domenica 19 nov
  • Le prediche e i pulpiti

    Da quando un quotidiano cittadino ha promosso un giro di opinioni sul tema “il silenzio degli intellettuali” un grave discredito circonda i sedicenti tali. A ogni pubblica uscita c’è sempre qualcuno che alza il dito per chiedere di parlare e poi lo tende per accusare: che ha fatto lei? Perché non s’impegna?
    Siccome, lo ammetto, io sono di quelli che, come si diceva a scuola, potrebbero fare ma non si impegnano, mi sento in dovere di dare qualche spiegazione. Parlo per me: io considero mio mestiere quello di leggere la realtà e darne magari una diagnosi. La cura è qualcosa che compete a qualcun altro, qualcuno che abbia le armi politiche per affrontare il problema, qualcuno che al limite mi può chiedere un consulto: e sarei lieto di darlo. Non credo che tutti debbano essere competenti su tutto. Ma se anche fosse, se avessi in tasca la cura della lebbra che sta consumando la città di Palermo, su quale giornale scientifico, in quale congresso specialistico dovrei rivelarla al mondo? A parte le collaborazioni con qualche testata nazionale, a Palermo uno scrittore può contare solo sui blog. I partiti adoperano i cosiddetti intellettuali come portatori non di idee ma di consenso (sbagliando anche in questo). I giornali chiedono opinioni sul silenzio degli intellettuali, ma si guardano bene dal chiamarli a esprimere la loro opinione su altri argomenti. Circoli culturali, teatri, fondazioni, associazioni sono quasi tutti autoreferenziali al limite dell’autismo. In questo panorama Rosalio è un’eccezione, in quanto garantisce uno scambio di idee al di fuori dei target predeterminati.
    Servirebbero non poltrone, ma semplici sedie su cui salire all’impiedi per rendere visibile la propria opinione. Ma pure le sedie sono tutte occupate da tempo, e a quanto pare chi le occupa non ha più molto da dire. Questo vale non solo per me, ma per tutti gli artisti palermitani che negli ultimi anni hanno ricevuto un riconoscimento internazionale. Emma Dante inaugurerà la prossima stagione della Scala, e nella sua città fa teatro in un sottoscala. Se ci pensate bene, forse, non sono tanto le prediche, quelle che mancano. Mancano i pulpiti.

    (in collaborazione con www.robertoalajmo.it)

    Palermo
  • 35 commenti a “Le prediche e i pulpiti”

    1. Chi ha il dono della conoscenza, ha anche l’onere di agire (se mi sentisse il buon Didonna…).
      In effetti, poi “l’azione” può avvenire su tanti fronti.
      L’informazione, quella vera e non “mediata”, è fondamentale.
      E Lei questo lo fa già molto egregiamente.
      Spesso le persone non distinguono il corretto rapporto causa-effetto di tanti eventi che poi condizionano la loro vita.
      Grazie per quello che fa e, se mi consente, lo faccia ancora di più!

    2. Grazie, Fabrix. Forse io sono più per un lavoro maieutico. Cerco di farlo come posso, e spero che mi si riconosca almeno la buona fede. Ma insisto a dire che a Palermo mancano i pulpiti.

    3. Ma Caro Roberto Alajmo,
      non ne posso più di leggere le tue prediche. Ma tu cosa fai??? Ma alla Rai non lavori più?

    4. La lettura è obbligatoria, su questo blog?

    5. Giulio se vuoi comunicare con Roberto puoi scrivergli un’e-mail. Qui si discute degli argomenti dei post. Grazie.

    6. Un intellettuale, prima ancora di avanzare delle risposte, delle soluzioni, può fare le domande giuste, quelle che fanno riflettere, e dare così un contributo importante alla maturazione delle idee e delle convinzioni personali. Se il male di un contesto sociale è rappresentato da una certa mentalità, la circolazione delle idee è la terapia più profonda ed efficace. Due persone che si scambiano un’idea tornano entrambi più ricchi di quanto non lo sarebbero scambiandosi altra merce: una buona idea non depaupera chi la porge mentre arricchisce chi la riceve. La rete è un formidabile veicolo di comunicazione interpersonale, orizzontale, interattiva, per questo Rosalio serve allo scopo più dei mezzi di comunicazione verticale e passiva. Non conosco ad es. Fabrix, ma leggo che ha fatto sua un’idea da me scritta, così come io stesso ho fatto mie piccole o grandi perle di saggezza apprese da altri, ma che sento quanto mai mie.

