al Socialismo, il Memoriale di Yalta di Togliatti non lo facevano impazzire: si adeguava, diciamo così. Ma fosse stato per lui… Tuttavia aveva per il Partito quel rispetto che neanche a un padre. Il Partito era la casa accerchiata da difendere, a qualsiasi costo. Chiunque lo minacciasse, con qualsiasi scusa, anche “da sinistra”, doveva essere contrastato, affrontato e sconfitto. Così quando nel 1969 le abitudini del Pci vennero messe a dura prova da quei monellacci del “Manifesto” Lisciandrello non ebbe dubbi anche perché la Rossanda, Pintor, Natoli e compagnia bella non perdevano occasione per accusare l’establishment del Partito di essere “stalinista”. Cosa che per Lisciandrello era il contrario di un’offesa. Così, quando venne il giorno che alla sezione Oreto si svolse, come in tutte le altre d’Italia, l’assemblea dedicata alla valutazione dell’ipotesi di radiazione dal partito di quelli del gruppo del Manifesto, la Federazione di via Caltanissetta mandò il compagno Fantaci, un funzionario di partito che veniva dalla classe operaia, un fiore di comunista magari poco fantasioso, ma di innegabile abnegazione e disciplina oltre che splendido organizzatore (fu anche deputato e segretario della camera del lavoro). Fantaci parlò e si capiva che la decisione della radiazione era stata già presa ma che il Partito voleva tastare il polso alla sua base visto che il Sessantotto, con la nascita della Sinistra Extraparlamentare, stava cominciando a costituire un pericoloso polo di attrazione soprattutto per i giovani. Ma il funzionario, che non era scemo e sapeva come si fanno queste cose, parlò col cuore in mano quasi stupendosi che i “compagni del Manifesto” non si rendessero conto di quanto fosse sbagliata la loro posizione.
      Lisciandrello tenne finche poté. Quando fu il suo turno si alzò (e quasi nessuno notò la differenza visto che era piccolino) e pronunciò una vera requisitoria contro chi aveva deciso di diventare “un agente della borghesia” cercando di smussare la “punta di diamante della classe operaia” per affermare solo “fisime borghesi”. Il severo Fantaci e la sua calibrata moderazione dei toni sembravano quasi sotto accusa al punto che Fantaci stesso, in sede di “conclusioni” (le assemblee avevano il loro rituale preciso) dovette precisare che “Dispiace sempre quando in una grande famiglia, qualcuno decide di mettersi fuori e se ne va. Tuttavia ciò non vuol dire che etc. etc…”.
      Un giorno ricevetti una lettera da Bucarest, Romania. Era la risposta a una lettera che io avevo mandato a una ragazza rumena il cui indirizzo avevo preso da una rubrica su “Nuova Generazione”, il periodico della gioventù comunista. Io pensavo di scrivere a una giovane comunista che viveva nel paese, per quanto ne sapevamo, più avanzato e indipendente del blocco orientale, quello che aveva rifiutato di entrare nel Patto di Varsavia e si era schierato con i Non Allineati. Per noi Ceausescu era un grande, meglio ancora di Josip Broz Tito. La compagna rumena me ne disse di tutti i colori e mi raccontò di come al suo paese regnasse una burocrazia corrotta e pervicace e di come la gente facesse la fame. Fu un brutto colpo per me, lo confesso. Che potevo fare? lo stesso pomeriggio me ne trotterellai in sezione dove c’era il compagno panellaro sulle cui spalle scaricai questo popo’ di problema. Lui mi guardò con gli occhi sornioni, mi fece un sorriso dolcissimo poi mi chiese di leggere la lettera e io gliela diedi. C’era pure una piccola foto tessera di una ragazza dal collo lunghissimo, un po’ “antica” rispetto agli standard dell’epoca, biondissima con i capelli ricciolini. “Che compagna sapurita”, mi disse Lisciandrello. Poi si immerse nella lettura. Alla fine mi guardò e mi disse. “Tu ci credi?” E io risposi: “Certo non è conto che possono essere tutti agenti della Cia, è giusto? Magari non se la passano tanto bene. Quindi la risposa è sì: ci credo. Come siamo combinati compagno?” Lui si alzo dalla sedia e cominciò a passeggiare avanti e indietro nella stanzetta dove eravamo soli. Poi mi tenne una conferenza di circa un’ora nel corso della quale mi dimostrò: a) che sapeva un sacco di cose; b) che le sapeva raccontare; c) che era un gran furbacchione. In sostanza mi spiegò l’ovvietà del detto secondo il quale non è tutto oro quello che luccica. Che il socialismo aveva tanti problemi ma il fatto è che era accerchiato dal capitalismo. Che nelle periferie delle grandi città americane c’era chi moriva di fame e che bastava anche andare in giro per Palermo, dove il terremoto di pochi mesi prima aveva provocato la grande ondata di occupazioni di case popolari a Borgo Nuovo e allo Zen, per capire che neanche nell’opulento Occidente ce la passavamo tanto bene. Che un giovane ha tanti desideri ma non sempre è possibile realizzarli ne a Bucarest nè a Palermo ma che laggiù non succede che uno muoia per mancanza di assistenza sanitaria e tutti vanno a scuola e pure in vacanza coi Pionieri, d’estate. Avevo 17 anni e al dito tenevo un anello di alluminio fuso da un rottame di un aereo Usa abbattuto in Vietnam. Chiedevo solo di essere convinto che la mia militanza era compatibile con quella lettera. E Lisciandrello mi convinse. Poi il tempo passa, si cresce. Ma questa è un’altra storia.

