mercoledì 22 nov
  • Un paio di scarpe metaforiche

    Da molti anni posseggo un paio di scarpe da tennis. Quando le ho comprate erano bianche, questo me lo ricordo. Adesso hanno un colorito beige che non se ne va manco a metterle in lavatrice. I lacci si sono andati man mano accorciando: li tendevo per fare il nodo, e periodicamente cedevano – tac –, per cui bisognava riposizionarli in modo che le estremità fossero più o meno della stessa lunghezza. Adesso ne sono rimasti due mozziconi che a momenti non riesco più ad allacciare. La suola è stremata, le cuciture hanno ceduto in più punti, e la tomaia risulta tutta spelacchiata.
    Preso atto che queste scarpe avevano fatto il loro tempo, ho deciso di comprarne un altro paio. Ho esitato a lungo, ma poi l’ho fatto: belle, sobrie, modello moderno. Le ho messe, giuro. Ho provato a metterle più di una volta, ma mi fanno male ai piedi. La misura è quella, la marca più che buona. Ma non c’è niente da fare, non mi ci trovo. Sono durissime.
    Per cui ho deciso che per il momento continuerò a mettere quelle vecchie, con tutti i loro difetti. Magari comprerò un paio di lacci nuovi, ma non ci posso fare niente: io dentro quel paio di scarpe vecchie mi ci ritrovo. Ci sto comodo.
    Ora voi potrete dire che non ve ne frega niente, e che non c’entra con Palermo. Invece sì: c’entra, secondo me.

    (in collaborazione con www.robertoalajmo.it)

    Palermo
  • 37 commenti a “Un paio di scarpe metaforiche”

    1. Intendi dire che quel paio di scarpe nuove le vorresti lanciare in testa a qualcuno? (forse so di chi si tratta…) 😉

    2. Fuor di metafora ?

    3. Significa che ci dobbiamo tenere Cammarata?

    4. E’ la metafora di Palermo: continuiamo a starci dentro anche se sappiamo bene che ci sono scarpe/città più belle e vivibili, ma nelle quali ci sentiamo meno comodi per via delle nostre consolidate (cattive) abitudini. Quale altra città consente l’anarchia che ti puoi permettere a Palermo?

    5. La metafora è di per sè polivalente, ambigua, dunque difficile da incasellarla in una specifica zona della realtà (a meno che non conosciamo il contesto in cui essa risiede). Tuttavia ritengo interessante che il protagonosta della storia non si sia precipitato a buttare o dare via il vecchio paio di scarpe da tennis prima di aver comprato il nuovo. Infatti succede spesso il contrario, e andare a cercare a Bellolampo, sperando che sia lì l’oggetto che stiamo cercando…, sarebbe un’impresa scoraggiante e demotivante. Insomma, come cercare un ago in un pagliaio nel luogo dove Cristo dimenticò i suoi sandali.

    6. eccome se c’entra con palermo…

    7. I marciapiedi di Palermo sono così dissestati e così tracimenti di “munnizza” che indossare un paio di scarpette da tennis candide è un’offesa al produttore ed un inutile attentato al portafoglio.
      Meglio quelle vissute e già “lorde”, magari con un paio di lacci nuovi.

    8. Il palermitano è un autolesionistico conservatore, bravo a parlare male dei suoi politici così come a
      (ri)votarli ad ogni occasione: megghiu u tinto canusciuto…che un paio di scarpe nuove.

    9. Capita anche a me quando voglio stare con due piedi in una scarpa.

    10. La saggezza popolare ha sempre ritenuto le scarpe vecchie il massimo della comodità.
      Oggi queste hanno assunto un nuovo ruolo, per cui ho già deciso di non procedere alla loro eliminazione. Spero di poterle utilizzare sfruttando le mie vecchie doti atletiche nella specialità dei lanci.

