domenica 19 nov
  • Il business delle amministrazioni giudiziarie è al capolinea?

    Siamo normalmente abituati a legare il business o l’attività professionale allo sviluppo, per così dire, “fisiologico” dell’attività economica, ma anche quello “patologico” è, nondimeno, fonte di lavoro. E in certe aree, economicamente deboli, anche più di quello fisiologico. Si pensa generalmente alla patologia economica come all’attività di chi si occupa di diritto fallimentare, di accordi interbancari o di ristrutturazione del debito, ma in Sicilia vi sono dei professionisti che, su incarico del Tribunale, amministrano realtà produttive fatte di società, aziende, tenute agricole, attività commerciali di vario tipo – sparse per tutto il Paese – del valore patrimoniale anche superiore ai mille miliardi delle vecchie lire: sono le amministrazioni giudiziarie di cui Palermo detiene il primato dimensionale in Italia.

    Un recente provvedimento del Governo, non esente da gravi incongruenze di ordine giuridico come sottolineato dall’autorevole LaVoce.Info, ha dirottato le disponibilità liquide e finanziarie dei beni sequestrati e confiscati e i proventi delle aste a favore di Equitalia Giustizia SpA, sotto il controllo dell’Esecutivo.

    Io, invece, ho sempre pensato che tali beni, una sorta di moderna forma di manomorta, dovessero servire innanzitutto a risarcire il ritardato sviluppo economico delle aree colpite dalla presenza della criminalità organizzata, a riconvertire città, coste e paesaggi deturpati dalla speculazione edilizia, ecc. così come argomentai in un articolo pubblicato su MF Sicilia nel marzo 2005.

    Cosa ne pensate?

    Sicilia
  • 10 commenti a “Il business delle amministrazioni giudiziarie è al capolinea?”

    1. Grazie Donato. Ho letto l’articolo su lavoce.info e ho scoperto cose che ovviamente solo gli addetti ai lavori sapevano, mentre noi venivamo intrattenuti dagli show di Garlasco, Eluana, GF, Sanremo.
      Leggo altrove che il decreto milleproroghe come al solito contiene nuove entusiasmanti porcherie, fatte passare di nascosto fra una proroga e l’altra.
      La sensazione generale è che il governo stia, come dire, accumulando denaro prendendolo da tutti quegli enti che ancora mostrano un minimo di buona salute.
      Certo che rilevare un’azienda sequestrata (non confiscata) per poi eventualmente restituirla (?!?) qualora le accuse cadano, ha dell’incredibile…

    2. In tempi non sospetti, avevo postato un commento dove evidenziavo la nascita a Trapani della Calcestruzzi Ericina Libera, società nata dalla società facenta capo a Vincenzo Virga, mafioso, confiscata, ristrutturata e rilanciata grazie alla società civile, al Prefetto di Trapani,a Libera di Don Ciotti, all’Agenzia del Demanio, ad Unipol Banca (ha dato un prestito a tasso agevolato di € 700.000), al POR 4.01C, ad Italia lavoro ed al lavoro eccellente dei curatori giudiziari e degli ex lavoratori oggi soci della cooperativa.
      Credo tuttavia, sia un caso abbastanza isolato ma in Sicilia il risultato vale doppio.
      Si può creare lavoro, essere redditivi e competivi ma soprattutto liberi.
      La lettura, come rileva giustamente Isaia è doppia: da una parte eviti di creare posti di lavoro (creando precariato e dipendenze politiche) dall’altra, in quelle che funzionano, confischi gli utili.
      Fa pandan con la norma svuota libretti postali dormienti. Non ci sono più soldi. La Grecia sciopera. L’Irlanda pure. E noi paghiamo le tecnologie nucleari vetuste della Francia…complimenti!!!

    3. Mi permetto di dissentire Donato, anch leggendo l’articolo di riferimento.
      Molti dei beni confiscati giacevano negli Istituti bancari, e gli istituti ne traevano profitto dalla lungagiacenza.
      Mi sembra sia sta una cosa intelligente, da parte dell’attuale governo, farli rientrare nelle entrate statali. Dove sta lo scandalo?

    4. il rapporto fra confisca e sequestro? E’ il punto?
      Ma se i gestori sono prestanome di mafiosi acclarati, e gli stessi, sono stati riconosciuti tali attraverso prove conclamate (intercettazioni, o scritte cartacee), anche se non si ha giudizio immediato nella flagranza delle prove, per me va bene si scquisiscano i patrimoni.
      Fra l’altro invece dicevo prima ci sono patrimoni sequestrati, a persone già passate in giudicato, che giacciono da tempo presso filiali bancarie, in attesa di decisione su come utilizzarli.
      Che li cquisisca lo stato, a me va benissimo. Non so voi, che remore possiate avere.

    5. @Uma
      Il problema non è la gestione,come dire finanziaria, ma economica.
      Cioè per farli fruttare devi investire, mobilitare risorse, muoverti sul mercato,creare vera occupazione e non lavoro precario.
      Il fatto peraltro, che benchè confiscati lo stato non ne faccia alcun uso ma intervenga solo quando il bene inizia a diventare fruttifero, la dice lunga della reale volontà delli istituzioni ad essere reale motore del cambiamento.
      E’ chiaro, comunque, che la confisca deve avvenire in modo non virtuale, togliendo il bene ai mafiosi ed avviando tutte leve per creare lavoro legale e duraturo.
      Trovo, mi ripeto, che Trapani sia un ottimo esempio.

    6. Uma e Werner. Il caso del cementificio di Trapani è un bell’esempio, ma la questione che ponevo era quella di risarcire i territori danneggiati (non lo Stato) con il ricavato delle confische.

    7. @Donato
      non capisco la differenza:il principio, ritengo, sia quello ri far rientrare in possesso la collettività di quanto in modo disonesto levatole.
      Ora, o aggiusti la costa, o crei lavoro, o fai più semplicemente un uso appropriato delle risorse, credo non sia un problema.
      Il vero problema, per esperienza diretta,è (o dovrebbe essere) una collettività più motivata e informata sull’argomento, una burocrazia meno ottusa e persone serie e competenti a tirare le redini.
      Ma forse chiediamo troppo.
      saluti
      ws

    8. Werner, quello che dico è che le risorse finanziarie così incamerate potrebbero servire a rendere più tangibile la presenza dello Stato nei territori dove è presente la criminalità organizzata mentre la misura del Governo destina queste risorse alle esigenze della sua struttura centrale e molto indirettamente ai territori danneggati dalle mafie.

    9. @Donato
      Credo che allo stato attuale quello che ci ostiniamo a chiamare governo abbia una gran necesità di fare cassa: questo è un modo come gli altri – aggiungerei ad esempio la precarizzazione e la privatizzazione della scuola-.
      La gestione dei beni ormai confiscati- e non più sequestrati- è già da sè espressione tangibile della riappropriazione della collettività sull’illegalità. Poi, se vogliamo anche, come dire, la simbolicità dell’avvenimento – mi viene in mente la casa di Riina a Corleone in cui hanno attrezzato una scuola – perchè no!
      ws

    10. “Quando il padrino si riprende i beni confiscati” di Arnone e Collovà. Su Micromega.net
      Molto interessante.
      ws

    Lascia un commento (policy dei commenti)

Il business delle amministrazioni giudiziarie è al capolinea?, 5.0 out of 5 based on 1 rating