      Ignazio Lisciandrello era un uomo maturo e le sue ferree convinzioni avevano affrontato pericoli ben maggiori di quelli che avevano assediato le mie. Agli uomini di quel tempo bastavano pochi ma fondati motivi per sentirsi dalla parte giusta e per agire di conseguenza. Senza se e senza ma, si direbbe oggi. E non c’era attimo della loro giornata in cui tutto quello che pensavano del mondo non trovasse posto. Forse fu per questo che Ignazio Lisciandrello, militante comunista e panellaro, si fece fare delle formelle tutte particolari. Non c’erano incisi i motivi floreali classici ma una falce, un martello e una stella, il simbolo del Pci. “Così – diceva – i fascisti non vengono neanche per sbaglio”.
      Chissà se quelle formelle esistono ancora. La sezione non più, e neanche il partito comunista, e neanche Ceausescu. E io spero moltissimo che quella ragazza, che mi mise tanto in crisi, oggi abbia tanti figli ma che nessuno di loro sia qui in Italia a ubriacarsi o a battere il marciapiedi dopo avere creduto che qui c’è il Bengodi così come io credevo che nel loro paese ci fosse il paradiso dei lavoratori. Liberarsi dalle bufale senza abiure non è stato facile ma tra quelli che mi hanno aiutato, per quanto strano possa sembrare, c’è stato pure quello stalinista del compagno Lisciandrello. E le sue panelle rosse capaci di nutrire il corpo e lo spirito.

    48. Grazie a te; bisogna abbandonare le illusioni giovanili e confrontarsi con la realtà, mantenendo sempre l’onestà intellettuale e la passione x il giusto.
      w le panelle siciliane!

    49. falce & panella!
      ecco il pci palermitano.
      Fantastico, grazie Billy.

    50. in verita’ mafalda e panella erano uno status symbol.
      A quei tempi molti andavano a pani schittu,pani ri casa,pani ogghiu e sali,pani e alivi,pani e cipudda,pani e sardi salati.