    11. L’allegoria (scusate: preferisco parlare di allegoria perché qui si tratta di un raccontino, non di una parola o di una frase) è una speciale risorsa del linguaggio che gli artisti sanno adoperare con grande oculatezza e abilità (sono capaci di costruirvi opere intere, come tutti sappiamo).
      Per un narratore del calibro di Roberto Alajmo è pane per i suoi denti; infatti con poche righe ne ha creato una, direi, fulminante, che si presta a un ventaglio di interpretazioni. La poliedricità dei possibili significati di una allegoria dà la misura della sua forza e della sua efficacia. Alajmo ha centrato questo bersaglio.
      Donato Didonna ne dà una inerpretazione molto calzante: chi cambia la propria città con un’altra, più efficiente e vivibile, spesso finisce per tornare alla prima.
      Se prendiamo la situazione politica siciliana l’allegoria è di difficile intepretazione. Raffaele Lombardo e Massimo Russo sono nuovi? In qualche modo sì; anche se il primo appartiene alla vecchia guardia bisogna dargli atto che in alcuni settori (sanità, rifiuti, apparati burocratici, società pubbliche)si è dato un programma che fa perno sulla discontinuità rispetto al passato. Il secondo è la personificazione stessa di questa novità. Però con questo bailamme che è sorto all’ARS il nuovo riuscirà a nascere? Tutti i dubbi sono legittimi. Alajmo ha provato le scarpe nuove, la Sicilia riuscirà a provare le novità proposte da Lombardo e Russo? Credo che la metafora, in questo particolare contesto, si fermerà a metà del suo percorso: probabilmente non andremo dal vecchio al nuovo e dal nuovo ritorneremo al vecchio; è possibile che il treno non arrivi mai alla meta.
      Antonio Carollo

    12. Che col vecchio Orlando si stata meglio? È questa la metafora?

    13. Mi pare ci sia un detto siciliano che afferma dell’impossibilità di nascondere due cose: la moglie brutta e le scarpe strette…

    14. Il palermitano é uno specialista ineguagliabile del lamento perpetuo.
      Se la scarpa é vecchia e in qualche modo non é adeguata la cambi, ma se ti tieni la scarpa vecchia perché in qualche modo ti conviene considerarla utile e poi ti lamenti oltre ad essere masochista perditempo non hai nessun senso della logica.
      Quindi considero anche questo post inutile.
      Non mi dilungo sulle eventuali utilità dei post in genere.
      O forse l’unica utilità di questo post é quella di lamentarsi ammatula?

    15. E poi c’è anche chi, stufo delle scarpe (sia vecchie che nuove) decide di camminare a piedi nudi…perchè è questa la vera alternativa!

    16. Ma non puo essere invece che i piedi, abbituati a stare in scarpe vecchie, stantie, senza futuro, da buttare insomma, hanno preso una forma, abitudini non corrette e non sono piu in grado di stare al passo col nuovo?
      🙂

    17. Io credo che il problema sia che oggi fanno scarpe costose belle da vedere (ah l’apparenza) ma poi il plantare non è curato.
      Ci vuole pazienza, magari rivolgersi … a un’artigiano, uno di quelli, fra i pochissimi rimasti, che ci mette ancora amore e passione che alza le scarpe in controluce e sorride del suo lavoro.

    18. E’ bello in casi del genere vedere le interpretazioni dei lettori, capaci certe volte di trovare in una immagine qualcosa che io stesso avevo messo senza accorgermene. Una cosa mi preme però che emerga: in ogni caso, servono lacci nuovi.

    19. Lacci= regole di convivenza?

    20. Chi si accontenta gode. Al tuo posto, comunque, verificherei lo stato mentale dei piedi. ( vedi alla voce:Osvaldo Soriano).
      Franz

    21. alajmo, non è che serve un mutuo in banca per un paio di lacci nuovi!
      sulle metafore mi eclisso, non sono il mio forte, vogliono sempre dire tutto e il contrario di tutto.
      scruscio.

    22. I venditori ambulanti del mio quartiere, quelli che cominciano alle 7 di mattina l’abbanniata a squarciagola e vanno in giro con le lambrette a vendere la loro merce, sanno contare senza calcolatrice, ma non sanno leggere né scrivere, pero’ sono buoni osservatori della città, ne conoscono tutti i mali e anche gli aspetti interessanti. Ogni tanto si esprimono per metafore, ma non le sanno scrivere, ogni tanto hanno qualche idea per risolvere i problemi della città, qualcuna é pure interessante, ma non li segue nessuno nei loro propositi. Peccato.
      Insomma, occorrono fatti concreti, proposte realizzabili, li conoscono tutti i problemi di Palermo, non c’é bisogno di giocarci intorno a fare gli intellettuali, né lamentarsi in eterno, solo perché lamentarsi fa tanto bene, e chic. Anche sulle metafore del mio fruttivendolo ambulante si potrebbero scrivere centinaia di post da Rosalio. E le proposte e i fatti concreti quando?