    7. Questo succede perché gli intellettuali non si allacciano le scarpe perché non hanno i soldi per comprarsi dei lacci nuovi per le loro scarpe vecchie e allora non se la sentono di salire scalzi su pulpiti improvvisati con le cassette dell’ortofrutta. Magari si struppiano seri e non hanno tutti i torti.

    8. Leggo molto Rosalio soprattutto quando sono all’estero, è uno dei modi più efficaci per avere notizie della propria città, visto che non arrivano giornali di Palermo. Dunque di mancanza di Pulpiti parla Alajmo. Io sono sempre un po’ anticlericale e se si parla di pulpiti mi viene in mente la chiesa, la religione etc. Ma Alajmo parla anche di sedie e quindi va bene il dialogo.Ora, una delle campagne più importanti che Roberto ha lanciato sul vostro blog, è quella che riguarda la necessità di abolire i finanziamenti alla cultura. Ebbene, gli Enti locali e lo Stato Italiano lo stanno accontentando egregiamente. Ma non riesco a non rabbrividire, quando apprendo che saranno dati 300.000.000 alla Fiat, nello stesso momento in cui vengono sottratti 120.000.000 al Fondo Unico per Spettacolo, il famoso FUS. Sulla situazione locale penso che essa sia ben chiara ai lettori, e anche qui Alajmo viene accontentato:tabula rasa! La boutade di Roberto, poi, è una di quelle che paradossalmente possono anche piacere e compiacere, ma la realtà è un’altra. Per chi, come noi, vive con assiduità la realtà degli altri paesi europei, suona assolutamente non veritiera l’ipotesi che senza soldi si rivelano solo i talenti.Caso mai è il contrario, le mezze calzette trovano sempre un appiglio politico o una compiacenza, specie se la loro attività ha carattere d’intrattenimento o modaiolo. La Germania,la Francia,persino la Grecia e i Paesi dell’Est, appena affacciatisi sulla scena europea, si sono ben guardati dal mortificare il sistema culturale a cui avevano dato vita, nonostante la crisi. E, per rientrare in tema, mi pare che la spaccatura tra tutto e tutti, o l’autismo di cui parla Alajmo, siano il frutto avvelenato della mancanza di un sistema della cultura il Italia e in Sicilia. E non c’è da gridare allo scandalo, se in tanti siamo ,spero temporaneamente, emigrati, non con la valigia di cartone, ma con il talento e la capacità di penetrazione del nostro prodotto culturale. Anzi, partire ci ha fatto come sempre bene: all’estero abbiamo imparato che ormai l’unica fonte di risorsa economica,per la cultura, è l’Europa. Qui abbiamo imparato e praticato la possibilità di utilizzare i fondi strutturali. Ma c’è un problema. Finché a far da capofila ad uno di questi progetti è un Teatro non italiano, allora le cose marciano con grande speditezza: lo Stato , le Regioni i comuni, austriaci o greci per esempio, accompagnano ben volentieri i propri cittadini in questo viaggio burocratico, e fanno la loro parte, perché sanno che stanno ottenendo risorse e risparmiando. Ve lo immaginate il Comune di Palermo che ci fa da partner per un progetto europeo? Qualche mese fa, Edoardo Rebulla, lanciò una sfida agli intellettuali siciliani, in particolare sfidò quelle che si sentivano le nuove leve del Teatro a Palermo, ad attaccare la cattedrale più florida e cristallizzata nel tempo, che era ed è il Teatro Biondo. Risultato: questi barricaderos non hanno trovato di meglio che allearsi con il nemico, accettandone le proprie briciole e promesse. Alla faccia dell’antagonismo, che da sempre è stato il sale della cultura. Se penso a quello che i Bene, i Cecchi, i De Berardinis, i Martone, i Corsetti etc. hanno fatto per cambiare l’establishment del teatro italiano, fino all’ultimo giorno della loro storia, allibisco quando Eil cartello delle”vergogne” non rivendica di dirigere il Teatro Biondo e si accontenta di vaghe rassicurazioni per improbabile, piccolo, pulpito in Via Roma.
      Matteo Bavera