    51. che poi,sono un’idea da non trascurare,visto che,per quello che si sente,ci apettano tempi magri…

    52. Billitteri, te possino quanto sei lungo, m’hai fato fare tardi!
      però ne valeva la pena, bellissimo racconto.
      c’è stata gente che si sentiva dalla parte “giusta” senza averne niente in cambio, anzi. semplicemente non “poteva” fare diversamente, la propria coscienza non glilo avrebbe permesso mai e poi mai.
      ora c’è gente che si mette dalla parte che più gli conviene, disposta a fare salti carpiati al primo mutar del vento…

    53. glilo=glielo

    54. Vorrei brevemente (scherzo! E’ un messaggio-fiume) replicare a Z quando scrive alle 17:35 del 25/11 in risposta al mio post delle 15:45 sempre del 25/11:
      “Il Leone
      per me l’hai “scafazzata” quando parli di livello culturale medio “rasoterra”.Lascia perdere i giudizi su
      chi esprime pareri,e cercati gli argomenti,piuttosto.”
      ===================================
      Non solo ribadisco parola per parola quello che avevo scritto ma se possibile lo dico ancora più forte: il livello culturale medio di alcuni messaggi iniziali è “rasoterra” e di argomenti nel mio messaggio ce n’erano eccome, naturalmente bisognava saperli leggere e capire.
      In articolata sintesi:
      1) l’esperienza comunista in Italia è stata una cosa completamente diversa rispetto al socialismo reale di stampo sovietico; in Sicilia l’esperienza comunista è stata ancora più blanda, in termini di fedeltà alla linea ideologica, che nel resto d’Italia; per questi motivi fare improbabili parallelismi tra il comunismo italiano e quello sovietico, come se fossero la stessa cosa, denota ignoranza della Storia (con la S maiuscola).
      2) l’Emilia-Romagna e la Toscana sono fra le regioni più prospere d’Italia e da 60 anni sono governate dalla sinistra; la Sicilia da 60 anni è governata sempre dallo stesso blocco di potere di espressione conservatrice-clientelare e non mi pare che navighi nell’oro. Basta questo a spiegare le cose? Certamente no. Però potrebbe essere un punto di partenza per una riflessione scevra da pregiudizi e paraocchi.
      3) Portella della Ginestra, che io ho voluto citare e che è stata molto ripresa nei commenti successivi al mio, rappresenta forse l’esempio più lampante del patto scellerato tra classi abbienti dell’epoca, politici reazionari e manovalanza mafiosa per continuare a perpetrare, ai danni del popolo siciliano, quel destino di miseria e sottosviluppo di natura “tardo-medioevale”, come ho voluto polemicamente rimarcare. Gli unici che si opposero a questo disegno (o che almeno ci provarono) furono proprio i comunisti siciliani, di cui abbiamo avuto toccanti testimonianze in questo thread (grazie a Billitteri e grazie agli altri per averlo fatto).
      4) i comunisti (siciliani e italiani in generale) hanno contribuito a ripristinare la libertà in Italia, che i fascisti avevano negato per vent’anni. Ad alcuni questo semplice concetto potrà suonare ripetitivo, ma in tempi in cui i fascisti del 2008 aggrediscono in strada gli studenti (con il colpevole avallo della polizia) e si producono in pregevoli azioni squadristiche come l’irruzione in uno studio televisivo e non certo per portare i “complimenti per la trasmissione”, questo semplice concetto è meglio ribadirlo a gran voce. Ciò premesso, gli ultimi che possono dare lezioni di democrazia ai comunisti italiani sono proprio i fascisti, i loro epigoni ed i loro alleati. Naturalmente, tra chi invece si può permettere di dare lezioni di democrazia ai comunisti italiani figurano tutti coloro i quali hanno studiato la Storia, sanno che cos’è il Triangolo Rosso, Porzus, ricordano “il Solitario” e Don Pessina. Hanno letto Pansa e le sue ricerche sulle tragedie del dopoguerra italiano, sanno cos’è stata la doppiezza di Togliatti e quindi elaborano pensieri, invece di abbaiare alla luna.
      =====================================
      Infine, vorrei segnalare che già dal titolo di questo libro (Quando ERAVAMO comunisti) si dovrebbe capire che ci si riferisce ad un periodo del PASSATO, ad un’epoca STORICA chiusa: d’altronde, se la memoria non m’inganna, sono 19 anni che è caduto un certo muro.
      F.to: historia magistra vitae.