    23. Amunì Bulgakov, finiscila! Esci da questo corpo.

    24. lacciuoli dicevo

    25. Francesco Pistone ti invito a essere rispettoso nei commenti e a rimanere in tema. Grazie.

    26. Sì però, per carità, due bei lacci di un bel rosso fiammante…

    27. Praticamente un post sui … calli!!

    28. C’è un libro di Kapuscinski,un grande (in viaggio con Erodoto)che ha nella sua copertina un paio di scarpe vecchie,logore.
      C’è una frase che mi ritorna sempre in mente.Alla domanda :Quanto sono importante per te, la mia risposta è sempre stata: “Come un paio di scarpe da tennis”.
      Ma non scarpe qualsiasi, LE MIE.
      Un vecchio paio di scarpe da tennis con cui avevo affrontato lunghi viaggi.. . ..fino a quando …
      mi si diede un possibilità scambiarli(avevano pur vecchie il loro fascino..) con un altro paio più “adatto” che mi avrebbe aiutato ad affrontare il cammino ,”quel cammino”.Ma io ero testardo convinto che erano loro le mie naturali compagne di viaggio e sarebbero riuscite ancora una volta nel loro compito..e
      dissi di NO.
      Ma era dura affrontare un lungo trekking con delle scarpe da tennis logore ,meglio uno scarponcino….
      e così poco prima della partenza a malincuore accettai.
      Ringrazio ancora quelle scarpe da tennis perchè senza quel cambio sarebbe stata dura..molto dura.
      Prima di tornare dal viaggio ho regalato quegli scarponcini a chi ne avrebbe avuto più bisogno di me.

      Che metafora ricavare?
      Non saprei , l’unica forse è quella di riuscire a capire quando arriva il momento del CAMBIAMENTO e saperlo cogliere,”indossare” ,per affrontare al meglio una NUOVA avventura.
      pequod
      p.s. Con quei scarponcini raggiunsi, dopo una lunga camminata tra la neve durata tre giorni ,in pellegrinaggio,la grotta di Amarnath in Kashmir Himalaya-India era il 1989.

    29. Proviamo qualche consiglio calzaturiero correct.
      Ultimamente le scarpe sono state ben usate contro Busch in Irak. A Palermo ce ne sarebbero da prendere a scarpe in faccia.Te ne avanzano un paio? Vedi quello che puoi fare (metaforicamente s’intende).
      Più seriamente, penso che se le scarpe nuove,se sono veramente buone diventano proprie in poche ore. E’ inaccettabile adagiarsi sui piccoli cambiamenti, quando è l’intero sistema paese a franare.Palermo e la Sicilia,poi, sono ormai ai confini della realtà e della lealtà.Il recente piccolo cabotaggio di Alajmo, visti i precedenti apocalittici dei suoi post, non mi convince affatto. Ci sono stati,ultimamente, scrittori come David Grossman, che hanno interpretato il proprio ruolo di intellettuali, nella maniera più nobile e rischiosa. Trovo inaccettabile che, nell’attuale disastro, si possano dare consigli e soluzioni così superficiali. Ma Grossman è Grossman. Franz

    30. Ma si possono distribuire patenti di intellettualità e scrivere “Busch”? L’invidia è una cattiva consigliera.

    31. Uhmm, mi mancava l’Alajmo fetish…

    32. Perché, ci sarebbe qualcosa da invidiare?
      Io non ho mai letto né consigli né soluzioni.
      Solo gargarismi verbali utili al lamento perpetuo palermitano.
      Aspetto ancora proposte serie da Alajmo, per risolvere almeno uno dei tanti e gravi problemi della società palermitana, piuttosto che questi “test” tra adolescenti schiffarati, dove si gioca a “scimmiottare” gli intellettuali.
      Altrove ho letto cose di poco conto per fiction che contano ancora meno, ma non é questo il tema del post, quindi non mi dilungo in questo senso.
      Ripeto, le analisi, le metafore, e le soluzioni proposte dal mio fruttivendolo ambulante sono piu’ interessanti, e sarebbero certamente utili, ma nessuno segue i suoi consigli.

    33. desolato cristina di aver aggiunto una c di troppo, perdonami per il delitto ed entra nel merito . franz

    34. Omino bianco per farle tornare candide, attak effetto gomma (novità assoluta del mercato) per renderle quasi impermeabili e riattaccare la tomaia alla suola, un pedicure come-si-deve per calli dolenti: a tutto c’è rimedio. Se poi dietro le Superga ci vedete la metafora di Palermo, vabbé…

    35. toto´ rizzo, l`alajmo fetish e´ una notevole intuizione:bravissimo. franz

    36. spero che non sia una specie di cambia la strada vecchia per la nuova, sa cosa lascia ma non sa cosa trova.
      Spero davvero che l’allegoria non sia questa.

    37. A distanza di quattro anni, avendo letto recentemente alcune sue riflessioni, devo notare con piacere che R. Alajmo non ha cambiato, per fortuna, il suo cervello… è ancora “divertente”.

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