    9. Io a Palermo ci torno 4 volte l’anno, e mi piace ritrovare certa saggezza popolare e certa intelligenza naturale, vera, senza ornamenti sociali piu’ o meno fondati, senza clichés ancora meno fondati.
      E per questo ho fatto un paio di giorni fa l’esempio dei venditori ambulanti del mio quartiere, che fanno parte anche loro delle persone che mi piace risentire parlare.
      Magari da un momento all’altro, da buoni palermitani “dei”, saranno “costretti” a dirmi che ne sanno piu’ di un Dottore o di un Pefessore, forse in quel momento mi infastidisce pure questa tendenza, ma il gioco vale la candela, perché le loro diagnosi sono di rara lucidità, come le soluzioni ai problemi di Palermo che propongono, ricette sapienti. Il problema, pero’ é che il mio fruttivendolo ambulante non sa scrivere e le sue perle di saggezza non regalarle ai lettori di Rosalio, né agli amministratori della città perché lui non ha il cliché e nessuno lo ascolta, peccato, perché certe volte lui ne sa veramente piu’ di un Pefessore.
      Pensandoci bene c’é un’altra “categoria” di cittadini palermitani che é abile nel diagnosticare i mali di Palermo: tutti quegli uomini semplici che da sempre si lamentano alle fermate degli autobus.
      Ecco, io li sento lamentare da quando frequentavo la prima media e ancora oggi quando cammino davanti a una fermata; anche loro pur essendo semplici e poco colti posseggono rimedi eccezionali per i mali di Palermo.

    10. …non puo’ regalarle…

    11. In questo panorama Rosalio è un’eccezione, in quanto garantisce uno scambio di idee al di fuori dei target predeterminati. ….
      Rosalio non è un’eccezione. E’ libero perché è un blog, e le emozioni, le opinioni dei cittadini vuoi o non vuoi vengono fuori. Ed è per questo che ci scrivo anch’io. Ma la gestione di Rosalio non è del tutto equilibrata e libera, e questo mi pare “evidente”. Vi è un orientamento chiaramente a favore del centro destra e soprattutto dell’area forzitalica, con uno spazio garantito, formalmente “bipartisan”, ma chiuso a sua volta a chi sta fuori dal PD o dal generico civismo. Lo si vede da tutto ciò che si può vedere. E soprattutto l’uso “pesante” del rispetto della policy si trasforma in uno strumento improprio per cercare di indirizzare i pareri dei cittadini e “bloggisti” dove vorrebbe il moderatore. Sotto questo profilo ci sono spazi molto più liberi. “Con tutto ciò” resta un blog libero, con tutto ciò.. e niente più.
      Spero di non essere censurato ma ho solo espresso un mio dissenso senza offendere nessuno.
      Vorrei aggiungere che non mi interessa tanto il parere (scontato) di Rosalio (che sarà certamente una rampogna), ma quello degli altri concittadini che scrivono sul blog.

    12. Mi trovo abbastanza d’accordo con Matteo: sicuramente la Cultura (intesa a 360°, non solo teatro o solo musica colta, ad esempio) – insieme alla Formazione, dalle Elementari ai Master – è una delle più importanti leve per costruire o ricostruire non solo l’autostima di un Popolo, ma anche la sua economia, e non riesco a capire perchè in Italia sia cultura e spettacolo che formazione vengono sempre più sminuiti e de-finanziati: è miopia, incoscienza o disegno ben preciso?
      Per quanto riguarda Roberto Alajmo (che stimo da anni): non sono così sicuro che sia solo la Politica a dover agire; che abbiano le loro enormi responsabilità nel disastro attuale è chiaro; ma anche i cittadini hanno le loro, ad esempio la nostra incapacità di coalizzarci seriamente, e buttare giù un progetto coinvolgente ed entusiasmante; il che appare ancora più chiaro se pensiamo all’incapacità della sinistra di unirsi in UN SOLO progetto, anzichè frammentarsi in quattro cinque partiti privi di forza…Ovviamente mi considero fra i responsabili e faccio autocritica…