    55. Allora, tutti a leggere il libro, okay?

    56. Allora, tutti a leggere il libro, ok?

    57. Leone
      poiche’ qui si scrive in tanti,sparare nel mucchio e’ quanto meno imprudente.Credo sia preferibile dissentire o valutare il singolo commento.In quanto al livello culturale,ognuno ha la cultura che ha,e lo si capisce da come e da che cosa scrive.Io,per esempio,di panelle
      so ben poco,se non quanto scritto sopra,e cioe’ che in certe epoche il panino e panelle era un lusso per tanta gente.In quanto al dovere sapere leggere i messaggi altrui,credo sia piu’ cautelativo esprimersi con chiarezza e completezza,riferimenti precisi e spazzare via ogni possibile equivoco.
      Dei comunisti, so quanto basta per avere un totale rigetto di questa ideologia,come per altro e’ avvenuto
      in tutto il mondo.
      Solo qui da noi c’e’ chi ci vuol riprovare,probabilmente facendo leva sulle nuove generazioni,che sono il punto piu’ debole della societa’.
      Ed ogni pretesto e’ buono,anche l’edizione di un libro.
      Non ho mai preso la tessera di alcun partito,cosa che trovo alquanto sconveniente alla mia formazione .
      Trovo i partiti essere stati ed essere una sciagura per il paese.Negli USA non esiste questa logica di partiti e partitelli,di parrocchie e sacrestie,di circoli,di confraternite e caste.E’ proprio intorno a queste strutture che nascono le clientele con tutto lo sfacelo che ne consegue per il resto della societa’.
      Non vedo alcun motivo perche’ la gente perbene
      debba ritenersi stare tra le fasce sociali piu’ deboli.
      Il bisogno puo’ far commettere tante sciocchezze,
      ed efferati delitti.

    58. In Sicilia era la Chiesa a demonizzare i Comunisti(i senza Dio).
      Non c’e’ solo Emilia Romagna,ma anche Piemonte Lombardia e Triveneto.
      La Liberta’ c’e’ l’hanno ridata gli Americani
      (e molti ci hanno rimesso la vita).
      Su Portella c’e’ fin troppa letteratura e preferisco evitare commenti.

    59. Z, la storia della Sicilia non va esattamente di pari passo con quella dell’Italia.
      Sullo sbarco in sicilia del ’43 e le alleanze tra americani, servizi segreti e mafia italo-americana c’è ampia letteratura a disposizione, avendone voglia. Non mi dilungo tanto sarebbe inutile. Se ne hai voglia hai tanto materiale per informanti.
      Vorrei solo ricordare che furono tanti COMUNISTI partigiani (per onestà intellettuale non solo loro), a liberarci dal fascismo, ammesso che ce ne siamo liberati…
      Anche molti di loro ci hanno rimesso la vita, mi sembrerebbe doveroso un po’ di rispetto, quantomeno alla menoria!
      Mi rendo conto che sia più facile parlare di Luxuria e di Stalin se si è a corto di argomenti, abbinamenti comunque quanto meno bizzarri.
      Se vuoi una dritta te la do, scusa la presunzione, è un’inchiesta del commissario investigativo dello Stato di New York, William Herlands, negli anni ’50…visto che gli americani ti stanno a cuore.
      Buona lettura….

    60. ps. neanche io ho mai preso nessuna tessera di partito, ma ho un po’ di memoria storica!
      se continuiamo così i campi di concentramento diventeranno a futura memoria villaggi Valtur, già qualcuno ci provò pochissimi anni fa a metterla così.

    61. e’ inutile girarci intorno.
      Qui scrive troppa gente simpatizzante a sx e pochissimi che hanno votato a dx.
      Io rispetto le opinioni di tutti e,come gia’ detto,non ho ne’ tempo ne’ voglia di fare rivisitazioni retrospettive,riaprire vecchie diatribe su un mondo che non esiste piu’,perche’ sono convinto che non serve a niente.
      Ho gia’ scritto fin troppo per “contenere”
      gli appetiti di qualcuno che cerca,ancora una volta, di fare proseliti.
      Nessuno toglie merito ai partigiani,che
      erano di tutte le estrazioni politiche .
      Nessuno potra’ negare
      quello che e’ avvenuto nel mondo ed e’ ampiamente documentato.
      Non basta un qualsiasi imbecille in rete a fare una qualunque affermazione per avere credito.
      Quindi certe preoccupazioni sono inopportune,fuori luogo e fuori tempo.
      Ci sono ben altri argomenti di cui la gente dovrebbe occuparsi(e riguardano la citta’ di Palermo),
      e non lo fa,e mi riferisco alla situazione
      presente ed all’imminente futuro.
      Non lo fa perche’ non ha nessuna capacita’ di guardare
      e capire cosa gli succede intorno,e perche’ si sente impotente.Non sono solo le veline ad addormentare
      le coscienze .

    62. Leone
      su Abruzzo,Campania e Calabria,no comment

    63. Vedi Z io non ho la presunzione di insegnare alcunché a nessuno però se leggo corbellerie mi prudono le mani e intervengo. Ho pensato che i primi commenti di questo thread ne contenessero ben oltre il livello di guardia e sono intervenuto. Per ristabilire un minimo (sottolineo: un minimo) di verità storica.
      Tra l’altro mi viene anche un po’ da ridere se penso che io, che sono un cattolico moderato (ma, pensa un po’, non ho mai votato per la DC, meno che mai per quella siciliana!), potrei anche passare ai tuoi occhi come un comunista duro e puro, di quelli alla Cossutta per intenderci. E invece non è così. Perchè mi rendo conto che le etichette sono molto più facili da gestire e risparmiano la fatica di accendere il cervello e farlo funzionare (non è una polemica contro di te: lo dico in generale).
      Anch’io ho la massima repulsione per l’ideologia comunista ma, lo vorrei ripetere ancora una volta per esprimere meglio il concetto, l’esperienza comunista in Italia e in Sicilia è stato BEN ALTRO rispetto all’esperienza in Russia, non foss’altro che il PCI, oltre ad aver contribuito alla lotta partigiana per ristabilire la libertà in Italia, ha sempre rispettato la dinamica del gioco democratico ed ha abbandonato QUASI subito le pulsioni “insurrezionali” che provenivano da alcune frange, diciamo, irrequiete (vedi per l’appunto i miei riferimenti al Triangolo Rosso, il Solitario e Don Pessina). Il problema è che da 15 anni abbiamo in Italia un personaggio come Berlusconi che ha martellato le teste parlando di comunismo e comunisti in Italia dopo la caduta del muro di Berlino: continua a farlo tuttora, e siamo nel 2008. Io vorrei ricordare, perchè la conoscenza dei fatti ha sempre la meglio sulla propoganda, da qualunque parte provenga, che la storia del PCI italiano si era già nettamente scostata dalla linea del PCUS già negli anni cinquanta, dopo i fatti dell’Ungheria. Non parliamo poi dei successivi “strappi” avvenuti nel corso dei ’60 e dei ’70, dell'”eurocomunismo” berlingueriano e della Bolognina. Se proprio volessimo dirla tutta, almeno la sinistra italiana erede del PCI ha avuto il fegato di guardarsi dentro e di guardare avanti, subito dopo la caduta del muro di Berlino: la Bolognina ti ricorda niente? Un analogo percorso non lo ha fatto certo la destra post-missina, che dopo 13 anni da Fiuggi continua a interrogarsi su cosa è stato il fascismo e a polemizzare con Fini: il quale è certamente molto più avanti in termini di riflessione storica rispetto a gran parte della sua base e del gruppo dirigente del suo partito.
      Ecco qual è il paradosso italiano: in un paese che ha avuto una dittatura fascista di un ventennio non si sono mai fatti veramente i conti con questo passato, come invece ha fatto la Germania con il suo passato nazista, e invece si favoleggia di inesistenti passati comunisti manco avessimo avuto i gulag. Tutto questo sarebbe semplicemente ridicolo se non fosse un articolato e subdolo modo per addormentare le coscienze e scardinare, pezzo dopo pezzo, la faticosa costruzione del nostro sistema democratico.
      Comunque, mi sembra di poter dire, leggendo i tuoi commenti successivi al primo, che forse sono stato troppo duro e me ne scuso.
      Saluti leonini.