    13. Rosalio, ho la sensazione che questa volta le sollecitazioni che arrivano possano costituire una base per metterci insieme e affrontare con efficacia la questione “Cultura” a Palermo. Giustamente, come invita Silvio, è importante che tutte le forme espressive si ritrovino nel dibattito. Naturalmente io spero in un “movimento”. Matteo Bavera

    14. Il mio intervento sull’azzeramento dei finanziamenti pubblici aveva un senso paradossale, Matteo: siccome questo è l’uso che se ne fa, meglio niente. Nella speranza che un lavacro possa servire a distinguere meglio l’oro dal piombo.
      Detto questo io ho già pubblicamente espresso la mia perplessità sull’alleanza fra quelli che io giudico i talenti palermitani e il teatro stabile. Perplessità fondata su un paio di ragioni. Primo: in generale, i teatri stabili sono portatori di un’idea geriatrica della cultura. Secondo: conoscendo le persone, timeo danaos et dona ferentes.

    15. Roberto: ma il lavacro c’è già stato, e il piombo galleggia mentre l’oro cerca altri lidi. Io invito a cercare soluzioni, l’analisi non basta.
      Matteo Bavera

    16. Chi offrirebbe il cavallo a Troia, in questo caso?

    17. Sono d’accordo sulla mancanza di pulpiti, ma, per restare in metafora, anche se ci fossero questi pulpiti mi sa tanto che i banchi della chiesa rimarrebbero vuoti. Nel senso, chi ascolta? Mi sembra che non esista a Palermo un’opinione pubblica nell’accezione normale di questo termine. Un’opinione pubblica che si mobiliti per delle cause e condizioni la politica. Roberto, in qualcosa che hai scritto in passato parlavi del “reset” dei parlemitani al momento del voto. Non dico che sia impossibile avere un movimento d’opinione influente (c’è stato brevemente con l’antimafia), ma penso che la struttura politica-economica della città renda gli intellettuali (quelli che comunque hanno voglia di parlare) dei profeti che gridano nel deserto.

    18. Palermo è un deserto. E non esiste, non dico una cattedraluccia, ma manco una chiesetta diroccata. Di che pulpiti parliamo?

    19. Ti faccio un elenco di cattedrali senza pulpito, Gianni? Teatro Massimo. Teatro Stabile. Giornale di Sicilia… devo continuare?

    20. Scrivere di un argomento, serio o goliardico, manifesta “curiosità” nei confronti di esso. E la parola “curiosità” ha la stessa radice etimologica di “cura”…Dunque, il tuo racconto intorno alla realtà è già una forma di cura!

    21. Spillo ma tu li leggi i post di Rosalio? 🙂

    22. confesso che mi sarebbe piaciuto scrivere qualcosa, ma dopo l’ultima uscita del governo berlusconi temo che il tempo delle parole sia proprio finito… non sarà poi vero che il sonno della ragione genera mostri?

    23. Spillo,
      dove ti è parso che qualche opinione non fosse liberamente espressa o censurata? O vorresti esser libero di andare fuori le righe con insulti, improperi, invettive, etc.. (insomma tutto ciò che la policy non consente)
      Oppure vorresti che Rosalio fosse orientato completamente a sx?

    24. ciao prima di tutto complimenti per questo bellissimo sito….oramai Palermo è abbandonata da tutti tranne che dai giovani….cioè noi.
      mi piacerebbe far sapere alla gente che ci sono realtà inqualificabili per una città come la nostra, vedi la mancanza di cassonetti in via sacra famiglia a resuttana, le buche che si vanno trasformando in voragini, gli uffici statali con impiegati inesistenti, i sogni come il cavalcavia di via perpignano completamente abbandonati, la cassa integrazione alicos e tanto altro…..STEFANIA TRAMITE STRISCIA ACCOGLI IL MIO ANZI IL NOSTRO APPELLO…GRAZIE E CIAO

    25. Caro Scrivano, io mi domanderei :chi sia il cavallo e chi Troia?
      Franz

    26. questo voleva essere.
      la citazione di Alajmo non è del tutto pertinente.
      anche se il cavallo di troia in teoria potrebbe funzionare, se avessero gli attributi.

    27. Se avesse, il cavallo, gli attributi…
      scusate la grammatica che mi abbandona
      (ma quale propongono? lu megghiu cavaddu? non credo)

    28. Scrivano, fai uno sforzo per essere più chiaro. Chi sarebbe il miglior cavallo? Franz

    29. Spillo neanche io registro questa censura che tu intendi, accodandomi ad Angela. Qua sembra che anche tu che sei di sx, stai discutendo. Dov’é la censura, allora? Ed in cosa consisterebbe?

    30. A me sembra che Rosalio risponda ai requisiti di cui parla roberto alajmo. E quanto alle interpretazioni di “Timeo danaos…” qualche spiritoso si diverte a dare letture fuorvianti, col risultato di uccidere il dibattito.

    31. caro roberto,
      io penso che gli intellettuali debbano parlare sì. Ma non dai pulpiti. Non da sopra le sedie. Non tanto (o non solo) dalle pagine dei giornali.
      Ma dal basso.
      Insieme-con e dialogando-con quelle che via via si sono definite persone semplici, oppresse, povere, proletarie, a seconda delle varie ideologie e/o religioni.

      Si chiamino come vogliono,a Palermo le condizioni in cui vivono rimangono sempre le stesse. Le case cadenti della kalsa, o dello zen sono sempre quelle. La disoccupazione, l’ignoranza che ne fanno carne da cabina elettorale anche. Oggi come ieri.

      Ieri c’era gente, che scriveva (e agiva) con orizzonti del genere:
      “In ogni parte del mondo la gente, finché non impara a scoprire nei propri problemi i propri interessi
      profondi, apprendendo a organizzarsi puntualmente per conseguirli, è mai possibile possa liberarsi?
      Dall’America Latina a ogni zona diversamente sofferente, anche ristretti gruppi di prepotenti
      spregiudicati bastano a impedire che la grandissima maggioranza riesca a concepire la sua
      liberazione”.

      Gli intellettuali per me dovrebbero servire a questo. Ma ci sono a Palermo intellettuali disposti ancora a sporcarsi le mani come faceva Dolci? E ci sono nel resto d’Italia?

    32. Io di intellettuali così, Manuela, non ne vedo in circolazione. L’ultimo della stirpe è Goffredo Fofi, che forse si è stufato di combattere per noi siciliani.
      Ma ognuno è libero di essere come è, non credo che Sciascia rispondesse al tuo profilo. Forse Pasolini. Questo significa che Sciascia non era un intellettuale? Erano diversi, e nella diversità si spera di essere complementari.

    33. E’ vero, Roberto, che non esistono più intellettuali alla Pasolini, o che Goffredo Fofi ci abbia abbandonati, stufo forse della nostra litigiosità. Ma io mi aspetterei da un intellettuale, se non l’impegno civile dei Pasolini e Fofi,che almeno la sua opera(letteratura,teatro,pittura,musica etc) fosse pervasa da quegli elementi di coraggio e originalità che hanno comunque contraddistinto lo stesso Sciascia. In questo senso, quello che diciamo,scriviamo, disegniamo, programmiamo ha una enorme funzione, almeno estetica. Come urlava Cecchi ai suoi attori; “la buona recitazione è un fatto etico, non estetico”.
      Matteo Bavera

    34. Difatti Cecchi se ne è andato, da Palermo.

    35. No. E’ Palermo che se ne è andata da Cecchi.

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