    64. Leone
      non c’e’ assolutamente motivo di scusarti.Poche battute in un blog possono fuorviare chiunque.E’ che ciascuno di noi deve fare il suo mestiere,ed io non ho vocazione ne’ per intrupparmi ne’ per intruppare chicchessia.Non sono capace di fare politica,intesa come l’arte della doppiezza,che e’ un compito assai difficile.Non a caso riesce a pochi;infatti secondo me i piu’ finiscono solo per collezionare dileggio se non addirittura disprezzo.
      Nel mio immaginario,che cosa e’ rimasto dopo avere letto qui innumerevoli blog?Che se qualche politicante
      capitasse sotto tiro,minimo dovrebbe subire l’ira funesta di tanti palermitani,altro che tessere di partito!Ne uscirebbe gonfio,perche’ la gente e’ stanca
      di essere presa in giro da gente che si fa viva nelle vigilie elettorali per poi sparire.
      Omaggi

    65. Ma dove la vedi tutta questa stanchezza di essere presi in giro ?

    66. in primis,qualunque sia l’argomento trattato nei blog,
      e solitamente si tratta di segnalazioni di disservizi
      e/o lamentele,non arriva mai una risposta dagli addetti ai lavori (assessori,consiglieri e/o semplici membri dei consigli di quartiere)ed i lettori si scrivono addosso per scaricare la propria tensione nervosa.
      Quindi,di politici,manco l’ombra!

    67. Che roba, Contessa…Voi gente per bene che pace cercate, la pace per far quello che voi volete, ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra, vogliamo vedervi finir sotto terra, ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato, nessuno piu’ al mondo dev’essere sfruttato.
      “Sapesse, mia cara che cosa mi ha detto, un caro parente, dell’occupazione che, quella gentaglia rinchiusa lì dentro, di libero amore facea professione… Del resto, mia cara, di che si stupisce? Anche l’operaio vuole il figlio dottore e pensi che ambiente che può venir fuori: non c’è più morale, contessa…”

    68. mi sembra un po’ “forte”,
      anche perche’ i piu’ dicono quello che vogliono,
      ma sono pochi che fanno quello che vogliono,in verita’.

    69. leggo soltanto oggi il forum su libro dei comunisti in sicilia…non so se qualcuno leggera’ questo mio commento comunque voglio solo dire che bisogna riprendere il coraggio a non “vergognarsi” o sentirsi in colpa del termine “comunista” e sostenere a testa alta (chi ci crede ancora) questi valori…al di la della storia e delle storie (da letteratura quel pezzo di Daniele Billitteri, complimenti mi hai commosso!) e’ al presente e al futuro che dobbiamo rivolgere lo sguardo: finche’ esisteranno ingiustizia, disuguaglianza, violenza dell’uomo sull’uomo, esistera’ il bisogno di lottare per il comunismo…grazie

    70. Elio Sanfilippo nel suo libro traccia un lucido ed esauriente escursus del Partito Comunista in Sicilia dallo sbarco americano, durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale, fino a quasi i nostri giorni.

      Il ponderoso volume, estremamente godibile, nel narrare la storia del P.C.I. in Sicilia, affronta le vicende politiche, sociali e culturali della Regione Siciliana. Nel succedersi di vari avvenimenti, alle volte episodici, Elio Sanfilippo ricostruisce fatti e misfatti di estrema complessità, rendendoli comprensibili sia politicamente che storicamente.

      Queste vicende vedono succedersi personaggi di basilare importanza per la Storia italiana: Girolamo Li Causi, Pancrazio De Pasquale, Paolo Bufalini, Silvio Milazzo, ed ancora Palmiro Togliatti, Achille Occhetto ed Emanuele Macaluso.

      L’intera vicenda che si snoda lungo moltissimi anni, è narrata con la limpidezza e fluidità di un vero e proprio “memoriale”. Dal libro emergono le lotte, le ferite e le contraddizioni della Sicilia, ma sullo sfondo si scorgono interessi più estesi, sia nazionali che internazionali, che influenzarono le vicende della nostra isola sia a fini nazionali che internazionali.
      Claudio Alessandri

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